
Abastor #34 esposto a DO-RE-MI-FANZINE! Mostra di fanzine italiane.
Per ulteriori informazioni: fanzine italiane.
Il signorino qui a fianco viene ricordato nelle cronache mondane come "Paddington, l'orsetto peruviano" e appartiene a quella schiera di ricordi d'infanzia sfocati, che si confondono nella mia memoria. Non ricordo assolutamente più la serie televisiva (un cartoon), né il ruolo e la personalità del protagonista, un piccolo orsetto esistenzialista proveniente dal Perù - creato negli anni '50, a Londra da Micheal Bond, dandogli il nome della stazione metropolitana vicino alla quale viveva con la moglie - con tanto bisogno d'affetto, che vagabondava per il mondo trascinandosi appresso una valigia di cartone (valigia nella quale era racchiusa originalmente anche questa action figures, alta approsimativamente sui 5cm), ma al personaggio di Paddington sono in qualche modo affezionato.
Questo pupazzetto me lo trascino appresso da una trentina d'anni (ne posseggo un'altra versione, con valigia-contenitore intatta, reperito in uno dei tanti mercatini dell'usato, ma non riveste lo stesso ruolo affettivo che ha il primo Paddington entrato in mio possesso), ed è passato indenne (un'eccezione, accanto, forse, a pochissime altre, costituite principalmente da dischi) a evoluzioni di stile, d'età e ripulisti che periodicamente si abbattono sulle mie proprietà, dato il mio carattere mutevole e talvolta preda di improvvisi e burrascosi rinnovamenti.
Anche perché porta appeso al collo un cartellino con su scritto "Abbiate cura di questo orso, grazie": quando se ne viene in possesso come si può sbarazzarsene? Sarebbe crudele!
Alcuni siti interessanti che ho trovato in rete sull'Orsetto Paddington, a quanto pare nel Regno Unito tuttora popolare, quasi tutti in inglese:
Paddington Bear The Official Website
Michael Bond and R.W. Alley’s Paddington Bear
Toonhound - Paddington
AntonioGenna.net presenta: IL MONDO DEI DOPPIATORI - ZONA ANIMAZIONE: "Paddington, l'orsetto peruviano"
Minka's Beren Passie: Borduurpatronen
Anch'io, da tempo, ho letto "Il codice Da Vinci". Avevo anche provato a buttarne giù una recensione, che si è via via allungata fino a constare di alcune pagine, ma... alla fine ho preferito soprassedere alla sua pubblicazione su Abastor Daily o nella Oddzine Démodé per svariati motivi, non ultimo quello che poco ha a che fare con i temi trattati da Abastor.
Tuttavia... comincio a pensare che anche questo best-seller possa essere considerato in un certo qual modo un "fenomeno pop" dei nostri anni: lo sta diventando a mano a mano che ne escono riedizioni arricchite di un certo apparato iconografico (i dipinti e i luoghi di cui parla il testo), saggi, l'annunciata versione cinematografica (dovrebbe uscire l'anno venturo) interpretata da Tom Hanks ed Audrey Tatou, mancano solo le action figures con i protagonisti, il mini-quadro della gioconda e il diorama della chiesa di Saint-Soulpice (con Silas che cerca il "Sangreal" davanti allo gnomone) e siamo a posto.
A costo di scandalizzare i più colti tra voi, vi dirò che a me il romanzo è piaciuto, parecchio: certo, non è un capolavoro, pieno di difetti, inesattezze e forzature com'è, tuttavia l'ho trovato tanto avvincente da "bermelo" praticamente tutto d'un fiato, cosa che raramente mi succede coi libri. Ma ammetto di essere un lettore di bocca buona che non ama particolarmente la narrativa, preferendovi di gran lunga la saggistica. Eppoi, molto probabilmente, ne sono rimasto affascinato anche perché il racconto è abbondamente condito di elementi esoterici, mio interesse superiore persino ai feticismi abastoriani. Posso quindi comprendere facilmente che chi non è appassionato di occultismo o storia del cristianesimo (come chi è stato educato al più ferreo rigore del materialismo scientifico), può alla fine trovare noioso un thriller interamente basato su questi temi.
Parlare del libro, delle controversie suscitate, dei suoi contenuti storici (o, in taluni casi, presunti tali) ed essere brevi, sono due concetti che non possono in alcun modo andare d'accordo, a meno che non lo si voglia sommariamente stroncare giudicandolo un cumulo di stronzate o erigerlo a libro della suprema verità. In nessuna delle due posizioni mi posso né mi voglio in alcun modo riconoscere.
Per cercare di essere sintetico sorvolerò sulla trama a tratti parossistica e quasi fumettistica - sembra quasi presa da un episodio di Lupin III e non ho potuto fare a meno di immaginarmi Robert Langdom e Sophie Neveu a bordo della loro Smart sgattaiolare per i viali di Parigi inseguiti dal commissario Bezu Fache, in versione anime (e se si volesse dare un minimo di umorismo e intelligenza ad una pellicola che non può che figurarsi moscetta, questa parte del racconto andrebbe girata dalle controparti cartoonistiche dei protagonisti).
Mi voglio concetrare invece sulla parte "storica". A leggere delle polemiche suscitate da questo romanzo giallo-esoterico vagamente "new-age", c'è da rimanere di stucco: non si capisce la foga con cui viene attaccato, specialmente da parte cattolica, quando si tratta alla fin fine di un'opera di fantasia. E non hanno neppure ragione di sussistere le accuse secondo cui il romanzo fa apparire sotto una cattiva luce l'Opus Dei, poiché i personaggi che operano nell'ordine, agiscono, di fatto, per proprio conto, e non per conto dell'organizzazione cattolica, come delle vere e proprie schegge impazzite. In rete si è scatenata una vera e propria campagna di attacchi diretti al romanzo: digitate "Il codice Da Vinci" in un qualsiasi motore di ricerca e vi imbatterete in dozzine di pamphlet di inequivocabile matrice cattolica. Per non parlare poi delle numerose querele giunte allo stesso Brown da parte di varie fonti, non per ultima una associazione di albini (per lo stesso motivo i movimenti di integrazione dei neri statunitensi dovrebbero citare Shakespeare per la parte assegnata al moro veneziano nell'Otello)!
Massimo Introvigne - pare, il più cliccato critico nei confronti del romanzo (vi suggerisco di leggere il suo articolo "Il Codice Da Vinci": ma la storia è un'altra cosa) - per esempio, suggerisce che a far indignare la parte cattolica sia la libertà con cui si rilegge la vita di Gesù e la sua eventuale possibile unione con la Maddalena (cosa per altro, tutt'altro che improbabile, se si vuole dare una lettura un minimo obiettiva, e scevra della visione dogmatica alla quale il cattolicesimo ci ha costretti per lunghissimo tempo, dei Vangeli Apocrifi, in particolar modo del Vangelo di Filippo).
Credo, invece, che a far paura sia appunto la possibilità che tra le tante invenzioni letterarie e le abbondanti inesattezze storiche contenute nel libro, vengano diffuse su ampia scala anche delle scomode verità, che incuriosiscano i cristiani - non solo cattolici - ad addentrarsi nel poco esplorato campo dello Gnosticismo, facendo, al contempo, anche una energica pubblicità ai Vangeli Gnostici ritrovati a Nag-Hamadi (fatti sparire agli inizi della nostra era per opera dal poco illuminato potere religioso, allora appena assurto a religione di stato del tardo Impero Romano, e ritrovati in Egitto nel 1945), testi che propongono una visione radicalmente differente del cristianesimo, delle sue origini e dello stesso Gesù.
Certamente: alcune riletture esoteriche fatte da Dan Brown sono improponibili (Il Priorato di Sion, la discendenza Merovingia dalla Maddalena, ecc.), o quantomento coraggiosamente fantasiose, ma ciò che ritengo possa spaventare alcune organizzazioni o singole persone di questo libro, sia invece la proposta di una nuova rilettura, individuale e certamente non canonica - per il sottoscritto ampiamente auspicabile - degli scritti sacri cristiani e giudaici, spesso costituiti da simbolismi finora considerati sempre e soltanto alla lettera e infarciti di una tale quantità di contraddizioni alle quali, secondo la tradizione, dobbiamo credere per partito preso considerando la ragione e la capacità di discernimento individuale come un qualcosa di natura quasi "diabolica" (per secoli è stato davvero così).
La libertà, cioè, finalmente di imparare a conoscere, anziché credere.
Questo discorsone per arrivare a consigliarvi un testo critico che ho trovato molto buono e interessante, quanto anche sufficientemente equidistante e che si spinge non a comprovare l'assoluta autenticità o l'assoluta falsità del best-seller americano, quanto più, saggiamente, a ricercarne le possibili fonti e laddove possa insediarsi una qualche verità. Parte infatti ponendosi delle domande e chiedendo di rispondere ai più svariati esperti, storici e studiosi (di Gnosticismo, Vangeli Apocrifi, orgini del cristianesimo, società segrete, Leonardo Da Vinci, ecc.), attraverso interviste o stralci presi da altri saggi spesso preesistenti alla pubblicazione del romanzo di Dan Brown. Si tratta di "I segreti del codice" curato da Dan Burstein ed edito da Sperling & Kupfer (ne esistono due edizioni, quella economica, con copertina in brossura, costa meno della metà rispetto all'edizione con copertina cartonata).
Questo perché ognuno di noi deve essere spinto ad una propria esplorazione personale, individuale e gnostica tanto delle religioni, quanto di qualsiasi altra materia, e smetterla di credere in tutto quello che religiosi, politici, TV o qualsivoglia altro "guru" ci propone di pensare, al fine di formarci un vero pensiero critico individuale.
The Official Web Site of Bestselling Author Dan Brown
Secrets of the Code™
Sony Pictures - The Da Vinci Code
Da Vinci Hoax
The DaVinci Code: Uncover The Code Contest
The DaVinci Code Web Quest
Tuttavia... comincio a pensare che anche questo best-seller possa essere considerato in un certo qual modo un "fenomeno pop" dei nostri anni: lo sta diventando a mano a mano che ne escono riedizioni arricchite di un certo apparato iconografico (i dipinti e i luoghi di cui parla il testo), saggi, l'annunciata versione cinematografica (dovrebbe uscire l'anno venturo) interpretata da Tom Hanks ed Audrey Tatou, mancano solo le action figures con i protagonisti, il mini-quadro della gioconda e il diorama della chiesa di Saint-Soulpice (con Silas che cerca il "Sangreal" davanti allo gnomone) e siamo a posto.
A costo di scandalizzare i più colti tra voi, vi dirò che a me il romanzo è piaciuto, parecchio: certo, non è un capolavoro, pieno di difetti, inesattezze e forzature com'è, tuttavia l'ho trovato tanto avvincente da "bermelo" praticamente tutto d'un fiato, cosa che raramente mi succede coi libri. Ma ammetto di essere un lettore di bocca buona che non ama particolarmente la narrativa, preferendovi di gran lunga la saggistica. Eppoi, molto probabilmente, ne sono rimasto affascinato anche perché il racconto è abbondamente condito di elementi esoterici, mio interesse superiore persino ai feticismi abastoriani. Posso quindi comprendere facilmente che chi non è appassionato di occultismo o storia del cristianesimo (come chi è stato educato al più ferreo rigore del materialismo scientifico), può alla fine trovare noioso un thriller interamente basato su questi temi. Parlare del libro, delle controversie suscitate, dei suoi contenuti storici (o, in taluni casi, presunti tali) ed essere brevi, sono due concetti che non possono in alcun modo andare d'accordo, a meno che non lo si voglia sommariamente stroncare giudicandolo un cumulo di stronzate o erigerlo a libro della suprema verità. In nessuna delle due posizioni mi posso né mi voglio in alcun modo riconoscere.
Per cercare di essere sintetico sorvolerò sulla trama a tratti parossistica e quasi fumettistica - sembra quasi presa da un episodio di Lupin III e non ho potuto fare a meno di immaginarmi Robert Langdom e Sophie Neveu a bordo della loro Smart sgattaiolare per i viali di Parigi inseguiti dal commissario Bezu Fache, in versione anime (e se si volesse dare un minimo di umorismo e intelligenza ad una pellicola che non può che figurarsi moscetta, questa parte del racconto andrebbe girata dalle controparti cartoonistiche dei protagonisti).
Mi voglio concetrare invece sulla parte "storica". A leggere delle polemiche suscitate da questo romanzo giallo-esoterico vagamente "new-age", c'è da rimanere di stucco: non si capisce la foga con cui viene attaccato, specialmente da parte cattolica, quando si tratta alla fin fine di un'opera di fantasia. E non hanno neppure ragione di sussistere le accuse secondo cui il romanzo fa apparire sotto una cattiva luce l'Opus Dei, poiché i personaggi che operano nell'ordine, agiscono, di fatto, per proprio conto, e non per conto dell'organizzazione cattolica, come delle vere e proprie schegge impazzite. In rete si è scatenata una vera e propria campagna di attacchi diretti al romanzo: digitate "Il codice Da Vinci" in un qualsiasi motore di ricerca e vi imbatterete in dozzine di pamphlet di inequivocabile matrice cattolica. Per non parlare poi delle numerose querele giunte allo stesso Brown da parte di varie fonti, non per ultima una associazione di albini (per lo stesso motivo i movimenti di integrazione dei neri statunitensi dovrebbero citare Shakespeare per la parte assegnata al moro veneziano nell'Otello)!
Massimo Introvigne - pare, il più cliccato critico nei confronti del romanzo (vi suggerisco di leggere il suo articolo "Il Codice Da Vinci": ma la storia è un'altra cosa) - per esempio, suggerisce che a far indignare la parte cattolica sia la libertà con cui si rilegge la vita di Gesù e la sua eventuale possibile unione con la Maddalena (cosa per altro, tutt'altro che improbabile, se si vuole dare una lettura un minimo obiettiva, e scevra della visione dogmatica alla quale il cattolicesimo ci ha costretti per lunghissimo tempo, dei Vangeli Apocrifi, in particolar modo del Vangelo di Filippo).
Credo, invece, che a far paura sia appunto la possibilità che tra le tante invenzioni letterarie e le abbondanti inesattezze storiche contenute nel libro, vengano diffuse su ampia scala anche delle scomode verità, che incuriosiscano i cristiani - non solo cattolici - ad addentrarsi nel poco esplorato campo dello Gnosticismo, facendo, al contempo, anche una energica pubblicità ai Vangeli Gnostici ritrovati a Nag-Hamadi (fatti sparire agli inizi della nostra era per opera dal poco illuminato potere religioso, allora appena assurto a religione di stato del tardo Impero Romano, e ritrovati in Egitto nel 1945), testi che propongono una visione radicalmente differente del cristianesimo, delle sue origini e dello stesso Gesù.
Certamente: alcune riletture esoteriche fatte da Dan Brown sono improponibili (Il Priorato di Sion, la discendenza Merovingia dalla Maddalena, ecc.), o quantomento coraggiosamente fantasiose, ma ciò che ritengo possa spaventare alcune organizzazioni o singole persone di questo libro, sia invece la proposta di una nuova rilettura, individuale e certamente non canonica - per il sottoscritto ampiamente auspicabile - degli scritti sacri cristiani e giudaici, spesso costituiti da simbolismi finora considerati sempre e soltanto alla lettera e infarciti di una tale quantità di contraddizioni alle quali, secondo la tradizione, dobbiamo credere per partito preso considerando la ragione e la capacità di discernimento individuale come un qualcosa di natura quasi "diabolica" (per secoli è stato davvero così).
La libertà, cioè, finalmente di imparare a conoscere, anziché credere.
Questo discorsone per arrivare a consigliarvi un testo critico che ho trovato molto buono e interessante, quanto anche sufficientemente equidistante e che si spinge non a comprovare l'assoluta autenticità o l'assoluta falsità del best-seller americano, quanto più, saggiamente, a ricercarne le possibili fonti e laddove possa insediarsi una qualche verità. Parte infatti ponendosi delle domande e chiedendo di rispondere ai più svariati esperti, storici e studiosi (di Gnosticismo, Vangeli Apocrifi, orgini del cristianesimo, società segrete, Leonardo Da Vinci, ecc.), attraverso interviste o stralci presi da altri saggi spesso preesistenti alla pubblicazione del romanzo di Dan Brown. Si tratta di "I segreti del codice" curato da Dan Burstein ed edito da Sperling & Kupfer (ne esistono due edizioni, quella economica, con copertina in brossura, costa meno della metà rispetto all'edizione con copertina cartonata).Questo perché ognuno di noi deve essere spinto ad una propria esplorazione personale, individuale e gnostica tanto delle religioni, quanto di qualsiasi altra materia, e smetterla di credere in tutto quello che religiosi, politici, TV o qualsivoglia altro "guru" ci propone di pensare, al fine di formarci un vero pensiero critico individuale.
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The DaVinci Code: Uncover The Code Contest
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No comment.

Con l'avvicinarsi della Biennale D'Arte Contemporanea, Venezia si riempie d'arte.. la "a" minuscola è d'obbligo. Normalmente si tratta di inutili schifezze. Carina, invece, la Gioconda (per gli americani Mona Lisa) che sta riempiendo calli e campi della città lagunare. Davanti alla Stazione di Santa Lucia troneggia un cilindrone nero, all'interno del quale si può ammirare un multiplo modulare del celebre ritratto di Leonardo in varie sfumanti di colore... originale... peccato ci avesse già pensato un tal Andy Warhol. Si tratta di "Single Mona Lisa (1:1)", dell'artista George Pusenkoff, forse influenzato nella sua scelta stilistica dal successo mondiale del libro di Dan Brown "Il codice Da Vinci".
Ho però voluto documentare l'opera presente a Campo Santa Margherita, perché addizionata degli interventi di artisti "sgraffitisti" locali, che hanno voluto accettare la sfida e trasformare in "work in progress" il lavoro dell'artista mitteleuropeo. L'opera nuda e cruda, infatti, così come era stata concepita, sarebbe parsa probabilmente sterile e priva di umanità, quella caratteristica che invece è stato in grado di trasmettergli lo scarabocchio impresso da orde di alcolisti anonimi appena usciti da uno dei tanti bacari che circondano il campo.
Curioso il confronto tra due civiltà: quella moderna informatizzata del copia incolla, contro quella, antichissima, del graffito rupestre metropolitano.
Fascinating, direbbe Spock.
Queste bellissime Bamboline Fetish giapponesi, le ho reperite nel sito feti.sh.
Favolose!
Chissà, forse con un bacio si trasformano in delle vere principesse fetish...
;-)
-Burning! on The Web- Doll82
To the batmobile. Let's go! Atomic battery to power, turbines to speed. Roger, ready to move out!
Sì!!! La Corgi ha ristampato in scala 1:43 tutte le storiche Batmobile dei fumetti D.C. dagli anni '40 ad oggi!!! Sono bellissime e tutte da collezionare!!! Vabbeh, io sono fissato col caped crusade con le orecchie a punta, anche se non ne leggo i fumetti da che fui infante, ma lasciatevi andare e tornate bambinoni anche voi: queste riproduzioni delle batmobile sono libidinosissime!
Mmm... non aspettatevi, però, di trovare qui la Lincoln Futura customizzata da George Barris che vediamo nei coloratissimi telefilm con Adam West e Burt Ward degli anni '60, né quella che appare nei film di Tim Burton di oltre tre lustri fa... La Corgi si è limitata a riprodurre "solo" le Batmobile presenti nei fumetti. Non vi basta?!
Corgi Batmobile
Antonio Amato mi scrive a proposito di Abastor #34 (a proposito, grazie mille per la recensione: è splendida! L'ho pubblicata qui) e dell'articolo su "L'amaro caso della baronessa di Carini". Guarda caso, proprio pochi giorni fa, ho reperito questo singolo del 1984, che la vede impegnata in una disimpegnata (il gioco di parole è voluto) canzoncina pop senza né gloria né infamia: il solito riff synth anni '80, le solite quattro strofe sceme in croce. La cosa curiosa è che sia Janet Agren a cantarla: attrice-feticcio erotico per una intera generazione e che fu anche per una delle prime icone cinematografiche ad attrarre la mia attenzione.






