Sono da sempre affascinato dalle ucronie. Ucronia è quel genere letterario e cinematografico, che si potrebbe ascrivere alla fantascienza, anche se proprio fantascienza non è, più che altro fantapolitica, nel quale l'autore si diverte a immaginare "cosa sarebbe accaduto se...". In pratica si mette a giocare con le realtà parallele o varianti temporali, nelle quali scorrono, parallelamente alla nostra, tutte quelle possibili versioni del presente, che si sarebbero potute verificare se un determinato evento fosse andato diversamente da come è andato... e siccome tutto è relativo (e vaffanculo agli assolutismi), cioè la storia che viviamo la viviamo perché la nostra coscienza individuale o collettiva vive questa determinata realtà, quelle realtà parallele sono altrettanto reali e tangibili della nostra. Lo so, potete anche non essere d'accordo con quanto detto finora ma chissenefrega: se non accettate questo postulato, non riusciamo ad andare avanti col discorso!
A me è sempre venuto molto facile pensare alle realtà parallele, e accettarle tranquillamente come vere, al di là di possibili mode cinematografiche, forse anche perché ho una mente "informatizzata". Nell'informatica queste realtà parallele le possiamo pensare come una serie di ramificazioni che seguono ad un if e ad un else, la cui attivazione dipende dal valore di una "insignificante" variabile. Insignificante variabile, che nella storia umana ha un peso tutt'altro che insignificante, ma che può avere la dimensione di una pallottola sparata alla gola dell'Arciduca Francesco Ferdinando d'Austria o la consistenza di una bomba atomica sganciata su una città indifesa del Giappone.
FatherlandL'ucronia che va per la maggiore è ovviamente quella che riguarda il nazismo: "che cosa sarebbe successo se Hitler avesse vinto la guerra?", e che trova la sua più celebre rappresentazione nel romanzo di Philip Kindred Dick dal titolo La svastica sul sole, ma che è il tema anche di un altro romanzo, del 1992 scritto da Robert Harris e da cui è tratto un film per la tv interpretato da Rutger Hauer: Fatherland. Ma nulla ci impedisce di domandarci "che cosa sarebbe successo se..." La Seconda Guerra mondiale non si fosse fermata alla sconfitta della Germania e la Russia stalinista e il successivo Patto Atlantico, si fossero dati battaglia; oppure che cosa sarebbe successo se Napoleone avesse vinto a Waterloo, se il Regno delle Due Sicilie avesse unificato l'Italia invece del regno di Sardegna (sicuramente non avremmo avuto la leva obbligatoria!), o ancora se Berlusconi avesse vinto le elezioni nel 2001 (ah, no, questo è successo per davvero...) o se, peggio, Malgioglio avesse vinto il festival di Sanremo.
Al di là del gusto per l'immaginare realtà parallele possibili, questo genere di romanzi servono più che altro da pretesto per far riflettere su un qualcosa che diamo per scontato, a cui siamo abituati perché è avvenuto ed è ormai parte della storia umana. In particolare il film di cui voglio parlare, Fatherland (produzione televisiva diretta nel 1994 da Christopher Menaul) ci vuole far riflettere sul tema dell'Olocausto* e ci propone alcuni interrogativi ai quali dobbiamo spingere la nostra personale e soggettiva ragione a cercare una risposta: il nazismo sarebbe stato in grado di nascondere l'Olocausto in caso di vittoria? O ancora: abbiamo davvero coscienza dell'enormità dell'accaduto che diamo così tranquillamente per scontato?
La storia, a dire il vero, pone anche altre questioni, e qui bisogna fare un breve riassunto della trama (attenzione che vi sparerò degli spoiler!). Siamo nella Nuova Berlino degli anni '60, dove come detto Hitler ha vinto la Seconda Guerra Mondiale, gli alleati sono stati sconfitti in Normandia e da allora la storia ha preso una direzione differente da quella che conosciamo: l'Europa tutta - Inghilterra compresa - è sotto il dominio nazista, la guerra contro la Russia comunista non è mai finita e gli Stati Uniti, ritiratisi dall'Europa hanno sconfitto però il Giappone sganciando le bombe su Hiroshima. La Nuova Berlino o "Germania", è quella voluta da Hitler e da Speer. Dopo vent'anni dalla fine del conflitto gli Stati Uniti e il Terzo Reich intendono riappacificarsi: il presidente americano, Joseph Kennedy (non ho capito se il padre o il figlio omonimo - ucciso, nella nostra linea temporale, durante la II Guerra Mondiale), va in Germania per incontrare un 75enne Adolf Hitler.
I protagonisti, l'SS-Sturmbannführer Xavier March (Rutger Hauer) e la giornalista americana Charlie Maguire (Miranda Richardson), scoprono che dietro a una serie inspiegabile di delitti e finti suicidi si nasconde un terribile segreto: lo sterminio di milioni di ebrei ad opera dei nazisti nel precedente conflitto. I due riescono a far avere documenti e fotografie al presidente degli Stati Uniti, cosicché il suo incontro con il Führer e la riappacificazione con la Germania nazista vanno a remengo. Di lì a poco il nazismo cadrà e i suoi crimini verranno a galla: come dire, prima o poi...
OK, il film è gradevole, gli effetti speciali (i monumenti disegnati da Speer realizzati attraverso delle matte) sono credibili ed è paradossale vedere un ufficiale delle SS passare sotto il poster di The Beatles (anzi "Die" Beatles), ma i troppi rallenty (uff... ma quando la finiscono con queste banalità?) e il solito finale all'americana lasciano un po' delusi. Ma, scusate il cinico realismo, secondo voi, davvero se gli Stati Uniti avessero, in un'occasione analoga, saputo di simili crimini commessi da una potenza con cui in quel momento gli convenisse stringere un patto d'alleanza, avrebbero desistito dal farlo? Certo, così come non ne hanno voluto sapere di fare affari con il Cile di Pinochet o con l'Argentina dei desaparecidos...

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* Precisazione pelosa: nonostante creda nella necessita e nell'efficacia di una simile pratica (ma ritengo che sia da evitare il rischio di trasformarlo in "un rito" da celebrare, facendolo diventare l'ennesima ricorrenza banale), è un caso del tutto fortuito che mi trovi a parlare di questo nella Giornata della Memoria, occasione fornitami da due eventi che altrimenti mi porterebbero a disertare ancora a lungo il nostro oddlog: 1-Mi sono rivisto il film ieri sera, 2-Oggi, che è domenica, trovo il tempo per scriverne.