Forse vi sembrerò fissato con il Rocky Horror Picture Show, ma questo cult movie è fondamentale. Mi sono spesso reso conto che difficilmente chi non apprezza il RHPS potrà apprezzare Abastor, e viceversa. In qualche modo gli spiriti che animano le due realtà, tra esse sicuramente ben differenti, hanno nature similari. L'amore per l'eccessivo, per il cheesy, la cultura di serie B, a basso costo, per i vecchi film di fantascienza e horror, e poi il camp, il kitsch e il rock'n'roll, sono comuni sia al Rocky Horror che ad Abastor.
Lo stesso si può dire anche per altri culti, ma in modo sensibilmente minore rispetto al capolavoro diretto da Jim Sharman e alle musiche scritte da Richard O'Brien. In qualche modo il RHPS è "IL" film che lega ogni abastoriano, anche se i gusti musicali, cinematografici, sub-culturali, tra i seguaci di Abastor possono essere i più disparati.
Personalmente ho conosciuto "IL" culto una notte di metà anni ottanta mentre "zappingavo" per le emittenti locali venete. Incappai in questa stramba amenità cinematografica, che mi colpì immediatamente per il suo erotismo di fondo, per i colori eccessivi, per i personaggi strampalati e per la musica: il giorno dopo ero già alla ricerca della colonna sonora, con in testa ben stampato il motivo "Touch-a touch-a touch-a touch me" (pochi anni dopo, come detto in un altro post, lo ripropose Siusy Blady in una incredibile versione italiana) e, impossessatomi dell'LP, cominciai ad adorarlo.
Nel '91 riuscii ad assistere ad una discreta versione teatrale, tuttavia rimane ancora nel mio scrigno dei desideri l'assistere a una proiezione cinematografica del RHPS con audience participation.
Ieri, recandomi a Pordenone a far visita al sexyssimo Señor Tonto, ho fatto andare nell'autoradio il CD "Anniversary Edition", acqustato quattro anni fa in occasione del 25° anniversario, canticchiandone buona parte dei brani contenuti. Il box è composto da due CD che ne racchiudono alcune versioni della colonna sonora, teatrali e alcune amenità. Il primo CD presenta brani tratti dalla colonna sonora originale, dalle versioni teatrali originali di Londra e Broadway, delle quali avevo tuttavia già conoscenza, possedendone da anni le stampe in vinile.
Ma è soprattutto il secondo CD che presenta le tracce più incredibilmente affascinanti e più golose per l'ascoltatore abastoriano. Qui infatti abbiamo:
-La versione teatrale dei cast neo-zelandese e australiano. Abbastanza "classiche" nella loro esecuzioni in inglese, tuttavia con qualche incongruenza nel testo rispetto a quelle originali.
-La versione teatrale del cast norvegese. Qui già si comincia a strafare: ovviamente il testo è stato tradotto in norvegese, e non ci si capisce una mazza, ma anche i cantanti scelti, abbottonati come pochi, hanno sfumature liriche, tanto da sembrare usciti da un'operetta della Belle Epoque!
-Brani tratti dall'"Audience Parti-ci-pation Album", già in possesso dell'Abastor Archivio.
-Ma è soprattutto la versione teatrale messicana, che mi fa andare fuori di testa. Il testo spagnolo suona a tratti davvero ridicolo, ma assolutamente affascinante, totalmente seducente, latinamente ammaliante!!! Il cantato è assolutamente zoppicante, incredibilmente sopra le righe, e a tratti anche vagamente stonato! Non ne riesco a cogliere l'intero testo tuttavia nel ritornello si intonano sicuramente queste parole: "Presentamo un relato bien extraño y muy pasado....", "El programa de esta noche de terror...". Vi assicuro, tutto ciò lo trovo semplicemente incantevole!
-Movie Trailer e Radio Commercial, i secondi con un Riff Raff suadentemente aggressivo, che ci invita ad andare a vedere il film, minacciando di venirci a prelevare a casa e prendendoci per la collottola fare di noi un nodo inumano. "...do you understand what I said?".
-Brani dalla colonna sonora di "Shock Treatment": il film non è davvero all'altezza del RHPS, tuttavia le musiche di Richard O'Brien sono egualmente incantevoli.
-Brani solisti di Tim Curry, non sono dei capolavori, ma vale ugualmente la pena ascoltarli.
-Brani solisti di Little Nell, e questi sono davvero deliziosi!
-Infine una strambissima versione del "Time Warp" eseguita da una furibonda banda di orchestranti, che sembra quella del Villaggio del Prigioniero!
Insomma, signori, questo CD, ci mostra uno scorcio su un mondo tutto da scoprire: quello delle più incredbili e bizzarre versioni del Rocky Horror Show!
But now, I've tasted the blood and I want more!
Pop Pop PopeyeNel 1976, il demone della genialità colpì Ricky Gianco, gli venne così in mente di imbastire un progetto, incentrato sulla figura di Braccio di Ferro, il forzuto muscoloso marinaio mangia spinaci, nato nel 1928 come testimonial della verdura inscatolata, facendo perno sulla credenza (per altro clamorosamente sbagliata!) che gli spinaci contengano una eccezionale quantità di ferro.
Ricky Gianco produrrà così due concept album, Braccio di Ferro e Quel rissoso, irascibile, carissimo Braccio di Ferro, seguiti da alcuni singoli, nei quali interpreta egli stesso la voce del marinaio tatuato. Le canzoni sono un susseguirsi di rime non sense scivolose e divertenti al tempo stesso, e tutti i brani contenuti nel primo LP (non possiedo con mio grande rammarico il secondo, del quale vengo per altro a sapere soltanto adesso: avere realizzato una cosa simile mi sembrava già un qualcosa di eccezionale, ma con due si rasenta il puro genio) meriterebbero di essere ricordati. Ma ricordo con particolare affetto la hit Pop Pop Popeye contenuta in un 7" che porta sul retro il brano Il mare (facente parte di una trilogia contenuta nel primo dei due LP, in trio con La luna e Il sole), singolo che mi fu regalato per un compleanno (l'ottavo o il nono).
La musichetta è sorretta da un tiepido ma incalzante refrain di stampo quasi doo-wop, nel quale Ricky Gianco sfoggia alcune perle di rara bellezza: epiche esclamazioni di retorica combattente come "Olivia tu mi piaci quasi quanto gli spinaci" potrebbero essere dipinte sui muri delle case e venire insegnati a memoria ai bambini nelle scuole.
Un plauso a Ricky Gianco e alla sua idea balzana!

Pop pop Popeye

(Coro)
Pop pop pop pop pop pop Popeye
Pop pop pop pop pop pop Popeye
Pop pop pop pop pop pop Popeye
Pop pop pop pop pop pop Popeye

(Braccio di Ferro)
Shibidibidà!
Occhio al muscolo!

Sono un uomo molto raro
il mio pugno è uno sparo
sono di poche parole
e cammino sulle suole
sono un uomo poco paziente
spacco i deinti come niente
ma chi sono lo sai tu tu tu tu tu

(Coro)
Pop pop pop pop pop pop Popeye
Pop pop pop pop pop pop Popeye
Pop pop pop pop pop pop Popeye
Pop pop pop pop pop pop Popeye

(Braccio di Ferro)
Sono Braccio di Ferro
su venite sul mio battello
e vedrete che le mie ferie
più chea ltro son putiferie
Shibidibidà!

(Olivia)
Aiutooooooooooooo

(Braqccio di Ferro)
Eccomi!
Sono Braccio di Ferro
Shibidibidà!

Cara Olivia tu mi piaci
quasi come gli spinaci
niente pipe della pace
la mia pipa sa di pece
ho la forza di un tornado
prima picchio, dopo chiedo
Ma chi sono lo sai tu tu tu tu tu

(Coro)
Pop pop pop pop pop pop Popeye
Pop pop pop pop pop pop Popeye
Pop pop pop pop pop pop Popeye
Pop pop pop pop pop pop Popeye

(Braccio di Ferro)
Shibidibidà...

(Olivia)
Aiutooooooooooooo

(Braccio di Ferro)
Sono Braccio di Ferro
Eccomi, arrivo!
Spinaci a volontà!
Shibidibidà!

(Coro)
Pop pop pop pop pop pop Popeye
Pop pop pop pop pop pop Popeye
Pop pop pop pop pop pop Popeye
Pop pop pop pop pop pop Popeye
Il "camp" è tuttociò che, culturalmente attinente al clima intellettuale omosex, esalta l'estremizzazione dell'essere donna, in modo elegante, raffinato e superiore, a volte altezzoso... Al contrario di quel che vorrebbero i luoghi comuni, la cultura gay non è incentrata sul culto dell'uomo (fatta eccezione per l'iconografia maschiaccia a là Tom Of Finland o a là Village People, ma qui si tratta di puro erotismo ormonale), quanto più sul culto di una femminilità esagerata, nella quale in qualche modo identificarsi.
Sono così notoriamente camp Mina, Patty Pravo, le dive hollywoodiane anni '40: Rita Hayworth, Greta Garbo, Marlene Dietrich, Joan Crawford... tutte "superdonne", spesso fredde e austere e in odore quantomeno di bisessualità. Judy Garland, poi, è l'identificazione fisica del camp americano: il "gay pride" nasce il giorno della sua scomparsa, e da lei prendono forma modi di dire, citazioni, topoi omo: "amici di Dorothy", locuzione che fa chiaramente riferimento ai tre freak de "Il mago di Oz", è un modo per definire gli omosessuali.
Anche alcuni atteggiamenti da "femme fatale", modi di relazionarsi con il mondo maschile si possono propriamente definire "camp": diviene così "camp" la bella biondona che fa strage di cuori e spara a raffica aforismi cult per sedurre l'uomo: "Hai fame? Certo che hai fame... tutti i giovani hanno fame...", è tratto da uno stupidissimo film "on the road" americano con biondona ossigenata e maschio rude e selvaggio che solca l'America a cavallo del suo chopper (non chiedetemene il titolo: non sono riuscito a sapere di che pellicola si trattasse), ma può tranquillamente essere immediatamente assorbito come stile camp.
E, sempre a proposito di bionde seducenti con codazzo di maschi in esplosione ormonale, Marilyn Monroe, è un altro classico esempio di camp... E voi che credevate di figurare tanto come maschiacci etero per il vostro poster di Marilyn appeso in salotto!
Nella compilation "Il ruggito del coniglio", contenente le migliori scoperte discografiche tratte dalla trasmissione omonima (in essa figurano anche altri culti abastoriani come Luca D'Ammonio e la sua "Ragazzina" o Timothy e Sara "Tre in amore"), figura una splendida canzone, smaccatamente camp, che non posso fare a meno di immaginare mimata in lipsynch da un travestito in un night di Soho... si tratta di "Io voglio un uomo, uomo" di una anonima Tina. Non sono riuscito a rinvenire infatti alcuna informazione né alcuna immagine di costei: non so immaginare chi possa essere, anche se posso formulare l'ipotesi trattarsi di cantante straniera, forse francese, per il suo strano accento vagamente a là Vartan.
Tina "urla" il suo disperato richiamo di caccia: cerca un maschio, ma un maschio vero, rude, macho, che la maltratti "un poco"... una sorta di Stanley Kowalski all'amatriciana, duro e selvaggio, che beve whisky J&B ma ama la sua donna, guarda "le altre donne per la strada", ma solo per farla ingelosire: insomma, un dispensatore di coccole e schiaffi.
Vi voglio così riportare il testo di questo sommo capolavoro per intenditori, ma cerco anche notizie ed ulteriori tracce viniliche di questa autrice e degli autori della canzone (che ci sia lo zampino di Paolo Limiti?).

Io voglio un uomo, uomo.

Io voglio un uomo, uomo
che mi maltratti un poco
che mi dica le bugie più inverosimili
e pretenda che gli creda

Un uomo che mi ami
facendomi soffrire
che si giri per guardare le altre donne
e mi faccia ingelosire

Io voglio un uomo, uomo
perché son donna, donna...

Voglio un uomo che mi sappia dominare
che non abbia mai paura
che non passi con gli amici le serate nei caffé
ma le passi con me!

Un uomo che mi ami
facendomi soffrire
che si giri per guardare le altre donne
e mi faccia ingelosire

Io voglio un uomo, uomo
perché son donna, donna...

Voglio un uomo che mi sappia dominare
che non abbia mai paura
che non passi con gli amici le serate nei caffé
ma le passi con me!


Trovare lavoro di questi tempi è diventata impresa sempre più ardua, lo sappiamo bene un po' tutti, a meno che non si abbiano tre lauree in ingegneria, cinque master e uno zio al ministero, e si faccia domanda per un posto di idraulico. Conservare il lavoro una volta trovato, poi, è ormai divenuta una utopia, anche quando non si è sottoposti a un contratto a tempo determinato, la mannaia del licenziamento/mobilità/disoccupazione incombe su di noi come spada di Damocle (The sword of Damocles is hanging over my head...). Ma che oltre a tutto questo si aggiunga il fatto che per lavorare bisogni anche impararsi una carrellata di termini totalmente cretini diventa davvero intollerabile.
Il sig. Donadello, evidentemente, quei termini da "new-sodomy-economy" non se li è voluti o potuti apprendere e così eccolo a doversela sbrigare, durante un colloquio di lavoro, con un manager, anzi un "fund-raiser", che lo sottopone a un'interrogatorio assolutamente demenziale, nel quale si menzionano "attività core", "mission", "project manager" e altre amenità che permangono tuttora nel più oscuro mistero...
Sto parlando di un mp3 che gira in rete da un po' di mesi e che, seppure non gode del successo avuto da Barcaro (reale registrazione di una segreteria telefonica di una ditta veneta), è altrettanto spassoso. Non si tratta in questo caso, però, di una situazione reale: probabilmente è uno sketch di qualche gruppo comico locale, al livello di Risi & Bisi o di Carlo e Giorgio, ma ugualmente riflette una allucinante tendenza del mondo del lavoro: ho veduto coi miei occhi contratti infarciti di termini del genere di quelli che riempiono la bocca del manager della nostra storia.
Un tempo andava di moda offrire lavoro senza specificare di che cosa si trattasse: potevi star certo che era una fregatura. Oggi, evidentemente, si è riusciti a bypassare il filtro razionale delle vittime: te lo dicono, ma tu non lo capisci ugualmente.
Il testo riportato di seguito l'ho trascritto direttamente dal file audio in mio possesso. Le parti sono alternativamente quelle di Guglielmi, colui che offre lavoro, e quelle di Donadello, l'aspirante al posto di... mah! La storia finisce senza che si capisca neppure quale fosse il lavoro offerto dalla ditta!
I termini anglosassoni sono trascritti come li ho interpretati secondo la pronuncia. Non sono sicuro siano tutti corretti, né so il significato della maggior parte di essi, tanto che "fund raiser" me lo immagino come una sorta di suplizziante alla "hell raiser"...

Colloquio di lavoro

(toc toc)
  • Sì, avanti...
  • Bongiorno... eh, bongiorno. Eh... Donadello. Son vegnù qua per el colloquio che ho letto l'annuncio...
  • Sì, si accomodi, grazie.
    (rivolto alla segretaria) Mi guarda un attimino le termini, ultimi di consegna...? Grazie.
    (rivolto a Donadello) Allora Donadello io sono Guglielmi il fund-raiser della società.
  • Cossa elo? Eh... Donadello, bongiorno...
  • Noi come azienza ci occupiamo di area didattica, master, workshop e orientamento e stage, con degli uffici anche progettuali non solamente nel nostro territorio e naturalmente facciamo parte del fund-raising Italia, nell'area editoriale e nell'area CSR del corporate social responsability.
  • 'Desso non go mia seguido ben parché me se 'a spaca' la tv e allora non son mia agiornado su ste cose... comunque no so... cossa volo che faxemo?
  • Soprattutto attività core, cioè formazione empowerment. Capace di bulding e networking?
  • Eh... no ho capi'... cioè no so, la sappa, la baila?
  • Naturalmente questo per garantire alle classi dirigenti una situazione non-profit e profit, perché naturalmente i destinatari principali non sono solamente i dirigenti ma anche i loro operatori.
  • Sì, va ben, go capio, ma desso par quanto riguarda el lavoro, cossa femo?
  • Potremmo spostarci al livello nazionale ed internazionale attraverso la formazione e l'implementazione delle competenze di progettazione strategico-operative e anche manageriali.
  • No go capìo un casson! Gh'è da far qualcossa, cossa se fa?
  • Le presenterò tra poco anche il nostro project manager dei servizi della formazione a livello progetti della cooperativa così si può anche rendere qual è lo sviluppo di web manager, manager dell'organizzazione no-profit e manager dell'ONG, cioè responsabile marketing e comunicazione e naturalmente il fund-raising.
  • No go capìo un cazzo! Cossa dixeo?!
  • Senta Donadello, il ruolo dell'euro progettista oggi, come lo vede?
  • L'euro progettista?! Cossa eo?!
  • All'interno dell'azienda, preferisce costruire le azioni paternariati di valori, affidabilità o creatività?
  • No so: lavorar! Lavorar! Ghe xe lavoro.... cossa eo?! Dio c...! Madonna...!
  • Comunicazione e campaging...
  • Chemp...? Le campane, del paese?
  • Comunque strutturato sempre in una membership.
  • La memberscip'?! Cossa 'e? El membro, l'uxel?
  • E chiaramente il networking...
  • Uorching?! Ma come cazzo parlito?!
  • Lei sicuramente conoscerà la mission?
  • La miscion?! Semo in guera?! Odio! Non go gnanca vardà el TG1 ogg! Porca madosca... cossa è successo?!
  • Signor Donadello lei non mi sembra molto convinto di questo lavoro...
  • Ma quale lavoro porco dio?!?!
  • Le ho appena detto: master, workshop, orientamento e stage nell'area didattica, fund-raising Italia...
  • Ma va dar via el cul, imbecille, ti e le campane!!!
  • (Donadello sbatte la porta e se ne va)

    Una curiosità: a seconda di chi ascolta questo pezzo, si ride o del "fund-raiser" o di Donadello. Non so se l'intento dello sketch sia quello di sfottere il predominante abuso di tali termini o quello di parodiare il veneto contadin 'gnorante, presumo un po' entrambi, e mostrare al contempo le contraddizioni della nostra società divisa tra esasperata innovazione manageriale del lavoro e realtà quotidiana.
    Tuttavia a me diverte soprattutto lo sfottò nei confronti di un mondo che usa un linguaggio sempre più delirante da iniziati all'ultimo livello del workshop-stage-area didattica... voglio dire: i nostri nonni erano contadini e artigiani, mentre noi in quale cavolo di realtà alternativa siamo incappati?
    Charles & Adolf

    Scusate, non sono solito postare solo per segnalare links, ma questo è veramente straordinario: una collezione di riviste weirde davvero da invidiare: BAD MAGS
    Tom Of FinlandSono già tre mesi che, su suggerimento del Señor Tonto, ho inserito in Abastor Daily il counter ShinyStat attraverso il quale è possibile monitorare, oltre a quanti utenti visitano il blog, anche quali browser, sistemi operativi, risoluzioni monitor sono utilizzati, e da quale siti, motori di ricerca, ma soprattutto con quali chiavi di ricerca arrivano su Abastor Daily.
    E qui le cose si fanno più che mai interessanti, perché, oltre alle ovvie chiavi di ricerca riguardanti i titoli delle canzoni o i nomi dei personaggi di cui si parla, ve ne sono anche alcune davvero di sorprendenti.
    Certo, nelle statistiche di Abastor Daily non appare "foto agghiaccianti incidenti", che invece può vantare il Señor Tonto, tuttavia, tra le più bizzarre, possiamo elencare al nostro attivo:
    -perfidia femminile
    -test incestuosi
    -nicoletta paciaroni nuda (pervertiti!)
    -fisiognomica unghie
    -mogliano veneto sesso
    -din don amore
    -frullatore daily
    -pamela tiffin nuda
    -riviste moda gothic dark (???)
    -serenase tavor 2.5
    -syncro drive clutch chile
    Invece, a colui che va cercando marinai nudi, beh, non posso far altro che consigliare di provare nel sito di Tom Of Finland...
    Io vado sul fioreMa c'avete il chiodo fisso del sesso voi, eh... che cosa andate a pensare?! Vabbeh... "Io vado sul fiore... vieni anche tu...", che per di più te la sbatte in copertina, una bella farfallona rosa, potrà sembrare anche allusiva, ma si tratta solamente del carosello della Graziella Flor Carnielli!!! Ma siete proprio maliziosi...
    Repertone questo disco con il gingle della bicicletta cult degli anni '70 che aveva la caratteristica di essere tascabile, grazie alla possibilità di venir piegata in due e perciò facilmente trasportata nel portabagagli di una 500... vabbeh, non esageriamo dai, nel bagagliaio della 500, al massimo, ci entrava la bicicletta della Barbie! Ma questo era l'unico vantaggio che presentava, poiché pedalarla per un tragitto più lungo di quello che separa il soggiorno dal salotto, corrispondeva pressapoco a percorrere l'autostrada Milano-Roma con la seconda marcia innestata: eguagliava, grossomodo, il rapporto di una mountain-bike in ripida salita, il che significa, praticamente, pedalare a vuoto.
    Beh, lo confesso, inutile negare, ho fotografie che mi inchiodano: anch'io ho posseduto una graziella da bambino. E credo sia la medesima bicicletta che, guidata da un mio compagno di giochi, mi procurò una vistosa cicatrice sul ginocchio sinistro che tutt'ora mi segna la gamba. Eroici sfregi giovanili!
    Sconfitta dall'avvento delle "bici cross" (ve le ricordate?), prima, e dalle mountan bike, poi, gli ultimi esemplari di Graziella in circolazione sono stati pesantemente modificati dall'intervento di spray, scotch e fiamma ossidrica, per mano di ragazzini in vena di sperimentazioni... Eh... si comincia sempre così, e si finisce a modificare i Ciao Piaggio!
    Inoltre, la cerniera che univa la Graziella, permetteva di inventarsi nuove specialità olimpiche: correre con la chiusura della bici aperta, esibendosi in funamboliche acrobazie che terminavano immancabilmente con la sbucciatura di qualche ginocchio.
    La canzone contenuta nel microsolco vinilico orgogliosamente in nostro possesso, racchiude una delle più classiche melodie pubblicitarie anni '70. Pubblicato dalla Fonit-Cetra, qui travestitasi da Cricket (Fonit-Cetra pubblicava tutte le sigle Rai degli anni '70), scritto da Caldana - Ruggiero, il pezzo non ha il contributo inventivo della felice mano di Romano Bertola, autentico genio creativo della pubblicità italiana anni '60 - '70, tuttavia si lascia amare nonostante la sua banalità. La musichetta dai vaghi toni exotici, rielaborati in versione poppeggiante, sostiene un testo assai esile: "Vado sul fiore, viemi anche tu..." ci suggerisce un consumato piacione, dalla voce troppo ammiccante per non risultare antipatica, "Sì, sì, sull'erba, sui prati in città, vieni anche tu in Graziella Flor!", risponde il coro con un irragionevole, irrazionale e irreale entusiasmo da "Amazing Discoveries" (trasmissione americana votata alle telepromozioni caciarose).
    E così, in vista di gite domenicali a spasso per la campagna con la nostra Graziella Flor, colazione al sacco e proferendo improperi con le mani luride, a causa della catena della bicicletta che cade di continuo, godiamoci questo allegro motivetto solare.
    Sul retro della copertina, nell'immagine del riquadro in alto a destra, un classico della pubblicità di tutti i tempi: lui a cavallo della sua scintillante Graziella Flor, appoggiato ad un paracarro, ammicca ad una bella in bicicletta con la quale, ehm... vorrebbe "andare sul fiore"! La morale è sempre quella: fai merenda con Graziella!

    P.S.
    Spiacente non potervi fornire notizie più approfondite in merito a questo carosello, ma nel fondamentale tomo "Il Grande Libro di Carosello" di Marco Giusti, non ho trovato menzione alcuna dello spot da cui fu tratto questo disco.
    Forse non ve ne sarete neppure accorti... ma il template di Abastor Daily ha fatto dei salti di qualità notevole negli ultimi tempi! Infatti, seppure l'aspetto, il layout grafico, appaia di poco modificato, se non tale e quale al precedente, in realtà esso è stato rifatto di sana pianta (e questo ne giustifica la successione di numerini riferito alle versioni, in fondo alla pagina). Ed è infatti interamente costruito separando layout grafico e contenuti, attraverso i css (fogli di stile), rispetto alla versione 2 e alla versione 3, che ancora ricorrevano alle tabelle per la struttura del blog.
    "E che me ne viene a me?", sarete portati a ribattere. Innanzitutto ve ne viene che la pagina è molto più leggera da caricare (ho eliminato anche tutti i titoli in gif, rimpiazzandoli con testo). E poi, grazie ai fogli di stile, mi è possibile gestire altre cosucce utili e sfiziose, quali ad esempio definire la stampa: provate a fare un anteprima di stampa col vostro browser (premere "P" per chi usa Opera) , se avete un browser recente (e decente, cosa che non si può certamente dire di Explorer per Windows), dovreste vedere il testo dei post a piena pagina, senza le tabelle dei menu, né il logo della pagina o altre cosucce che fanno parte dell'aspetto grafico dedicato alla sua visualizzazione su monitor.
    Contenti? Io no. E il perché ve lo spiego subito. I css funzionano meravigliosamente, offrono infinite possibilità di sviluppo e accessibilità, eccetera eccetera, fin tanto che non avete a che fare con Explorer per Windows! Explorer è infatti il browser che peggio supporta i fogli di stile, quando, addirittura, non ne supporta affatto alcune funzioni secondarie, o mal ne supporta dimensioni e altre definizioni! Per farvi un esempio ho dovuto rinunciare all'uso del corsivo, poiché Explorer, trovandosi in presenza di testo formattato in "italic", aggiunge arbitrariamente un paio di pixel al box che lo contiene e, nel caso del templete in questione, spagina la struttura, facendo finire la colonna di sinistra sotto a quella centrale!
    Ma, e questa è la cosa più assurda e sconvolgente, Explorer è anche il browser più diffuso. Explorer 5 e 6 occupano infatti tra il'80% e il 90% dell'utilizzo, mentre la restante piccola percentuale è divisa tra Mozilla e Opera, che, invece, sono i due browser che meglio supportano i fogli di stile.
    A questo punto sorge spontanea la domanda: ma che cavolo ci fate ancora tutti con quella bestiaccia malefica di Explorer?!

    Eccovi dunque alcune alternative valide, che vi esorto ad adottare.
    Mozilla Il pacchetto comprende anche client di posta, newsgroup e se non erro editor html
    Mozilla Firefox Browser leggero e funzionante benissimo, anche meglio di Mozilla che io non amo particolarmente
    Avant Browser Se siete abituati ad Explorer e fate fatica ad adattarvi ad altri browser allora questo fa per voi, ma, oltre a funzionare meglio, ha anche un sacco di funzioni in più.
    Netscape Come Mozilla completo di client posta, newsgroup, ecc. Ma sinceramente è il browser che mi è piaciuto meno tra tutti quelli che ho provato.
    Amaya Editor/browser del W3C, il consorzio preposto a standardizzare l'html.
    Opera Che io trovo particolarmente funzionale, pratico e completo e dotato soprattutto di un sacco di utilissime funzioni che altri browser non supportano (per dirne una: il resume dei download interrotti), senza contare che è il browser più veloce e il primo che abbia dato la possibilità di bloccare i pop-up non richiesti, anch'esso fornito completo di client di posta, newsgroup, ecc.Opera però è a pagamento oppure... vedete un po' voi.
    E se ancora mi state usando quella bestiaccia malefica di Outlook Express, questa è l'occasione per mollarlo. In alternativa lo potete sostituire con Eudora (versione free con banner o a pagamento).
    Un buon client usenet (newsgroup) è infine Agent, anch'esso disponibile nelle versioni free e a pagamento.
    Allora, che fate? Lo mollate quello stramaledetto Explorer una buona volta?

    Il probo e retto abastoriano non usa né Explorer né Outlook.
    Il catalogo Euronova è da sempre un baluardo dei più alti valori morali nei momenti di incertezza. Durante la Guerra Fredda, l'unica sicurezza inamovibile contro la paura della bomba e delle scorie radiattive provenienti da Chernobyl e da Three Miles Island, era il catalogo Euronova. Dopo il crollo del muro e delle ideologie, il catalogo Euronova rimaneva fermo e impassibile al suo posto. Sono passati gli anni, si inventano nuove minacce per l'umanità, ma il catalogo Euronova è sempre lì, a confortarci e rassicurarci coi suoi prodotti raffinati e sensibili.
    Gli Introvabili EuronovaLo ammetto: in un momento di sconforto avevo perduto la fede. Non trovando più nel catalogo gli storici gadgets che l'avevano fatto grande, avevo cominciato a disperare e temere l'avvento di periodi terribili, l'arrivo dei nuovi barbari e il crollo della civiltà così come la conosciamo. Ma quando, quest'inverno, nel catalogo natalizio de "Gli Introvabili Euronova" è riapparso il putto piscia-whisky, si è accesa nuovamente la speranza! Non tutto è perduto dunque! L'Apocalisse, il crollo della Civiltà Occidentale, l'avvento della Bestia 666, Emilio Fede ed altre calamità non ci spaventano più! Se nel catalogo Euronova è tornato questo emblema della rinascita e del rinnovamento, del benessere e della felicità, del lieto circondarsi di cianfrusaglie inutili, che destano in noi la meraviglia del selvaggio davanti all'oggetto moderno recatogli dall'esploratore in sahariana ed elmetto, allora non tutto è perduto. C'è ancora speranza per l'umanità!
    Il nuovo catalogo Giugno 2004, non reca con sé altrettante meraviglie della tecnologia, quali sono quelle che appaiono soltanto durante il periodo natalizio per rendere lieti e pieni d'amore i pacco dono sotto l'albero, ma ha ugualmente alcune piccole gemme di delicata fattura, quali possono essere:
    - Frigorifero portatile che all'occorrenza si trasforma in pratico scaldavivande (lo alimentate con la presa dell'accendi sigari). Ci stanno dentro sei lattine ed è nato per utilizzarlo in automobile.
    Tortiera speciale- Tortiera Speciale. Una tortiera per creare torte a più piani! Ma la cosa più straordinaria è che... l'hanno copiato dal cappellino dei Devo!!! Merita che ve ne riporti l'illustrazione.
    -Mollettone copri-tavolo verde. Un tempo veniva venduto come panno verde per creare una bisca clandestina nella cucina del proprio appartamento. I tempi cambiano. Non c'è più socialità. Non c'è più religione. Non c'è più la mezza stagione. Si stava meglio quando si stava peggio, ecc. ecc. Ma i mollettoni verdi rimangono invenduti. Ricicliamoli come proteggi-tavolo.
    -Portafiori dal design originale. Vaso da fiori a forma di cornucopia. Ogni altra parola è superflua.
    -Set pettini "Zig-Zag". Per creare righe a zig-zag. Irrinunciabile.
    -Set 10 adesivi sostieni seno. Una pietra miliare del catalogo Euronova: se volete convertirvi al nude-look, ma necessitate di sostenere un seno "insostenibile", questi adesivi sorreggeranno le vostre mammelle lasciandone scoperta una buona parte, così che sembra non indossiate il reggiseno. Geniale.
    -Portarotoli per carta igienica con radio FM incorporata!!! Signori! Questo è un tocco di classe. Per altro modernissima: in plastica grigio-metallo, come ormai fanno tutti i televisori, hi-fi, videoregistratori e DVD. Io odio questo colore. Dov'è finito quell'elegante nero che si usava fino a qualche anno fa per tali strumenti?!
    -"Un scelta raffinata per un bagno elegante", già nella descrizione preannuncia un oggetto abastorianissimo: copri tavoletta del cesso ricamata con fiorellini, fiocchetto e volant... Solo per un pubblico raffinato e sensibile. Disponibile in quattro colori.
    -Per un trucco perfetto: occhiali ingranditori con lenti mobili che consentono di truccarsi usando una lente per volta. Altro sorprendente classico del catalogo Euronova... Ma avete mai provato a truccarvi quando siete ciecate come una talpa? Impossibile...
    -E per il giardino, un tocco di buon gusto, che vi distingua per la vostra classe: gnomo annaffiatore, uccellino canterino che cinguetta quando gli si passa davanti, l'uccellino termometro con rastrellino: utile e decorativo, colonnina con i puttini porta fiori o abbeveratoio per volatili...
    Che ci importa se l'economia va a pezzi, se non si trova lavoro, se i prezzi salgono e gli stipendi scendono? Noi c'abbiamo il catalogo "Gli Introvabili Euronova" e finché continuerà ad arrivare nelle nostre cassette della posta, la speranza potrà sopravvivere!

    www.euronova-italia.it
    Pippo non lo saRita Pavone è una autentica icona del rock italiano (altro che Vasco Rossi - personaggio inutile che da più di due decenni continua ad ammorbare l'industria discografica con le sue insopportabili canzonette biascicate), che Abastor ha finora ingiustamente sottovalutato. Non ho mai ben seguito biografia, discografia e cinematografia della rockstar torinese, e nell'Archivio Abastor si contano soltanto due suoi 45 giri: l'ultimo reperito nel solito giro dell'usato (che chi non frequenta almeno occasionalmente, non può considerarsi un vero abastoriano!) in tempi recenti.
    Si tratta di un 7" recante sul lato A la superlativa "Pippo non lo sa" sigla della trasmissione (televisiva, d'obbligo specificarlo, dato che allora uscivano in vinile anche le sigle radiofoniche, tale era ancora la loro popolarità) "Chissà chi lo sa?" - programma cult per ragazzi, andato in onda per ben 13 edizioni consecutive a partire dal 1961, condotto da Febo Conti e diretto da Cino Tortorella, che vedeva affrontarsi su domande e indovinelli due squadre di sette ragazzi... e noi siamo ridotti con un attempato Mike Bongiorno e il suo "Genius"? Ma per piacere.... Stranamente, però, non ho ricordi di questa trasmissione, seppure nel '74 dovevo aver già il televisore, tanto che ricordo altri programmi usciti in quel periodo... vabbeh.
    Un due treSul lato B del disco, invece, troviamo il brano "Un, due, tre (se marci insieme a me)", dalla colonna sonora del film La Feldmarescialla, e che ritrae in copetina, Rita Pavone in divisa da ufficiale della Wermacht! La "cantora" di raffinate rime ci regala così uno degli intramontabili capolavori del '900, che non può mancare nella discografia di ogni appassionato cultore di vera musica alternativa.
    Coincidenza poi vuole che "La Feldmarescialla" sia stato trasmesso notte tempo pochi giorni fa su Rete 4, dandoci l'occasione di rivedere un capolavoro cinematografico italiano misconosciuto. Diretto nel 1967 da Steno e scritto da Castellano e Pipolo, il film è un divertentissimo musicarello comico sullo sfondo della Seconda Guerra Mondiale, nel quale i germanici ex-alleati fanno più ridere che paura, gli americani fanno la figura degli idioti e il tutto è deliziosamente contornato dalle canzoni della Pavone. Un piccolo gioiello che merita il titolo di cult.
    La Feldmarescialla Qui Rita (Rita Pavone) gestisce la trattoria di un paesello della Toscana occupata dai nazisti (se non erro dovremmo essere nel 1944), poco distante dalla Linea Gotica, ed intrattiene i suoi ospiti cantando e suonando la chitarra ("Pippo non lo sa" è tra le sue hit). Un paracadutista americano in missione, il maggiore Peter Hawkin (Jess Hahn), un mastodontico golosone dall'aria buffa, che si preoccupa più di riempirsi la panza che di compiere la sua missione, si traveste da frate cappuccino e, data la sua voracità, viene dal priore del convento mandato da Rita, poiché i frugali pasti dei religiosi non possono quietare la fame dell'americano. Nella trattoria di Rita, è ospitato anche uno studioso, il prof. Giuliano Fineschi (Terence Hill), che ha inventato un razzo in grado di provocare dal nulla un temporale. L'invenzione viene subito notata dal maggiore delle SS Kurt von Baum (Aroldo Tieri), che, per motivi strategici, se ne vuole impadronire; manda a recuperare razzi e inventore il capitano Hans Vogel (uno straordinario Francis Blanche, in grado, da solo, di reggere l'intera struttura comica della pellicola) assistito dal suo aiutante (Michel Modo). Tra frizzi e lazzi, Rita, il maggiore Hawkin e il prof. Fineschi si danno alla macchia, tentando di raggiungere le linee americane, e, per mimetizzarsi, finiranno per travestirsi anche da ufficiali tedeschi facendo cantare e ballare la truppa! Esilarante, oltre a Blanche perseguitato dalla sfortuna e dal prepotente ufficiale delle SS, lo stesso Aroldo Tieri, le cui Mercedez ("MerZeTeZ"), appena uscite di fabbrica e delle quali una regalatagli niente meno che da Himmler, finiranno irrimediabilmente distrutte. Immancabile cameo anche per Teddy Reno, qui nella parte del prete toscano, sua ultima apparizione cinematografica.
    Finale ye-ye con classico complessino beat nel quale Francis Blanche e Michel Modo suonano rispettivamente tastiera e batteria!

    Pippo non lo sa
    di Kramer - Sartelli - Panzeri

    E Pippo Pippo nono lo sa
    che quando passa ride tutta la città
    e le sartine dalle vetrine
    gli fan mille mossettine

    ma lui con grande serietà
    saluta tutti fa un inchino e se ne va
    si crede bello come un Apollo
    e saltella come un pollo

    e Pippo Pippo nono lo sa
    che quando passa ride tutta la città
    e le sartine dalle vetrine
    gli fan mille mossettine

    ma lui con grande serietà
    saluta tutti fa un inchino e se ne va
    si crede bello come un Apollo
    e saltella come un pollo

    sopra il cappotto
    porta la giacca
    e sopra il gilet la camicia
    sopra le scarpe porta le calze
    non ha un botton
    e con le stringhe tiene su i calzon

    ma Pippo Pippo non lo sa
    e serio serio se ne va per la città
    si crede bello come un Apollo
    e saltella come un pollo

    ma Pippo Pippo non lo sa
    e serio serio se ne va per la città
    si crede bello come un Apollo
    e saltella come un pollo

    ma Pippo Pippo non lo sa
    che quando passa ride tutta la città
    e le sartine dalle vetrine
    gli fan mille mossettine

    sopra il cappotto
    porta la giacca
    e sopra il gilet la camicia
    sopra le scarpe porta le calze
    non ha un botton
    e con le stringhe tiene su i calzon

    ma lui con grande serietà
    saluta tutti fa un inchino e se ne va
    si crede bello come un Apollo
    e saltella come un pollo.