Linetti - Campani - Cicciolina
Da un po' di tempo hanno aperto un nuovo ipermercato vicino a casa mia, non vi dirò il nome per non fare pubblicità (comincia per D, finisce per l, è composto da 5 lettere e in mezzo c'è una g, mentre le altre due sono vocali, le stesse vocali presenti nella parola Conan...) e guardate un po' cos'ho trovato: ben tre formati diversi di brillantina Linetti!
Ora voi tutti sapete bene quale uomo raffinato ed elegante io sia e come non possa mai presentarmi in pubblico senza avere i capelli opportunamente impomatati di brillantina Linetti. E checché ne dicano giornalisti ignoranti che si mettono a parlare di Carosello senza avere la benché minima cognizione di causa, la brillantina Linetti è viva e lotta insieme a noi.
Potevo dunque resistere? Davanti ai miei occhi si sono manifestati: il flacone maxi di brillantina liquida da 75ml, la bomboletta spray e l'astuccio con la brillantina solida! Signori, è una cuccagna!!! Ovviamente le ho fatte mie immediatamente con l'intenzione di provarle al più presto (normalmente uso la versione liquida, ma la brillantina solida ha un profumo ancora più buono).
Naturalmente l'uomo dotato di classe e gusto non può non sfogliare una buona rivista, e cosa è meglio di Playmen? Il numero presente nella foto è del gennaio 1968. Vediamo se indovinate chi è ritratta in copertina... il giochino non è  fine a sé stesso, perché serve ad anticiparvi il mio contributo al prossimo Classix! (esce in edicola, compratelo).
Mi piace fotografare gli oggetti che mi circondano, le cose con le quali mi sollazzo e che mi danno piacere, così, siccome è un po' che non vi racconto qualcosa ci ho messo dentro anche il catalogo della mostra dedicata a Paul Campani, uno dei tanti grandi che hanno contribuito a fare di Carosello la meraviglia che era. Ora che si dedichi una mostra a Paul Campani, che ha inventato personaggi come l'Omino coi Baffi della Moka Espress Bialetti o Miguel Son Mi, e che un drappello di abastoriani fedeli alla linea non ci vada, ci avrebbe fatto sprofondare dalla vergogna. Così, sabato scorso ci siamo recati a Modena e abbiamo goduto di oggetti esposti (il gioco di Carosello, dico IL GIOCO DI CAROSELLO!!! La tentazione di sfondare la teca di vetro che lo custodiva e impadronirmene c'era, non serve dirlo), filmati e nostalgie varie. Ah, la mostra chiude domani, siete ancora in tempo per una visita.
La visione di tante meraviglie mi ha fatto venire in mente però che io ho dischi che non erano esposti, tra cui Toto e Tata impersonati dalle magnifiche voci di Elio Pandolfi e Isa Di Marzio.
Nella foto potete vedere poi la nuova cover "lounge" del mio vecchio Nokia 3330 (sono un passatista e finché funziona non lo cambio: per me un telefono deve servire per telefonare, mica per...). C'è anche il sottobicchiere della Guinness, una delle mie birre preferite, non ce l'ho messo a posta, ce l'ho sempre sul comodino per appoggiarci la tazza di caffé o il bicchiere con l'Effervescente Brioschi sciolto nell'acqua (altra cosa démodè di cui mi vanto, quella di usare il citrato come digestivo). Ma mi serve anche per dire che sono stato a Londra, in settembre, e lì, di birra Guinness, ne ho gustata in quantità. Ah, ho assaggiato anche il Kentucky Fried Chicken, mah, pensavo meglio. E naturalmente sono stato a visitare il Pollock's Toy Museum e il Bethnal Green Museum of Childhood, che sono anche gli unici due musei nei quali ho messo piede, e vi sembrava che io potessi andare a visitare altri musei se non questi? Ma che, scherziamo o facciamo sul serio?
Infine ho messo nella foto l'autobiografia di Cicciolina, non so perché, è un libro che ho preso, ho cominciato, ma che non so quando troverò il tempo per finire. E Batman che ci fa? Boh, ci sta sempre bene e poi dà un tocco di azzurro nella predominanza di gialli, arancioni e verdi.
Ora mi chiederete quando uscirà il nuovo Abastor. Ecco, non lo so.
L’idea di un remake di Quel treno per Yuma non mi fa impazzire. Del resto fatico a sopportare l’idea di rifacimento in sé, se non come modo di vedere come altre culture possono filtrare certi stimoli. Senza contare che il confronto tra l’originale e il remake in questione parte già impari: adoro Glenn Ford da quando vidi in veste canagliesca e strapazzata in Gilda; mentre Russel Crowe, per dirla con Gassman/Bruno Cortona, «lo metto tra le tombe etrusche e il monte Fumaiolo», lo piglierei a cazzotti, se solo non lo facesse prima lui. Così, per farla breve, eviterò con cura il nuovo Quel treno per Yuma. Mi piace ricordare il film di Daves, il tema dei titoli di testa e, di quest’ultimo, la delirante versione che ne fecero Pozzetto e Celentano in quel commovente avanzo di anni ’80 che è Lui è peggio di me. Ve li riporto entrambi, con amore, qui sotto.


Si chiama guilty pleasure, ed è una meraviglia. Si tratta, in sostanza, della dolce sensazione di piacere misto a colpevolezza che si prova a godere di qualcosa che, in genere, è ritenuto sgradevole o disdicevole. Il critico cinematografico trombone che ride con i film di Bombolo e Cannavale. Quello televisivo che si sganascia con i programmi di Pingitore. Potremmo fare esempi più elevati, ma è meglio fermarsi qui.
Con tutta probabilità, questo guilty pleasure  l’ha inventato un cattolico, perché a noi piace un sacco nascere con il peso del senso di colpa e, nel contempo, sapere che qualcuno perdonerà le nostre debolezze (sempre che, prima, le si vada a riferire ad un tizio vestito di nero).
Sta di fatto che ieri, in tv, ho visto Quel mostro di suocera. D’accordo, il film è poca cosa, niente più di una commediola prevedibile, per quanto ritmata. Eppure, come resistere alla tentazione di passare 90 minuti a guardare la magnifica Jane Fonda che, in modo travolgente, vessa, piglia a schiaffi e sotterra (anche artisticamente) quella mezza calzetta di Jennifer Lopez.


Mi sento un po’ in colpa perché avrei potuto rivedere per l’ennesima volta Il grido di Antonioni. Ma so che qualcuno mi perdonerà. Tanto per essere sicuro, l’ho detto subito a The Passenger, ovvero il signor Abastor. Del resto lui è sempre vestito di nero.

Carole Lombard
Non mi perderò in considerazioni sulla assoluta, divina bellezza, tale da togliere il fiato, di Carole Lombard, paragonandola alle moderne squinziette televisive dalla pelle biscottata e dalle tette rifatte, tanto, se non siete dei veri abastoriani, sarebbe tutto fiato sprecato.
Se lo siete, non vi serverà sapere nulla, e so per certo che sarete già disposti a cercare e visionare pellicole come To be or not to be, ultimo film da lei recitato nel 1942 prima di morire ad appena 33 anni in un incidente aereo.
Solo un omaggio a una Diva dalla sublime venustà.