Da un po' di tempo sulle "pareti salotto" possiamo vedere una pubblicità di piccoli pezzi marrone di gelato* (lo so che, detto così, fa pensare a un'altra cosa...) con una più che gradevole musichetta ska (mi raccomando non confondere con quella porcheria del reggae, grazie!).Bene. Quella "più che gradevole musichetta" è niemeno che uno degli storici pezzi di una band di fine anni '70 chiamata The Selecters. Naturalmente, come spesso accade, TV e media arrivano sempre dopo, poiché Abastor nel suo archivio aveva già acquisito questo squisito singolo un po' di tempo prima che tornasse di moda.
Voglio, solo per vanto, esibire la copertina del singolo, con il classico logo dei Selecters (l'ometto con il cappello e gli occhiali da sole) e per sfizio riproporvi il testo della canzone, così che vi rendiate conto di che gran periodo sia stato per la musica quello dei primi anni '80 e del Two Tone (nome dovuto al bellissimo stile delle grafiche e dell'abigliamento sixties a "due toni", appunto, bianco e nero, l'unico tipo di abbigliamento per il quale abbandonerei il mio monocromo all black style!), primo revival in ordine di tempo ad avere un senso e la classe neccessaria e uno dei pochi movimenti musicali che valga la pena ricordare...
La prossima pubblicità quale altra chicca andrà a toccare? I Bow Wow Wow (gruppo new romantic a là Adam & the Ants prodotto da Malcolm McLaren dopo i Sex Pistols) o i Grauzone (storica formazione electro pop svizzera degli anni '80, in cui militò anche il noto dj Marco Repetto)?
The selecter On my radio
I bought my baby a red radio
He played it all a go-go a go-go
He liked to dance to it down in the streets
He said he loved me but he loved the beat
But when I switch on I rotate the dial
I could see it there driving him so wild
I bought my baby a red radio
He said he loved me but he had to go
It just the same old show on my radio
It just the same old show on my radio
It just the same old show on my radio
It just the same old show on my radio
On my radio on my radio on my radio
I bought my baby a red radio
He played it all a go-go a go-go
He liked to dance to it down in the streets
He said he loved me but he loved the beat
It just the same old show on my radio
It just the same old show on my radio
It just the same old show on my radio
It just the same old show on my radio
On my radio on my radio on my radio
It just the same old show on my radio
It just the same old show on my radio
It just the same old show on my radio
It just the same old show on my radio
On my radio on my radio on my radio on my radio
It just the same old show on my radio
It just the same old show on my radio
It just the same old show on my radio
It just the same old show on my radio
I bought my baby a red radio
A red radio a go-go a go-go
A red radio I rotate the dial
A red radio driving him so wild
A red radio he had to go
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* Maxibon Pops
Ciò che oggi può sembrare fantasia domani sarà senza dubbio realtà. Questo è un racconto del futuro.
Qui non esistono più nazioni o continenti, ma solo umanità, l’umanità e le sue colonie sparse nell’universo.
Con una velocità oggi inimmaginabile, le astronavi percorrono la nostra via lattea. Sono pilotate da superuomini addestrati a combattere senza esclusione di colpi.
Una di queste astronavi è l’Orion. L’Orion fa parte di un gigantesco sistema di sicurezza che serve a proteggere la Terra dalle invasioni dell’universo.
Accompagniamo dunque l’Orion e i suoi occupanti nel loro giro di pattuglia all’orlo dell’infinito.
OK. Siamo tutti d’accordo (vero?!) sulla maestosa forza di seduzione di serie di fantascienza come Star Trek, Spazio 1999, UFO, Kronos (The Time Tunnel), Doctor Who, Zaffiro e Acciaio, Il Prigioniero, A come Andromeda, Quatermas Conclusion, e via elencando. Ma ci sono altri universi paralleli ancora da scoprire, che hanno avuto un triste destino distributivo e sono stati ingiustamente snobbati dalle scelte di acquisto della Rai che, per non si sa bene quale oscuro motivo, compra e trasmette sempre le serie brandelli: del Doctor Who ne furono acquistati e trasmessi solo 7 episodi, di Star Trek – Deep Space Nine e Star Trek – Voyager soltanto le prime stagioni, di Star Maidens o di Lost in Space neanche l’ombra.
Tra questi ci sono Le avventure dell’astronave Orion, trasmessa in Italia nel ’72 dalla TV Svizzera e nel ’74, soltanto quattro episodi, dalla Rai, e mai più riprogrammata. Recentemente edita in un cofanetto di 3 DVD in italiano, facilmente reperibile nei mailorder in rete, Le avventure dell’astronave Orion è una serie di fantascienza tedesca degli anni Sessanta, a quanto pare la più costosa di tutta la televisione teutonica, ambientata nell’anno 3000, e messa in onda per la prima volta in Germania, nel 1966, proprio nella stessa settimana in cui negli Stati Uniti veniva messa in onda Star Trek.
Molte cose ha in comune con la serie che vede il capitano Kirk e il signor Spock sfrecciare per la galassia a bordo dell’Enterprise, ma al contempo anche degli aspetti radicalmente opposti. Innanzitutto Le avventure dell’astronave Orion è stata girata in bianco e nero, cosa che ha tagliato fuori la serie dal mercato americano. L’aspetto dell’astronave, a forma di classico disco volante, è ancor più futuristica rispetto a quello dell’Enterprise: gli arredamenti al suo interno lasciano stupidi, tal volta interdetti. L’intero ponte di comando è costruito con un materiale plastico molto duttile, non ci sono praticamente sedie e per la realizzazione dei comandi e di svariati oggetti presenti nell’astronave, è stato utilizzato materiale di design: non solo le sedie, ma per le manopole di manovra sono stati adoperati per lo più avanzati rubinetti e nel bel mezzo della console figura un bel… ferro da stiro!
Questo vi può solo suggerire lontanamente che cosa potete aspettarvi da un simile telefilm di fantascienza, girato con un gusto tutto tedesco, dove si balla musica lounge muovendosi come i Kraftwerk in una base sottomarina, la cui cupola lascia intravedere enormi pesci tropicali: ripresi in un acquario, sono stati aggiunti allo sfondo, rendendo il tutto particolarmente surreale. Uno spettacolo che lascia a bocca aperta, chi ama la fantascienza retro, la musica lounge e i reggiseni a punta!
orionspace.de
Raumpatrouille - Producer's Cut
Le avventure dell'astronave Orion
Delos 28: L'astronave Orion
SPACE PATROL ORION: synopsis
Qui non esistono più nazioni o continenti, ma solo umanità, l’umanità e le sue colonie sparse nell’universo.
Con una velocità oggi inimmaginabile, le astronavi percorrono la nostra via lattea. Sono pilotate da superuomini addestrati a combattere senza esclusione di colpi.
Una di queste astronavi è l’Orion. L’Orion fa parte di un gigantesco sistema di sicurezza che serve a proteggere la Terra dalle invasioni dell’universo.
Accompagniamo dunque l’Orion e i suoi occupanti nel loro giro di pattuglia all’orlo dell’infinito.
OK. Siamo tutti d’accordo (vero?!) sulla maestosa forza di seduzione di serie di fantascienza come Star Trek, Spazio 1999, UFO, Kronos (The Time Tunnel), Doctor Who, Zaffiro e Acciaio, Il Prigioniero, A come Andromeda, Quatermas Conclusion, e via elencando. Ma ci sono altri universi paralleli ancora da scoprire, che hanno avuto un triste destino distributivo e sono stati ingiustamente snobbati dalle scelte di acquisto della Rai che, per non si sa bene quale oscuro motivo, compra e trasmette sempre le serie brandelli: del Doctor Who ne furono acquistati e trasmessi solo 7 episodi, di Star Trek – Deep Space Nine e Star Trek – Voyager soltanto le prime stagioni, di Star Maidens o di Lost in Space neanche l’ombra. Tra questi ci sono Le avventure dell’astronave Orion, trasmessa in Italia nel ’72 dalla TV Svizzera e nel ’74, soltanto quattro episodi, dalla Rai, e mai più riprogrammata. Recentemente edita in un cofanetto di 3 DVD in italiano, facilmente reperibile nei mailorder in rete, Le avventure dell’astronave Orion è una serie di fantascienza tedesca degli anni Sessanta, a quanto pare la più costosa di tutta la televisione teutonica, ambientata nell’anno 3000, e messa in onda per la prima volta in Germania, nel 1966, proprio nella stessa settimana in cui negli Stati Uniti veniva messa in onda Star Trek.
Molte cose ha in comune con la serie che vede il capitano Kirk e il signor Spock sfrecciare per la galassia a bordo dell’Enterprise, ma al contempo anche degli aspetti radicalmente opposti. Innanzitutto Le avventure dell’astronave Orion è stata girata in bianco e nero, cosa che ha tagliato fuori la serie dal mercato americano. L’aspetto dell’astronave, a forma di classico disco volante, è ancor più futuristica rispetto a quello dell’Enterprise: gli arredamenti al suo interno lasciano stupidi, tal volta interdetti. L’intero ponte di comando è costruito con un materiale plastico molto duttile, non ci sono praticamente sedie e per la realizzazione dei comandi e di svariati oggetti presenti nell’astronave, è stato utilizzato materiale di design: non solo le sedie, ma per le manopole di manovra sono stati adoperati per lo più avanzati rubinetti e nel bel mezzo della console figura un bel… ferro da stiro! Questo vi può solo suggerire lontanamente che cosa potete aspettarvi da un simile telefilm di fantascienza, girato con un gusto tutto tedesco, dove si balla musica lounge muovendosi come i Kraftwerk in una base sottomarina, la cui cupola lascia intravedere enormi pesci tropicali: ripresi in un acquario, sono stati aggiunti allo sfondo, rendendo il tutto particolarmente surreale. Uno spettacolo che lascia a bocca aperta, chi ama la fantascienza retro, la musica lounge e i reggiseni a punta!
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SPACE PATROL ORION: synopsis
Ne ho già parlato in un vecchio post e in una degustazione su Abastor #34, ma torno volentieri su questa bellissima fiaba per View-Master su richiesta di Mercuzio.Di "Alice nel Paese delle Meraviglie", che io sappia, ne esiste una sola versione, prodotta dalla Sawyer's negli anni '50 e ristampata innumerevoli volte prima dalla casa di Portland originale, poi dalla General Aniline and Film Corporation (GAF), il che significa almeno fino a metà anni '70.
Personalmente possiedo una edizione GAF italiana degli anni '70, la cui bustina purtroppo è andata perduta, ma ne conservo il libretto (se fate una ricerca su Google Immagini per "View-Master Alice", posso dire con orgoglio che la mia è la prima a comparire!) e l'edizione americana in inglese per Talking View-Master (quest'ultima non splendida, tuttavia, quanto l'edizione di "Snow-White and the seven dwarfs"*).
Sempre agli anni '50 risale anche "Alice nello specchio", di cui non so se ne esista una edizione italiana, io ne possiedo soltanto una versione in inglese.
Questa splendida opera è dovuta a colei che ha reso i View-Master in diorami dei veri capolavori e che dai cultori del visore 3D è venerata per l'artista che era: Florence Thomas, autrice delle più belle storie per View-Master ottenute attraverso la tecnica dei diorami, tecnica che merita di essere considerata una vera e propria arte alla stregua del cinema di animazione o dei fumetti.
Siccome in questo momento sono pigro, e non ho voglia di tirare fuori tutti i miei View-Master che si trovano confinati vergognosamente dentro ad uno scatolone, dato che ho dovuto mettere tutto al riparo dalla polvere per lavori in casa, ho fatto una ricerca in rete e ve ne mostro alcune delle edizioni disponibili (cliccate sull'immagine per vederla ingrandita).
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* Per i più attenti, faccio notare che non si tratta di un errore grammaticale: il plurale di "dwarf" in inglese sarebbe "dwarves", ma gli americani scrivono proprio "dwarfs", e così sulle copertine di questa fiaba.





