Avete un album che sia particolarmente legato a qualcosa? A particolari eventi, persone, sentimenti...? Per me l'album che più di ogni altro porta con sé ricordi ed emozioni è senz'altro il primo album omonimo dei Suede, gruppo di Brett Anderson.Non li ho seguiti più di tanto, al di là della loro prima uscita discografica ufficiale, tuttavia questo primo disco è così pregno di poesia e di testi sofisticati e al tempo stesso giocosi. Ricchi di giochi di parole e assonanze ("pumped with the Valium" che suona un po' come "pumped up with the volume", da "Sleeping Pills", per dirne una), riferimenti più o meno colti, rimandi a un mondo innocente e al tempo stesso perverso.
Giusto per non dimenticarsene.
Breakdown
(Anderson - Butler)
Back where the dogs bark
where still life bleeds the concrete white
try not to go too far inside your mind
back where the cars decide
where the lame star limps an endless mile
have I gone too far inside my mind?
oh if you were the one would I even notice now my mind has gone?
oh if you were the one, would I even notice?
Back where the car was parked
Where the canine in the A-line stole your time
you can only go so far for womankind
oh if you were the one, would I even notice now that he has come?
oh, if you were the one, would I even notice?
Does your love only come, does your love only come, does he only come in a Volvo?
il nostro divino e portentoso cantante teutonico Heino, in quattro decadi di carriera, ne ha viste e fatte di tutti i colori: ha cantato in navi da crocera che trasportavano vecchi tedeschi alla deriva nella musica Schlager, ha onorato lo spirito völkisch cantando inni nazionali e lieder appartanenti alla più pura tradizione germanica, ha duettato con la belle moglie Hannelore, come con i più portentosi cori alemanni. Negli anni novanta e duemila ha trovato il coraggio di misurarsi persino con i nuovi ritmi "giovani", mescolando la nuova danzereccia techno, alla sua Schlager un po' démodè, nelle cover più improbabili potessero uscire dalle mani dei discografici tedeschi, donandoci alcuni piccoli gioielli.
Antonia (ignoriamo chi sia costei, probabilmente una spiritosa star della nuova musica tedesca), tra gli altri, ha voluto cimentarsi con il cavallo di battaglia di Heino, quella "Blau blüht der Enzian" (grossomodo qualcosa come "blu come i fiori della genziana", titolo tuttavia non privo di allusioni, poiché "Enzian" è anche un tipo di grappa tedesca e "blüht" pare voglia dire anche "ubriaco" - magari qualche esperto della lingua può ragguagliarmi in merito...), che egli porta avanti imperturbabile, proponendocela in tutte le salse, fin dagli anni '70, quando, così come fecero da noi suoi validi contraltari come Al Bano o Little Tony, la canzone ispirò un musicarello tedesco omonimo, che a tutt'oggi ci trasmette intatto lo spirito della scena Schlager germanica dei '70.
Le due versioni qui proposte in chiave dance da Antonia, sono da brivido: ovviamente (auto)ironiche e ricche di citazioni (in)colte: le mucche che muggiscono non sono che la ciliegina sulla torta a coronare questa sarabanda di cattivo gusto (quando, l'originale Heino è invece un campione di quel "buon cattivo gusto" che Abastor tanto ama e ammira con devozione di sincero fan del cantante dall'occhiale scuro), che va ascoltata in stato psichico alterato dall'aver sniffato il profumo "Heino" in sovradosaggio.
Grazie eBay.
Antonia (ignoriamo chi sia costei, probabilmente una spiritosa star della nuova musica tedesca), tra gli altri, ha voluto cimentarsi con il cavallo di battaglia di Heino, quella "Blau blüht der Enzian" (grossomodo qualcosa come "blu come i fiori della genziana", titolo tuttavia non privo di allusioni, poiché "Enzian" è anche un tipo di grappa tedesca e "blüht" pare voglia dire anche "ubriaco" - magari qualche esperto della lingua può ragguagliarmi in merito...), che egli porta avanti imperturbabile, proponendocela in tutte le salse, fin dagli anni '70, quando, così come fecero da noi suoi validi contraltari come Al Bano o Little Tony, la canzone ispirò un musicarello tedesco omonimo, che a tutt'oggi ci trasmette intatto lo spirito della scena Schlager germanica dei '70.Le due versioni qui proposte in chiave dance da Antonia, sono da brivido: ovviamente (auto)ironiche e ricche di citazioni (in)colte: le mucche che muggiscono non sono che la ciliegina sulla torta a coronare questa sarabanda di cattivo gusto (quando, l'originale Heino è invece un campione di quel "buon cattivo gusto" che Abastor tanto ama e ammira con devozione di sincero fan del cantante dall'occhiale scuro), che va ascoltata in stato psichico alterato dall'aver sniffato il profumo "Heino" in sovradosaggio.
Grazie eBay.

Oggi niente alcoolici, offro a tutti una bella e sana tazza di infuso di finocchio: Pianta dominata dall'elemento "aria". Arcaica non legnosa, non "terrestre". Si volatilizza con le sue foglie ultra leggere che si avventurano nello spazio unendo il lavoro alla luce, dell'aria, dell'acqua e dei sali della terra. Queste energie si rendono utili all'interno del corpo umano favorendo l'espulsione dei liquidi in eccedenza come pure dei gas fermentati nella zona digestiva.
Vi ricordate quell'omino magro magro che in trasmissioni come "TILT!", "Discoring", "Domenica in", nei primi anni ottanta, faceva l'imitazione del robot, muovendosi a scatti con una perfetta immobilità facciale? Quell'uomo era David Zed, ora diventato Mr. Zed, che continua inossidabile la sua missione da oltre vent'anni: fare il robot. Pensate alla sola idea di continuare per oltre due decenni a rappresentare sempre e soltanto la stessa maschera... costui non è soltanto un cult degli anni ottanta, ma è un'asceta, votato al verbo superiore del cheesy oltre ogni umana resistenza. E merita perciò un plauso.
Nei primi anni ottanta, nel pieno del suo successo, incise anche un paio di 7", tra cui questo splendido esempio di autentica tecno-pop anni '80, che non teme certo di sfigurare se paragonata ai lavori di Gary Numan o di Fad Gadget. "Balla Robot" è infatti un brano perfettamente dance e da lanciare al momento giusto, dopo gli Human League e prima degli Alphaville!
Tuttavia, ascoltando con la dovuta attenzione i contenuti del testo, non mancanole allusioni dai vaghi sottintesi "ambigui". Si prestano facilmente a una doppia interpretazione, passaggi come "se metti una "pila" dentro di me vedrai che suonerò", "apri le braccia e chinati in giù", "Girati un po', piegati in giù, alzati e poi ritirati su", "Ora la testa tu devi girar" (e qui siamo all'orale...), "Se fai così, mi accenderò, senti la scossa che do!" (ennò, eh! non dite che poi sono io a essere malizioso!).
Se andate nel suo sito e compilate l'apposito form, vi manderà a casa una cartolina autografata IN REGALO...
Mr. Zed - The Robot Comedian
Balla Robot
(G. Magalli-G. Santamaria-D. Sorrenti-C. Deangelis-M. Dicario)
Sono un robot
amo i juke-box,
se metti una pila dentro di me
vedrai che suonerò,
che ballerò il "Balla Robot".
Dai muovi le gambe
e non le piegar
apri le braccia
e chinati in giù
su dai ci riuscirai
anche se tu bulloni non hai.
Girati un po'
piegati in giù
alzati e poi
ritirati su.
Balla Robot!
Sfiorami un dito e toccami un po'
senti la scossa che do!
Ho messo una pila dentro di me
il mio transistor batte per te
Su dai, balla con me
ti insegnerò il "Balla Robot".
Ora la testa tu devi girar,
insieme alle gambe prova a spostar,
su dai, ci riuscirai
anche se tu a pile non vai.
Girati un po'
piegati in giù
alzati e poi
ritirati su.
Balla Robot!
Se fai così, mi accenderò,
senti la scossa che do!
Girati un po'
piegati in giù
alzati e poi
ritirati su.
Balla Robot!
Se fai così, mi accenderò,
senti la scossa che do!
Sono un robot
amo i juke-box,
se metti una pila dentro di me
vedrai che suonerò,
che ballerò il "Balla Robot".
Dai muovi le gambe
e non le piegar
apri le braccia
e chinati in giù,
vedrai ci riuscirai
anche se tu bulloni non hai.
Nei primi anni ottanta, nel pieno del suo successo, incise anche un paio di 7", tra cui questo splendido esempio di autentica tecno-pop anni '80, che non teme certo di sfigurare se paragonata ai lavori di Gary Numan o di Fad Gadget. "Balla Robot" è infatti un brano perfettamente dance e da lanciare al momento giusto, dopo gli Human League e prima degli Alphaville!Tuttavia, ascoltando con la dovuta attenzione i contenuti del testo, non mancanole allusioni dai vaghi sottintesi "ambigui". Si prestano facilmente a una doppia interpretazione, passaggi come "se metti una "pila" dentro di me vedrai che suonerò", "apri le braccia e chinati in giù", "Girati un po', piegati in giù, alzati e poi ritirati su", "Ora la testa tu devi girar" (e qui siamo all'orale...), "Se fai così, mi accenderò, senti la scossa che do!" (ennò, eh! non dite che poi sono io a essere malizioso!).
Se andate nel suo sito e compilate l'apposito form, vi manderà a casa una cartolina autografata IN REGALO...
Mr. Zed - The Robot Comedian
Balla Robot
(G. Magalli-G. Santamaria-D. Sorrenti-C. Deangelis-M. Dicario)
Sono un robot
amo i juke-box,
se metti una pila dentro di me
vedrai che suonerò,
che ballerò il "Balla Robot".
Dai muovi le gambe
e non le piegar
apri le braccia
e chinati in giù
su dai ci riuscirai
anche se tu bulloni non hai.
Girati un po'
piegati in giù
alzati e poi
ritirati su.
Balla Robot!
Sfiorami un dito e toccami un po'
senti la scossa che do!
Ho messo una pila dentro di me
il mio transistor batte per te
Su dai, balla con me
ti insegnerò il "Balla Robot".
Ora la testa tu devi girar,
insieme alle gambe prova a spostar,
su dai, ci riuscirai
anche se tu a pile non vai.
Girati un po'
piegati in giù
alzati e poi
ritirati su.
Balla Robot!
Se fai così, mi accenderò,
senti la scossa che do!
Girati un po'
piegati in giù
alzati e poi
ritirati su.
Balla Robot!
Se fai così, mi accenderò,
senti la scossa che do!
Sono un robot
amo i juke-box,
se metti una pila dentro di me
vedrai che suonerò,
che ballerò il "Balla Robot".
Dai muovi le gambe
e non le piegar
apri le braccia
e chinati in giù,
vedrai ci riuscirai
anche se tu bulloni non hai.
Artisti di valore in Italia ce ne sono, ma non vengono presi in giusta considerazione! Erik Ursich è uno di questi (già ho parlato del suo lavoro sotto le mentite spoglie del Señor Tonto). Se fosse nato vent'anni prima, i suoi dischi sarebbero probabilmente stati stampati per la Cramps records. Alcune composizioni hanno infatti quel bizzarro sapore seventies, in precario equilibrio tra elettronica e progressive. Altre composizioni ricordano i lavori dei pionieri dell'elettronica degli anni sessanta (Kingsley, Perrey, Haak, ecc.). In altre ancora riesce addirittura a tuffarsi in veloci corse per i pendii dell'hard rock. Insomma, Erik Ursich è un perfetto compositore di colonne sonore che avrebbero potuto tranquillamente illustrare un Thrilling come un Erotico dei primi anni settanta.Infaticabile cultore di tutti questi e di molti altri generi musicali (il suo valido contributo ad Abastor ce l'ha dimostrato), finalmente i suoi lavori cominciano a riscuotere il dovuto interesse presso alcune realtà discografiche. Oltre al disco del Señor Tonto, infatti, Erik ha in programma alcune uscite per la Punch Production di Mr. Tairy, non solo, inizialmente autoprodottosi come Vacca Stracca Recordings, suoi contributi alle colonne sonore dei film della Borza Movie, hanno finalmente visto la pubblicazione su CD grazie a una casa di produzione friulana. "Soundtracks vol. 2", è infatti questo fascinosissimo CD dell'anno scorso, che racchiude alcune interessantissime composizioni elettroniche di Erik, dal sapore squisitamente retro.
Fatelo vostro contattando la Vacca Stracca via e-mail. Se amate alla follia i deliri elettronici di Raymond Scott o Jean-Jacques Perrey, non potrete farne a meno!
E... occhio alle scoppiettanti sorprese presenti nella ghost track!
Finalmente ho imparato a scrivere "Fahrenheit" con le "h" giuste al posto giusto... però, me ce n'è voluto di tempo! Così come me ce n'è voluto di tempo per decidermi a comprare e leggere il libro di Ray Bradbury (no, non è l'edizione di questa immagine, magari... ho preso una edizione molto più recente, ma non voglio fare alcuna pubblicità alla casa Editrice che l'ha stampata, anche perché mi risulta tremendamente contraddittorio che "i pompieri" stampino proprio il libro che ne scopre la maschera). E n'è valsa la pena.
Isaac Asimov lo definì, alla sua sua prima lettura, un romanzo "visionario". Ma coi tempi che corrono, parlerei più di preveggenza... Ray Bradbury descrive alcune invenzioni tecnologiche che oggi ci troviamo a dover usare (quando non subire), particolarmente mi ha colpito la porta con apertura a scanner ottico sull'impronta della mano... Ma non è la sola cosa che mi ha colpito. Il ritratto della società che dà nel suo romanzo, è ESATTAMENTE quella che stiamo vivendo. Basta cambiare alcuni nomi e otterrete un perfetto ritratto della nostra epoca e di una serie di "effetti ottici" da abili illusionisti che, quotidianamente, i mass-media ci propinano.
Sostituite la parete salotto di casa Montag con il digitale terrestre che, SCANDALOSAMENTE promosso dallo Stato Italiano (ma sono il solo a sentirsi indignato perché il denaro pubblico viene sperperato per spingere la gente a comperarsi il decoder per il digitale terrestre?! vi prego, ditemi che non è così!), proietta l'ombra di un futuro spaventosamente sempre più vicino al Grande Fratello (il libro di George Orwell, non il reality show), ed eccovi l'agghiacciante prospettiva di elettro-zombie-catodici che ci attende... Sostituite i vari spettacoli televisivi del libro con i nostri Grande Fratello (il reality show, non il libro di George Orwell), La Talpa, L'Isola dei Famosi, ed eccovi gli elettro-zombie-catodici a interagire con la televisione (e spendere per farlo), per decidere chi della "casa" deve andare al cesso... non lo trovo nemmeno degno di presa per il culo, lo trovo semplicemente rabbrividente. E vi garantisco che non sono certo privo di senso dell'umorismo, ma davanti alle disgrazie umane (parlo di chi guarda, non di chi appare), c'è davvero poco da ridere...
Chi osa dire che la realtà passa attraverso la radio e la televisione? Quella che ne filtra è infatti tutt'altro che la realtà, è la "realtà più reale possibile" tanto da risultare artificiosa, (ri)costruita ad arte ed interpretata da stipendiati figuranti. Reality Show, si chiama quanto di più fasullo e artificioso non appaia in televisione. Fasullo, artificioso e vacuo (e, in quanto tale, merita soltanto la sua espulsione, ovvero di essere evaquato).
Per il resto del tempo, l'esistenza dei personaggi che popolano il monto in cui vive Guy Montag - pompiere di un "paese dell'incontrario", dove i fireman, anziché domare gli incendi, li appicano - è tutta tesa ad ignorare i sentimenti, ignorare le emozioni "negative", i problemi interiori, i traumi, semplicemente facendo finta che non esistano: e per tenerli a bada si fa gran uso di pasticche (antidepressivi e psicofarmaci di varia natura)... non molto distante dalla medicalizzazione ossessiva che la nostra società impone ai sentimenti: normali stati di malinconia, spleen, momenti bui della vita, che servono anch'essi per crescere, per evolversi, che sono parte integrante della vita, diventano malattie che necessitano di cure mediche e vengono trattate con appositi medicinali. C'è chi questo lo vede "normale", personalmente lo ritengo mostruoso.
E tutto quello che può essere responsabile di stimolare queste sensazioni, responsabile di portare l'essere a riflettere, a pensare, a mettersi in dubbio, a ragionare, a far scendere anche qualche lacrima, deve essere cancellato: i libri, sì, ma... "Non sono i libri che vi mancano, ma alcune delle cose che un tempo erano nei libri. Le stesse cose potrebbero essere diffuse e proiettate da radio e televisori. Ma ciò non avviene. No, no, non sono affatto libri le cose che andate cercando. Prendetele dove ancora potete trovarle, in vecchi dischi, in vecchi film, e nei vecchi amici; cercatele nella natura e cercatele soprattutto in voi stesso." dice il vecchio Faber a Guy Montag, in un illuminante dialogo.
Inebetire, anestetizzare, questo è il ruolo che hanno ormai raggiunto i mass-media, così da far passare tranquillamente in silenzio, come dicevo, con l'abile trucco di un illusionista - distrarre lo sguardo con qualche effetto, per non far vedere che cosa combina l'altra mano sotto al tavolo - cose ben più serie e ben più gravi. In "Fahrenheit 451" la guerra scoppia, la guerra totale, definitiva, il conflitto atomico che farà scomparire la città di Montag in un lampo di luce, e nessuno sembra accorgesene... troppo preoccupati a seguire i loro spettacoli televisivi, i loro reality show interattivi, nei quali si vedono protagonisti di un mondo fittizio, virtuale totalmente idiota.
E io vedo lo stesso accadere quotidianamente intorno a noi... e non riesco a credere più in niente di quel che passano per la tv: non credo in un pericolo terrorismo internazionale reale, non credo che gli attentati li facciano chi dicono loro, i media (ormai la gente è abituata alle "menzogne" propagandate alla prima ora, allora meglio crearne più d'una, come scatole cinesi, per fare in modo che la panzana risulti così più credibile), non credo che nulla di quel che appare sia reale... forse sarò solo paranoico, ma io comincio a nascondere i miei libri e i miei dischi in soffitta...
(Bisognerebbe parlare anche del bellissimo film di François Truffaut con Julie Christie e Oskar Werner, la cui locandina - riproduzione, ahimè non originale - abbellisce la parete dietro il computer sul quale scrivo, ma diverrei soltanto inultimente prolisso)
Isaac Asimov lo definì, alla sua sua prima lettura, un romanzo "visionario". Ma coi tempi che corrono, parlerei più di preveggenza... Ray Bradbury descrive alcune invenzioni tecnologiche che oggi ci troviamo a dover usare (quando non subire), particolarmente mi ha colpito la porta con apertura a scanner ottico sull'impronta della mano... Ma non è la sola cosa che mi ha colpito. Il ritratto della società che dà nel suo romanzo, è ESATTAMENTE quella che stiamo vivendo. Basta cambiare alcuni nomi e otterrete un perfetto ritratto della nostra epoca e di una serie di "effetti ottici" da abili illusionisti che, quotidianamente, i mass-media ci propinano.Sostituite la parete salotto di casa Montag con il digitale terrestre che, SCANDALOSAMENTE promosso dallo Stato Italiano (ma sono il solo a sentirsi indignato perché il denaro pubblico viene sperperato per spingere la gente a comperarsi il decoder per il digitale terrestre?! vi prego, ditemi che non è così!), proietta l'ombra di un futuro spaventosamente sempre più vicino al Grande Fratello (il libro di George Orwell, non il reality show), ed eccovi l'agghiacciante prospettiva di elettro-zombie-catodici che ci attende... Sostituite i vari spettacoli televisivi del libro con i nostri Grande Fratello (il reality show, non il libro di George Orwell), La Talpa, L'Isola dei Famosi, ed eccovi gli elettro-zombie-catodici a interagire con la televisione (e spendere per farlo), per decidere chi della "casa" deve andare al cesso... non lo trovo nemmeno degno di presa per il culo, lo trovo semplicemente rabbrividente. E vi garantisco che non sono certo privo di senso dell'umorismo, ma davanti alle disgrazie umane (parlo di chi guarda, non di chi appare), c'è davvero poco da ridere...
Chi osa dire che la realtà passa attraverso la radio e la televisione? Quella che ne filtra è infatti tutt'altro che la realtà, è la "realtà più reale possibile" tanto da risultare artificiosa, (ri)costruita ad arte ed interpretata da stipendiati figuranti. Reality Show, si chiama quanto di più fasullo e artificioso non appaia in televisione. Fasullo, artificioso e vacuo (e, in quanto tale, merita soltanto la sua espulsione, ovvero di essere evaquato).
Per il resto del tempo, l'esistenza dei personaggi che popolano il monto in cui vive Guy Montag - pompiere di un "paese dell'incontrario", dove i fireman, anziché domare gli incendi, li appicano - è tutta tesa ad ignorare i sentimenti, ignorare le emozioni "negative", i problemi interiori, i traumi, semplicemente facendo finta che non esistano: e per tenerli a bada si fa gran uso di pasticche (antidepressivi e psicofarmaci di varia natura)... non molto distante dalla medicalizzazione ossessiva che la nostra società impone ai sentimenti: normali stati di malinconia, spleen, momenti bui della vita, che servono anch'essi per crescere, per evolversi, che sono parte integrante della vita, diventano malattie che necessitano di cure mediche e vengono trattate con appositi medicinali. C'è chi questo lo vede "normale", personalmente lo ritengo mostruoso.
E tutto quello che può essere responsabile di stimolare queste sensazioni, responsabile di portare l'essere a riflettere, a pensare, a mettersi in dubbio, a ragionare, a far scendere anche qualche lacrima, deve essere cancellato: i libri, sì, ma... "Non sono i libri che vi mancano, ma alcune delle cose che un tempo erano nei libri. Le stesse cose potrebbero essere diffuse e proiettate da radio e televisori. Ma ciò non avviene. No, no, non sono affatto libri le cose che andate cercando. Prendetele dove ancora potete trovarle, in vecchi dischi, in vecchi film, e nei vecchi amici; cercatele nella natura e cercatele soprattutto in voi stesso." dice il vecchio Faber a Guy Montag, in un illuminante dialogo.Inebetire, anestetizzare, questo è il ruolo che hanno ormai raggiunto i mass-media, così da far passare tranquillamente in silenzio, come dicevo, con l'abile trucco di un illusionista - distrarre lo sguardo con qualche effetto, per non far vedere che cosa combina l'altra mano sotto al tavolo - cose ben più serie e ben più gravi. In "Fahrenheit 451" la guerra scoppia, la guerra totale, definitiva, il conflitto atomico che farà scomparire la città di Montag in un lampo di luce, e nessuno sembra accorgesene... troppo preoccupati a seguire i loro spettacoli televisivi, i loro reality show interattivi, nei quali si vedono protagonisti di un mondo fittizio, virtuale totalmente idiota.
E io vedo lo stesso accadere quotidianamente intorno a noi... e non riesco a credere più in niente di quel che passano per la tv: non credo in un pericolo terrorismo internazionale reale, non credo che gli attentati li facciano chi dicono loro, i media (ormai la gente è abituata alle "menzogne" propagandate alla prima ora, allora meglio crearne più d'una, come scatole cinesi, per fare in modo che la panzana risulti così più credibile), non credo che nulla di quel che appare sia reale... forse sarò solo paranoico, ma io comincio a nascondere i miei libri e i miei dischi in soffitta...
(Bisognerebbe parlare anche del bellissimo film di François Truffaut con Julie Christie e Oskar Werner, la cui locandina - riproduzione, ahimè non originale - abbellisce la parete dietro il computer sul quale scrivo, ma diverrei soltanto inultimente prolisso)
Amanda Lear in versione "bulla", prima di diventare Disco Queen: questo è il suo secondo singolo in assoluto, ancor prima di incidere la celeberrima "Blood & Honey" che la lancerà nei dancefloor di tutta Europa. Ma non è un brano originale, bensì una cover di un successo di Johnny Hallyday degli anni '60. Un bel brano, che ho avuto modo di ascoltare recentemente nella sua versione orignale, dal sapore molto "macho": immaginiamocelo questo rockettaro francese, un autentico "blue et noir" in jeans, chiodo e "ducktail" impomatata, con il coltello a serramanico sguainato, accanto alla sua moto, intimarci con voce stentorea: "Si vous chercher la bagarre, vous êtes venus à la bonne place...". C'è poco da fare, o siamo uomini e lo affrontiamo vis à vis o siamo caporali e ce la siamo già fatta sotto e pertanto ci diamo alla macchia!
Amanda Lear, così, in pieno flirt col mondo glam dai toni chic e dal retrogusto camp (sembra di star parlando di una sfilata di moda, my god!), finisce per butar fuori anch'ella i suoi primi dischi: ci prova, da modella vuol fare il "gran salto" (Famo er gran salto? Me faccio cenere?), ben prima di Carla Bruni e Naomi Campbell, e diventare cantante. Nel '75 esce così "Trouble", del quale però non ho traccia fonica. Le amicizie giuste le ha tutte, e infatti ce le sbatte puntualmente sotto il naso tutte, come per dire "c'hai poco da dire che non sono nessuno, guarda qua chi sono i miei amici!". E infatti la vediamo in coppia con John Lennon, George Harrison, Brian Ferry, David Bowie e Brian Eno (manca Salvador Dalì, ma il suo nome appare in ogni caso nel testo tedesco che accompagna le immagini), dei quali si è sempre detta grande amica, oltre ad essere apparsa in copertina di un disco dei Roxy Music.
Ma non è ancora il suo momento: con il rock non ce la fa, i suoi primi due singoli vengono ignorati dai più (e spesso curiosamente ignorati anche dalle sue discografie) e deve riconvertirsi alla discomusic per poter dare il via alla scalata delle classifiche.
Dal rock cmq non si staccherà, e infatti, "I am a photograph", il suo primo e più bel album, è pregno di riferimenti al mondo musicale extra discomusic.
Ecco dunque a voi il testo completo di questa godibilissima song, che, nelle mani di Amanda Lear diviene un intrigante richiamo glam rock.
La Bagarre
(Leiber Stoller)
Si vous chercher la bagarre
Vous êtes venu à la bonne place
Si vous chercher la bagarre
Regardez-moi bien en face
Et, je n'aime pas beaucoup
Qu'on m'en remontre
J'avoue que la bagarre
Je ne suis pas contre
Ça me fait pas peur
Je dirais même
Que j'aime cogner
C'est un plaisir
D'accord, les gars
J'vais vous soigner
Si pas pour la bagarre
Alors c'est pour mon fric
Vous tombez bien blague à part
Sur moi, j'ai plus d'une brique
Mais avant il faudra
Passer par moi
Je vous prends un par un
Ou bien tous les trois à la fois
Ça me fait pas peur
Je dirais même
Que j'aime cogner
C'est un plaisir
D'accord, les gars
J'vais vous soigne
Amanda Lear, così, in pieno flirt col mondo glam dai toni chic e dal retrogusto camp (sembra di star parlando di una sfilata di moda, my god!), finisce per butar fuori anch'ella i suoi primi dischi: ci prova, da modella vuol fare il "gran salto" (Famo er gran salto? Me faccio cenere?), ben prima di Carla Bruni e Naomi Campbell, e diventare cantante. Nel '75 esce così "Trouble", del quale però non ho traccia fonica. Le amicizie giuste le ha tutte, e infatti ce le sbatte puntualmente sotto il naso tutte, come per dire "c'hai poco da dire che non sono nessuno, guarda qua chi sono i miei amici!". E infatti la vediamo in coppia con John Lennon, George Harrison, Brian Ferry, David Bowie e Brian Eno (manca Salvador Dalì, ma il suo nome appare in ogni caso nel testo tedesco che accompagna le immagini), dei quali si è sempre detta grande amica, oltre ad essere apparsa in copertina di un disco dei Roxy Music.Ma non è ancora il suo momento: con il rock non ce la fa, i suoi primi due singoli vengono ignorati dai più (e spesso curiosamente ignorati anche dalle sue discografie) e deve riconvertirsi alla discomusic per poter dare il via alla scalata delle classifiche.
Dal rock cmq non si staccherà, e infatti, "I am a photograph", il suo primo e più bel album, è pregno di riferimenti al mondo musicale extra discomusic.
Ecco dunque a voi il testo completo di questa godibilissima song, che, nelle mani di Amanda Lear diviene un intrigante richiamo glam rock.
La Bagarre
(Leiber Stoller)
Si vous chercher la bagarre
Vous êtes venu à la bonne place
Si vous chercher la bagarre
Regardez-moi bien en face
Et, je n'aime pas beaucoup
Qu'on m'en remontre
J'avoue que la bagarre
Je ne suis pas contre
Ça me fait pas peur
Je dirais même
Que j'aime cogner
C'est un plaisir
D'accord, les gars
J'vais vous soigner
Si pas pour la bagarre
Alors c'est pour mon fric
Vous tombez bien blague à part
Sur moi, j'ai plus d'une brique
Mais avant il faudra
Passer par moi
Je vous prends un par un
Ou bien tous les trois à la fois
Ça me fait pas peur
Je dirais même
Que j'aime cogner
C'est un plaisir
D'accord, les gars
J'vais vous soigne
Attenzione! Sto cercando disperatamente materiale su questo mito: Ernst Thole, il figlio dell'illustratore di copertine di fantascienza Karel Thole, e straordinario cabarettista degli anni '70-'80 che abbiamo potuto ammirare nelle varie edizioni di "Non Stop" (accanto a un esordiente Marco Columbro che si ingegna in uno sketch su Geppetto... appare Ernst Thole ed esulta: "Sììì, sono io, Pinocchio, col "Ph"!"), interpretava una farfallina queer e squisitamente autoironica ("Sì, ve ne sarete già accorti tutti, appartengo a una minoranza... SONO NEGRO! ...Nooooo, non sono negro!!!").Memorabile la sua telefonata "a là" Valeri, dove, da autentica mamma ansiosa, telefona alla figlia dopo la Luna di Miele chiedendole dettagli e svelando inquietanti risvolti sul marito.
L'immagine che qui lo ritrae è tratta dal disco "Non Stop", documento sonoro tratto dalla seconda edizione, di lui, purtroppo, non ho altre immagini. Dalle poche e frammentarie notizie che sono riuscito a reperire, Ernst Thole ho scoperto essere, purtroppo, scomparso verso la fine degli anni ottanta, e, apprendo soltanto ora, a quanto pare non era affatto omosessuale, ma la sua era una "finta" teatrale, una messa in scena provocatoria...
Mi piacerebbe da diverso tempo dedicare un articolo su Abastor a un cabarettista tanto meritorio, perciò chiunque avesse materiali, immagini, carta stampata, testi, video o vinili su di lui, è pregato vivamente di contattarmi, grazie!!!
ThePassenger
Tiki Tiki dice il mago e dillo pure tu, la parola magica è una lampadina in più/Tiki-Tiki dice il mago e una bacchetta magica, tocca i tuoi giocattoli e animarsi li vedrai ci canta la piaZente Fiammeta Flammini, la biondina che, dalla copertina del disco, ci sorride con fare maliardo abbracciata allo scuro mago Tony Binarelli.
In quel periodo la concorrenza tra maghi era spietata, e siccome il mago Silvan aveva catturato il pubblico con le sue illusioni o "prestidigitazioni", come amava definirle, e con la sua formula magica "sim-sala-bim", il suo concorrente Tony Binarelli, pensò bene di provare a fare altrettanto inventandosi la parola magica "tiki-tiki", ben presto dimenticata dal pubblico assieme alla sua discografia vinilica.
Oltre a questo "Tiki-Tiki", infatti, cantato da Fiammetta Flamini (chi è? che altro ha fatto di significativo nella sua vita?), in cui il mago appare nel retro a svelarci un suo trucco, ho notizia (e traccia fonica, ma, ahimè, non vinilica) che lo stesso Binarelli incise altri dischi, "Grande Nero" è un piccolo capolavoro di suggestione ipnotica (al pari dell'LP "Ipnopedion", una piccola gemma su 12", per sviluppare le doti mnemoniche, coadiuvati dall'aiuto dell'ipnoterapeuta Mario Bellini: unico disco della mia collezione che ho esitato ad ascoltare per anni, poiché le note di copertina minacciavano gravi ritorsioni su chi osasse ascoltare il disco "a pezzi"!), con voce effettata e frasi ripetute più volte, onde ottenere un magior effetto "misterioso".
Dicevamo che sul retro del 45 giri si trova una traccia sonora (perché mettere la sola versione strumentale del brano, come si usava fare in moltissimi casi? abbiamo "er mago", usiamolo!), "Con un colpo di bacchetta", che, sulle note della stessa "Tiki-Tiki", ci svela il trucco di un gioco di magia coi dadi: si tratta di indovinare il numero, che apparirà sulla faccia dei dadi, sommato a quello della sua faccia opposta. Solo che il gioco funziona una volta soltanto: la somma delle due facce opposte di un dado, dà sempre 7.
"Tiki" è un nome dal sapore fortemente exotico: allora lo si poteva ignorare, ma oggigiorno difficilmente una parola come "Tiki" (le sculture tribali polinesiane: Tiki News Website), passerebbe come qualcosa di misterioso e dal suono vagamente magico.
In quel periodo la concorrenza tra maghi era spietata, e siccome il mago Silvan aveva catturato il pubblico con le sue illusioni o "prestidigitazioni", come amava definirle, e con la sua formula magica "sim-sala-bim", il suo concorrente Tony Binarelli, pensò bene di provare a fare altrettanto inventandosi la parola magica "tiki-tiki", ben presto dimenticata dal pubblico assieme alla sua discografia vinilica. Oltre a questo "Tiki-Tiki", infatti, cantato da Fiammetta Flamini (chi è? che altro ha fatto di significativo nella sua vita?), in cui il mago appare nel retro a svelarci un suo trucco, ho notizia (e traccia fonica, ma, ahimè, non vinilica) che lo stesso Binarelli incise altri dischi, "Grande Nero" è un piccolo capolavoro di suggestione ipnotica (al pari dell'LP "Ipnopedion", una piccola gemma su 12", per sviluppare le doti mnemoniche, coadiuvati dall'aiuto dell'ipnoterapeuta Mario Bellini: unico disco della mia collezione che ho esitato ad ascoltare per anni, poiché le note di copertina minacciavano gravi ritorsioni su chi osasse ascoltare il disco "a pezzi"!), con voce effettata e frasi ripetute più volte, onde ottenere un magior effetto "misterioso".
Dicevamo che sul retro del 45 giri si trova una traccia sonora (perché mettere la sola versione strumentale del brano, come si usava fare in moltissimi casi? abbiamo "er mago", usiamolo!), "Con un colpo di bacchetta", che, sulle note della stessa "Tiki-Tiki", ci svela il trucco di un gioco di magia coi dadi: si tratta di indovinare il numero, che apparirà sulla faccia dei dadi, sommato a quello della sua faccia opposta. Solo che il gioco funziona una volta soltanto: la somma delle due facce opposte di un dado, dà sempre 7.
"Tiki" è un nome dal sapore fortemente exotico: allora lo si poteva ignorare, ma oggigiorno difficilmente una parola come "Tiki" (le sculture tribali polinesiane: Tiki News Website), passerebbe come qualcosa di misterioso e dal suono vagamente magico.






