Samsara è un bel film che guarda con coraggioso disincanto alla religione buddista. Non viene data qui la solita visione, un po' ingenua, che l'Occidente ha solitamente della religione del Gautama Budda, dove si celebra la spiritualità e il distacco totale dei lama tibetani dal mondo materiale, qui, anzi si va proprio a toccare quel tasto dolente, ponendovi il dubbio: e se fosse proprio la vita materiale vissuta da Siddhartha Gautama prima di diventare un illuminato, ad averlo portato all'illuminazione? Il dubbio ha un potenziale distruttivo enorme, nei confronti di una filosofia religiosa, interamente basata sulla rinuncia verso il mondo materiale! Tuttavia, la mancanza di un rigido dogmatismo, come invece avviene in Occidente, permette al monaco Tashi (Shawn Ku) di gettare l'abito, immergersi nel fiume Leto e andare incontro alla donna della quale si è innamorato, ponendo in essere quella neccessità di vivere la carne, che viene negata ai religiosi fin dalla loro infanzia, votati a inseguire il Nirvana, ovvero il definitivo distacco dalla ruota delle incarnazioni. Spesso questo tipo di filosofia, invero molto più sensata di una assurda cosmogonia "terrorista" incentrata su Inferni e Paradisi, infatti, nella sua tensione alla "salvezza" non ha molto di diverso da tutte le altre religioni, che spingono l'individuo al desiderio (altrettanto egoistico quanto qualsiasi desiderio materiale) del "salvarsi l'anima", quindi ben poco tese alla sua reale evoluzione spirituale.Tashi, è infatti un monaco buddista che vive in un monastero sperduto tra i monti del Tibet, è appena uscito da una grotta, nella quale si era ritirato per tre anni, durante i quali non ha letteralmente mosso un dito e perciò gli viene conferita una particolare onoreficienza, che fa di lui un autentico asceta, prossimo a staccarsi dalla ruota delle incarnazioni. Tornato al monastero, comincia ad avere ripetuti "wet dream", fin quando non incontra la bella Pema (Christy Chung) per la quale abbandona l'Ordine, si fa contadino, la sposa e assieme hanno un figlio. La sua vita sembrerebbe destinata a volgere normalmente (e felicemente) se dopo qualche anno, il suo maestro non morisse, lasciando le sue ultime parole per l'antico discepolo. Ecco allora che in Tashi, non prima di essersi tolto uno sfizietto con una bella e giovane indiana che lavora stagionalmente nella sua piantagione di riso, torna ad insinuarsi il dubbio e, deciso ad abbandonare la famiglia, indossa nuovamente l'abito monacale e si dirige al monastero. Però la moglie prima di lasciarlo andare, lo ammonisce, ricordando che accanto alla figura del Budda c'era anche quella della di lui moglie Yasodhara, altrettanto evoluta spiritualmente e che prima di lui aveva preso coscienza delle sofferenze del mondo, e il cui abbandono del marito per una vita ascetica ha causato enorme sofferenza. Questo genera nel monaco l'ennesima (e forse la prima e vera) crisi che getta Tashi nella disperazione: stato d'animo però che può rappresenta un potenziale primo innesco, una spinta in avanti verso la futura l'illuminazione del monaco.
Splendida pellicola, produzione europea, diretta e interpretata tuttavia da artisti tibetani, che a mio avviso serve a muovere alcuni interessanti dubbi in seno alle più disparate dottrine spirituali ascetiche e a ricordare che non c'è una "via" eletta, ma ce ne sono molte, e tutte, compresa la via dell'Unione Carnale, sono parimenti importanti e sacre: quale più grande sacralità esiste, infatti, dell'unione - fisica e spirituale - tra uomo e donna? Questa è la nuova e più potente religiosità alla quale ritengo dobbiamo aprire il cuore d'ora in avanti, smettendola di esaltare fanaticamente sacrifici, rinunce e castità, in favore di una religiosità viva, carnale, al contatto con la natura e che tenda ad equilibrare energie maschili e femminili attraverso la loro unione e sintesi.
La pellicola mischia infatti, con la massima disinvoltura e con la più alta capacità cinematografica, Sessualità e Spiritualità, facendo confluire l'una nell'altra. È terribile pensare quanto la nostra cultura tenda a vedere Sessualità e Spiritualità come due cose separate e spesso contrapposte, negazione l'una dell'altra. Non c'è visione più falsata della realtà, in quanto l'una non può invece esistere senza l'altra, essendo complementari, come l'uomo alla donna, la notte al giorno, il sole alla luna. Ed è proprio la materia che serve allo spirito per evolversi, così come senza il male, non potrebbe esistere il bene...
SAMSARA (il sito ufficiale)
Recensione di Consapevolezza.it
Recensione di FilmUP
Recensione di Vernon Film Society (in inglese)
La scheda dell'IMDB
"Half Life" è un meraviglioso documentario australiano del 1985 (che è stato trasmesso stanotte da Ghezzi su Raitre) girato da Dennis O'Rourke, che si occupa di fa luce su una delle tante, documentate, malefatte statunitensi del Dopoguerra.
Ci troviamo nell'arcipelago delle isole Mashall, affidato in custodia dall'ONU agli USA dopo che questi l'avevano vinto ai giapponesi durante la partita di Risiko più nota come II Guerra Mondiale, e durante la quale già avevano avuto modo di sperimentare sulla popolazione civile giapponese gli effetti di un paio di atomiche. Si sa: la storia la scrivono sempre i vincitori, ma il Dopoguerra?
Gli Stati Uniti hanno così approfittato del loro potere provvisorio (le isole Marshall divennero indipendenti proprio a metà anni '80) su questi splendidi paradisi tropicali in mezzo all'Oceano Pacifico, per farne territorio di esperimenti atomici: l'atollo di Bikini fu notoriamente usato per testare un'atomica prima, la bomba H dopo. Peccato che l'esercito statunitense si guardò bene dall'evaquare gli isolotti vicini prima, durante o dopo il secondo esperimento, cosicché il fall-out atomico ricadde sugli isolani, con immaginabili devastanti conseguenze che si trascinano tutt'oggi (le isole sono state abbandonate dai loro abitanti negli ultimi vent'anni), pur sapendo benissimo che il vento avrebbe portato lì le radiazioni dell'esplosione, facendone in pratica le cavie umane dei loro esperimenti.
In questo documentario si dimostra infatti come gli stati maggiori dell'esercito sapessero benissimo che il fall-out dell'esplosione sarebbe ricaduto sulle isole abitate e nonostante ciò non venne fatto alcunché per evaquare gli abitanti che vi si trovavano anche dopo l'esplosione della bomba, benché navi della marina statunitense vi si trovassero nelle vicinanze.
Cercatevi sto film e guardatevelo bene, tanto per capire in che mani siamo.
culturebase.net | The international artist database | Dennis O'Rourke
CameraWork - Dennis O'Rourke
CameraWork - HALF LIFE - A PARABLE FOR THE NUCLEAR AGE
Half-Life: A Parable for the Nuclear Age
Ci troviamo nell'arcipelago delle isole Mashall, affidato in custodia dall'ONU agli USA dopo che questi l'avevano vinto ai giapponesi durante la partita di Risiko più nota come II Guerra Mondiale, e durante la quale già avevano avuto modo di sperimentare sulla popolazione civile giapponese gli effetti di un paio di atomiche. Si sa: la storia la scrivono sempre i vincitori, ma il Dopoguerra?
Gli Stati Uniti hanno così approfittato del loro potere provvisorio (le isole Marshall divennero indipendenti proprio a metà anni '80) su questi splendidi paradisi tropicali in mezzo all'Oceano Pacifico, per farne territorio di esperimenti atomici: l'atollo di Bikini fu notoriamente usato per testare un'atomica prima, la bomba H dopo. Peccato che l'esercito statunitense si guardò bene dall'evaquare gli isolotti vicini prima, durante o dopo il secondo esperimento, cosicché il fall-out atomico ricadde sugli isolani, con immaginabili devastanti conseguenze che si trascinano tutt'oggi (le isole sono state abbandonate dai loro abitanti negli ultimi vent'anni), pur sapendo benissimo che il vento avrebbe portato lì le radiazioni dell'esplosione, facendone in pratica le cavie umane dei loro esperimenti.
In questo documentario si dimostra infatti come gli stati maggiori dell'esercito sapessero benissimo che il fall-out dell'esplosione sarebbe ricaduto sulle isole abitate e nonostante ciò non venne fatto alcunché per evaquare gli abitanti che vi si trovavano anche dopo l'esplosione della bomba, benché navi della marina statunitense vi si trovassero nelle vicinanze.
Cercatevi sto film e guardatevelo bene, tanto per capire in che mani siamo.
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CameraWork - Dennis O'Rourke
CameraWork - HALF LIFE - A PARABLE FOR THE NUCLEAR AGE
Half-Life: A Parable for the Nuclear Age





