Ho preso la decisione più saggia, perché infatti tra le molte cianfrusaglie presenti, mi sono imbattuto in alcuni capolavori dell'arte moderna che meriterebbero di stare in un museo più che in un mercatino delle pulci.
Tra i tanti, questo ritratto di Papa Giovanni XXIII, il Papa Buono, spicca sugli altri per raffinata, squisita delicatezza. Un tondino incorniciato di chioccioline di mare (una delle quali è pure saltata via), di quelle che qui si servono in chioschetti per strada condite con aglio e prezzemolo, su una base formata da altri gusci di molluschi marini (ho un pessimo rapporto con le cose viventi, per cui non saprei definirne specie di appartenenza e provenienza, scusate).
Non penso ci sia da aggiungere altro, vi lasciando godere con gli occhi di questo aristocratico reperto
Lettere e risposte tratte dalla rubrica "Saper vivere" di Donna LetiziaVERNICE E LUCERTOLA (Due borsette e un'indecisa) - Ho ricevuto due borsette: una di vernice nera, e l'altra di lucertola pure nera. Non so con quale abbigliamento portarle né a quale ora del giorno.
La borsetta di lucertola nera potrà portarla a qualsiasi ora del giorno purché con abiti non troppo sportivi. Con abiti da pomeriggio o da mezza sera, andrà bene la borsa di vernice, tenendo conto però che con i vestiti scollati questa borsa è sbagliata (solo la principessa Margaret, ahimè, ha il coraggio di ostentare questa stonatura).
AL VOLANTE (Stefania) - Vorrei sapere se è corretto che un uomo guidi con il cappello in testa quando gli è vicina una signora.
Sì.
DOPO DICIOTTO MESI (Una sposa perplessa) - Sono sposata da 18 mesi ma il mio è un matrimonio per burla e le spiego il perché...
Ne parli con sua madre o con la persona che le è più vicina. I matirmoni come il suo sono i soli che ottengono facilmente l'annullamento della Sacra Rota.
UNA VOGLIA A OTTO (Milano) - Ho una voglia a forma di otto che mi deturpa la gamba destra. Un otto color nocciola grande, tanto per intenderci, come due francobolli espresso. Ne sono disperata. E ogni anno l'arrivo dell'estate mi spaventa. Pensi che ho delle bellissime gambe, adoro il mare e i bagni, eppure mi vedo costretta per questo maledetto otto a villeggiare dai nonni in campagna. Potrebbe darmi l'indirizzo di un buon medico specializzato in chirurgia estetica?
Basta un po' di disinvoltura, di eleganza, di sicurezza di sé, di intelligenza (non si spaventi: non è indispensabile possedere «tutte» queste qualità insieme) perché un difetto come il suo cessi di essere tale e diventi una particolarità originale. Non si sono viste delle zoppe riuscire a dare a un'andatura malferma una grazia patetica e perfino conturbante? (ne conosco una che si è brillantemente sposata dopo aver rifiutato tre partiti). E so anche di una giovane signora che deve gran parte del suo fascino al monocolo con cui attenua, anzi sottolinea con arguta spavalderia un occhio di vetro. Madre Natura le ha regalato un paio di bellissime gambe firmandogliele maliziosamente con un otto. Stia al gioco, esibisca questa firma come uno di quei cappellini un po' stravaganti, di buona marca, che a noi donne piacciono tanto. Se tutto ciò non la convince, allora si rivolga al suo medico curante che meglio di me potrà fornirle l'indirizzo di un buon dermatologo. Solo questi sarà in grado di dirle se la sua voglia può essere asportata oppure no. Nel primo caso, il dermatologo stesso le indicherà un buon specialista in chirurgia plastica.
SULLE PARTECIPAZIONI (Primogenito o no?) - Mia figlia, a distanza di qualche anno dal decesso di una prima bambina settenne, ha messo al mondo un maschietto. Sul biglietto di partecipazione questo bambino viene denominato «primogenito». Le pare corretto?
Ovviamente no.
UN DUBBIO (Domanda che brucia) - Ho qualche motivo per dubitare che mia figlia, tornata recentemente dal viaggio di nozze, non sia salita all'altare pure come la volevo io. Può darsi che sbagli, comunque mi dica quando dovrò parlargliene. Ora o più tardi?
Né ora né mai. La questione ormai è di competenza del marito.
PELLICCIA E CAPPELLO (Carla) - Mio marito, quando entra in un locale chiuso, non si toglie mai il cappello a meno che si debba levare anche il mantello: è giusto? Vorrei anche sapere se a teatro una signora deve lasciare in guardaroba la pelliccia o il mantello.
Lei può tenersi la pelliccia ma ottenga che suo marito si tolga il cappello ogni volta che entra in un qualsiasi locale.
UNA DOMANDA (Scommessa) - Siamo tre abbonate di Grazia e abbiamo una domanda da rivolgerle circa l'età di Donna Letizia. Forse lei giudicherà questa domanda poco pertinente...
La giudico molto impertinente.

Un caro saluto da Abastor, con sincera, profonda ammirazione.
Addio, Alida.

Ringraziamo, commossi, Lauretta per aver documentato il reperto.
Incredibile a dirsi, Barbie ha vinto un viaggio intorno al mondo! Eh, sì, piove sempre sul bagnato...Così, in preda all'euforia, Barbie, Skipper e Midge (suppongo un'amica della Barbie anni '60, poi soppiantata dalle attuali zoccolette vestite alla moda), fanno incetta di vestiti e cosmetici da mettere in valigia. Ken, il solito bambascione che fa sempre tutto quello che gli dice la sua fidanzata (ci credo che poi è diventato gay...), naturalmente la segue appresso come un fedele cagnolino.
Così i quattro, a cui si aggrega anche il papà di Barbie, prendono l'areo e volano a Londra, da dove esploreranno il mondo!
In Francia, a Parigi, Barbie, ebbra di gioia, partecipa a una sfilata di moda, in Cornovaglia visitano i ruderi del castello di Tintagel, che si dice abbia dato i natali a Re Artù, poi ancora Germania, Austria, persino una gita in gondola a Venezia! E poi via verso l'oriente misterioso: India, Giappone, Australia, Oceania... per poi far ritorno negli Stati Uniti.
Mentre Barbie si porta appresso colori, pennelli e cavalletto (uè, questa è la Barbie anni sessanta, mica quella moderna che, a parte leggere riviste di moda e comprarsi vestiti, non sa fare un cazzo), per dipingere i panorami che visita, Ken si porta appresso una fotocamera stereofotografica e realizza un set per View-Master con immagini di tutto il mondo!
Ecco così riprodotta l'avventura vissuta da Barbie nel 1965 in questo set di dischetti per View-Master con tanto di libretto allegato scritto in forma di diario!
Spettacolare.
Barbies' around the world trip
(GAF B500, 1965)
...è anche più facile riconoscersi in qualcosa (movimento, gruppo, orda di ultras, ideale politico, società di bocce... insomma, potete metterci quel che volete) che pensare con la propria testa, inventare qualcosa di proprio, unico, originale, che risponda al proprio spirito, creare qualcosa.
Insomma, è più facile comprare una torta pronta, che farsela da soli partendo dalle uova, dalla farina, dal burro... ed è un po' quello che ormai mi sembra stia succedendo a tutti i livelli. La gente è diventata pigra, mentalmente pigra. Anche l'energia giovanile più pura e incontaminata è ormai imbrigliata in questo genere di trappola, incapace di creare qualcosa di proprio, più facile prendere e copiare modelli preconfezionati che andare alla ricerca e scoprire qualcosa che gli altri non conoscono.
E allora che senso ha anche la parola "alternativo" se non è altro che l'ennesima forma di conformismo e di consumismo? Quel che vi piace, siete sicuri che vi piaccia perché è veramente di vostro gusto e non lo apprezzate invece perché il modello che avete indossato lo prevede come forma integrante di quel modo di essere?
No, non rispondete subito, la prima risposta che vi verrà sarà sicuramente quella sbagliata, affermando con sicurezza che seguite quel gruppo, vi vestite a quel modo, leggete quel libro, perché voi avete scelto di farlo, e non siete nemmeno coscienti di avere comprato l'intero pacchetto del perfetto ... (riempiere gli spazi vuoti a piacere), credendo di essere in grado di operare delle scelte... eccola lì: la tua opzione è già bella pronta sullo scaffale, pronta per essere venduta.
Niente di diverso, insomma, dall'essere alla moda, dal vestirsi come la rivista di trendy fashion freak show vi impone di fare, o del seguire il campionato di calcio, perché altrimenti non sapete come trovare un link con gli altri esseri umani (c'è proprio bisogno di farlo? Io non credo...)... calcio, politica, religione, musica, cultura... alla fin fine non sono che un mezzo per omologarsi, per trovare un pollaio comune nel quale razzolare invece che essere costretti a pensare.
Eccoli lì tanti modelli preconfezionati: il kit "uomo", che prevede una squadra di calcio per cui tifare, una rivista piena di foto patinate di un qualche "gommone" televisivo; il kit "donna", con la sua rivista trendy, la passione per la moda, l'estetista, la parrucchiera...; il kit "alternativo", il kit "intellettuale", ecc. ecc.
È triste, ma è così. Ormai si è persa ogni spontaneità, ogni energia, e siamo tutti degli zombie inebetiti che comprano quel che viene loro offerto dall'imbonitore di turno.
Ed è questa la migliore forma di controllo... dividi et impera? No: ammassa e comanda.
È la più subdola forma di regime quella che fa credere di poter operare delle scelte. Ti fornisce delle opzioni, ma, alla fine non cambia molto che tu ne scelga una o l'altra. E così ti hanno abituato a scegliere tra i concorrenti di un reality o a tifare per una squadra invece che per un'altra, o ancora a seguire una corrente (di musica, pensiero, arte...) invece che un'altra, e, infine, a votare, e tu credi di poter cambiare le cose votando.
No, non fraintendetemi: non me ne tiro fuori, anch'io ne faccio parte. Per dire, sono andato a votare anch'io (fa parte delle mie contraddizioni), ma con la coscienza di far parte di un gioco, di un'illusione. E così non cambia assolutamente niente che tu voti o non voti, è una tua scelta, per me sono rispettabili entrambe, purché si sia consapevoli di non stare operando nessuna scelta.
L'illusione è quella di essere libero, di essere un "persona", quando alla fine sei solo un consumatore, e l'unica libertà che hai è quella di scegliere la marca del prodotto, ma sei costretto a comprarlo comunque.
E "Fahreneit 451" è sempre più vicino.
Insomma, è più facile comprare una torta pronta, che farsela da soli partendo dalle uova, dalla farina, dal burro... ed è un po' quello che ormai mi sembra stia succedendo a tutti i livelli. La gente è diventata pigra, mentalmente pigra. Anche l'energia giovanile più pura e incontaminata è ormai imbrigliata in questo genere di trappola, incapace di creare qualcosa di proprio, più facile prendere e copiare modelli preconfezionati che andare alla ricerca e scoprire qualcosa che gli altri non conoscono.
E allora che senso ha anche la parola "alternativo" se non è altro che l'ennesima forma di conformismo e di consumismo? Quel che vi piace, siete sicuri che vi piaccia perché è veramente di vostro gusto e non lo apprezzate invece perché il modello che avete indossato lo prevede come forma integrante di quel modo di essere?
No, non rispondete subito, la prima risposta che vi verrà sarà sicuramente quella sbagliata, affermando con sicurezza che seguite quel gruppo, vi vestite a quel modo, leggete quel libro, perché voi avete scelto di farlo, e non siete nemmeno coscienti di avere comprato l'intero pacchetto del perfetto ... (riempiere gli spazi vuoti a piacere), credendo di essere in grado di operare delle scelte... eccola lì: la tua opzione è già bella pronta sullo scaffale, pronta per essere venduta.
Niente di diverso, insomma, dall'essere alla moda, dal vestirsi come la rivista di trendy fashion freak show vi impone di fare, o del seguire il campionato di calcio, perché altrimenti non sapete come trovare un link con gli altri esseri umani (c'è proprio bisogno di farlo? Io non credo...)... calcio, politica, religione, musica, cultura... alla fin fine non sono che un mezzo per omologarsi, per trovare un pollaio comune nel quale razzolare invece che essere costretti a pensare.
Eccoli lì tanti modelli preconfezionati: il kit "uomo", che prevede una squadra di calcio per cui tifare, una rivista piena di foto patinate di un qualche "gommone" televisivo; il kit "donna", con la sua rivista trendy, la passione per la moda, l'estetista, la parrucchiera...; il kit "alternativo", il kit "intellettuale", ecc. ecc.
È triste, ma è così. Ormai si è persa ogni spontaneità, ogni energia, e siamo tutti degli zombie inebetiti che comprano quel che viene loro offerto dall'imbonitore di turno.
Ed è questa la migliore forma di controllo... dividi et impera? No: ammassa e comanda.
È la più subdola forma di regime quella che fa credere di poter operare delle scelte. Ti fornisce delle opzioni, ma, alla fine non cambia molto che tu ne scelga una o l'altra. E così ti hanno abituato a scegliere tra i concorrenti di un reality o a tifare per una squadra invece che per un'altra, o ancora a seguire una corrente (di musica, pensiero, arte...) invece che un'altra, e, infine, a votare, e tu credi di poter cambiare le cose votando.
No, non fraintendetemi: non me ne tiro fuori, anch'io ne faccio parte. Per dire, sono andato a votare anch'io (fa parte delle mie contraddizioni), ma con la coscienza di far parte di un gioco, di un'illusione. E così non cambia assolutamente niente che tu voti o non voti, è una tua scelta, per me sono rispettabili entrambe, purché si sia consapevoli di non stare operando nessuna scelta.
L'illusione è quella di essere libero, di essere un "persona", quando alla fine sei solo un consumatore, e l'unica libertà che hai è quella di scegliere la marca del prodotto, ma sei costretto a comprarlo comunque.
E "Fahreneit 451" è sempre più vicino.
Qualcuno sostiene che il sesso sia la più alta forma di piacere ricercata dall'uomo. Evidentemente costui non ha mai provato il View-Master!Il View-Master, o più per esteso il 3-D, è un piacere superiore che lascia completamente soddisfatti e appagati... senza contare che non sei costretto a dare reciprocamente piacere al View-Master, il View-Master non pretende di essere scarrozzato in giro il fine settimana, il View-Master non strilla per delle futilità, il View-Master non parla... no... a dire il vero, anche il View-Master può parlare: la GAF, nel 1970 sperimentò e commercializzò il Talking View-Master.
Il funzionamento si basa sui classici dischetti View-Master, ai quali è stato applicato anteriormente un disco microsolco in plastica trasparente. Il tutto viene attivato da un apparecchio dotato di puntina e altoparlante incorporato, che, ad immagine corrispondente, vi fa ascoltare il dialogo appositamente registrato.
Accidenti... e ora dovremmo sopportare le lamentele del View-Master che ci rimprovera che non parliamo mai abbastanza con lui e che da lui vogliamo sempre e soltanto una cosa?
Nella foto lo scrivente con il suo sfavillante Talking View-Master del 1970.





