
anonimo
(carta su marmo 2005)
Padova, centro storico

Il Quiet Zone (che purtroppo non ha ancora un sito internet), rinomata libreria/discovendolo di Pordenone, si trova in v.le Libertà 15 - poco distante da quello che fu il celebre negozio di Doctor's, puntalini e creeper, dove tutti, almeno una volta nella nostra vita di alternativi, ci siamo riforniti e che ha da poco, purtroppo, chiuso i battenti: la 5a Strada - andatelo a trovare e dite che vi manda Abastor: ha tanti vinili interessanti a prezzi convenienti.
Tuttavia la presenza di un contenitore di uova, sullo scaffale alle spalle del soggetto nella istantanea, ci fa sospettare, che sottobanco Floriano svolga attività clandestina di pizzicagnolo...

Questo reperto comunque è abbastanza interessante: si tratta della musica legata alla pubblicità della Liberti, arrangiata da Dario Baldan Bembo ed eseguita da Nelsen Winitnsky. La title track, "Il gabbiano vola alto", parecchio orrenda, sembra quasi un prodotto di scarto della discografia del Guardiano Del Faro, mentre il lato B, anch'esso arrangiato ed eseguito dagli stessi autori, ma composto da Capano - Baldan - Mammoliti, sembra addirittura un prodotto fuori del tempo: ci troviamo ad aver appena varcato la soglia degli anni '80, siamo infatti nell'81, ma per Dario Baldan Bembo, sembra quasi che gli anni '70 non siano mai passati, e il jingle pubblicitario, ferreo e inossidabile, è rimasto aggrappato ai caroselli del decennio precedente. Meglio così: è proprio questo che fa del brano un prodotto dolce e delicato e facilmente digeribile dall'apparato uditivo abastoriano.
Vi devo confessare di essere diventato un fan della serie Monk. Adrian Monk (Tony Shalhoub) è un detective americano, pieno di manie, fobie, inibizioni, nevrosi. Egli era un poliziotto, ma dopo la morte della moglie a causa di un attentato, si è chiuso in casa per 3 anni e ne è uscito soltanto grazie all'intervento dell'infermiera Sharona Fleming (Bitty Schram), che ora ne è divenuta l'assistente e lo segue dappertutto. Senza di lei non potrebbe vivere (ma non c'è alcuna relazione di alcun genere tra i due), perché Monk è afflitto, come si diceva, da una lunga serie di fobie e di manie che lo rendono molto isolato (non può tollerare alcun tipo di contatto con nessun essere umano, anzi, vivente, e perfino la stretta di mano è seguita da accurata pulizia con salviette igienizzanti). Ora Monk lavora come detective privato, poiché non può più esercitare nel corpo della polizia, ma viene da loro interpellato come consigliere, poiché Monk è dotato di un eccezionale intuito e riesce a risolvere i casi apparentemente più intricati in un battibaleno. Già, perché Monk è un intuitivo, ma è anche rigorosamente metodico, e come tutte le persone metodiche che sconfinano nel genio, deve sopportare i lati negativi che tale talento porta con sé: Monk, infatti, ha la mania per l'ordine più assoluto, gli oggetti devono essere perfettamente allineati e nella sua casa vige la pulizia più attenta. Ma Monk, da persona chiusa e nevrotica, è anche un inguaribile romantico: non ha superato ancora la morte della moglie dopo 6 anni dalla sua scomparsa e spesso particolari apparentemente insignificanti della sua vita, rimandano alla felice unione tra i due: ad esempio tutti i mobili della sua casa seguono un perfetto allineamento, eccetto per il tavolino del soggiorno, che sua moglie spostava per appoggiarvi le gambe e far accoccolare Monk sul suo grembo (vi garantisco che questa cosa è stata in grado di commuovermi).La serie, di cui sta andando attualmente la seconda stagione su Rete4, il giovedì in prima serata, merita di essere seguita, oltre perché estremamente divertente, anche perché infarcita di sottili citazioni che solo l'occhio del cinefilo più attento può cogliere, naturalmente rivisitate secondo il personalissimo stile di Adrian Monk! Per esempio capita che Monk debba disattivare una bomba e decidere, come da la lunga tradizione dei film d'azione americani, se tagliare il "filo blu" o il "filo rosso"... si decide per il blu... no, per il rosso... no, per il blu... alla fine li taglia entrambi, tanto, come ci insegna il cinema statunitense, qualunque filo si tagli sarà sempre quello giusto! Ancora cogliamo un riferimento a "Christine, la macchina infernale", nel contachilometri dell'auto di Sharona che segna esattamente 99999 miglia (e Monk decide di portarla a 100000 andando ripetutamente avanti e indietro con la macchina). E così via, ogni appassionato di cinema che si rispetti saprà cogliere i vari riferimenti sparpagliati per ogni episodio della serie.
Infine, proprio grazie al suo disagio esistenziale, Monk è un personaggio in cui riconoscersi: ognuno di noi ha le sue piccole o grandi manie, e chi poi non si riconosce nel suo isolamento, nel suo chiudersi a riccio, nel suo voler evitare il contatto con le altre persone, nella sua perenne indecisione, nel fare le cose seguendo sempre un determinato preciso ordine? L'estremizzazione di queste caratteristiche umane raccolte ed espanse in Monk serve anche per esorcizzare le nostre, per non viverle più in maniera colpevole, ma facendocene diventare quasi orgogliosi, sicuramente coscienti, e forse un passetto in più verso una maggiore comprensione di noi stessi e dei meccanismi della nostra mente ce lo fa fare.
Tony Shalhoud ha vinto pure lo Screen Actors Guild Awards per la migliore interpretazione in Monk, solo... mi lascia perplesso sapere che Sharona Fleming lo abbandonerà, probabilmente nella terza stagione, per ritornare in New Jersey dall'ex-marito, e sarà sostituita da Natalie Teeger (Traylor Howard): com'è possibile che Adrian Monk si adatti ad accettare un'altra persona nella propria esistenza?
USA Network | Monk
Adrian Monk
||GUMSHOE|| - the adrian monk fanlisting
Monk Fun Page
The Mini Monk Page

La pizzeria La Casa Grande c'è ancora, non so se sempre allo stesso posto. Si trova in Schönbrunner Straße 75, Tel: 545 32 02.

Il Maestro sarebbe fiero di me.
Ingredienti
4 uova
4 cucchiai di zucchero
2 cucchiai di farina,
buccia di limone,
baccello di vaniglia o aroma di vaniglia
1/2 litro di latte di riso (o di soia o latte di mucca)
cacao
biscotti Digestive
Marsala secco
Sbattere le uova con lo zucchero. Quando il composto diventa spumoso incorporare delicatamente la farina e l'aroma di vaniglia (se lo usate). Disponete il composto in una pentola possibilmente col fondo arrotondato.
Nel frattempo mettere a bollire il latte con la buccia del limone intera (non grattuggiatemela sennò viene una porcheria) e il baccello di vaniglia.
Quando il latte bolle togliete la buccia di limone e versatelo rapidamente al centro del composto. Mettete la pentola sul fuoco e appena riprende a bollire sbattete energicamente con la frusta, finché la crema prende consistenza.
Dividete la crema in due boule, ad una metà incorporate uno o due cucchiai di cacao amaro (a seconda di quanto intenso volete sia il sapore del cioccolato), sbattendo con la frusta di modo che non si formino grumi.
In una terrina alternate uno strato di biscotti, abbondantemente irrorati di Marsala secco, ad uno strato di crema. Infine decorate con entrambe le creme. Dovreste riuscire a farne 3 strati di biscotti e 3 di crema.
Fate raffreddare in frigorifero per qualche ora e poi mangiate.
Se vi sentite addosso il tanfo demoniaco del caprone, ma anche se siete in odore di santità, forse avete bisogno di una buona lavata... ma se siete anche sommersi dai peccati, e ne avete combinate più di Rocco Siffredi e Gabriel Pontello messi assieme, e volete aspirare al soglio pontificio... beh, non vi resta che affidarvi a un prodotto che non lavi soltanto il vostro corpo, ma anche la vostra anima: il sapone di Gesù.Il risultato è garantito, dopo una settimana di abluzioni con questo prodotto, la vostra anima risulterà perfettamente candida e profumerà di mughetto, e se al prossimo conclave il vostro nome non verrà neppure menzionato, non abbiate timori: già una aureola dorata vi attende in Cielo.
Soap On A Rope Bath Boutique
Ormai è divenuto un vero e proprio culto... ehm... sembra circolare sottobanco in rete e una ricerca su Google ce ne restituisce un risultato persino all'interno di Suicidegirls (a quanto pare citato da un tale "salsiccia ballerina": SaucisseDanseuse...)... E pensare che i primi a recuperare e parlare di questo disco fummo noi nel lontano 1998, su Abastor #21... e fummo sempre noi a ribadire il concetto su "Diablo", allegato al n. 47 di "Psycho". Ebbene, a tanto mormorare, a tanto parlare di questo 45 giri, va reso onore, se non altro riportandone a tutti voi copertina e testo.
Si tratta, dicevamo, di un discaccio squallidissimo risalente probabilmente ai primi anni '70, o forse anche al decennio precedente, stampato e ristampato su etichetta F.D.M., label sconosciutissima e certamente dedita solo alla produzione di stornellacci e canzonacce da osteria.
La copertina disegnata ad acquerello da qualche "artista" naïf da due soldi ci mostra una scenetta ispirata al testo (e lo stesso serpente raffigurato assume vaghi lineamenti fallici).
E il brano cantato, signori... che chicca! Uno stornellaccio, i cui autori si vergognano persino di firmare, che narra le vicende di un "finocchio" alla ricerca dell’agognato membro virile... in giro per il mondo e che non nasconde inquietanti risvolti esoterici ("perché di passerotti ne ho presi 23").
Ma se ancora il lato A è ai limiti della decenza, il lato B viene in aiuto per sconvolgerci e incantarci definitivamente, grazie al suo supremo grado di miseria e abiezione. Qui si presenta un brano cabarettistico a due voci, un battibecco tra un fruttivendolo che vende banane (ehm...) e la classica "gallina padovana" a spasso con il suo cagnetto... ma ben presto il brano volge verso lo stornello cantato dove si conclude che le "svedesine" (luogo comune tanto in voga durante gli anni '70 e recentemente riportato in auge dallo spot televisivo di una lavastoviglie), venute in Italia a caccia di "maschioni", dovranno rivolgersi al mercato africano, vista l'abbondanza di "culatoni" (sic)... ma, soprattutto, dove, arrancando su di un italiano stentato, si porta come esempio di virilità nientemeno che... Rodolfo Valentino, notoriamente omosessuale.
Certo... se vi danno fastidio le canzonacce da osteria poco politically correct, difficilmente potrete apprezzare questo delicato esempio di raffinato squallore, ma se amate immergere le mani nei liquami fognari dei tempi che furono, beh... allora, questa autentica gemma non potrà che soddisfarvi pienamente, e assurgere a Sacro Graal del trashume musicale!
La ballata del finocchio
(Cabra)
canta: Occhio Fino
Son figlio di puttana e faccio il culattone
giro per il mondo in cerca d'un maschione
che sappia contentarmi come piace a me
perché di passerotti ne ho presi ventitré
Dopo tanta caccia mi voglio riposare
da un bel fustone farmi coccolare
in Africa andare e girare nel Tukul
poi tornare a Roma e cantare "Sitting Bull"
Sono andato a Roma a fare l'"ano" santo
ed ho trovato un frate che mi piaceva tanto
mi ha dato il suo cordone da tirare su e giù
io mi son voltato: "e godi un po' anche tu..."
Son figlio di puttana e so fare il mio mestiere
faccio tanta grana con l'uso del sedere
ad Hollywood son stato ed a Cinecittà
e di passerotti ne ho presi in quantità
Son stato a far l'amore nell'India misteriosa
con un gran santone dall'aria baldanzosa
ha preso il suo serpente che non finiva mai
soffiava nello zufolo e io dicevo "ahi!"
Al Polo ho incontrato un culo raffredato
al Congo ho incontrato un negro assai dotato
che con le mie chiappe ben ben si destreggiò
e la banana in mano quel negro mi lasciò
Se voi non ci credete che sia un bel mestiere
venitemi a trovare che vi farò vedere
quelle soddisfazioni che proverete voi
a casa con gli amici le farete prima o poi
Finocchi e Banane
(Occhiofino)
cantano: Occhio Fino e Peder
(Occhio Fino) Baaanane, baaanane, belle e dure le mie baaanane!
(Peder) Bananaio, hai detto "duVe", ma "duVe duVe"? E la tua banana com'è, com'è, com'è?!
(Occhio Fino) Ma come vuole che sia la mia banana? Io tutte buone ce le ho, belle! E le vendo a poco prezzo! Baaanane!
(Peder) Ma com'è ingenuo questo teVVone!
(Occhio Fino) Senti, non incominciamo, ahhh? Che io padre di famiglia sono! E sono uscito oggi per guadagnarmi il pane, ahhh! Baaanane, baaanane, e pure i finocchi c'abbiamo! Finocchi di prima scelta!
(Peder) Ohhh, adesso se tu che sfotti, spiVitoso!
(Occhio Fino) Spiritoso? Sfotto? Che vuole che sfotto? Io ho detto che ci sono pure i finocchi?
(Peder) Ma se non è veVo? Tu hai solamente le banane: nella caVVetta non ci sono i finocchi!
(Occhio Fino) Eh eh eh, certo: oramai i finocchi si trovano così facilmente per le strade!
(Peder) Guarda bananaio che io gVaffio, sai, quando mi aVVabbio! Fuffi! Fuffi! MoVdilo! MoVdi quel cattivone!
(Occho Fino) Ma senti, te ne vuoi andare, ahhh? E che veramente compromettere mi devo oggi, ahhh?
(Cantato)
Ed oggi giorno i culattoni
fan concorrenza alle puttane
con il buchetto fanno milioni
alla sera lungo i vial
Si metton la parrucca e la sottana
che sembran delle pupe belle e bone
ti chiedon cinqumila e la grana
la voglion prima dell'operazione
E questi tipi son fortunati
ovunque vai sono piazzati
anche alla televisione
trovi tanti culattoni
E vengono da noi le svedesine
per andare a letto coi fustoni
ma restano deluse, poverine
non trovan maschi in mezzo ai "culatoni"
Qui fanno i "filmi" d'"educazioni",
la "Bora Bora", "La volpe e il leone"
ed i giovani marmocchi
poi diventano finocchi
E dai oggi e dai domani
han perso ormai la fama gli italiani
il povero Rodolfo Valentino
dirà "l'Italia è tutta un casino"
Le svedesine per le banane
si forniranno dai negri africani
e l'Italia coi cocchi
è il paese dei finocchi
In questo periodo dell'anno, cominciano a popolare le edicole i campioni pilota delle cosiddette "collezioni", ovvero quelle raccolte di ciarpame, imitazioni di oggetti da collezione, da raccogliere, con uscita a fascicoli settimanali. Mi son sempre chiesto come mai proprio alla fine dell'estate, all'approssimarsi dell'autunno: non è un'invenzione degli editori, perché l'interesse per le collezioni torna spesso a farsi sentire verso settembre-ottobre. Forse perché legato al ciclo naturale in cui si preparavano le scorte per l'inverno?
Fattostà che questo furoreggiare di raccolte inutili è altamente anti-abastoriano. Il termine "collezione", poi, è usato totalmente a sproposito, poiché il collezionista non compra e raccoglie una collezione bell'e pronta - formata poi di TAROCCHI, perché di fatto questo le raccolte sono: in qualche modo "falsi", cioè riproduzioni degli originali che il vero collezionista invece ricerca e raccoglie.
Si creano così dei collezionisti wanna be che con il vero collezionista non hanno nulla a che spartire: non c'è da parte del raccoglitore di fascicoli una "ricerca", un interesse, un acculturarsi, conoscere e ricercare un determinato tipo di oggetti. È invece una forma di pigrizia mentale camuffata da collezionismo, un mero "comprare" oggetti che poi non hanno alcun valore, appunto perché riproduzioni sono.
Il vero collezionista conosce, e ricerca pezzo per pezzo gli oggetti che compongono la sua collezione, per lo più provenienti da diverse fonti, usati, alcuni in buono stati altri più usurati. Oggetti che hanno non solo un proprio valore economico (a volte 0 altre volte altissimo, non fa differenza), ma soprattutto un loro valore intrinseco, formato dalla manifattura quanto dal passaggio di proprietà dell'oggetto stesso.
Prendiamo come esempio i dischi: anni fa uscirono in edicola dei 45 giri sponsorizzati da Red Ronnie, ristampe di singoli celebri degli anni '60. Si presentava così l'ennesima "collezione" bell'e pronta che, di fatto, non poteva avere né il valore né un interesse storico-culturale che ha, invece, la ricerca e la collezione dei pezzi originali. Come sempre accade in questi casi, l'oggetto venduto in edicola a fascicoli immediatamente dopo l'acquisto perde il suo valore, poiché di riproduzione si tratta, al contrario dell'originale che col tempo (se in buone-discrete condizioni, poiché purtroppo spesso accade che dischi senza copertina e da buttare finiscano venduti a cifre sproporzionate da gente che di musica non ne sa un tubo) invece ne acquista.
La collezione è affascinante: il proprietario può presentare oggetti che hanno una propria storia, un proprio vissuto, un proprio passato. E lui li conosce, li ha ricercati. La sensazione di scovare una chicca in uno scantinato o in un mercatino dell'usato, contrattarne il prezzo, toccarne con mano i difetti e i segni del tempo, è parte integrante del piacere della collezione: che storia può avere una riproduzione venduta a fascicoli in edicola? La raccolta, appunto, invece non trasmette alcunché e il proprietario che la possa vantare davanti ad amici e parenti non farà altro che la figura del mediocre. Un vero collezionista potrà anche essere uno sfigato, ma uno sfigato acculturato, non sarà mai il mediocre che invece può essere il "raccoglitore" di fascicoli settimanali.
Perciò se vi sentite attratti e determinati a formarvi una collezione, sappiate che prima di tutto si tratta di formarvi una cultura, e solo in seconda istanza sborsare del denaro per comprare gli oggetti originali che l'andranno a comporre. Oppure lasciate perdere le raccolte in edicola, non hanno nulla a che spartire con le collezioni e una volta che le avrete terminate non solo non vi trasmetteranno alcunché, ma non potrete neppure rifarvi dei soldi impegnati, perché non hanno neppure alcun valore collezionistico e dovrete neccessariamente svenderle a meno della metà di quanto le avrete pagate.
Questo naturalmente con le dovute eccezioni: nei primi anni ottanta sono uscite in edicola delle raccolte in vinile 12" contenenti brani di autori italiani altrimenti difficilmente reperibili, è infatti grazie alla raccolta "Superstar" che possiamo oggi ascoltare ad esempio le canzoni di Battiato degli anni '60 o avere raccolte interessanti di altri autori diffcilmente reperibili a prezzi decenti, come i Krisma.
Fattostà che questo furoreggiare di raccolte inutili è altamente anti-abastoriano. Il termine "collezione", poi, è usato totalmente a sproposito, poiché il collezionista non compra e raccoglie una collezione bell'e pronta - formata poi di TAROCCHI, perché di fatto questo le raccolte sono: in qualche modo "falsi", cioè riproduzioni degli originali che il vero collezionista invece ricerca e raccoglie.
Si creano così dei collezionisti wanna be che con il vero collezionista non hanno nulla a che spartire: non c'è da parte del raccoglitore di fascicoli una "ricerca", un interesse, un acculturarsi, conoscere e ricercare un determinato tipo di oggetti. È invece una forma di pigrizia mentale camuffata da collezionismo, un mero "comprare" oggetti che poi non hanno alcun valore, appunto perché riproduzioni sono.
Il vero collezionista conosce, e ricerca pezzo per pezzo gli oggetti che compongono la sua collezione, per lo più provenienti da diverse fonti, usati, alcuni in buono stati altri più usurati. Oggetti che hanno non solo un proprio valore economico (a volte 0 altre volte altissimo, non fa differenza), ma soprattutto un loro valore intrinseco, formato dalla manifattura quanto dal passaggio di proprietà dell'oggetto stesso.
Prendiamo come esempio i dischi: anni fa uscirono in edicola dei 45 giri sponsorizzati da Red Ronnie, ristampe di singoli celebri degli anni '60. Si presentava così l'ennesima "collezione" bell'e pronta che, di fatto, non poteva avere né il valore né un interesse storico-culturale che ha, invece, la ricerca e la collezione dei pezzi originali. Come sempre accade in questi casi, l'oggetto venduto in edicola a fascicoli immediatamente dopo l'acquisto perde il suo valore, poiché di riproduzione si tratta, al contrario dell'originale che col tempo (se in buone-discrete condizioni, poiché purtroppo spesso accade che dischi senza copertina e da buttare finiscano venduti a cifre sproporzionate da gente che di musica non ne sa un tubo) invece ne acquista.
La collezione è affascinante: il proprietario può presentare oggetti che hanno una propria storia, un proprio vissuto, un proprio passato. E lui li conosce, li ha ricercati. La sensazione di scovare una chicca in uno scantinato o in un mercatino dell'usato, contrattarne il prezzo, toccarne con mano i difetti e i segni del tempo, è parte integrante del piacere della collezione: che storia può avere una riproduzione venduta a fascicoli in edicola? La raccolta, appunto, invece non trasmette alcunché e il proprietario che la possa vantare davanti ad amici e parenti non farà altro che la figura del mediocre. Un vero collezionista potrà anche essere uno sfigato, ma uno sfigato acculturato, non sarà mai il mediocre che invece può essere il "raccoglitore" di fascicoli settimanali.
Perciò se vi sentite attratti e determinati a formarvi una collezione, sappiate che prima di tutto si tratta di formarvi una cultura, e solo in seconda istanza sborsare del denaro per comprare gli oggetti originali che l'andranno a comporre. Oppure lasciate perdere le raccolte in edicola, non hanno nulla a che spartire con le collezioni e una volta che le avrete terminate non solo non vi trasmetteranno alcunché, ma non potrete neppure rifarvi dei soldi impegnati, perché non hanno neppure alcun valore collezionistico e dovrete neccessariamente svenderle a meno della metà di quanto le avrete pagate.
Questo naturalmente con le dovute eccezioni: nei primi anni ottanta sono uscite in edicola delle raccolte in vinile 12" contenenti brani di autori italiani altrimenti difficilmente reperibili, è infatti grazie alla raccolta "Superstar" che possiamo oggi ascoltare ad esempio le canzoni di Battiato degli anni '60 o avere raccolte interessanti di altri autori diffcilmente reperibili a prezzi decenti, come i Krisma.
A Treviso non c'è mai stato granché, dal punto di vista culturale-alternativo-intelligente (non fraintendetemi: non parlo di "controcultura", anzi, ehm, pardon, "kontrokultura" politicizzata - brrrr quando scrivo parole con le "k" mi scorre un brivido lungo la schiena, come se qualcuno strizzasse un asciugamano bagnato, cioè l'effetto che ad altri produce il gessetto sulla lavagna), cioè di "sottocultura", di "cultura bizzarra", chiamatela come diavolo volete. Dicevo. A Treviso non c'è mai stato granché da questo punto di vista e l'unica cosa che c'era, era il Sottomondo. Ci hanno tolto anche quello. O meglio, il buon Devis è stato costretto a chiudere, visto che Treviso non è terreno fertile per far germinare le idee: è terreno fertile per far germinare i culi stretti in pantaloncini verde pistacchio tanto di moda in questo periodo (ma come cazzo si veste sta gente?!).
Infatti a Treviso, si passano in rassegna negozi di vestiti - scarpe - profumi - scarpe - occhiali da sole - profumi - vestiti - gioielli - mutande - scarpe - vestiti... toh! una libreria...
Ecco.
Bel periodo quello in cui a Treviso c'era il Sottomondo. Paragonabile al periodo in cui a Treviso, negli anni '80, c'era il Blue China di Arduino e soci. Non erano solo dei "negozi", erano dei punti di aggregazione, dove sapevi di trovare persone di un certo stampo, al di fuori della norma, qualcuno di interessante da conoscere. Negli anni '80, il Blue China era il ritrovo di tutti gli "alternativi" (che allora aveva un significato molto meno terrificante di quanto la parola ha oggi...), negli ultimi anni il Sottomondo era il ritrovo di tutte le persone un po' bizzarre di Treviso.
Ora il Sottomondo non c'è più dal 24 dicembre 2004. Ma per il momento rimane il bel ricordo delle vetrine del negozio. Questa, in particolare, fu dipinta da Shanti all'apertura della nuova sede, non molti anni fa.
Cliccate sull'immagine per ingrandirla e poi andate a visitare il sito del Sottomondo, che permane attivo a livello di mailorder su internet.
Infatti a Treviso, si passano in rassegna negozi di vestiti - scarpe - profumi - scarpe - occhiali da sole - profumi - vestiti - gioielli - mutande - scarpe - vestiti... toh! una libreria...
Ecco.
Bel periodo quello in cui a Treviso c'era il Sottomondo. Paragonabile al periodo in cui a Treviso, negli anni '80, c'era il Blue China di Arduino e soci. Non erano solo dei "negozi", erano dei punti di aggregazione, dove sapevi di trovare persone di un certo stampo, al di fuori della norma, qualcuno di interessante da conoscere. Negli anni '80, il Blue China era il ritrovo di tutti gli "alternativi" (che allora aveva un significato molto meno terrificante di quanto la parola ha oggi...), negli ultimi anni il Sottomondo era il ritrovo di tutte le persone un po' bizzarre di Treviso.
Ora il Sottomondo non c'è più dal 24 dicembre 2004. Ma per il momento rimane il bel ricordo delle vetrine del negozio. Questa, in particolare, fu dipinta da Shanti all'apertura della nuova sede, non molti anni fa.
Cliccate sull'immagine per ingrandirla e poi andate a visitare il sito del Sottomondo, che permane attivo a livello di mailorder su internet.






