Nello scusarmi per l'assenza da questa pagina, vi annuncio che nel frattempo si è aggiunto, alla famiglia di Abastor, un nuovo sito: una pagina tributo dedicata all'immenso Riz Samaritano, agutore di tante gangster song tra il grottesco e il macabro, come "Tango assassino", "Tanco dell'evaso", "I cornuti", "Pier lo sparvier", ma soprattutto "Cadavere Spaziale", fantasmagorica canzone coverata da Elio e le Storie Tese in un omaggio al grande e dimenticato Riz, e contenuta nell'album "Esco dal mio corpo e ho molta paura" del 1993.Aggiungete quindi ai vostri preferiti Il Tango di Riz, e se avete notizie, materiali, immagini, canzoni, video, scansioni di copertine, non mancate di farcele pervenire!
Probabilmente già lo saprete tutti, ma cmq ve lo voglio comunicare ugualmente: il Mondo Bizzarro di Bologna, da questo mese non è più il Mondo Bizzarro "di Bologna": Alex Papa - che potete ammirare in un'immagine di archivio (apparsa su Panorama) ritratto nella prima sede della sua bottega - ha preso armi, moglie e bagagli e se n'è ito a Roma (a fare "l'ano" santo), in via Reggio Emilia 32 C/D, lasciando così noi "nordestini" orfani di un punto di riferimento psychogeotronico... embeh, sai che ti dico? Che noi a Treviso c'abbiamo il Sottomondo, tiè!L'inaugurazione s'è tenuta sabato 4 settembre, con party e apertura della nuova mostra... da indiscrezioni sembra che l'apertura capitolina del nuovo Mondo Bizzarro abbia riscosso buon successo di pubblica e di critica.
Per agevolare il trasferimento di sede del Mondo Bizzarro, Abastor ha sospeso ogni altra distribuzione romana e, presto, potrete trovare anche Abastor #33 nella sede di una delle due librerie più weirde d'Italia. Dunque, romani, prendete d'assalto la bottega del Papa e fate vostro il tesoro che tanto agognate (che messa così, potrebbe assumere risvolti osceni).
Non bastavano i crimini contro l'umanità già commessi dal cattolicesimo durante i secoli bui, ad aggiungersi alle già tristi nefandezze compiute, a partire già dagli anni '60, per riconquistare i giovani "perduti" che sfuggivano dalle maglie della Chiesa attratti dai nuovi movimenti giovanili musicali, politici e religiosi, hanno preso ad apparire sul mercato dozzine di vinili di "rock cattolico".
Beat negli anni sessanta (ho una chicca che prima o poi andrà messa alla gogna), altri generi nei decenni successivi. Come non bastasse, anche le innocenti orecchie dei più piccoli furono sottoposte ad atti di sacrilega violenza: le EP (Edizioni Paoline) sfornarono tonnellate di 7" contenenti musichette buoniste e "spirituali" per bambini, che, persino io, votato al più estremo cheesy, non ne riesco a tollerare l'ascolto: di una pila di venti o trenta 45 giri, ascoltati i primi 3-4, mi sono categoricamente rifiutato di proseguire oltre e, per riprendermi, ho poi dovuto sciacquare la mia anima lordata da simili obbrobri, con bagni purificatori nell'acqua santa della musica di Ilona Staller, Maurizia Paradiso ed Eva Henger!
È il 1973, quando, il complotto atto a minare le fondamenta della musica rock, al fine di profanarne i più inviolati templi e saccheggiarne barbaramente innovazioni e ideali, porta a compimento un'altro nefando crimine: è il momento in cui il rock progressivo è al suo culmine, anche nel nostro paese, band come Area, Il Balletto di Bronzo, i Delirium, per ricordarne alcuni, danno alle stampe i loro massimi capolavori e un po' tutto il mondo musicale, tra il crollo dell'ideologia hippy-psichedelica e il sorgere del glam-rock, a modo suo celebra i fasti di questa fase estremamente sperimentale della musica rock.
Ecco così che per la misconosciuta "Casa Musicale" ECO, la formazione estemporanea Messaggio 73, realizza quello che rimarrà un crimine impunito della musica pop: "E la luce fu". Puro rock progressivo (ma è più appropriato parlare di rock regressivo) sul quale si adagia un tremendo, intollerabile, inno ai buoni sentimenti di stampo romanico. All'attaccare della melodia veniamo accolti da un'improvvisazione alle tastiere, molto più breve di quelle normalmente utilizzate nel vero rock progressivo, ma giusto quel tanto per ambientare l'ascoltatore nel genere, e subito attacca la voce "quasi" in falsetto, che ripete, con la tipica intonazione monocorde del genere, un testo in terzine.
Ma a nulla vale lo sforzo delle schiere angeliche di rockettari schierati dalla parte delle forze del "Signore": i "gggiovani" preferiranno la strada del rock demoniaco, che vede sorgere in quegli anni una delle più estreme ed in odore di zolfo sue emanazioni, l'hard-rock, e così Satana, anche per questa volta, ha la meglio... ancora doveva sorgere Padre Cionfoli e i suoi cantici monastici votati a San Remo!
E la luce fu
musica di Giuseppe Mazzolenti
testo di Walter Orsati
complesso: Messaggio 73 diretto dall'autore
Si chiusero i cieli
sopra i mari silenti:
e la luce fu
Sbocciarono i fiori
nelle vali splendenti:
e la luce fu
il canto del vento
si spense lontano:
e la luce fu
Il volto dell'uomo
divennte più imano:
e la luce fu
La voce dall'altro
raggiunse la Terra:
e la luce fu
Cercate l'amore
fermate la guerra:
e la luce fu
Cessaron le lotte
e le lunghe schermaglie:
e la luce fu
Si spense il rumore
di feroci battaglie:
e la luce fu
Riprese la vita
la strada più vera:
e la luce fu
Nell'aria radiosa
di gioia sincera:
e la luce fu
Riprese la pace
entro i cuori ribelli:
e la luce fu
Si strinser la mano
l'un l'altro fratelli:
e la luce fu
Beat negli anni sessanta (ho una chicca che prima o poi andrà messa alla gogna), altri generi nei decenni successivi. Come non bastasse, anche le innocenti orecchie dei più piccoli furono sottoposte ad atti di sacrilega violenza: le EP (Edizioni Paoline) sfornarono tonnellate di 7" contenenti musichette buoniste e "spirituali" per bambini, che, persino io, votato al più estremo cheesy, non ne riesco a tollerare l'ascolto: di una pila di venti o trenta 45 giri, ascoltati i primi 3-4, mi sono categoricamente rifiutato di proseguire oltre e, per riprendermi, ho poi dovuto sciacquare la mia anima lordata da simili obbrobri, con bagni purificatori nell'acqua santa della musica di Ilona Staller, Maurizia Paradiso ed Eva Henger!
È il 1973, quando, il complotto atto a minare le fondamenta della musica rock, al fine di profanarne i più inviolati templi e saccheggiarne barbaramente innovazioni e ideali, porta a compimento un'altro nefando crimine: è il momento in cui il rock progressivo è al suo culmine, anche nel nostro paese, band come Area, Il Balletto di Bronzo, i Delirium, per ricordarne alcuni, danno alle stampe i loro massimi capolavori e un po' tutto il mondo musicale, tra il crollo dell'ideologia hippy-psichedelica e il sorgere del glam-rock, a modo suo celebra i fasti di questa fase estremamente sperimentale della musica rock.Ecco così che per la misconosciuta "Casa Musicale" ECO, la formazione estemporanea Messaggio 73, realizza quello che rimarrà un crimine impunito della musica pop: "E la luce fu". Puro rock progressivo (ma è più appropriato parlare di rock regressivo) sul quale si adagia un tremendo, intollerabile, inno ai buoni sentimenti di stampo romanico. All'attaccare della melodia veniamo accolti da un'improvvisazione alle tastiere, molto più breve di quelle normalmente utilizzate nel vero rock progressivo, ma giusto quel tanto per ambientare l'ascoltatore nel genere, e subito attacca la voce "quasi" in falsetto, che ripete, con la tipica intonazione monocorde del genere, un testo in terzine.
Ma a nulla vale lo sforzo delle schiere angeliche di rockettari schierati dalla parte delle forze del "Signore": i "gggiovani" preferiranno la strada del rock demoniaco, che vede sorgere in quegli anni una delle più estreme ed in odore di zolfo sue emanazioni, l'hard-rock, e così Satana, anche per questa volta, ha la meglio... ancora doveva sorgere Padre Cionfoli e i suoi cantici monastici votati a San Remo!
E la luce fu
musica di Giuseppe Mazzolenti
testo di Walter Orsati
complesso: Messaggio 73 diretto dall'autore
Si chiusero i cieli
sopra i mari silenti:
e la luce fu
Sbocciarono i fiori
nelle vali splendenti:
e la luce fu
il canto del vento
si spense lontano:
e la luce fu
Il volto dell'uomo
divennte più imano:
e la luce fu
La voce dall'altro
raggiunse la Terra:
e la luce fu
Cercate l'amore
fermate la guerra:
e la luce fu
Cessaron le lotte
e le lunghe schermaglie:
e la luce fu
Si spense il rumore
di feroci battaglie:
e la luce fu
Riprese la vita
la strada più vera:
e la luce fu
Nell'aria radiosa
di gioia sincera:
e la luce fu
Riprese la pace
entro i cuori ribelli:
e la luce fu
Si strinser la mano
l'un l'altro fratelli:
e la luce fu
In vista di AbasTour III, nel quale, com'è d'uopo, gli abastoriani ivi convenuti eseguono il rituale della preghiera collettiva, vi voglio qui riproporre il testo dell'anthem abastoriano per eccellenza: "Alphabet" di Amanda Lear, nella sua versione italiana, a noi più vicina e sentita.
Questo inno di piacere e di lussuria incontaminata, proviene dai brillanti anni '70, nell'epoca di esplosione della discomusic a livello di culto di massa (1977), retro del bellissimo singolo "Queen of Chinatown", che vedeva Amanda Lear all'apice della sua carriera di Disco Queen. Fatale e micidiale come un cobra, nei panni della "Queen" di Chinatown, Amanda tra una boccata di sigaretta e una carezza, ci trasporta in lidi di paradisiaca sensualità stellare.
Poi arriva il retro, come un colpo di grazia, con un elenco di temini atti a "fare il personaggio", Amanda diviene indimenticabilmente e fascinosamente idolo del più delirante non-sense.
Questo disco è in possesso dell'archivio Abastor da millenni: ascoltavamo "Queen of Chinatown" di ritorno da una gara di "Going" o da una sfida di "Clic-Clac", ci sdraiavamo sul letto, accanto al quale troneggiava lo stereo (non essendo allora dotati noi di salotto), e lasciavamo lacerare i solchi dalla puntina... Il retro, però, rimase a lungo sepolto fino a che non fu riscoperto dalla allegra congrega proto-abastoriana di Radio Rancido/Radio Tünnel Internation, in quel di Radio Gamma 5.
Eravamo a fine anni '80 e, anticipando tutte le mode "trash", in tre folli disperati tenevamo una trasmissione pericolosamente in bilico tra musica indie e cheesy listening: le sigle dei cartoni erano il nostro pane quotidiano e tra un tg demenziale e un osanna a Wanna Marchi, lasciavamo scivolare spesso sul piatto "Alphabet" di Amanda Lear. Da allora, cinque lustri or sono, questo brano è diventato assolutamente e totalmente il nostro inno.
Provvedete dunque di impararla a memoria, se vorrete fare bella figura in società.
Alphabet
di J.S. Bach, A. Lear
arrangiamento di C. Ricanek, A. Monn.
prodotto da Anthony Monn. P1977 Ariola
(circa ½ ora di introduzione musicale con sviolinate su base disco anni '70)
Tu diSCi che i tOmpi stanno cambiOndo, ma anche il tuo vocabUlario sai...
Per la tua generazione, il vecchio alfabeto ora sig-nifica tutt'altra cosa...
All'alfabeto tradiSSionale si è sostituito il nuovo alfabeto,
quello che ho imparato leggendo i tuoi giornali,
con la loro cronaca piena di parole nuove, di violenSa e di sensaSionale.
EccoI l'alfabeto mio:
"A", perché sei un amico;
"Bi", perché sei un bugiardo;
"Ci", comO sei crudele;
"Di", sei ancO debole;
"E", sei eterosessuale.
"Effe", perché mi dai FFastidio e sei un FFiccanaso e
"Gi" naturalmente perché sono gelosa...
"Acca" per high-jacking;
"I" sei... indimenticabile!
"I lunga" per Juke-boxe;
"Cappa" per kid-napping e anche... kamasutra!
"Elle" perché sono liberata!!!
Naturalmente "Emme" è per me ed
"Enne" per i miei nemiSCi.
"O" per quella oscena storia... mmm...
"Pi" per i tuoi pregiudiSSi e le tue perversioni;
"Cu" è per la qualità che è preferibile alla quantità...
"Errre" è per la mia rabbia e la tua ribellione.
"Esse" è per sesso, e mi chiami sgualdrina?
"Ti" sei una traditore! Mi torturi, mi truffi...
"Uuu" come mi fai urlare!
"Vi" a volte ti vergogni...
"Ics", come misterioso, si usa per gli sconosciuti.
"Ipsilon" tu non la sai usare...
e "Zeta" perché ti darò uno zero se non impari il mio alfabeto...
Questo inno di piacere e di lussuria incontaminata, proviene dai brillanti anni '70, nell'epoca di esplosione della discomusic a livello di culto di massa (1977), retro del bellissimo singolo "Queen of Chinatown", che vedeva Amanda Lear all'apice della sua carriera di Disco Queen. Fatale e micidiale come un cobra, nei panni della "Queen" di Chinatown, Amanda tra una boccata di sigaretta e una carezza, ci trasporta in lidi di paradisiaca sensualità stellare.Poi arriva il retro, come un colpo di grazia, con un elenco di temini atti a "fare il personaggio", Amanda diviene indimenticabilmente e fascinosamente idolo del più delirante non-sense.
Questo disco è in possesso dell'archivio Abastor da millenni: ascoltavamo "Queen of Chinatown" di ritorno da una gara di "Going" o da una sfida di "Clic-Clac", ci sdraiavamo sul letto, accanto al quale troneggiava lo stereo (non essendo allora dotati noi di salotto), e lasciavamo lacerare i solchi dalla puntina... Il retro, però, rimase a lungo sepolto fino a che non fu riscoperto dalla allegra congrega proto-abastoriana di Radio Rancido/Radio Tünnel Internation, in quel di Radio Gamma 5.
Eravamo a fine anni '80 e, anticipando tutte le mode "trash", in tre folli disperati tenevamo una trasmissione pericolosamente in bilico tra musica indie e cheesy listening: le sigle dei cartoni erano il nostro pane quotidiano e tra un tg demenziale e un osanna a Wanna Marchi, lasciavamo scivolare spesso sul piatto "Alphabet" di Amanda Lear. Da allora, cinque lustri or sono, questo brano è diventato assolutamente e totalmente il nostro inno.
Provvedete dunque di impararla a memoria, se vorrete fare bella figura in società.
Alphabet
di J.S. Bach, A. Lear
arrangiamento di C. Ricanek, A. Monn.
prodotto da Anthony Monn. P1977 Ariola
(circa ½ ora di introduzione musicale con sviolinate su base disco anni '70)
Tu diSCi che i tOmpi stanno cambiOndo, ma anche il tuo vocabUlario sai...
Per la tua generazione, il vecchio alfabeto ora sig-nifica tutt'altra cosa...
All'alfabeto tradiSSionale si è sostituito il nuovo alfabeto,
quello che ho imparato leggendo i tuoi giornali,
con la loro cronaca piena di parole nuove, di violenSa e di sensaSionale.
EccoI l'alfabeto mio:
"A", perché sei un amico;
"Bi", perché sei un bugiardo;
"Ci", comO sei crudele;
"Di", sei ancO debole;
"E", sei eterosessuale.
"Effe", perché mi dai FFastidio e sei un FFiccanaso e
"Gi" naturalmente perché sono gelosa...
"Acca" per high-jacking;
"I" sei... indimenticabile!
"I lunga" per Juke-boxe;
"Cappa" per kid-napping e anche... kamasutra!
"Elle" perché sono liberata!!!
Naturalmente "Emme" è per me ed
"Enne" per i miei nemiSCi.
"O" per quella oscena storia... mmm...
"Pi" per i tuoi pregiudiSSi e le tue perversioni;
"Cu" è per la qualità che è preferibile alla quantità...
"Errre" è per la mia rabbia e la tua ribellione.
"Esse" è per sesso, e mi chiami sgualdrina?
"Ti" sei una traditore! Mi torturi, mi truffi...
"Uuu" come mi fai urlare!
"Vi" a volte ti vergogni...
"Ics", come misterioso, si usa per gli sconosciuti.
"Ipsilon" tu non la sai usare...
e "Zeta" perché ti darò uno zero se non impari il mio alfabeto...





