Da allora, la più celebre e grandiosa casa di action figure del pianeta Terra, nel tentativo di rifarsi dello smacco subito, si butta ad acquistare i diritti di tutti i successivi film di fantascienza (produrrà i "piagolotti" di Star Trek - The Motion Picture, Il buco nero, Buck Rogers nel 25° secolo, Flash Gordon, ecc.), colleziona una serie di fiaschi commerciali che la porteranno a chiudere i battenti nel 1981.
Ahi noi, così tristemente scompare la meraviglia che allietò le nostre infanzie con le sue action figure di rara e squisita fattura, imitate da miriadi di altre case produttrici per il successivo quarto di secolo che porta la storia delle action figure fino a noi.
Ma la Mego ha saputo vender cara la pelle! Tra il 1976 e il 1981 una sussidiaria della casa madre, la Lion Rock, mette sul mercato una serie di figure ispirate alla Seconda Guerra Mondiale, che rappresentano personaggi dei vari corpi militari che si fronteggiarono durante il conflitto. Truppe scelte di Marines americani, Waffen SS e Afrika Korps tedeschi, Partigiani francesi (ehi, questi li voglio!), piloti Kamikaze giapponesi (e anche questi!), fanti dell'Armata Rossa, e via elencando, scesero in campo per difendere la Mego Toys dalle agguerrite avversarie!
Un reduce di questa gloriosa battaglia, uno sconfitto Para della Wermacht, è atterrato oggi nel Sancta Sanctorum di Abastor, puntando il pugnale alla gola di Big Jim Mattel. La battaglia sarà dura: di Big Jim Mattel nella mia stanza ce n'è un gruppo di almeno una decina, ma il fido elmetto d'acciaio alemanno ha subito trovato dei degni alleati: Batman, il Doctor Who e Mr. Spock, sapranno dare del filo da torcere al muscoloso eroe della casa di giocattoli rivali!

La tarantola dal ventre nero (Italia/Francia 1971, regia di Paolo Cavara) sembra infatti presagire la vacuità e la mancanza di talento propria degli horror degli anni '80, riuscendo a svilire persino le interpretazioni di grandi attori quali Giannini, uno che ha sempre dimostrato di saper risollevare la sorte anche dei film più infelici. A dire il vero, il ridoppiaggio della pellicola è probabilmente il maggior responsabile di buona parte della delusione: come successo per altri film (Il rosso segno della follia, per esempio), è probabile che sia andata persa la versione originale italiana o che il doppiaggio fosse troppo rovinato o incompleto (le forbici della censura ci andavano pesante), per poterlo usare in un'edizione integrale... ma allora perché non richiamare gli attori originali a doppiarsi? Costava troppo?
Insomma, una visione sprecata? Certo che no: i begli occhioni di Claudine Auger sanno ripagarci di tutto.

Tre astronauti vengono spediti nello spazio per sette mesi a vivere in una stazione spaziale. Siccome che dopo cinque mesi danno l'aria di essere stanchi, la missione viene sospesa e i tre fatti rientrare, ma ecco che la sfiga incombe e impedisce ai retrorazzi di accendersi. Ah... nessuno sa che pesci pigliare e alla fine si decide di mandare a recuperarli un altro astronauta con l'aereo dei Thundirbirds.
Ma l'ossigeno scarseggia e i tre astronauti devono respirare a turno, finché uno non si decide ad andar fuori a suicidarsi per lasciare l'aria agli altri due. Tutto questo con continui apri e chiudi di sportelli e pressurizza e depressurizza la cabina, il che consuma sicuramente più aria di quello che può fare 1/3 dell'equipaggio. Ah, già, dimenticavo: c'è un uragano su Cape Kennedy che impedisce all'astronave di soccorso di partire... no, ecco che inaspettatamente (inaspettatamente?!) l'occhio del ciclone arriva giusto giusto sopra il razzo che deve partire appena in tempo perché l'ossigeno basti a pelo ai due astronauti superstiti rimasti nello spazio.
Ah, ma uno dei due astronauti è preda dell'isterismo, della paranoia, dell'ipocondria... ah, no, ma ci sono i russi che arrivano con una bombola d'ossigeno a portare una ventata di aria fresca (ma inquinata di idee socialiste? mmm... mi sa che i due saranno contaminati da idee bolsceviche e al loro rientro andranno depurati in una base tipo Guantanamo!)... ah, ecco che rientrano. Fiuuu...
Scenetta strappalacrime: le mogliettine e gli astronauti che parlano tra loro attraverso la radio, si dicono "ti amo" e parlano del più e del meno.
Che due marooned...
DJ Ötzi sembra riuscirci bene e i suoi brani Schlager-Dance (dubito che tale termine esista, me lo sono inventato al momento) sono talmente vivaci e briosi da riuscire a sconfinare e arrivare persino qui in Italia dove la Schlager non ha mai attecchito: questo pezzo in particolare l'ho sentito nientemeno che al Befed di Mestre, uno di quei pub-birreria-polleria per "gggiovani" in cui si cantano e si ballano solo ed esclusivamente brani... abastoriani!
Sì, infatti ho scoperto che quello che Abastor ha sempre proposto ed amato e che era considerata trashume, roba "da vecchi" in vena di revival, beh, la cantano e la ballano i "regazzini". Non ho intenzione di fare pubblicità al locale, ma qui si è potuta ascoltare roba come i Boney M., i Village People, Patrick Hernandez e tanta altra disco '70 e perfino il Gioca Jouer, finora rito destinato solamente agli abastoriani iniziati durante il rito sacro dell'AbasTour.
Vabbeh, ritorniamo a noi. Questo meraviglioso video con Antonia che si strizza le bocce accanto ad una ricostruzione della mummia del Similaun (al cui nome si è appunto ispirato DJ Ötzi), è tratto dalla trasmissione televisiva di musica Schlager e Volk Musik Musicanten Stadl, di cui vorrei riuscire a vedere altre puntate.
Gli abastoriani più attenti ricorderanno bene Sandra Stumptner, in arte Antonia, perché fu responsabile qualche anno fa, di una cover di Blau Blüht der Enzian del nostro sommo bardo cantore teutonico Heino: Heino und Antonia - Blau Blüht der Enzian.
Beh, Anton aus Tirol non può che diventare la nuova hit degli AbasTour futuri.
Le immagini sono una sequenza di istantanee scattate durante le sue reali attività quotidiane: fino ai novant'anni circa è sempre stata molto attiva come casalinga, ricamando, facendo i cruciverba, lavando i piatti, ecc. L'ultimo scatto la vede attivamente partecipe, poiché le fu dato in mano un cucchiaino (contenente dello zucchero) e una siringa, chiedendole di "fare la faccia da tossico". Montate in sequenza queste fotografie e scritta una storia, il tutto divenne un fotoromanzo di un paio di pagine che la vedeva fare i suoi lavori domestici e alla fine drogarsi per evadere dalla quotidianità.
Martedì è stato festeggiato il compleanno, dunque, con la partecipazioni di autorità civili e religiose (mancavano quelle militari, ma vabbeh, sarà per i 200 anni!), molti fiori, dolciumi e doni vari, il quartiere si è organizzato e le ha regalato una bella cornice d'argento con una foto sua e di mio nonno risalente agli anni '30.
È stato pubblicato anche un articolo su un giornale locale, dove i soliti giornalisti si sono inventati qualche bella frase ad effetto: "...ricordato come la fede abbia aiutato il suo cammino..."... prego?!
La "creatività" (scusate l'eufemismo) dei giornalisti riesce ancora oggi a sorprendermi... la capacità di stravolgere un qualsiasi avvenimento con frasi quasi insignificanti, tale da far assumere ad un evento un significato piuttosto che un altro, ha in sé quasi del genio.
And Free for All!
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* Il Gruppo Rancido fu il primo esperimento creativo collettivo che promossi e di cui facevo parte: tra l'89 e il '92 il Gruppo Rancido produsse fanzine, fotoromanzi, condusse trasmissioni radiofoniche e formò La Casa Rosa Confetto.
A me è sempre venuto molto facile pensare alle realtà parallele, e accettarle tranquillamente come vere, al di là di possibili mode cinematografiche, forse anche perché ho una mente "informatizzata". Nell'informatica queste realtà parallele le possiamo pensare come una serie di ramificazioni che seguono ad un if e ad un else, la cui attivazione dipende dal valore di una "insignificante" variabile. Insignificante variabile, che nella storia umana ha un peso tutt'altro che insignificante, ma che può avere la dimensione di una pallottola sparata alla gola dell'Arciduca Francesco Ferdinando d'Austria o la consistenza di una bomba atomica sganciata su una città indifesa del Giappone.
L'ucronia che va per la maggiore è ovviamente quella che riguarda il nazismo: "che cosa sarebbe successo se Hitler avesse vinto la guerra?", e che trova la sua più celebre rappresentazione nel romanzo di Philip Kindred Dick dal titolo La svastica sul sole, ma che è il tema anche di un altro romanzo, del 1992 scritto da Robert Harris e da cui è tratto un film per la tv interpretato da Rutger Hauer: Fatherland. Ma nulla ci impedisce di domandarci "che cosa sarebbe successo se..." La Seconda Guerra mondiale non si fosse fermata alla sconfitta della Germania e la Russia stalinista e il successivo Patto Atlantico, si fossero dati battaglia; oppure che cosa sarebbe successo se Napoleone avesse vinto a Waterloo, se il Regno delle Due Sicilie avesse unificato l'Italia invece del regno di Sardegna (sicuramente non avremmo avuto la leva obbligatoria!), o ancora se Berlusconi avesse vinto le elezioni nel 2001 (ah, no, questo è successo per davvero...) o se, peggio, Malgioglio avesse vinto il festival di Sanremo.Al di là del gusto per l'immaginare realtà parallele possibili, questo genere di romanzi servono più che altro da pretesto per far riflettere su un qualcosa che diamo per scontato, a cui siamo abituati perché è avvenuto ed è ormai parte della storia umana. In particolare il film di cui voglio parlare, Fatherland (produzione televisiva diretta nel 1994 da Christopher Menaul) ci vuole far riflettere sul tema dell'Olocausto* e ci propone alcuni interrogativi ai quali dobbiamo spingere la nostra personale e soggettiva ragione a cercare una risposta: il nazismo sarebbe stato in grado di nascondere l'Olocausto in caso di vittoria? O ancora: abbiamo davvero coscienza dell'enormità dell'accaduto che diamo così tranquillamente per scontato?
La storia, a dire il vero, pone anche altre questioni, e qui bisogna fare un breve riassunto della trama (attenzione che vi sparerò degli spoiler!). Siamo nella Nuova Berlino degli anni '60, dove come detto Hitler ha vinto la Seconda Guerra Mondiale, gli alleati sono stati sconfitti in Normandia e da allora la storia ha preso una direzione differente da quella che conosciamo: l'Europa tutta - Inghilterra compresa - è sotto il dominio nazista, la guerra contro la Russia comunista non è mai finita e gli Stati Uniti, ritiratisi dall'Europa hanno sconfitto però il Giappone sganciando le bombe su Hiroshima. La Nuova Berlino o "Germania", è quella voluta da Hitler e da Speer. Dopo vent'anni dalla fine del conflitto gli Stati Uniti e il Terzo Reich intendono riappacificarsi: il presidente americano, Joseph Kennedy (non ho capito se il padre o il figlio omonimo - ucciso, nella nostra linea temporale, durante la II Guerra Mondiale), va in Germania per incontrare un 75enne Adolf Hitler.
I protagonisti, l'SS-Sturmbannführer Xavier March (Rutger Hauer) e la giornalista americana Charlie Maguire (Miranda Richardson), scoprono che dietro a una serie inspiegabile di delitti e finti suicidi si nasconde un terribile segreto: lo sterminio di milioni di ebrei ad opera dei nazisti nel precedente conflitto. I due riescono a far avere documenti e fotografie al presidente degli Stati Uniti, cosicché il suo incontro con il Führer e la riappacificazione con la Germania nazista vanno a remengo. Di lì a poco il nazismo cadrà e i suoi crimini verranno a galla: come dire, prima o poi...
OK, il film è gradevole, gli effetti speciali (i monumenti disegnati da Speer realizzati attraverso delle matte) sono credibili ed è paradossale vedere un ufficiale delle SS passare sotto il poster di The Beatles (anzi "Die" Beatles), ma i troppi rallenty (uff... ma quando la finiscono con queste banalità?) e il solito finale all'americana lasciano un po' delusi. Ma, scusate il cinico realismo, secondo voi, davvero se gli Stati Uniti avessero, in un'occasione analoga, saputo di simili crimini commessi da una potenza con cui in quel momento gli convenisse stringere un patto d'alleanza, avrebbero desistito dal farlo? Certo, così come non ne hanno voluto sapere di fare affari con il Cile di Pinochet o con l'Argentina dei desaparecidos...
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Sono tempi difficili quelli in cui stiamo vivendo, tempi in cui tutto è confuso, tutto è torbido e ingannevole, nella vita quotidiana così come nella vita astratta, cioè in politica. C'è grossa crisi, nessuno sa più quando stiamo andando su questa Terra, nessuno sa più quando stiamo facendo su questa Terra... un libro come Di qua e di là, ci può così essere di valido aiuto per fare chiarezza. Questo volume, infatti, è pensato per aiutarci a distinguere... la DESTRA dalla SINISTRA! Certo, può essere molto difficile farlo, ma mettendosi di impegno ci si può anche riuscire.
E questo è chiaro fin dalla prima pagina, dove il bambino, per saper distinguere la sinistra dalla destra, deve porre una fascetta rossa sul polso sinistro, ignorando invece il polso destro... Ma altri sottili allusioni, vogliono indurre il bambino a preferire la sinistra alla destra, esaminiamoli dettagliatamente.
Fin da principio alla destra vengono associate idee di insicurezza e di pericolo. Nel testo in rima, possiamo infatti leggere: "Vai diritto dove vedi/lo zucchero filato,/poi a DESTRA finché trovi/un uomo tatuato." L'uomo tatuato e il tatuaggio, allora non erano sinonimo di primitivo moderno (un selvaggio che beve il Cynar in un guscio di noce di cocco, mentre i bonghi in sottofondo ritmano Burt Bacharach?), di alternativo e di figo, bensì di galeotto, quindi persona infida e pericolosa. Ancora "Diritto in fondo al parco/c'è il pavone più bello./Vai a DESTRA, prendi un tunnel,/e lì trovi un cancello.", qui adirittura due sono i simboli negativi che vengono associati alla destra: il tunnel, simbolo di oscurantismo e di occulto, e il cancello, le inferriate, simbolo di sbarramento e segregazione! Mentre con "Volta subito a DESTRA: c'è Ugo lo scimmione.", non penso servano commenti...
Al contempo alla sinistra vengono associate idee di sicurezza e di salvezza: "Vai diritto poi prendi sulla SINISTRA, figlio! Poi a SINISTRA riprova/e lì c'è il trovaroba.", oppure: "Giunto al crocicchio e subito/imboccato a SINISTRA/c'è un grande padiglione/con un cartello in vista./Dice "Oggetti smarriti"." Il significato è ovvio: il trovaroba, cioè la salvezza in tempo di smarrimento, sta solo a sinistra. "A SINISTRA fa Ugo, non ce ne sono tante di bestiole così, prova dall'elefante.", ancora a sinistra troviamo un animale bonario, che trasmette sicurezza e simpatia: l'elefante. Infine: "A SINISTRA va Ciccio/più veloce che può/e dietro a quei palloni/sapete chi trovò?", ovviamente il suo cane, metafora: la salvezza, la soluzione dei tuoi problemi sta a sinistra!
Insomma, un libro fantastico, utile e divertente al giorno nostro come nel '68, che ci può aiutare a districarci in questa complicata classificazione, che oggidì risulta ormai ardua e pressoché vana da formulare.
Sono tanti i dischi che ho inscatolati e che potrei tirar fuori dal mio cilindro magico, ma poi alla fine ritorno sempre sugli stessi... eh, sto diventando abitudinario, ma non solo, è anche che ad alcuni di essi sono particolarmente affezionato: Miguel son mi oppure When all else fails di Der Blutharsch, sono dischi che ascolto e riascolto senza stancarmene. Tra questi microsolchi c'è anche Ragazzina di Luca D'Ammonio. A mio avviso un autentico capolavoro, che ho scoperto, per caso, nella compilation de Il Ruggito del Coniglio (oh, ma si trova sta compilation?!) fattami ascoltare dal sommo Papa di Mondo Bizzarro non meno di un paio di lustri fa.Ci sono ancora dischi di quella compilation che non sono mai riuscito a scorgerne il vinile neanche di sfuggita (tra i miei top wanted, il 45 giri di Renata Mauro Parigi o cara, ma di quello, almeno l'ombra su eBay sono riuscito a vederla!), ma di Ragazzina di Luca D'Ammonio riuscii a rinvenirne il microsolco già un bel po' d'annetti fa. Per fortuna.
Vogliamo parlare di questa canzone? Credo di averne scritto abbastanza su Abastor Oddzine, non mi sembra il caso di ritornarci ancora... vi fornisco invece il testo, degno dell'opera d'arte quale questo disco rappresenta. A tratti parlato a tratti cantato (ma solo per il ritornello), la storia è quella del filibustiere che s'è inventato chissà quale storia per portarsi a letto la bella amichetta: una compagna di liceo alle prime esperienze, che ancora non aveva maturato un sistema immunitario per difendersi dai furbacchioni, e ora la scarica in modo subdolo e anche un po' banale.
Il tipico latin lover smanioso di aggiungere alla sua ricca collezione di conquiste anche questa innocente creatura che ora piange lacrimoni amari, di quelli, insomma, che sanno inventarsi le storie più inverosimili rendendole credibili pur di raggiungere i loro scopi: basti ricordare, una per tutte, quella dello sperma che fa bene alla pelle... ah, ragazze, credevate che fosse vero? Hehe...
Luca D'Ammonio Ragazzina
(Daiano - L. Bornice - F. Chiaravalle)
Disco Più DP 21006
1977
[Parlato]
No cucciolo mio, non piangere, non fare così,
guarda come sei buffa, hai tutto il trucco che ti cola giù dagli occhi,
mi sembri un salice piangente!
Dai cucciolo non piangere così, se no mi metto a piangere pure io...
Guarda preferisco che tu mi mandi a quel paese, che tu mi gridi
in faccia cge sono uno scoppiato, un gasato, un montato, uno...
beh, lasciamo perdere, ma non dire che ho giocato con te come tu fossi una bambola.
[Cantato]
Ragazzina, non sei più una bambina
c'è una lacrima che trema sui tuoi occhioni blu
domattina vedrai più serena sarai,
per amore non si muore mai...
[Parlato]
Amore... non piangere più, mi sta venendo un nodo alla gola...
Alza gli occhi, vedrai che domattina ti sveglierai
e ti accorgerai che la vita va avanti come prima...
Accenderai la radio e sentirai la nostra canzone in classifica
e non stare lì mezza nuda davanti alla finestra,
mettiti il tuo maglione... come sei bella... sei uno sballo!
No, dai, non piangere più, angiolino mio... è così difficile dirsi addio...
è così difficile dirti addio
[Cantato]
Ragazzina, non sei più una bambina
c'è una lacrima che trema sui tuoi occhioni blu
domattina vedrai più serena sarai,
per amore non si muore mai...
Ah, se volete ascoltarla, ho visto che l'hanno messa su YouTube: Luca D'Ammonio - Ragazzina (1977)
1) nessuno che legge Abastor Daily usa Explorer.
2) nessuno legge Abastor Daily.
Infatti io, usando Firefox, manco me n'ero accorto. L'ho aperto con IETab (una estensione di Firefox, che serve per visualizzare quelle poche, scorbutiche pagine internet che non si possono aprire con il browser di Mozilla) ed è vero: il browser crasha dando un errore bislacco.
La cosa più semplice sarebbe che io mettessi mano a quel post (probabilmente è per via dei video flv embeddati da YouTube). Troppo facile e troppo comodo per voi. La cosa più intelligente è invece quella che voi cambiate browser e installiate Firefox. Un ottimo browser, decisamente migliore di Explorer, più stabile, versatile e ligio agli standard del web, che è per altro completamente GRATUITO e per tanto non avrete problemi ad installarlo anche sui vostri computer lavorativi (io l'ho installato subito e lo uso soprattutto per lavorarci, grazie ad alcune estensioni, che permettono di utilizzarlo anche come client FTP, tra le altre cose).
Per scaricarvi Firefox, andate qui.
Sappiatemi dire. Ovviamente accetto soltanto commenti positivi del tipo: "cazzo, avevi ragione, ma perché non l'ho fatto prima e mi sono tenuto per anni quella merda di Explorer?".

(Anto' abbi pazienza, troverò il tempo per rispondere alle tue lettere!).
Non me ne frega niente di fare la figura dello snob spocchioso, il mio amore per Carosello e ABBA, tra le altre cose, dovrebbe sapervi dimostrare il contrario, ma abitualmente non guardo la TV. Non quella attuale, intendo: non si può più dire neppure che la cosa migliore che si vede in televisione sia la pubblicità... No, davvero, le uniche cose che si possono guardare sono le riprogrammazioni di vecchie trasmissioni o di vecchi film. La Rai è allo sfascio, Mediaset raramente ha saputo soddisfatto il mio palato, a parte la Gialappa's nel momento di maggior splendore - ora in declino da anni, non fa che ripetere la stessa formula collaudata e ha cominciato a stancare -, credo che l'ultima trasmissione saporita sia stata Emilio (vi ricordate Emilio? E Lupo Solitario? E L'Araba Fenice? E Zanzibar? Eh, altri tempi...).
La7 ormai è l'ultima spiaggia in un panorama televisivo desolante (per chi, come me, non ha voglia di prendersi il digitale terrestre e il satellite, contano solo i canali tradizionali via etere), e su questa battigia è finalmente naufragato anche Daniele Luttazzi. A me Daniele Luttazzi piace. È l'unica forma di satira che riesce a divertirmi. Perché la satira di Luttazzi ha quelle qualità peculiari che a quasi tutti gli altri mancano: sa essere spietato, esplicito e avere quella punta di genio che gli consente di essere brillante, oltre che prendersela tanto con la destra quanto con la sinistra, pur parteggiando esplicitamente per quest'ultimo schieramento politico, e, non per ultimo, credo sia ormai l'unico, a parte Beppe Grillo e Sabina Guzzanti, a fare un po' di informazione nella disinformazione dominante. Le altre forme di satira, mancando di questi tre principi vedici fondamentali (spietatezza, esplicito e genialità) riescono soltanto ad annoiare e a risultare patetici. Senza la spietatezza, sopprattutto, si cade nel leccaculismo, e la satira diventa una riverenza nei confronti di chi si sfotte (Bagaglino, Striscia la Notizia, per esempio), o della sua parte contraria (Crozza), o si cade nel patetico tout court (Benigni).
Magari potreste pensare, viste le opinioni che ho manifestato riguardo altri fenomeni e visto il mio gusto snob retro e démodè, che a me l'esplicito non piaccia affatto. Au contraire, a me piace l'esplicito, se usato nel modo giusto e nel corretto contesto - non con ostentazione, intendo -, e lo preferisco alle cose dette a metà (il C***O usato al posto del CAZZO) che considero invece una forma di ipocrisia fintamente forbita: o si ha il coraggio di dire le cose per intero o non le si dice affatto, e neppure le si pensa, però: siamo troppo abituati a mascherarci dietro una facciata di perbenismo. La raffinatezza di linguaggio dev'essere accompagnata e preceduta da una raffinatezza di pensiero e di animo, altrimenti è solamente ipocrisia, ed è più ammirabile, piuttosto, l'onestà dell'essere esplicito, che non la mediocrità dell'ipocrisia.
Luttazzi a tal proposito ci fa brillantemente riflettere sulla differenza che c'è tra esplicito e volgarità. Arguta precisazione che riassume perfetamente il mio pensiero a proposito di questo e di altri argomenti. La sua comicità infatti non è volgare ma esplicita. Volgare, semmai, lo è una certa comicità grossolana, stupida (vabbeh, lo so, è come sparare sulla Croce Rossa, ma l'esempio che mi viene in mente sono i film dei Vanzina), che sa esserlo senza neppure il bisogno di essere esplicita. Anzi, la volgarità spesso non è esplicita perché propria del modo di essere, ampiamente diffuso nella nostra penisola, del parvenu, l'arricchito in fretta e senza cultura, che crede che l'evitare un linguaggio esplicito basti a far di sé una persona raffinata, rimanendo, invece, soltanto un gretto volgarotto ignorante che non ha neppure il pregio della franchezza data dall'essere esplicito. Volgari sono poi i giornalisti che fanno da lacché ai politici, volgari sono le celebrità che pur di attirare su di sé l'attenzione dei media rivelano particolari scabrosi della propria esistenza, volgare è la morbosità di giornali e telegiornali attorno a fatti di cronaca particolarmente truculenti, volgare è questa ipocrisia che continua a scandalizzarsi per pene esposto o per due capezzoli strizzati in un videoclip, anziché per disonestà, raggiri, corruzione... e bla, bla, bla, questo discorso è perfino troppo scontato, che ve lo faccio a fare?
Applicabile a questo postulato è anche la fotografia erotica. Una visione superficiale (e, detto francamente, anche noiosamente perbenista) tende a considerare sommariamente pornografico tutto quanto sia esplicito ed erotico tutto quanto sia, invece, suggerito, sfiorato, sussurrato, sottinteso. Errore enorme che si rifà alla stessa matrice approssimativa sopra esposta: la differenza tra pornografia ed erotismo non sta nell'essere o meno esplicita, ma nel gusto con la quale la si confeziona. La pornografia infatti non è solo esplicita, ma è anche volgare, ha intenti puramente commerciali e tende a soddisfare esigenze di utenti sostanzialmente di "bocca buona" (ma anche dire questo è piuttosto impreciso, poiché esistono molteplici livelli di pornografia e differenti modi di usufruirne da parte di utenti più o meno raffinati): in sintesi mostrare un bel po' di carnazza, senza andare troppo per il sottile, soddisfare in fretta ogni variante erotica nel modo più immediato e senza troppa attenzione a qualità e lato artistico dell'immagine proposta. In ogni caso non intendo esprimere una condanna - cosa troppo facile - nei confonti della pornografia, che rimane comunque una scelta migliore della vocazione religiosa!
Sull'altro versante, la fotografia erotica, può anche tranquillamente essere molto esplicita, senza per questo essere annoverabile tra la pornografia. Facciamo un esempio: Robert Mapplethorpe ha ritratto senza tante parafrasi dei cazzi in erezione: avreste il coraggio di definire la sua pornografia? No, infatti la sua è autentica arte e non vedo alcunché di volgare nelle sue rappresentazioni esplicite di organi genitali. E non è il solo. Negli ultimi anni, anche grazie a Internet, si è affacciata sulla scena tutta una pletora di nuovi fotografi, soprattutto fetish, in cui l'esplicito non corrisponde affatto a pornografia. Mi è capitato di imbattermi, con mio grande stupore, in un lapidario giudizio che definiva pornografica anche una immagine di June Palmer scattata dal grande Harrison Marks, semplicemente perché ne mostrava l'intero corpo nudo senza alcun velo. Ora, come si fa a considerare le immagini retro di Harrison Marks pornografia? Trovo un simile giudizio di un'ottusità impressionante.
Ora, l'ottusità spesso condanna anche Luttazzi bollandolo di volgarità, faziosità, e bla bla bla... Luttazzi invece conduce il suo programma con arguta genialità, con pungente sarcasmo, con linguaggio esplicito e diretto, cogliendo perfettamente il bersaglio: la sua trasmissione è una boccata di aria fresca in un panorama televisivo altrimenti asfittico, mortalmente noioso, che con la sua piattezza e ipocrisia condanna i telespettatori alla lobotomia (ho fatto pure la rima).
La 7 tutti i sabati alle 23.30. Guardatelo, vi farà bene.
Decameron di Daniele Luttazzi - Il programma di intrattenimento di La7








