Amanda Lear, indiscutibile icona della controcultura di fine novecento (ma quale Giovanni Lindo? ma quali Marlene Scurz?), come tutti ben sappiamo, ha alle sue spalle una storia scabrosa: sembra che fosse un uomo passato all'altro sesso. Almeno questa voce ha preso a circolare - forse solamente per meri scopi pubblicitari - a partire dagli anni '70 e a confermarla ci sarebbe la prima incarnazione artistica dell'AmOnda, a quanto pare recentemente rinnegata da ella stessa: la spogliarellista parigina dei '60, notoriamente trans, Peki D'Oslo. Vabbeh. Che ormai da lustri ogni pensiero e discorso riguardante l'AmOnda finisca per parare sempre sulla sua ambiguità sessuale e sul suo presunto cambiamento di sesso, penso abbia stancato un po' tutti.
La cantante francese se ne stancò già nell'82, quando incise questa canzone, scritta dalla coppia di autori S. Menegale - R. Ferrato - che, confesso la mia ignoranza, non ho la più pallida idea di chi siano - dove afferma di essere non solo "donna" ma, appunto, "Incredibilmente Donna". Fattostà che ne esce uno dei brani più focosamente camp di tutta la sua carriera, una di quelle song che, sulla tradizione di Mina, Patty Pravo o della sconosciutissima Tina (la sua "Voglio un uomo, uomo" è un qualcosa... ma prima o poi ne parleremo), fanno perno su una serie di roccaforti dello status femminile quali la lotta tra desiderio e castità, timidezza e sfrontatezza, sottomissione e sensi di colpa, icone proprie di tutta una serie di "ritratti di signora in rosa" della canzone pop (non solo) italiana, caratteristiche in particolar modo dei decenni '60 e '70... per la verità alcune cantanti come Mia Martini ci aggiunsero anche un pizzico di femminismo ("Che vuoi che sia se t'ho aspettato tanto" b/w "Io donna, io persona" ne è un esempio eclatante), ma sono più che altro eccezioni.
In "Incredibilmente Donna" ritroviamo, così, tutti quei luoghi comuni dell'essere donna, tanto cari alla nostra cultura latina, mediterranea e cattolica, propri dei cavalli di battaglia delle varie divine della canzone italiana: che altro può esserci di più caro al pubblico omosessuale, di liriche inneggianti a un'ostentazione della propria muliebrità? Spesso, per giunta, caratteristica proprio di una visione maschile della femminilità, dato che gli autori di tali successi discografici sono sempre e soltanto uomini, e spesso dichiaratamente gay.
Prima tra questi luoghi comuni proprio la figura della donna inevitabilmente da inquadrare nelle due classiche tipologie di santa o puttanta, perché una donna, moglie e madre di famiglia, in quest'ottica vittoriana, non poteva desiderare senza scavalcare la palizzata e passare inevitabilmente dall'altra parte della barricata: il suo credo, si sa, doveva essere soltanto quello del "non lo fo per piacer mio ma per dare un figlio a Dio"... E quando l'uomo - animale, bruto e insensibile - aveva qualche fantasia erotica da sfogare, doveva andare in casino o reprimersi anch'esso, al fine di mantenere nel suo stato di integra purezza la moglie.
Idea semplicemente demenziale che, nonostante tutto, è ancora profondamente radicata nella nostra cultura e che fa sì ci siano ancora, spesso, donne ad autoconvincersi forzatamente che il loro destino debba neccessariamente passare per il ruolo di moglie e di madre, nonostante la loro natura non sia affatto tale, ma, appunto, perché i genitori e la società, questo vogliono da loro, e preferiscono così uniformarsi che avere quel minimo di coraggio di dire "no" ed essere totalmente sé stesse. Questa violenza su di sé non viene praticata solo dalle donne, ed ovviamente esistono anche persone la cui natura è quella di sposarsi e figliare, ma ciò che vogliamo stigmatizzare è il desiderio, presente nel passato della nostra cultura, e talvolta sopravvissuto a carattere endemico in qualche remota provincia, di conformizzare obbligatoriamente tutti alla medesima regola.
Regola culturale, che, come in tutte le cose, non poteva che condurre all'estremo opposto quale tendenza alla moda: "Sex & the City" ci dimostra chiaramente come il contrario della mogliettina americana perfetta e pulita, che, ancora nei film degli anni sessanta, non divideva neppure lo stesso letto col marito e i cui baci non duravano mai più di 5 secondi di orologio (provate a cronometrarli nelle pellicole del periodo maccartista!), non può che essere una disinibita, priva di sentimenti, sex-machine. Un po' di equilibrio, per piacere!
Basta divagare: ritorniamo all'oggetto del nostro studio. Altra caratteristica "femminile" che traspare da questo testo carico di emotività, è l'estrema insicurezza della protagonista: la donna, sempre in un'ottica più culturale che biologica, non può che esser tale, fare un passo avanti e due passi indietro, vedersi sempre "un'inutile straccio", e, forte di una possente e spietata autocritica, sentirsi inevitabilmente in colpa per ogni suo "istinto" e perché la sua vita "è solo sbagliare". C'è chi è convinto che questo sia intrinsecamente legato alla natura biologica femminile, cosa, sia per esperienza che istintivamente, posso dire con sicurezza non essere affatto tale, poiché capita, neanche tanto infrequentemente, di riscontrare tali caratteristiche anche da parte maschile "etero", tanto quanto, capita di trovare donne ben sicure di sé e tutt'altro che afflitte da continui sensi di colpa...
In conclusione il plot narrativo della canzone si può riassumere tranquillamente in questo: mentre lei, donna-donna insicura e sensibile, vorrebbe amarlo di un amore romantico, puro e casto, lui se la sbatte con forsennata, animale, maschia brutalità. Naturalmente a lei non dispiace affatto ("...e nonostante la mente mia si ribelli, il corpo quello non gli corrisponde..."), ma deve dare alla società un ritratto di sé candido e innocente ("E dire che io vorrei volare (...) essere donna, davvero una donna, con il suo posto preciso nel mondo..."). Contraddizioni dell'animo femminile...
Incredibilmente Donna
di S. Menegale - R. Ferrato
(Amanda)
Io amo un uomo nella mia vita
con quanto in me c'è di grande e infinito.
Del corpo faccio sicuro riparo
della mia anima, invece, tesoro.
E mentre l'amo così intensamente
in cambio lui mi piega la mente
mi rende schiava di ogni suo istinto
e poi calpesta ogni mio sentimento
E dire che io vorrei volare
e avere i cieli dai mille voli liberi
essere donna davvero una donna
con il suo posto preciso nel mondo...
(Coro)
E nonostante la mente mia si ribeeelli
il corpo quello non gli corrispooondeee
per cui quando lui torna a dormirmi sul seeeno
non ho più in me questo amaro veleno
e mi sento una dooonna, dooonna...
(Amanda)
Un'idea che nasce
un'idea che cresce
(Coro)
Una dooonna, dooonna
Sono il mare profondo
e tu cadi giù in fondo
più in fondo, più in fondo
a una dooonna, dooonna
(Amanda)
Un respiro che nasce
una voglia che cresce
(Coro)
Una dooonna, dooonna
Sono il mare profondo
e tu cadi giù in fondo
più in fondo, più in fondo
(Amanda)
A volte vola la mia fantasie
e lui diventa per me poesia
leggo e rileggo più volte ogni verso
ed ogni volta io lo scopro diverso
Poi alla fine del mio dolce volo
la realtà resta sempre una sola
io che con gli altri continuo a imparare
che la mia vita è solo sbagliare
(Coro)
Per ore ed ore sto a guardarmi allo speeecchio
per definirmi poi un inutile straaaccio
ma quando lui torna a dormirmi sul seeeno
non ho più in me questo amaro veleno
e mi sento una dooonna, dooonna
(Amanda)
Un'idea che nasce
un'idea che cresce
(Coro)
Una dooonna, dooonna
Sono il mare profondo
e tu cadi giù in fondo
più in fondo, più in fondo
a una dooonna, dooonna
(Amanda)
Un respiro che nasce
una voglia che cresce
(Coro)
Una dooonna, dooonna
Sono il mare profondo
e tu cadi giù in fondo
più in fondo, più in fondo
a una dooonna, dooonna
Dooonna, dooonna...
Dooonna, dooonna...
Amanda Lear Incredibilmente Donna
(Ariola 1982)
La cantante francese se ne stancò già nell'82, quando incise questa canzone, scritta dalla coppia di autori S. Menegale - R. Ferrato - che, confesso la mia ignoranza, non ho la più pallida idea di chi siano - dove afferma di essere non solo "donna" ma, appunto, "Incredibilmente Donna". Fattostà che ne esce uno dei brani più focosamente camp di tutta la sua carriera, una di quelle song che, sulla tradizione di Mina, Patty Pravo o della sconosciutissima Tina (la sua "Voglio un uomo, uomo" è un qualcosa... ma prima o poi ne parleremo), fanno perno su una serie di roccaforti dello status femminile quali la lotta tra desiderio e castità, timidezza e sfrontatezza, sottomissione e sensi di colpa, icone proprie di tutta una serie di "ritratti di signora in rosa" della canzone pop (non solo) italiana, caratteristiche in particolar modo dei decenni '60 e '70... per la verità alcune cantanti come Mia Martini ci aggiunsero anche un pizzico di femminismo ("Che vuoi che sia se t'ho aspettato tanto" b/w "Io donna, io persona" ne è un esempio eclatante), ma sono più che altro eccezioni.In "Incredibilmente Donna" ritroviamo, così, tutti quei luoghi comuni dell'essere donna, tanto cari alla nostra cultura latina, mediterranea e cattolica, propri dei cavalli di battaglia delle varie divine della canzone italiana: che altro può esserci di più caro al pubblico omosessuale, di liriche inneggianti a un'ostentazione della propria muliebrità? Spesso, per giunta, caratteristica proprio di una visione maschile della femminilità, dato che gli autori di tali successi discografici sono sempre e soltanto uomini, e spesso dichiaratamente gay.
Prima tra questi luoghi comuni proprio la figura della donna inevitabilmente da inquadrare nelle due classiche tipologie di santa o puttanta, perché una donna, moglie e madre di famiglia, in quest'ottica vittoriana, non poteva desiderare senza scavalcare la palizzata e passare inevitabilmente dall'altra parte della barricata: il suo credo, si sa, doveva essere soltanto quello del "non lo fo per piacer mio ma per dare un figlio a Dio"... E quando l'uomo - animale, bruto e insensibile - aveva qualche fantasia erotica da sfogare, doveva andare in casino o reprimersi anch'esso, al fine di mantenere nel suo stato di integra purezza la moglie.
Idea semplicemente demenziale che, nonostante tutto, è ancora profondamente radicata nella nostra cultura e che fa sì ci siano ancora, spesso, donne ad autoconvincersi forzatamente che il loro destino debba neccessariamente passare per il ruolo di moglie e di madre, nonostante la loro natura non sia affatto tale, ma, appunto, perché i genitori e la società, questo vogliono da loro, e preferiscono così uniformarsi che avere quel minimo di coraggio di dire "no" ed essere totalmente sé stesse. Questa violenza su di sé non viene praticata solo dalle donne, ed ovviamente esistono anche persone la cui natura è quella di sposarsi e figliare, ma ciò che vogliamo stigmatizzare è il desiderio, presente nel passato della nostra cultura, e talvolta sopravvissuto a carattere endemico in qualche remota provincia, di conformizzare obbligatoriamente tutti alla medesima regola.
Regola culturale, che, come in tutte le cose, non poteva che condurre all'estremo opposto quale tendenza alla moda: "Sex & the City" ci dimostra chiaramente come il contrario della mogliettina americana perfetta e pulita, che, ancora nei film degli anni sessanta, non divideva neppure lo stesso letto col marito e i cui baci non duravano mai più di 5 secondi di orologio (provate a cronometrarli nelle pellicole del periodo maccartista!), non può che essere una disinibita, priva di sentimenti, sex-machine. Un po' di equilibrio, per piacere!
Basta divagare: ritorniamo all'oggetto del nostro studio. Altra caratteristica "femminile" che traspare da questo testo carico di emotività, è l'estrema insicurezza della protagonista: la donna, sempre in un'ottica più culturale che biologica, non può che esser tale, fare un passo avanti e due passi indietro, vedersi sempre "un'inutile straccio", e, forte di una possente e spietata autocritica, sentirsi inevitabilmente in colpa per ogni suo "istinto" e perché la sua vita "è solo sbagliare". C'è chi è convinto che questo sia intrinsecamente legato alla natura biologica femminile, cosa, sia per esperienza che istintivamente, posso dire con sicurezza non essere affatto tale, poiché capita, neanche tanto infrequentemente, di riscontrare tali caratteristiche anche da parte maschile "etero", tanto quanto, capita di trovare donne ben sicure di sé e tutt'altro che afflitte da continui sensi di colpa...
In conclusione il plot narrativo della canzone si può riassumere tranquillamente in questo: mentre lei, donna-donna insicura e sensibile, vorrebbe amarlo di un amore romantico, puro e casto, lui se la sbatte con forsennata, animale, maschia brutalità. Naturalmente a lei non dispiace affatto ("...e nonostante la mente mia si ribelli, il corpo quello non gli corrisponde..."), ma deve dare alla società un ritratto di sé candido e innocente ("E dire che io vorrei volare (...) essere donna, davvero una donna, con il suo posto preciso nel mondo..."). Contraddizioni dell'animo femminile...
Incredibilmente Donna
di S. Menegale - R. Ferrato
(Amanda)
Io amo un uomo nella mia vita
con quanto in me c'è di grande e infinito.
Del corpo faccio sicuro riparo
della mia anima, invece, tesoro.
E mentre l'amo così intensamente
in cambio lui mi piega la mente
mi rende schiava di ogni suo istinto
e poi calpesta ogni mio sentimento
E dire che io vorrei volare
e avere i cieli dai mille voli liberi
essere donna davvero una donna
con il suo posto preciso nel mondo...
(Coro)
E nonostante la mente mia si ribeeelli
il corpo quello non gli corrispooondeee
per cui quando lui torna a dormirmi sul seeeno
non ho più in me questo amaro veleno
e mi sento una dooonna, dooonna...
(Amanda)
Un'idea che nasce
un'idea che cresce
(Coro)
Una dooonna, dooonna
Sono il mare profondo
e tu cadi giù in fondo
più in fondo, più in fondo
a una dooonna, dooonna
(Amanda)
Un respiro che nasce
una voglia che cresce
(Coro)
Una dooonna, dooonna
Sono il mare profondo
e tu cadi giù in fondo
più in fondo, più in fondo
(Amanda)
A volte vola la mia fantasie
e lui diventa per me poesia
leggo e rileggo più volte ogni verso
ed ogni volta io lo scopro diverso
Poi alla fine del mio dolce volo
la realtà resta sempre una sola
io che con gli altri continuo a imparare
che la mia vita è solo sbagliare
(Coro)
Per ore ed ore sto a guardarmi allo speeecchio
per definirmi poi un inutile straaaccio
ma quando lui torna a dormirmi sul seeeno
non ho più in me questo amaro veleno
e mi sento una dooonna, dooonna
(Amanda)
Un'idea che nasce
un'idea che cresce
(Coro)
Una dooonna, dooonna
Sono il mare profondo
e tu cadi giù in fondo
più in fondo, più in fondo
a una dooonna, dooonna
(Amanda)
Un respiro che nasce
una voglia che cresce
(Coro)
Una dooonna, dooonna
Sono il mare profondo
e tu cadi giù in fondo
più in fondo, più in fondo
a una dooonna, dooonna
Dooonna, dooonna...
Dooonna, dooonna...
Amanda Lear Incredibilmente Donna
(Ariola 1982)
Qualcuno ha avuto la buona idea di assemblare in una compilation le varie versioni reperibili di quel delizioso brano che porta il titolo "Bang Bang". Scritta da Sonny Bono, arrangiata da Gordon Jenkyns ed eseguita originalmente da Sonny & Cher (no, non era la madre, era sempre lei...), "Bang Bang" fin dall'inizio si è prestata a numerosissime cover: già nel 1966 in Italia erano presenti ben 5 versioni - quella ufficiale di Cher e quelle in italiano di Dalida, Equipe 84, Corvi e Milena Cantù (la "ragazza del Clan" e ufficialmente prima interprete italiana della canzone, seppure immediatamente scalzata dalla potente Dalida); mentre in Francia se ne impossessò Sheila, la stessa Sheila & B. Devotion, che negli anni '70 furoreggerà in discoteca con la bellissima "Spacer": "he's a spacer, a star chaser, a spacer..." - e ì negli anni successivi moltissime se ne sono via via aggiunte anche di stranissime e bizzarre. Esistono anche più versioni del medesimo testo, a seconda che a cantarlo sia un uomo o una donna, con ulteriori variazioni di ruolo: "vittimistiche" o "colpevolistiche". La storia, originalmente, viene vista dal punto di vista femminile: lei a venir colpita al cuore e a cadere a terra, arrendendosi, neanche tanto simbolicamente, all'assalto del maschio predatore - l'amico d'infanzia, primo e vero amore - e venire infine lasciata senza un perché, tre volte quindi bersaglio dei colpi sparati dall'amico. È questa la versione "vittimistica" femminile. In una successiva traslitterazione, i ruoli si invertono, ed è lui a venir sedotto e abbandonato: versione "vittimistica" maschile. Esiste infine una versione "colpevolistica" maschile, i ruoli sono i medesimi della versione "vittimistica" femminile, ma la storia è vista dalla parte dell'uomo: è lui a narrare in prima persona di quando ferisce la sua compagna e la lascia a terra.
La raccolta "Bang Bang (my baby shot me down)", si apre con la splendida cover inglese di Nancy Sinatra, scelta da Quentin Tarantino per la colonna sonora di "Kill Bill vol. 1" - forse l'unico film che è valso la pena vedere al cinema durante la stagione 2003-2004 - e prosegue con le interpretazioni in italiano di Dalida, Milena Cantù, Mina (in una live version calda e molto personale), Ornella Vanoni (seppure non ho mai amato la cantante milanese, la sua versione è una delle più interessanti), Equipe 84, Corvi e, infine, tra le bonus tracks, quella pazza e new-waveggiante di Ivan Cattaneo, che presenta un originalissimo e ben orchestrato arraggiamento anni '80. Tra le versioni anglosassoni spiccano oltre alla bellissima interpretazione di Nancy Sinatra - che riesce a far sfigurare il papà Frank (la sua versione infatti è la più tronfia, grazie a una orchestrazione sì molto easy listening, ma decisamente "sbagliata") - quella dolcissima e sensuale di Isobel Campbell, quella molto beat di Petula Clark, ma soprattutto la stranissima, stravolgente e irriconoscibile, versione progressive di Vanilla Fudge, con oltre tre minuti di intro tra improvvisazioni e arrampicate di synth: favolosa! Mentre, tra le versioni strumentali, restano impresse la quasi rockabilly corsa di chitarre elettriche di Shadowy Men On A Shadowt Planet e quella easy listening di Paul Mauriat, ma ce n'è anche una di Xavier Cougat!
Cercate "Bang Bang (my baby shot me down)" su SoulSeek e godete anche voi di questa incredibile varietà di frutti esotici!
Testo inglese cantato da Nancy Sinatra
I was five and he was six
We rode on horses made of sticks
He wore black and I wore white
He would always win the fight
Bang bang, he shot me down
Bang bang, I hit the ground
Bang bang, that awful sound
Bang bang, my baby shot me down.
Seasons came and changed the time
When I grew up, I called him mine
He would always laugh and say
"Remember when we used to play?"
Bang bang, I shot you down
Bang bang, you hit the ground
Bang bang, that awful sound
Bang bang, I used to shoot you down.
Music played, and people sang
Just for me, the church bells rang.
Now he's gone, I don't know why
And till this day, sometimes I cry
He didn't even say goodbye
He didn't take the time to lie.
Bang bang, he shot me down
Bang bang, I hit the ground
Bang bang, that awful sound
Bang bang, my baby shot me down...
Testo italiano cantato dall'Equipe 84
Avevamo cinque anni,
correvamo sui cavalli
io e lei contro agli indiani,
eravamo due cow boy
bang bang, di colpo lei,
bang bang, lei si voltò
bang bang, di colpo lei,
bang bang, a terra mi gettò.
Non si può fermare il tempo,
non si può mutare il vento
quindici anni aveva lei,
ricordo quando mi baciò
bang bang, di colpo lei,
bang bang, lei si voltò
bang bang, lei mi baciò,
bang bang, e a terra mi lasciò.
Sempre al mondo ci sarà,
chi quei colpi sparerà
Sempre al mondo ci sarà,
chi quei colpi sparerà
A vent'anni all'improvviso,
senza dir perché né dove
se ne andata lei mi ha ucciso
come fosse un colpo al cuor
bang bang, di colpo lei,
bang bang, lei si voltò
bang bang, lei se ne andò,
bang bang, e a terra mi lasciò.
Hit Parade Italia - Classifica Commentata del 7 Dicembre 1966 tratta brevemente anche del successo di questa canzone.
Finalmente, dopo 8 anni dalla sua uscita, mi sono deciso a rimetter mano a "Trash Music", e nelle ultime due settimane, l'ho letto e riletto, rimaneggiato e finalmente posso presentarvelo nuovamente - in formato elettronico, poiché la versione cartacea è andata esaurita da tempo - scevro da inesattezze ed errate attribuzioni.Questa è la versione riveduta e corretta, partendo dal testo originale, quello, cioè, non pubblicato dall'editore, e completo di tutte le sue schede: la versione stampata dalla Tunnel fu decurtata di alcune di esse per questioni di spazio, forse le meno interessanti, tuttavia ugualmente degne di apparire in questa versione "restaurata". Così il testo fu, spesso avvedutamente, corretto in alcune sue parti dall'editore, testo che ora ho abbondamente rimaneggiato, in taluni casi riscrivendo di sana pianta talune schede: le più inesatte o le più ingenue e puerili, risultando esse diverse e talvolta anche più "pungenti", di quanto lo fossero nella versione data alle stampe.
Edizione riveduta e corretta, dicevo, questa che vi metto a disposizione, ma non ampliata: il libro sarebbe da riscrivere di sana pianta, aggiungendo moltissimi dischi che, per dimenticanza o per scelta, erano stati lasciati fuori. Magari organizzandolo diversamente, per generi, e per capitoli "discorsivi", anziché per schede... Ma a quel punto non sarebbe pià "Trash Music".
Ho voluto invece far piazza pulita di tutti gli errori che erano presenti nel libro: "Trash Music" allora fu scritto in fretta, nel giro di un paio di mesi, senza alcuna documentazione a disposizione, e facendo forza soltanto sulla memoria storica mia, di amici e parenti. È già tanto che quanto ne sia uscito, di errori ne avesse ben pochi! Sistemati dunque svarioni e cantonate su attribuzioni, personaggi, autori, ecc, non garantisco tuttavia di essere riuscito ad epurare lo scritto da quei pochi errori grammaticali e di sintassi allora sfuggiti a vari controlli, o di non averne fatti di nuovi: l'ho letto e riletto, ma qualcosa può essermi tranquillamente scappato; pertanto, se ne trovate, siete cortesemente pregati di segnalarmeli, cosicché io possa sistemare il testo e presentarvelo nella sua forma più corretta: abastor@libero.it.
Dunque, "Trash Music" è disponibile in formato .pdf (Acrobat Reader) o .doc (MS Word), e lo potete scaricare dalla pagina Archivio del sito di Abastor, nella stessa pagina, potrete scaricare anche la copertina ad una buona risoluzione, sempre in formato .pdf.
Oppure, cliccate qui:
trashmusic.pdf
trashmusic.doc
trashmusiccover.pdf
Potreste avere delle difficoltà a downloadare i file da Altervista, per motivi che sinceramente ignoro, nel qual caso provate ad andare direttamente alla pagina Archivio. Se ancora non vi riuscisse di farlo, contattatemi con richiesta vi sia recapitato via e-mail.
In quest'estate ballerina, stagione che adoro, nonostante sia totalmente refrattario ad abbronzarmi, denudarmi al sole o recarmi in qualsivoglia località turistica a ingrassare furbacchioni pronti a spennarti ad ogni pie' sospinto, tra un quebab e una granita al caffé, con questo caldo africano, non può che venirmi in mente di ripescare da uno dei tanti scatoloni ricolmi di 45 giri che riempiono la mia camera, un singolo di Afric Simone che ha fatto epoca: "Ramaya".Il testo, del quale naturalmente non ci si capisce nulla essendo in qualche oscura lingua del continente africano, non ho la più pallida idea di che cosa tratti, tuttavia il ritornello "Ramaya Bokuko Ramaya abantu Ramaya" è entrato definitivamente a far parte del patrimonio genetico della nostra generazione... Non sarebbe ora di far chiarezza su questo momento oscuro della storia del XIX° Secolo?
Ramaya
Ramaya Bokuko Ramaya abantu Ramaya
Miranda tumbala Ho Ho Ho
Ramaya bokuko Ramaya abantu
Ramaya Mitumbala
Aricki Brr Mutuana Gipelile La la la la la la
Aricki Brr Kewana Gipelile La la la la la la
Aricki Brr Tatana Bitonga La la la la la la
Hey Jamboji Bara Bara
Hey jamboji Bara Bara
Mulangati Chilungati
Hey chira ba ba
Afric Simone Ramaya
(Barclay 1975)
L'Abastor Team è in questi giorni preda di un delirio orgiastico causato dal ritrovamento di una perla datata 1987: la compilation "Lupo Solitario" legata alla medesima trasmissione omonima di Antonio ricci e condotta del Gran Pavese Varietà (Patrizio Roversi, Syusy Blady, Vito, i Gemelli Ruggeri), Roland Topor, Gregory Corso, Eva Robin's, Wanna Marchi. Riguardo alla trasmissione, una pietra preziosa incastonata nello sterco generale rappresentato dalla emittente dalla quale veniva trasmessa (Italia1), che appartiene a un momento unico nella storia della Fininvest, durante il quale si realizzarono stranamente alcuni buoni show (bello anche "Zanzi Bar", con un'altra bella accozzaglia di comici intelligenti), riporto quanto scritto da Aldo Grasso nella sua "Enciclopedia della Televisione" (Garzanti, 1996): "Un'emittente televisiva collocata a bordo di un dirigibile pirata si inserisce nel sistema dei mass media per trasmettere immagini rubate da tutto il mondo: Roversi è il comandante «Lupo Solitario», Syusy Blady l'inviata che va a intervistare i portieri dei palazzi dove abitano personaggi famosi, Vito il tecnico e i Gemelli Ruggeri gli speaker di una improbabile televisione dell'Est (TeleCroda) gemellata con quella del Lupo. Dal dirigibile vengono proposte rubriche alternative: la cineteca di Disegni e Caviglia, uno spazio dedicato all'ufologia, la rassegna degli spot più strani della storia della pubblicità. Lo show, in onda per una sola stagione, propone anche immagini del celebre programma americano Saturday Night Live Show (con John Belushi) e dell'inglese Spitting Image, con i pupazzi-caricatura di famosi personaggi politici. La musica è a base di rock demenziale con gli Skiantos, Little Tonno, I Paprika.".
Nella compilation troviamo, accanto ai deliri di Patrizio Roversi, dove ritroviamo i tormentoni che ci martellano nelle tempie a tutt'oggi ("Bona Vespero" salutava sempre in esperanto, "A vè vè", ecc.), molte di quelle canzoni demenziali che vennero diffuse durante lo show. A parte i Figli di Bubba e la loro noiosetta "Lupy Solitary", il resto dell'album è un crescendo di meraviglie. Ci sono tanto per cominciare Elio e Le Storie Tese, con il loro anthem "John Holmes", e proprio a "Lupo Solitario" il merito di averli scoperti. Altri artisti rimasti sconosciuti o comunuqe presto dimenticati, regalano tuttavia un po' di divertimento: Little Tonno, con la sua malinconica "Non se più la mia fidanzata", L'Invasione degli Uomini Paprika con "Notti di Kiev" (brano sicuramente contaminato dalle radiazioni di Chernobyl, visto che parla di erotismo radioattivo), Paco D'Alcatraz con la sua assurdissima "Mutande" (rivisto in una puntata di "Cocktail D'Amore"), e infine i Panico Alla Scala con trascinante "Il Gambero" (un ritmato rocksteady di sapore molto 60's, la cui storia verte sull'abbandono del protagonista da parte della sua amata, che alterna parole in libertà assemblate con straordinaria inventiva, e che termina con il coretto "dal dentista ci van tutti aaaaaaaah"). Ma è soprattutto da parte del Gran Pavese Varietà che vengono le cose migliori. Vito ci regala una cover di "Bronzi di Riace" di Mino Reitano in versione rockettara, i Gemelli Ruggeri con la loro divertentissima "Sotto il cielo di Croda" ("quiii sotto il cielo di Croda, noleggiando una Skoda, non si fa mai la... fila!") e "Portofino" (lato A e lato B di un 45 giri che ho rinvenuto in una delle mie tante spedizioni presso mercatini dell'usato), Patrizio Roversi con i suoi intermezzi parlati, ma soprattutto Siusy (o Syusy?) Blady con le sue "Ninna Nanna Yeah", ma, soprattutto, con la sua adorabilissima cover in italiano di "Touch-a Touch-a Touch-a touch me" tratta dal Rocky Horror Picture Show, della quale voglio riportare l'intero testo.
Tocca Tocca Tocca Toccami
Io non capivo perché mi sentivo giùùù,
fino ad ora non l'avevo provato mai
credevo di esser grande,
di non averne bisogno
davvero è passato il tempo dei... turbamenti!
Ma ho capito che non è così,
mi piace il sesos e ne voglio di più.
Io non oppongo resistenza,
voglio superare la distanza,
dammi una mano per favore
sei il mio dottore!
Tocca tocca tocca toccami
voglio essere pooorca!
Prendi prendi prendi prendimi
io ne voglio di più!
Tocca tocca tocca toccami
voglio essere pooorca!
Prendi prendi prendi prendimi
io ne voglio di più!
Così le affinità si riscoprono,
se ci tocchiamo ci capiamo di più
e ora so che il puro sesso
mi può fare bene adesso,
dammi una mano per favore
sei il mio dottore!
Tocca tocca tocca toccami
voglio essere pooorca!
Prendi prendi prendi prendimi
io ne voglio di più!
Tocca tocca tocca toccami
voglio essere pooorca!
Prendi prendi prendi prendimi
io ne voglio di più!
AA.VV Lupo Solitario
(1987) LP
Nella compilation troviamo, accanto ai deliri di Patrizio Roversi, dove ritroviamo i tormentoni che ci martellano nelle tempie a tutt'oggi ("Bona Vespero" salutava sempre in esperanto, "A vè vè", ecc.), molte di quelle canzoni demenziali che vennero diffuse durante lo show. A parte i Figli di Bubba e la loro noiosetta "Lupy Solitary", il resto dell'album è un crescendo di meraviglie. Ci sono tanto per cominciare Elio e Le Storie Tese, con il loro anthem "John Holmes", e proprio a "Lupo Solitario" il merito di averli scoperti. Altri artisti rimasti sconosciuti o comunuqe presto dimenticati, regalano tuttavia un po' di divertimento: Little Tonno, con la sua malinconica "Non se più la mia fidanzata", L'Invasione degli Uomini Paprika con "Notti di Kiev" (brano sicuramente contaminato dalle radiazioni di Chernobyl, visto che parla di erotismo radioattivo), Paco D'Alcatraz con la sua assurdissima "Mutande" (rivisto in una puntata di "Cocktail D'Amore"), e infine i Panico Alla Scala con trascinante "Il Gambero" (un ritmato rocksteady di sapore molto 60's, la cui storia verte sull'abbandono del protagonista da parte della sua amata, che alterna parole in libertà assemblate con straordinaria inventiva, e che termina con il coretto "dal dentista ci van tutti aaaaaaaah"). Ma è soprattutto da parte del Gran Pavese Varietà che vengono le cose migliori. Vito ci regala una cover di "Bronzi di Riace" di Mino Reitano in versione rockettara, i Gemelli Ruggeri con la loro divertentissima "Sotto il cielo di Croda" ("quiii sotto il cielo di Croda, noleggiando una Skoda, non si fa mai la... fila!") e "Portofino" (lato A e lato B di un 45 giri che ho rinvenuto in una delle mie tante spedizioni presso mercatini dell'usato), Patrizio Roversi con i suoi intermezzi parlati, ma soprattutto Siusy (o Syusy?) Blady con le sue "Ninna Nanna Yeah", ma, soprattutto, con la sua adorabilissima cover in italiano di "Touch-a Touch-a Touch-a touch me" tratta dal Rocky Horror Picture Show, della quale voglio riportare l'intero testo.
Tocca Tocca Tocca Toccami
Io non capivo perché mi sentivo giùùù,
fino ad ora non l'avevo provato mai
credevo di esser grande,
di non averne bisogno
davvero è passato il tempo dei... turbamenti!
Ma ho capito che non è così,
mi piace il sesos e ne voglio di più.
Io non oppongo resistenza,
voglio superare la distanza,
dammi una mano per favore
sei il mio dottore!
Tocca tocca tocca toccami
voglio essere pooorca!
Prendi prendi prendi prendimi
io ne voglio di più!
Tocca tocca tocca toccami
voglio essere pooorca!
Prendi prendi prendi prendimi
io ne voglio di più!
Così le affinità si riscoprono,
se ci tocchiamo ci capiamo di più
e ora so che il puro sesso
mi può fare bene adesso,
dammi una mano per favore
sei il mio dottore!
Tocca tocca tocca toccami
voglio essere pooorca!
Prendi prendi prendi prendimi
io ne voglio di più!
Tocca tocca tocca toccami
voglio essere pooorca!
Prendi prendi prendi prendimi
io ne voglio di più!
AA.VV Lupo Solitario
(1987) LP






