L'abastoriano raffinato e sensibile è persona di gusti difficili, si sa. Egli non si accontenta di spettacoli facili, di risate immediate, di umorismo di bassa lega, ma necessita di fonti di svago di una certa classe, di un livello un tantino più elegante. Non è facile, così, fornire all'abastoriano un'intrattenimento che sappia titillare i suoi punti erogeni, eccitare le sue papille gustative e stimolare il suo punto G. Tanto più è difficile in una regione come il Veneto le cui parole d'ordine sembrano essere lavorare, risparmiare, costruire, o al massimo vestire (sperperando il danaro nell'acquisto dei buoni abiti di pessimo gusto). Ma proprio a Padova il duo teatrale (mi si corregga se sbaglio, ma questa è la definizione più appropriata che mi sovviene) delle Drunk Queens, la suprema Lagina Pectoris e il superbo Gianluca Meis, sa andare oltre la noia e la banalità riuscendo nell'arduo compito di intrattenere il provetto abastoriano.
La loro rappresentazione teatrale Bambole di porcellana e soldatini di stagno - due orette di spettacolo godibilissime, che scivolano via come velluto cosparso di cipria rosa - gioca con poeti crepuscolari e café-chantant, "un genere di spettacolo nel quale si eseguivano piccole rappresentazioni teatrali e numeri di arte varia in locali dove si poteva consumare bibite e generi alimentari nel corso dello spettacolo stesso" (così riporta la brossure del programma della serata). Il genere, nato a Parigi a metà '700 e in voga anche all'estero tra metà '800 e la Grande Guerra (autentico spartiacque tra moderno e postmoderno) rappresentava una delle poche valvole di sfogo di una società repressiva e perbenista com'era quella borghese affermatasi dopo la Rivoluzione Francese: sul palcoscenico doppi sensi e allusioni si sprecavano, portando in scena quello che non si poteva osare: era il mondo tanto perbene delle signorinette (quasi) di classe - all'apparenza - che dovevano conservare una facciata ammodo, per dare ampio sfogo ai loro "vizi" soltanto in privato.
Le Drunk Queens (garbato gioco di parole tra drag queen - attore o cantante en travesti - e drunk - ubriaco -), accompagnate sul palco dalla brava pianista Graziella Leone, che a termine serata ci ha regalato una divertente variazione sul tema Ma che bel castello (riarrangiato nello stile di numerosi famosi compositori del sette e ottocento) mettono in scena, in modo sempre fine ed elegante, un delizioso spettacolino stuzzicante, giocando con testi di autori crepuscolari come Guido Gozzano (lettura delle poesie L'amica di nonna Speranza e Le golose, tra le preferite di Abastor) o Aldo Palazzeschi (ci piace ricordare l'irriverente I fiori e la squisita Visita alla contessa Eva Pizzardini Ba, personaggio incarnato mirabilmente dalla divina Lagina Pectoris, che indossa uno strepitoso costume coronato da parruccona e copricapo a forma di... gondola!) e canzoni garbatamente allusive: tra le tante vogliamo ricordare I canarin delle canarie, dove si racconta di signorine pronte ad aprire l'uscio della propria "gabbietta" per accogliere "canarini" forestieri...!
E così cantando e recitando, ci portano per mano a spasso per Belle Epoque, Grande Guerra e Primo Dopo Guerra, presentadoci poeti crepuscolari e futuristi interventisti, alpini e fascisti, nobildonne e sciantose, gran dame e puttane, il tutto sempre sul filo del doppio senso sottile e raffinato, con l'utilizzo di una gran dose di buon gusto. Insomma, uno spettacolo teatrale dietro al quale indubbiamente c'è un grosso lavoro di ricerca, una interpretazione che possiamo propriamente definire abastoriana* e della quale ci ripromettiamo di goderne ancora altre rappresentazioni.
Drunk Queen Bambole di porcellana e soldatini di stagno
Padova, Parco Treves, 30.07.2008.
www.drunkqueens.it
www.myspace.com/drunkqueens
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* Per quanto riguarda l'associazione tra Abastor e il crepuscolarismo vi rimandiamo all'illuminato articolo di Mercuzio su Abastor #35.
Basta con questo passatismo démodè! È ora di occuparci di musica giovane! Non ci si scandalizzi, perciò, se Abastor, oddzine démodè per signorinette d’altri tempi, dedica dello spazio alla musica moderna, musica giovane per giovani… sì, proprio loro: questi giovani moderni che rifiutano il mondo ereditato dai genitori, si vestono in modo stravagante, si lasciano crescere i capelli (e, peggio ancora, non usano la birllantina!) e scappano di casa. Eh, sì (sospiro di rassegnazione), non esiste più la religione… davvero: il mondo è strano!
Ma Abastor non deve mostrarsi del tutto prevenuto nei confronti di questo mondo giovanile e della musica rock che questi ragazzi scapigliati dimostrano di amare: bisogna dar loro una chance, provare ad ascoltare la loro musica e cercare di comprendere… lo so: è difficile, ma non dobbiamo far sempre la figura dei matusa ottusi e vetusti!
Ecco perciò che osiamo, sì, osiamo adagiare questo spettinato album, Il mondo è strano di Tony Borlotti e i suoi Flauers, sul giradischi e poggiarne la fragile puntina sui suoi irriverenti microsolchi… ciò che ne scaturisce è, inaspettatamente, della piacevole musica beat, che col suo ritmo forsennato (dove arriveremo di questo passo, ci chiediamo!), ci travolge e ci ridesta.
Tra i tanti brani contenuti ne Il mondo è strano (e altri fiori) (Teen Sound 2006 - la versione in CD contiene alcuni brani supplementari, non presenti sul vinile), il primo a catturare la nostra attenzione è senz’altro L’inno dei Flauers, dal quale si può facilmente comprendere che alla fine quello che questi giovani beat vogliono altro non è se non “amore”. Ci piace molto poi Perché due non fa tre, che, visto il successo ottenuto da Tony Borlotti, viene cantata anche da una meno conosciuta Rita Pavone… L’album, per la verità, è farcito di belle canzoni, ma per ricordarne almeno un’altra che ci ha particolarmente colpiti, la nostra preferenza non può che andare a Bambina sola (canzone cantata anche dai Profeti), storia d’amore tra due cuori solitari.
Questo disco è invero in circolazione già da due anni, infatti Tony Borlotti ha testé dato alle stampe il nuovo rilucente A che serve protestare? (Teen Sound 2008). Il nuovo disco rifulge per nuove squisite canzoni composte con la bravura e con l’eleganza che si confà ad un autore del calibro di Tony, a cominciare dall’inno E voi e voi e voi (anche questa cantata anche dai Profeti), teso a farci riflettere sul tema del consumismo e dei falsi dei, testo che sottoscriviamo appieno e nel quale crediamo più di ogni altra canzone di Tony. Bellissime anche Un tipo beat o la intelligente e sagace Giovane prete: quelle di Tony Borlotti potrebbero anche sembrare canzonette leggere alla moda, ma pongono l’accento su problemi seri e hanno contenuti ben più avveduti di tanta musica colta. Prezioso è, a tal proposito, il dialogo che egli intrattiene col pubblico tra una canzone e l’altra durante i suoi concerti, in cui c’è spazio tanto per lo humor, quanto per l’assennata critica al “sistema”, come lo appellano questi giovani beat.
Critica sottile e adatta al cervello fine, beninteso, mai gratuita né scontata, dove viene impiegata una buona dose di materia grigia, cosa di cui, ahinoi, si fa poco uso oggidì, presso questa generazione che non ha in testa che il geghegè, la moda op e i quiz televisivi. Perciò, in conclusione, non possiamo che invitarvi all’acquisto immediato di tali capolavori discografici rivolgendovi direttamente al gruppo (www.tonyborlottieisuoiflauers.it), sicuri che la musica moderna di questo gruppo beat vi piacerà. Certo, un buon taglio di capelli non guasterebbe…
Sito ufficiale: www.tonyborlottieisuoiflauers.it
MySpace: www.myspace.com/tonyborlottieisuoiflauers

Lei, abito bianco assemblato con la biancheria della dote, scollatura sporgi tetta, guanto in lattice Marigold e capello rosa mondina mondana che ha perso la tramontana.
Lui, smoking da cameriere di Love Boat, giacchetta rosso rischio, farfallino nero perdizione, pelo cotonato arruffato stile schnauzer, baffo e… rimmel, Frankie Goes To Hollywood in ammoniaca style.
Come resistere davanti ad una simile accozzaglia di cattivo gusto?
Scartiamo l’inafferrabile pacchetto dono, ed ecco spuntarne come un clown con la molla, uno dei brani tecno-pop più squallidi, insignificanti e inutili della storia della musica pop. Synth Pad digitali dalle sequenze scordate e screanzate, creano dissonanze dai toni alchemici turpi e dissoluti…
Un 45 giri in grado di scoraggiare qualsiasi revival anni ottanta!
Techno Twins Falling in love again
(PRT 1981) 45 giri






