Va bene, va bene, la pianto con gli Abastor Quiz: non c'è bisogno di dirlo. Il gioco è bello se dura poco, lo so. Però in cambio comincio a fare lo scapolo acido e insoddisfatto. Peggio per voi. Ve la siete cercata.
Allora, <scapolo inacidito mode on> (come scrivono i ziovani, io che ziovane non sono più e pertanto mi considero in diritto di essere acido e antipatico) parto con lo sparlare di una serie televisiva che, con mio grande rammarico, riscuote un grosso successo (presso i ziovani, ma non solo) : Sex and the City.
Facciamo un salto indietro nel tempo con la Time Machine del buon George (H.G. Wells himself - ovviamente faccio riferimento a L'uomo che visse nel futuro di George Pal, mica quella stratosferica cagata del remake) e andiamo indietro di, che so, mezzo secolo, tanto per fare i conti tondi. Torniamo su per giù nel 1957, quando parlare di sesso era non solo sconveniente, ma vergognoso, immorale e riprovevole. Allora, anche il minimo accenno al sesso - nei media, sia chiaro, perché l'omini di sesso tra loro ne han sempre parlato, checché provvedimenti ecclesiastici e statali né avessero da dire - era visto come un qualcosa di impensabile, tanto che il papa, riferendosi al sesso, utilizzava contorti eufemismi quali "le cose che riguardano la creazione".
Ovviamente tutto quel perbenismo dal quale, ci mancherebbe altro, ci siamo fortunatamente emancipati - anche se il suo fascino retro ce l'ha tutto e certi film presentano un eleganza tale, quando si trattava di accennare alle scene d'amore, che andrebbe recuperata - era un'immensa ipocrisia, dietro alla quale si voleva nascondere il solito puttanierismo di certi maschietti e la zoccolaggine di certe altre signore "per bene".
Torniamo al presente: presente nel quale siamo passati da un'estremo all'altro. Presente nel quale non si può imbastire un qualsiasi spettacolo senza parlare di sesso - persino Star Trek, che, nella serie classica sapeva accennare al sesso con eleganza e raffinatezza, quando, cioè, Kirk, non se ne lasciava scappare una, terrestre o aliena che fosse, bastava che respirasse. OK, il sesso è una parte della nostra vita, una cosa naturale, normale, vitale, indispensabile. Una cosa sulla quale non dispiace parlare nemmeno noi, eleganti e raffinati signori e signirine démodè.
Tuttavia ci sono dei limiti e spettacoli televisivi come Sex and the City li travalicano abbondamentemente.
Io odio Sex and the City.
No, non perché sono delle donne a parlare di sesso, non perché il sesso sia reso esplicito, ma perché il sesso è reso banale.
Innanzitutto le protagoniste di un simile show non sono impiegate dell'INPS (Anto', non so che farci, ma mi viene sempre questa metafora!), non sono operaie della Benetton o donne delle pulizie, ma svolgono sempre professioni improbabili, in cui non si sa cosa facciano, ma si sa che guadagnano un sacco di soldi - solo per potersi pagare gli appartamenti in centro a Nuova York devono guadagnare davvero un fottìo di soldi.
Le protagoniste fanno dio sa che (le grafiche, le designer, le arredatrici, che cazzo fanno?!), sono sempre e soltanto donne di alto rango, non hanno altro problema che quello di pensare a fare shopping e a procurarsi uno stallone per la serata.
Ma al di là di questo, la cosa più antipatica, stucchevole, miserevole, è il modo che hanno di parlare di sesso: ogni cosa deve essere per forza spiattellata alle amiche! Santocielo: io faccio una fatica a parlare della mia sessualità e dovrei venire torturato dalla Gestapo prima di parlare di quello che si fa a letto con una signora, come fanno queste a snocciolare ogni minimo dettaglio di quello che fanno a letto con i loro amanti occasionali? È... imbarazzante!
Voi mi direte: questa è la realtà. Bella realtà. Se questa è la realtà sono felice di non farne parte e di vivere in un mondo tutto mio.
Allora, <scapolo inacidito mode on> (come scrivono i ziovani, io che ziovane non sono più e pertanto mi considero in diritto di essere acido e antipatico) parto con lo sparlare di una serie televisiva che, con mio grande rammarico, riscuote un grosso successo (presso i ziovani, ma non solo) : Sex and the City.
Facciamo un salto indietro nel tempo con la Time Machine del buon George (H.G. Wells himself - ovviamente faccio riferimento a L'uomo che visse nel futuro di George Pal, mica quella stratosferica cagata del remake) e andiamo indietro di, che so, mezzo secolo, tanto per fare i conti tondi. Torniamo su per giù nel 1957, quando parlare di sesso era non solo sconveniente, ma vergognoso, immorale e riprovevole. Allora, anche il minimo accenno al sesso - nei media, sia chiaro, perché l'omini di sesso tra loro ne han sempre parlato, checché provvedimenti ecclesiastici e statali né avessero da dire - era visto come un qualcosa di impensabile, tanto che il papa, riferendosi al sesso, utilizzava contorti eufemismi quali "le cose che riguardano la creazione".
Ovviamente tutto quel perbenismo dal quale, ci mancherebbe altro, ci siamo fortunatamente emancipati - anche se il suo fascino retro ce l'ha tutto e certi film presentano un eleganza tale, quando si trattava di accennare alle scene d'amore, che andrebbe recuperata - era un'immensa ipocrisia, dietro alla quale si voleva nascondere il solito puttanierismo di certi maschietti e la zoccolaggine di certe altre signore "per bene".
Torniamo al presente: presente nel quale siamo passati da un'estremo all'altro. Presente nel quale non si può imbastire un qualsiasi spettacolo senza parlare di sesso - persino Star Trek, che, nella serie classica sapeva accennare al sesso con eleganza e raffinatezza, quando, cioè, Kirk, non se ne lasciava scappare una, terrestre o aliena che fosse, bastava che respirasse. OK, il sesso è una parte della nostra vita, una cosa naturale, normale, vitale, indispensabile. Una cosa sulla quale non dispiace parlare nemmeno noi, eleganti e raffinati signori e signirine démodè.
Tuttavia ci sono dei limiti e spettacoli televisivi come Sex and the City li travalicano abbondamentemente.
Io odio Sex and the City.
No, non perché sono delle donne a parlare di sesso, non perché il sesso sia reso esplicito, ma perché il sesso è reso banale.
Innanzitutto le protagoniste di un simile show non sono impiegate dell'INPS (Anto', non so che farci, ma mi viene sempre questa metafora!), non sono operaie della Benetton o donne delle pulizie, ma svolgono sempre professioni improbabili, in cui non si sa cosa facciano, ma si sa che guadagnano un sacco di soldi - solo per potersi pagare gli appartamenti in centro a Nuova York devono guadagnare davvero un fottìo di soldi.
Le protagoniste fanno dio sa che (le grafiche, le designer, le arredatrici, che cazzo fanno?!), sono sempre e soltanto donne di alto rango, non hanno altro problema che quello di pensare a fare shopping e a procurarsi uno stallone per la serata.
Ma al di là di questo, la cosa più antipatica, stucchevole, miserevole, è il modo che hanno di parlare di sesso: ogni cosa deve essere per forza spiattellata alle amiche! Santocielo: io faccio una fatica a parlare della mia sessualità e dovrei venire torturato dalla Gestapo prima di parlare di quello che si fa a letto con una signora, come fanno queste a snocciolare ogni minimo dettaglio di quello che fanno a letto con i loro amanti occasionali? È... imbarazzante!
Voi mi direte: questa è la realtà. Bella realtà. Se questa è la realtà sono felice di non farne parte e di vivere in un mondo tutto mio.





