Stavo pensando a quante versioni alternative della mia vita avrei potuto vivere, fin dalla scelta scolastica... dopo le medie ho preso la direzione - sbagliata - dell'Alberghiera: non era proprio il mio lavoro! Un anno dopo dal mio ritiro scolastico, in seconda, scelsi di frequentare un biennio di Assistente Fotografo presso un Centro Formazione Professionale regionale - altra scelta sbagliata, è la classica qualifica che puoi anche usare in mancanza di carta più morbida, dato che non serve assolutamente a niente essendo generalmente equiparata ad una licenza media.
Che cosa sarebbe successo della mia vita se avessi scelto di frequentare l'Istituto per Geometri (scuola che avevo visitato durante una gita scolastica orientativa)? O se avessi scelto già allora un indirizzo grafico o informatico (c'erano già nell'83 scuole superiori a indirizzo informatico?)... o numerose altre possibilità offerte da altrettanti indirizzi scolastici... allora soffrivo di una forte idiosincrasia nei confronti dell'istruzione, più tardi mi resi conto che invece lo studio era affascinante, e avrei potuto anche frequentare un liceo, poi l'università, con indirizzo letteratura o storia... Certamente ora se potessi tornare indietro di sicuro non farei l'Alberghiero, né il CFP.
Di queste "versioni alternative" ne hanno trattato anche alcuni film e purtroppo ho notizia che se ne occuperà anche l'ennesimo programma televisivo cialtrone, che il mio snobismo, fortunamente, mi impedirà di vedere, ma nell'Immensità del Tutto queste "vite alternative" esistono tutte, e sono altrettanto reali delle traiettorie esistenziali imboccate per scelta o per pigrizia o per necessità, e si chiamano anche "varianti non vissute".
Mi chiedo quante volte dovremmo rivivere la stessa vita (invece di reincarnarci in un'altra) per poter percorrere tutte le varianti che non abbiamo vissuto... e che cosa ci aspetterebbe alla fine... A tal proposito penso che sicuramente sbagli il film "Sliding Doors" in cui in una variante la protagonista muore e nell'altra no, più realistica la visione di H.G. Wells che ritroviamo nel (mediocre) remake di "The time machine", in cui il protagonista in grado di tornare indietro nel tempo, qualunque scelta faccia, vede di volta in volta disillusa la propria speranza di salvare la fidanzata: bisogna anche fare i conti con il Destino, che non si può scansare tanto facimente, qualunque vita scegliamo di vivere.
E tutto ciò è immensamente affascinante.
Angel Collezionare vecchie riviste erotiche è una delle mie passioni. Le migliori sono naturalmente quelle uscite tra i 50's e i 60's, le più briose e spumeggianti, mentre nei 70's si scade nella pornografia più pelosa, ma anche più (involontariamente?) umoristica, e una lattura la vale, almeno per sapere che cosa voglia dire poesia d'avanguardia.
Sono riuscito a recuperare riviste psichedeliche di fine anni '60 e anche riviste di pin-up del decennio precedente, come lo strepitoso Playboy in cui appare una bambolosa Pamela Tiffin (la cui lettura posso condividere con James Bond, vedi post Io e James Bond), ma mai, finora, sono riuscito a mettere le mani su quelle squisite rivistine di e per nudisti, che ritraggono soleggiati campi di naturisti di quegli ingenui decenni dell'Era Atomica.
Fortunatemente ci sono collezionisti che, animati da spirito altruistico, si armano di scanner e ci offrono la possibilità di gustare così anche quei tesori introvabili. Usufruendo naturalmente della fonte inesauribile data da Usenet, sono riuscito a reperire alcune scansioni di simpatiche rivistine dei gloriosi 50's, nei quali si trova questa serie di vignette di Gene Packwood (forse Enrico Sist ne saprà qualcosa), il quale ci diletta con il suo personaggio Angel, una sbarazzina e un po' svagata brunetta che vive le sua avventure in un campo nudisti.
Una vignetta, che la vede appena giunta al campo, sconsolata seduta tutta sola su di una panchina, recita: "Tutto quello di cui parlano le ragazze nella sua scuola sono i vestiti, così lei non ha alcun argomento di conversazione appena giunta qui".
Simpatico.
Avevamo lasciato Maurizia Paradiso con il suo magnifico brano dance "Dai, dai, dai (tu non vieni mai)", della quale non mi è nota l'uscita discografica (mi smentiranno i più preparati, ma mi risulta attualmente, ufficialmente inedita), che furoreggiava come sigla del suo show televisivo pochi anni fa, e la ritroviamo ora, su Tele Campione 2 (almeno qui nel Veneto Orientale), con il programma "La Grande Fratella".
Nel marasma dei noiosissimi e interminabili spot di telefoni erotici (diciamoci la verità: che palle), un po' di fresco, euforico, autoironico umorismo erotico da parte di una show-woman come Maurizia Paradiso e la sua combriccola di pazze porcellone (immancabile, la Tecla), sa sollevarci il... morale, con una mitragliata di battute e bat-tette.
Scopriamo così, pure, che Maurizia ha messo su bottega e, seppur non si può dire che "di tutto la vendeva", si può sicuramente dire che ora cura una linea di occhiali... e vai col secondo spottone - ma per Maurizia, che seguiamo fin da Magic America, questo e altro -, si chiama PULP by Maurizia.
La redazione di Abastor intera si prostra davanti alla Dea e si ripromette di seguire "La Grande Fratella" tutte le sere dopo mezzanotte su Tele Campione 2.
Maltominimarco - Animal Ferox Il cosiddetto "rock demenziale", genere che, a mio avviso, si continua a consumare ben oltre la sua naturale data di scadenza, è tipo di musica a sé stante, nata con intenti goliardici, per far ridere e in qualche modo fare comunque gli scemi, buona, oggigiorno, per "Zelig", programma pseudo-cabarettistico, che mi preoccupa abbia un pubblico tanto vasto. In tutt'altra ala del castello del rock, abitano personaggi come Maltominimarco, che definire "rock demenziale" è non solo riduttivo, ma anche totalmente fuorviante. Maltominimarco è qualcosa d'altro, qualcosa che sconfina il campo artistico per inoltrarsi nell'Eden del puro genio. Maltominimarco non è il solito poseur che fa lo scemo per vendere più dischi o che fa il matto per cuccare di più: nel suo modo d'essere artistico, si avverte scorrere un'essenza vera, propria e personale.
Maltominimarco non si vota ai padrini del genere "demenziale", Skiantos o Elio e Le Storie Tese, per fare due nomi che conoscono tutti, ma anche Gli Etiopi, per andare nell'ambito del vero e proprio cult, le radici di Maltominimarco sono ben differenti e più "antiche". Il suo genere, sensibilmente retro, si rifà, infatti, direttamente ai Rolling Stones - sua principale ed evidentissima influenza fin dai brani scelti come cover - ed è, semmai, molto più vicino a quegli artisti degli anni '60 che sapevano andare oltre il rock "serio", nell'accezione di "pomposo" e "inamidato", come Riz Samaritano o i meno conosciuti Le Bisce, I Balordi, I Barritas (il gruppo beat-sardo di Benito Urgu), e, perché no, quegli artisti dotati di un'immensa dose di gotico-grottesco ed una potentissima carica di genuino rock'n'roll, come i Cramps.
Maltominimarco - T'ammazzoMaltominimarco infatti, per il semplice fatto di saper risvegliare in noi una certo umorismo, non significa per questo che possa essere allineato tanto leggermente al "rock-demenziale" così come oggi lo intendiamo, ma semmai, al "grottesco" e, forse, al "cabaret" (e in questo caso penso ai bravissimi e sempre poco ricordati "I Gufi"): il fatto di farci ridere, è del tutto casuale, la sua insanità è un'insanità genuina, non posticcia, uno squilibrio che non si può fare a meno di amare profondamente.
I testi sono mirevolmente espliciti - ma assolutamente privi di quel (cattivo) gusto per la volgarità scoreggiona fine a sé stessa, che andrebbe bene al massimo per scolaretti in libera uscita - sono espressione autentica di un malessere esistenziale vissuto e profondamente sentito. Così se Maltominimarco canta "Merda! Evviva, viva viva la Merda!", non lo fa per fare colpo sul nostro infantilismo scatologico, ma bensì per gridare al mondo che è un mondo di merda.
Maltominimarco non è comunque nuovo alla redazione di Abastor, seppure questo suo lavoro discografico sia il suo effettivo debutto, poiché avevamo avuto modo di ascoltare ancor prima che venissero pubblicati buona parte dei brani presenti in questo disco, notandolo già come artista valido e apprezzabile - sia chiaro: nel più alto senso abastoriano del termine, se non siete fatti per l'Incredibily Strange Music, state alla larga da questo blog, lo dico per voi, rischiereste solo di fraintenderci - e una gemma che risplende di luce propria. Già conoscevamo e amavamo brani come "Gay", stralunata e geniale cover di "Sympahty for the Devil" degli Stones, o la superba "L'animale", presente quest'ultima anche nel singolo "T'ammazzo" (probabilmente la sua più notevole composizione), e ne scopriamo di nuove, come una formidabile cover di "Paint it Black" - originale sempre opera di Mick Jagger e Keith Richards - che qui diventa "Sono il tuo re", trasformandosi in un malato inno fetish degno di Lou Reed e compari, o come la formidabile e superbamente poetica "La dolce morte".
Unica nota dolente la qualità delle registrazioni, che speravamo invece rifatte ex-novo con strumentazione professionale, sono qui le stesse dei demotapes autoprodotti dallo stesso Maltominimarco con (mi pare di ricordare) un registratore a 4 piste e delle sovraincisioni artigianali. Parte tecnica squisitamente low-fi che comunque si lascia perdonare per la grandiosità delle composizioni.
Spiegare e invogliare all'acquisto di un'artista come Maltominimarco, senza farvi ascoltare qualcosa è però pressoché impossibile, perciò termino qui questa recensione invitandovi semplicemente a visitare il blog di Maltominimarco e ad acquistarne il CD "Animal Ferox" (edito da Alpha South Records), direttamente qui, lasciandovi con alcuni estratti dei suoi testi, ben più esplicativi di qualsiasi parola.

da T'ammazzo

T'ammazzo!
Io di te me la rido, ché se voglio ti uccidio, anzi t'ammazzo!
Brutta faccia di cazzo, se mi dici sei pazzo t'ammazzo!
T'ammazzo, t'ammazzo, t'ammazzo, t'ammmazzo!

da L'animale
Torna la notte, la notte scura e torna l'uomo che fa paura.
Torna, torna con passi furtivi, lascia le ombre per stare tra i vivi.
Se sei una donna non farti vedere, se sei un uomo attento al sedere
che se ti trova che passi di là, ti prende e ti fa.

da Gay (Symphathy for the Devil)
Sono qui, seduto sul bidet,
sono un uomo, un uomo gay!
Sono anche un po' porco, sì,
tutti i maschi sono miei.
Se tu bimbo fossi qui
io addosso ti salterei,
ti strapperei le mutandine
e ti sodomizzerei!

da La vagabonda
Se t'interessa sto laggiù, mi sembra sia piazza Cavour
che nome c'ha non lo so ben, però però ci sto toujour
Sulla panchina ci fo' l'amour, con la fontana ci fo' il bidet,
con il tombino la toilette, con il lampione l'abat-jour...
c'est ma maison!
Carpano Punt e Mes Di tutt'altro genere rispetto a Minnie Minoprio (vedi il relativo post), il testimonial scelto da Carpano Punt e Mes nel febbraio del '56.
Come si legge nella pubblicità (dal sito www.eseresi.it), trattasi di Vincenzo Cardarelli: autore sia di prosa che di poesia, impegnato anche nella critica e fondatore della rivista "La Ronda". Parliamo, insomma, di un personaggio di alta levatura intellettuale, peraltro piuttosto schivo e non amante delle mondanità. Cosa c'entri, quindi, col Punt e Mes, mi risulta di difficile comprensione. Personalmente immagino che a far da sfondo alla degustazione di un tale aperitivo, siano occasioni conviviali, gaudenti e un po' frivole; situazioni ben lontane dall'austerità che trasmettono il buon Cardarelli e il mesto alberello natalizio che fa capolino a sinistra dell'immagine, sopra pile di libri e riviste.
Ma non voglio certo screditare i copy writer (o creativi, come direbbe chi ancora ricorda la nostra lingua) del tempo; posso solo immaginare che si tratti di un astuto esempio di miscasting ante litteram (niente, non mi riesce proprio di scrivere solo in italiano...). Un po' come fa Quentin Tarantino, quando prende De Niro a interpretare un criminale tonto in "Jackie Brown". O come fa la Rai, che mette Marzullo a condurre un programma sul cinema (d'accordo, è come sparare sulla croce rossa, ma a tutto c'è un limite).
Brillantina Linetti Ho fatto un sogno, sì, anch'io come Martin Luther King, ma il mio era un incubo terribile! Ho sognato di uscire di casa dimenticando di mettere prima la brillantina, e così avevo un'acconciatura gonfia e voluminosa che neanche Maurizio Vandelli negli anni '70... mi sentivo terribilmente a disagio!
Per fortuna era solo un sogno... nella realtà infatti non mi sognerei mai di uscire di casa senza aver prima usato la Brillantina Linetti! Sì, proprio quella che il commissario Roc fece l'errore di non adoperare, portandone in testa le amare conseguenze.
E da devoto acquirente le faccio pure pubblicità gratuita, perché è dagli anni '60 che non se ne vede in giro né uno spot, né una reclame su un giornale, né un sito Internet (che di questi tempi significa praticamente non esistere), ma la Brillantina Linetti esiste tuttora e si trova persino al supermercato (non in tutti, ma ne è fornito almeno un paio, qui nel circondario), in due versioni: normale, trasparente, e al mallo di noce, color castano scuro, per nascondere i primi capelli bianchi (meglio quella tradizionale, sennò poi colorate anche il cuscino!).
Da lustri ormai i giovini (drogati e pervertiti quali sono) non usano più, infatti la brillantina, simbolo del conformismo anni '50-'60: sono stati proprio i sessantottini e i beatnik a soppiantare l'uso della brillantina, perché emblema delle generazioni precedenti che andavano a contestare (ma anche dei rockabilly dei 50's), presentando così chiome lunghe, sì, ma pure incolte e voluminose. Poi negli anni '80, quasi per uno spirito revivalistico, è tornato di moda il capello corto, curato, magari "sparato", prendendo allora ad utilizzare però un prodotto terribile: la "gommina" (mi piace chiamare così il "gel", con un termine ormai caduto in disuso, ma dal sapore tanto retrò), che non lascia i capelli morbidi e soffici, indurendoli e incrostandoli di una cosa appiccicosa.
Il vero abastoriano, invece, usa la brillantina.

N.B.
Se la Kelémata volesse gentilmente ricambiare la mia pubblicità gratuita (sì, lo so che la bottiglietta che impugno fieramente nella foto è "sparata" e sovraesposta, ma ti voglio a fare primi piani di una superficie lucida col flash di una digitale...), raccoglierei volentieri campioni omaggio del suo prodotto.
Grazie.

N.B. 2
La fotografia è una voluta citazione. Vediamo se indovinate di cosa. Vi fornisco un aiutino: si tratta sempre di una pubblicità, sempre di un prodotto per la persona, apparsa su varie riviste (io ne ce l'ho su un "La Cucina Italiana") di fine anni '50 - primi anni '60.
Sound Effects
Va bene, io sono un pervertito musicalmente parlando, ma davanti a simili reperti, non c'è da rimanere incantati?
Finalmente ho potuto fare mio un disco di effetti sonori della Vedette Records, e che disco! Si tratta persino di un disco dimostrativo (si potrebbe costruire una collezione solo sui dischi dimostrativi, sono tra le opere più affascinanti dell'universo), "Authentic Sound Effects creati e prodotti da Jac (sic) Holzman per la Elektra Corporation" e che la copertina ci garantisce essere persino in "Stereo Panoramico"!
Il disco contiene grandi classici come la partita di ping pong o il passaggio di una locomotiva a vapore con effetto doppler, cose che non mancano mai in un disco dimostrativo, in special modo se il suo scopo è quello di stupire l'ascoltatore con la magnificenza dello stereo, ma anche autentiche rarità sonore come "Pancetta che frigge", "Incontro di pugilato" o "Sette colpi di gong".

Ammirate stupefatti le tracce contenute in questo LP...

Sound Effects
Sound Effects

...e le indicazioni sul retro della copertina.
Sound Effects
Scusate se vi faccio scaricare 4 immagini solo per un disco, ma ne vale veramente la pena.