Gli italiani all'estero, lo sappiamo, vanno sempre in cerca di mangiare spaghetti e pizza, e di bere caffè espresso, perdendosì così una infinità di sapori locali tutti da scoprire e tutt'altro che da disdegnare. Gli italiani (all'estero e non) sanno parlare per ore mettendo in fila una serie di luoghi comuni sulla cucina, soprattutto parlando di cose che non hanno mai assaggiato. E così si vanno a formare dei pensieri comuni consolidati, seppure senza la minima base di verità: "A Parigi si mangia male e si spende tantissimo", "In Germania non sanno mangiare".
Certo: se andate in cerca di pizza e spaghetti, ve li prepareranno male e siccome certe cose (come ad esempio l'olio d'oliva nei paesi del Nord Europa) sono d'importazione e pertanto costosissime, li pagherete anche uno sproposito.
Personalmente a Parigi ho mangiato un po' quello che capitava e ho speso una cazzata. Quebab o falafel, in dosi sovrabbondanti e accompagnati spesso da patate fritte, il tutto in dosi tali che non riuscivo neppure a finirle, costano non più di 3-4 euro, qui a quella cifra trovi un falafelino striminzito che può essere buono solo come antipasto (Estate Village docet). Ci sono poi pasticcerie, caffé e chioschetti che possono prepararvi delizie degne di essere assaggiate.
In Italia le crêpes sono conosciute soltanto dolci. Negli ultimi decenni qualcosa si è evoluto anche in questo campo: quando andavo all'alberghiero, le le crêpes si sapevano fare solo dolci (nel senso che si metteva anche lo zucchero nell'impasto: bestemmia!) e ripiene di marmellata. Ah! Quante varianti scoprii grazie agli insegnamenti del Maestro (ebbene sì, sono stato suo allievo!): non solo dolci, ma anche salate e in quanti modi si possono preparare!
Tuttavia nei chioschetti e nelle crêperie ha preso piede la crêpes alla Nutella (che palle co' sta Nutella! Ma non sapete mangiare altro? Sinceramente l'idea di mettere la Nutella in una crêpes mi fa solo rabbrividire...), mentre nei medesimi punti di ristoro parigini si preparano prelibatezze che il nostro bel paese, con tutta la sua arroganza culinaria, si rifiuta di conoscere. Tra queste prelibatezze la crêpes al formaggio (varianti conosciute e provate: formaggio e prosciutto; formaggio, prosciutto e uovo...) la cui preparazione per altro è semplice e riproducibile in tutte le cucine.
Per l'operazione però dovete come minimo sapere preparare una crêpes, io trovo che sia una cazzata, ma coi tempi che corrono pare che cucinare senza aprire un impasto surgelato o una base disidratata, sia diventata sapienza riservata a pochi iniziati... vabbeh. Strumenti indispensabili: souté (è una padellina con i bordi molto bassi, appositamente pensata per fare le crêpes - ai miei tempi la piastra che vedete usare nelle crêperie era impensabile, oltre che eretica! -), frusta, boule, mestolino, spatola per girare le crêpes (ma lo potete fare anche con le mani).
Vabbeh, le dosi dell'impasto non le so: io le ho sempre preparate a occhio... trovatevi una buona ricetta per le crêpes e usatela. Io procedo così: rompo una o due uova per persona (a seconda della fame), aggiungo un pizzico di sale, un goccio d'olio, sbatto. Quindi incorporo la farina sino a ottenere un impasto abbastanza denso, quindi porto alla densità giusta aggiungendo latte (io uso quello di soia, per renderle più leggere e digeribili, ma andrebbe usato latte vaccino, fate un po' come vi pare).
Scaldato e oliato il souté, versate la giusta dose di impasto e portate a cottura dal primo lato, quindi girate la crêpes e mentre quoce sul lato B, cospargete il lato A di formaggio* grattuggiato, un pizzichino di sale (andateci cauti) e di pepe. Chiudete la crêpes a metà e finite di cuocere in modo che il formaggio si fonda. Mangiare calda.
(*) Per il formaggio scegliete un formaggio di media stagionatura, va bene anche un groviera, e grattuggiatelo con quella grattugia apposita per i formaggi mezzani... non so se avete presente: non è la grattugia classica per il parmiggiano, per intenderci, ma quella che si usa anche per grattuggiare le carote per l'insalata. Ecco, quella, bravi.
Buon appetito!
Jesus Christ Sapevamo che Gesù era capace di miracoli portentosi... ma quello di apparire in tre dimensioni dalle immagini di un dischetto View-Master ancora non lo conoscevamo! Un portento degno soltanto della casa di Portland (il gioco di parole era inevitabile).
Non ci sono indicazioni degli autori del set, ma grazie al libro View-Master Memories sappiamo essere opera di Mary Lewis, ideatrice e realizzatrice anche del graziosissimo The Yellow Dinosaur.
Coloratissimo e ben realizzato (mi spiace dirlo, ma molto meglio del set The Bible Heroes), grazie soprattutto a come sono stati assemblati i personaggi: qui per esempio i vestiti sono di stoffa.
Il libretto allegato ci racconta in maniera dettagliata i fatti narrati dalle immagini.

Jesus Christ - His  Youth, Disciples, Miracles
(GAF B82, 1967)
Gaya FolliaNei primi anni '80 l'omosessualità stava emergendo dal buio dei vespasiani e dei retrobottega degli antiquari, per assurgere a status ufficiale, quasi un obbligo, da parte degli uomini, l'ambiguità e un tocco di effeminato che facesse pensare "che": tutte le pop star (vabbeh, fatta eccezione per Bruce Springsteen...) hanno messo almeno una volta un po' di fard, di ombretto, di rossetto...
Ma non solo, spesso la musica pop arrivava a toccare con i suoi testi questo argomento, scivolando poi nell'inevitabile ridicolo cult della canzone da hit parade all'italiana.
Vorrei, insieme a voi, rileggerne qualcuno... che dire per esempio di Gaio di Rettore e delle sue rime folli generate con la funzione random? "Col pelo d'estate e nudo a gennaio"?! Un testo dadaista in cui non esiste una trama, una storia da raccontare... eppure favoloso e stracult, forse il migliore brano dell'intera carriera della Rettore e... lo conosciamo in pochi, perché non mi risulta pubblicato in un singolo di successo, ma solo nell'album Magnifico Delirio.
Incredibilmente simili, invece, le storie di Melissa e Sonia Argento (chi sono?!), che hanno a che fare con due gay, belli e provocanti, di cui vedono tutti i vantaggi, ma... che a letto pare non diano il massimo (Melissa al suo tipo "un po' gay" gli dà solamente un sei...).
Squisitamente raffinate le allusioni di Sonia Argento: "Per averti che farei, anche ciò che non vorrei", non siamo nel campo delle palesi allusioni di Malgioglio, ma lo sport (ehm...) è sempre quello...

Donatella Rettore Gaio

Scotta la pista di plastica rossa
Gaio saltella e si prende la scossa
con me lui vive un rapporto geniale
se è gaia, che è gaia, è una mossa capitale!

Gaio! Gaio! Gaio! Gaio!

Bella è la vita con tende e pallini
Gaio si spella e regala spumi
con me lui beve acqua e mangia caviale
se è gaia, che è gaia, è una mossa capitale!

Gaio! Gaio! Gaio! Gaio!
Gaio, che beve le sue ore col cucchiaio!
Gaio, che perde il suo calore sotto il saio!
Gaio, che ama anche se il sesso è un posteggiaio!
Gaio, lo spillo che ha bucato l'arcolaio!
Gaio, che è Gaio, col pelo d'estate e nudo a gennaio!

Fuma la donna di plastica bionda
si perde un giro e salta la sponda
ma lo stesso amo il suo corpo infernale
se è gaio, che è gaio, è una donna artificiale!

Gaio! Gaio! Gaio! Gaio!
Gaio, che beve le sue ore col cucchiaio!
Gaio, che perde il suo calore sotto il saio!
Gaio, che ama anche se il sesso è un posteggiaio!
Gaio, lo spillo che ha bucato l'arcolaio!
Gaio, che è Gaio, col pelo d'estate e nudo a gennaio!



Melissa Un po' gay

(coro)
Gay! Gay! Gay! Gay!
Gay! Gay! Gay! Gay!

(Melissa)
Forse l'uomo per me
è il contrario di te
hai la faccia più ambigua che c'è
e una sensualità... da manuale

E l'immagino già
nel mio letto-bazar
mentre prova l'effetto del fard
con due stelline blu.

E poi sparlare come amiche al sole
sdrai e monokini e un calcio ai tuoi problemi
chissà se un uomo un po' gay
nella mia vita vorrei
ecco un'esperienza che non guasta mai.


(coro)
Gay! Gay! Gay! Gay!
Gay! Gay! Gay! Gay!


(Melissa)
Agirò con maestria
sarò comlice spia
è un capriccio che mi toglierò
che tu lo creda o no.

E far l'amore senza esagerare
senza cattiveria, è più una cosa seria
certo che a un uomo un po' gay
non posso dare che un sei
ecco un'esperienza che non rifarei


Sonia Argento Supergay

Già ti filo un po', lo sai che mi va
Che strafico che sei, chissà se ci stai
Supergay ma chi sei?
Io vorrei agganciarti, ma parli con lui
poi tieni insieme l'amico, se proprio lo vuoi
Supergay che farei...

Per amarti che farei
Per averti che farei
Per amarti un'ora che farei
Per averti che farei
anche il sesso cambierei
Per amarti un'ora sola Supergay

Come inventare una scusa per parlarti un po'
fisso i tuoi da gatto selvaggio e lo so
Supergay che vorrei...
oggi son tutta stravolta e rido anche un po'
sbaglio soltanto a pensarci non dirò di no
Supergay ti vorrei...

Per amarti che farei
Per averti che farei
Per amarti un'ora sola che farei
Per averti che farei
anche ciò che non vorrei
Per amarti un'ora sola Supergay

Ora ho capito mi guardi e poi ridi con lui
e ti avvicini e mi dici che cavolo vuoi
Supergay ma chi sei?

Che credevi Supergay?
Che pensavi Supergay?
Che volevo veramente Supergay?
Pensa quello che sarei!
Non sei quello che vorrei!
Vai a giocare col tuo bello Supergay!
Che pensavi Supergay?
Che credevi Supergay?
Che volevo veramente Supergay?

Catastrophe 03Catastrophe mi piace mi piace mi piace mi pia’. Non è soltanto una questione di contenuto: Catastrophe esalta i sensi a livello visivo, tattile, olfattivo, gustativo. Catastrophe è un’esperienza a 360° in un baule di sapori contente ciò che veramente bisogna sapere. Tutto il resto, cronaca e sensazionale di cui sono zeppi i rotocalchi che (è la sola cosa che purtroppo) il popolino legge, è completamente superfluo, inutile, una perdita di tempo… Dai, diciamolo a gran voce, finalmente: ma chi se ne frega del delitto di Cogne?! Quello che veramente ci interessa è tutto qui, tutto dentro questa rivista ben oliata, calibrata e lustrata, che si chiama Catastrophe.
Premessa oziosa, ma sincera, per introdurre il nuovo numero 03 (mi piace quest’uso dello zero prima del numero… fa pensare a un amore per l’ordine, cosicché il comando Visualizza\Disponi icone\Per nome sistemi correttamente i file presenti nella medesima cartella), pieno zeppo di succulenti articoli che faranno la felicità dell’abastoriano di buon gusto.
Apre un dossier sul Made in Italy e l’intervista a Douglas Mortimer, autore di Possibilmente Freddi per Derive e Approdi, saggio ragionato sull’Italia dell’epoca d’oro delle produzioni cinematografiche. Ma ecco arrivare il primo documento che, fin dall’ironico titolo, potrebbe stuzzicare il palato raffinato degli abastoriani più attenti: Il più grande mistero italiano: I Pooh. La psicostoria del più popolare psicogruppo italiano. Non si pensi, però, ad un’esaltazione dei Pooh più sdolcinati e melensi, si rievocano qui anzi le origini, di tutt’altro carattere e fascinazione: band di natura psichedelica, rock, quasi sovversiva, quella di Valerio Negrini, originale batterista e fondatore, di fatto poi estromesso perché troppo fuori dagli schemi…
Ah, a proposito, sempre parlando di musica, un altro bel articolo riguarda un’opera fuori dal tempo e fuori dalla ragione: McCartney II, il secondo album solista, post-Wings, del baronetto di Liverpool Paul McCartney, composizione strana e straniante in piena esplosione new-romantic e electro-pop, che questa lettura mi spingerà a cercare: con una hit dal titolo Temporary Secretary come si fa a non esserne incuriositi?
Altro buon tema da sempre sulla punta della penna di Abastor, ma mai ancora messo nero su bianco, lo affronta l’articolo Paninaro is not dead, un po’ nostalgico e di parte ma comunque saporito e scintillante – all’epoca stavo dall’altra parte della “barricata” e i paninari erano “i nemici”, ma proprio per questo motivo sono affascinato da una realtà di quel periodo che racchiudeva in sé molto dello spirito degli anni ’80, forse del più becero, ma comunque caratteristico di un’epoca –.
Altro tema da tempo nelle mie orecchie – anche grazie ai suggerimenti del Papa che sta a Roma, sì, proprio quello di Mondo Bizzarro – che Catastrophe studia e analizza, è la rivista Fotografare e i deliri cospirazionisti del suo fondatore Cesco Ciapanna.
Ancora popolano questa zeppa uscita di Catastrophe religione, Heavy Metal, fumetti, illustrazioni, racconti a sfondo sessuale (parlare di “erotico” potrebbe risultare fuorviante), ecc.
Insomma, un altro bel malloppone di roba tosta che all’abastoriano gli gusta!

Venerea Edizioni + Torazine presentano Catastrophe 01
Ebbene, dobbiamo ancora ringraziare l’Eurofestival se in questo post celebriamo un altro suo folle parto musicale che si va IMMEDIATAMENTE a candidare a culto abastoriano de-fi-ni-ti-vo: i Dschinghis Khan! I “Gengis Kan” (evidentemente si pronuncia così!), erano un carnascialesco disco ensemble tedesco senza vergogna specializzato in temi storico/geografico-esotici che spaziavano dall’antica Roma, alla cultura gitana, dai Samurai, i pirati e i pistoleri del Messico, ai temi biblici ed, in genere, a tutto quanto concerneva il fascino per gli antichi imperi. Nel 1979, sulla scia del successo di Rasputin dei Boney M, fecero il botto con “Moskau”, pezzo assolutamente entusiasmante e gagliardo che celebrava gli splendori dell’antica Russia. La canzone ebbe un tale successo che fu poi anche opportunamente tradotta in Inglese…
Dschinghis Khan - Moscow

Moscow
Queen of the Russain land
Built like a rock to stand, proud and divine
Moscow
Your golden towers glow
Even through ice and snow, sparkling they shine
And every night night night there is music
Oh every night night night there is love
And every night night night there is laughter
Here's to you brother hey, brother ho
Hey Hey Hey Hey!

Moscow, Moscow
Throw your glasses at the wall
And good fortune to us all
Oh ho ho ho ho HEY!
Moscow Moscow
Join us for a kazedchok
We'll go dancing round the clock
Ah ha ha ha ha HEY!
Moscow Moscow
Drinking vodka all night long
Keeps you happy, makes you strong
Oh ho ho ho ho HEY!
Moscow Moscow
Come and have a drink and then
You will leave again
Ah ha ha ha ha HEY!

Moscow Moscow
Moscow Moscow
Take Natascha in your arms
You'll be dazzled by her charms
Oh ho ho ho ho HEY!
Moscow Moscow
She will make you understand
Russia is a wonderous land
Ah ha ha ha ha!!
Eccoli in azione, non sono forse eccezionali?? La canzone, in abbinamento con la visione della clip, se ascoltata in loop per almento tre volte provoca sintomi di ESALTAZIONE SFRENATA! Provare per credere. Mamma che attrezzi, notare il baffone con la casacca verde….particolarmente terrorizzante! A seguire la versione originale in tedesco…

carosello
Il 3 febbraio scorso, Carosello ha compiuto 50 anni. Doveroso da parte di Abastor omaggiare una delle trasmissioni storiche della TV di stato più preziose e memorabili, che hanno saputo regalarci splendori, culti, creazioni formidabili, jingle adorabili, personaggi intramontabili.
E come farlo se non riunendosi a celebrare assieme questo evento, questo culto religioso di cui ogni vero abastoriano iniziato e seguace è vero credente? Così in data segreta, in luogo segreto, alcuni abastoriani segreti si riuniranno e celebreranno questo rito orgiastico alietati da sigle e visioni occulte.
Fatevi un giro sul sito Il mondo di Carosello e scaricatevi caroselli e sigle.
Che dire dell'Eurovision Song Contest? E' sempre stato il tempio assoluto del cheesy listening piu' spinto, molto piu' di qualsiasi altro baraccone festivaliero, Sanremo incluso. Gli anni Settanta, poi, furono davvero clamorosi. Prendiamo il 1976 per esempio. Mentre altrove gli ex vincitori di qualche anno prima, gli ormai lanciatissimi ABBA, furoreggiavano nelle classifiche internazionali con "Fernando" e "Dancing Queen", all'Eurofestival si piazzavano primi dei loro cloni inglesi un po' cafoncelli (gli ennesimi! Formula vincente non si cambia) i Brotherhood of Man. La canzoncina "Save Your Kisses For Me" era un motivetto un po' Motown davvero catchy e irresistibile e l'imbarazzante coreografia "cowboy" contribuiva a renderla ancora piu' acchiappante. Personalmente amo questa canzone, IMPOSSIBILE non canticchiarla (e ballarla) dopo due ascolti di fila!
Ma dove i Brotherhood Of Man toccarono i vertici assoluti dello scoppiazzamento ABBA fu col singolo che venne dopo, "Angelo". Uno spudorato richiamo a Fernando: dal folklore messicano ("Long ago, high on a mountain in Mexico...lived a young sheperd boy, Angelo.."), alle chitarre in posa "mariachi" dei boys, i passaggi lirici lenti e poi il chorus che decolla (con tanto di altra spudorata sottocitazione piano da Dancing Queen!!!)...tutto! Davvero inaudito.
Ma vogliamo ancora ricordare quell'edizione del 1976 con un altro gruppo favoloso, i finlandesi Fredi & Friends. Un simpatico omone corpulento (Fredi) sovrastante due squinzie in rosa, un pianoman e due singers molto werdi sullo sfondo che inneggiavano al "Pump Pump"!! Ah! Una festa per gli occhi.
"Let your hips go hippetty pump pump! "

Cannibale d'amore
Riz Samaritano Cannibale d'amore
(Gino Negri)
Combo Record 203

Tu sei da bere, come la birra fresca,
da divorare, come la minestra
mordo clavicole, mastico il tuo cuore
sono cannibale, cannibale d'amore!

Mi sembra d'essere mille volte vivo
ti stacco un pollice come aperitivo
sento con estasi il tuo sapore
sono cannibale, cannibale d'amore!

E poi mi piace dare la scossa
alla tua pelle, alle tue ossa
mi piace stringere il tuo bel muso
mi piace scuoterlo prima dell'uso!

Tu sei da bere, come la birra fresca,
da divorare, come la minestra
penso con estasi al tuo sapore,
sono cannibale, cannibale d'amore!

(assolo di sax)

E poi mi piace dare la scossa
alla tua pelle, alle tue ossa
mi piace stringere il tuo bel muso
mi piace scuoterlo prima dell'uso!

Tu sei da bere, come la birra fresca,
da divorare, come la minestra
penso con estasi al tuo sapore,
sono cannibale, cannibale d'amore!
sono cannibale, cannibale d'amore!
sono cannibale, cannibale d'amore!

Giovedì 8 febbraio, alle ore 20.35, e sabato 10 febbraio, alle ore 17.00, andrà in onda una intervista fattami da Matteo Bordone nella trasmissione Dispenser di Radiodue.
Dispenser e Abastor sono legati da un sottile fil rouge, grazie anche agli autori e curatori della trasmissione, tra cui ricordiamo, oltre al già citato Matteo Bordone, anche i validissimi Alberto Forni (autorevole collezionista di View-Master) e Matteo B. Bianchi.
Già tempo addietro inoltre, nel 2002, realizzarono un bel servizio sulla nostra Oddzine Démodè commentato da spezzoni tratti da vari dischi pluricitati nella nostra fanzine (quali l'inossidabile Il disco della bellezza vera di Elena Melik) e rendendo così un colossale omaggio alla nostra realtà sotterranea.
Nel 2003, poi, la redazione di Dispenser volle farmi una intervista in occasione della messa in onda di un disco di Robert Mitchum e ci soffermammo a parlare di VIP canterini e altre amenità discografiche.
Ora si tornerà a parlare di documenti sonori, della ricerca di dischi “incredibilmente strani” e della comunità di recupero (di reperti pop) di Abastor.
So che intenditori dal palato fine, quali voi siete, non mancheranno di sintonizzarsi sulle frequenze di Radiodue, assaporando una trasmissione che possiamo definire, orgogliosamente, filo-abastoriana, e sorseggiando tali raffinatezze musicali e la presenza di Abastor sui media nazionali.
E... occhio, che il contributo di Abastor a Dispenser non si ferma qui: presto nuove altre sorprese, seguite la trasmissione!

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