Il Pippone

Ecco finalmente la ricetta definitiva del cocktail Il Pippone:

Il Pippone
1/4 di Capitan Pipa
1/4 di Gordon Gin
2/4 di succo Mela/Banana Yoga (andrebbe usato quello Conad, però)
ghiaccio

Il colore è un po' inquietante... il sapore è inaspettato e ha un ché di diabolico: lo assaggi... rimani un po' perplesso, non è male... un ghigno malefico si disegna sul tuo volto... continui a berlo... ti piace... mentre alle tue spalle si apre una voragine da cui ne escono fumi sulfurei...

N.B.: e stasera si replica con il Capitan Piposka!


Capitan PipaNel 1949, in una notte buia e tempestosa, tra tuoni e lampi, dal laboratorio del geniale signor Mario Marzolla, dopo vari tentativi falliti, esce una nuova creatura, si chiama Capitan Pipa! No, non è un mostro dalla pelle verde, la testa quadrata e l'alito pesante, ma un liquore! Il Capitan Pipa è infatti uno strano, inspiegabile cult del polesano, pare conosciuto e consumato solo nel circondario di Rovigo.
Non l'avremmo mai scoperto se un prode abastoriano, di ritorno da una gita nel rovigotho (provincia selvaggia del Sudafrica?), non ce ne avesse parlato in termini entusiastici, seppure, anche lui, senza aver mai avuto la possibilità di assaggiarlo... soltanto la ditta produttrice, l'Industria Liquori Morelli di Lendinara (www.capitanpipa.it), ne possiede la formula segreta per la produzione ed il diritto esclusivo di distribuzione, ma bisogna ordinarne un quantitativo minimo di 12 bottiglie. Troppe.
Il mistero andava però svelato. Così, con l'occasione di una gita a Rovigo, mi sono messo sulle tracce del Capitano, con la convinzione che sarebbe stato egli stesso a guidarmi al ritrovamento del prezioso liquore, e così fu. Partito dalla stazione ferroviaria della città veneta, mi diressi con determinazione in centro, alla ricerca di un supermercato, dove sapevo avrei ritrovato l'agognata bottiglia! Mi incamminai lungo il Corso del Popolo, proseguendo per una buona mezz'ora... poi, esattamente in centro della città, davanti ai miei occhi si stagliò l'insegna di un supermercato: "Ci siamo!", mi dissi, "Qui devono avere il Capitan Pipa, lo sento!". Entrai, mi diressi verso lo stand dei liquori, e lì, tra grappe e limoncelli, ecco stagliarsi la figura del lupo di mare con barba e pipa.
Rientrato con il prezioso bottino di ben tre bottiglie e riunito un manipolo di coraggiosi e intrepidi degustatori, ci siamo fatti coraggio e abbiamo versato il liquore bruno nei calici... la prima sorsata ci ha sorpresi, anzi, ci ha lasciato di stucco: un retrogusto di colla (più precisamente di UHU Extra) ha invaso le nostre papille gustative... unica chance ammazzarlo con del gin! E infatti un altro messaggio inconscio e telepatico mi veniva trasmesso dalla bottiglia del Capitan Pipa: sentivo che doveva essere sposato con il distillato di ginepro!
Ma ancora non siamo arrivati a perfezionare la formula del cocktail Il Pippone, che deve prevedere neccessariamente un altro ingrediente... in ballo ci sono Martini Dry, Amaro Montenegro e Kapriol...
Ecco, era giusto che anche voi foste messi al corrente di questa esperienza che sta coinvolgendo gli Abastoriani tutti che frequentano il social network Facebook, dove abbiamo dedicato un gruppo a questo incredibile alcoolico.

Facebook | Capitan Pipa
Industria Liquori Morelli - Capitan Pipa
Calice Petrus Menta
Dalla mia collezione di bicchieri per alcoolici il calice del Petrus Menta.
Dentro, ovviamente, non c'è Petrus Menta, perché il Petrus Menta mica ce l'ho (e in sto momento sono sprovvisto anche di Petrus Classico), così dentro c'è la Coca-Cola...

Per vedere la foto "mappata" e sapere cosa c'è sullo sfondo: Calice Petrus Menta su Flickr
Inauguriamo un nuovo spazio abastoriano all'interno dell'Abastor Daily: Abastor Bar! Entrino, signori, entrino! Il primo giro lo offre la casa! Assaggeremo per voi i liquori più incredibili... hic... assaporeremo le misture più impensabili... hic... analizzeremo contenuto e contenitore dei più memorabili cult alcoolici! Il tutto per i dotti e raffinati lord abastoriani che vogliono ritagliarsi un angolino spazio-temporale dove rilassarsi davanti al caminetto con un buon bicchiere in mano.
E con che cosa possiamo aprire se non con questo prezioso, inestimabile, aulico reperto procuratoci dal buon Tony Bonton dopo un viaggio nella regione africana del Rovigotho, lì dove sono i leoni?
Una bottiglia del... CAPITAN PIPA! Un liquore che, a quanto pare, nasconde lontane riminescenze dello storico KAMBUSA ONE (l'amaricanteee!): stesso lupo di mare, incartapecorito dai tanti anni di navigazione, stessa pipa intrisa di trinciato forte, che il nostro capitano tiene stretta tra i denti con il sole e con la pioggia, quando c'è calma e quando c'è burrasca.
Un oggetto che, a quanto pare, è diventato una bevanda culto nella zona di Rovigo e che rappresenta un irrinunciabile compendio al pasto quotidiano.
"Ma... il contenuto?!", direte voi. E chi l'ha assaggiato? Ancora non abbiamo avuto questo privilegio, anche perché per farlo dobbiamo prima venire iniziati e spazzolare il ponte del battello di Capitan Pipa tirandolo a lucido come il pavimento del salone da ballo di Versailles.
Un impegno concreto: saperne di più
Aperitivo VigorosoBeh, visto che ci siamo buttati a parlare dei "buoni oggetti di pessimo gusto", trovo il tempo, tra una cosa e l'altra, per confessarvi un'altra mia irrefrenabile depravazione sull'onda delle "cose che non possono mancare in ogni casa che si rispetti": collezionare bicchieri di alcoolici d'annata.
Sulle mie mensole da qualche tempo fanno mostra di sé, tra gli altri, i contenitori in vetro o ceramica per servire i vari Vov Pezziol (ne ho due, quello anni '60 e quello anni '70, mi manca quello in ceramica degli anni '50), Kambusa One, Punt e Mes e Petrus Menta, beveraggi cari a tutti gli appassionati di lounge culture e sesso di gruppo.
Ora, grazie a jeraldine_it e al suo negozio "La Soffitta", sita in via G. Mazzini 10 a Mogliano Veneto, ho rimpolpato la mia collezione con un'altra decina di altri bicchierini cult, tra cui quello del Cynar o il bicchierino per bere la China Martini (fino dai tempi dei Garibaldini!) calda, ma soprattutto il tumbler del Biancosarti, oggetto particolarmente affascinante e caro ad Abastor anche per i testimonial che si sono succeduti nei vari Caroselli che lo pruomovevano (ricordate il Tenente Sheridan?), e al cui vassoio raffigurante Telly Savalas (in possesso di Enrico Sist) Mercuzio ha dedicato una azzeccatissima degustazione su Abastor #34.
Tale oggetto Biancosarti, si presenta particolarmente intrigante, dunque, anche per le scritte che riporta sul retro e che vale la pena vi illustri. Vi troviamo infatti elencate le seguenti ricette a mo' di formula matematica (curioso l'utilizzo dell'underscore a inizio e fine frase):

_ GHIACCIO SELTZ = SCACCIASETE _

_ SELTZ = APERITIVO VIGOROSO _

_ LISCIO = FUOCO NELLE VENE _

Ora sono sicuro di poter acquisire vigore per osmosi attraverso il solo contatto con il sacro calice che un tempo ha contenuto tale preziosa bevanda cara agli dei.
Carpano Punt e Mes Di tutt'altro genere rispetto a Minnie Minoprio (vedi il relativo post), il testimonial scelto da Carpano Punt e Mes nel febbraio del '56.
Come si legge nella pubblicità (dal sito www.eseresi.it), trattasi di Vincenzo Cardarelli: autore sia di prosa che di poesia, impegnato anche nella critica e fondatore della rivista "La Ronda". Parliamo, insomma, di un personaggio di alta levatura intellettuale, peraltro piuttosto schivo e non amante delle mondanità. Cosa c'entri, quindi, col Punt e Mes, mi risulta di difficile comprensione. Personalmente immagino che a far da sfondo alla degustazione di un tale aperitivo, siano occasioni conviviali, gaudenti e un po' frivole; situazioni ben lontane dall'austerità che trasmettono il buon Cardarelli e il mesto alberello natalizio che fa capolino a sinistra dell'immagine, sopra pile di libri e riviste.
Ma non voglio certo screditare i copy writer (o creativi, come direbbe chi ancora ricorda la nostra lingua) del tempo; posso solo immaginare che si tratti di un astuto esempio di miscasting ante litteram (niente, non mi riesce proprio di scrivere solo in italiano...). Un po' come fa Quentin Tarantino, quando prende De Niro a interpretare un criminale tonto in "Jackie Brown". O come fa la Rai, che mette Marzullo a condurre un programma sul cinema (d'accordo, è come sparare sulla croce rossa, ma a tutto c'è un limite).
Artic
Minnie Minoprio, testimonial della Vodka Artic negli anni '70-'80.
Liquorina
Questa che avete sotto gli occhi è una pubblicità contenuta in un biglietto di concorso legato ai "Prodotti Siciliani brevetti Dottor. DE FRANCO" (sic), dei veri e propri lenzuoli di carta, di poco inferiori al formato A5, che si trovavano nelle confezioni di sofisticati preparati in circolazione nei primi anni '60.
Ne posseggo una decina che furono raccolti probabilmente da mio padre nel periodo in cui faceva il militare a Siracusa.
Ogni bigliettino porta un numero di serie con il quale partecipare al concorso (i premi sono assai misteriosi), e ogni bigliettino è interamente coperto di pubblicità dei prodotti della sconosciuta ditta del "Dottor. DE FRANCO": misteriose polveri per praparare bevande o per preparare panettoni, "Dolcecrema", "Digestio", "Aranciata 900", "Tu-Sola", "Bellachioma", "Lievitovo", "Lievito Friulano", "Limonina", "Latkao", Polveri per Gelati "Perla", "Pepericca", "Pasticca Negrita" e così via, alcune delle quali contenute in "scatolini" (la grammatica con la quale sono vergati questi biglietti è altrettanto affascinante) assolutamente collectible: a forma di frutto, arancia o limone, in bakelite.
Su tutti spicca, però, questo prodotto, la "Liquirina", che promette di preparare deliziose bevande alcooliche partendo da un prodotto liofilizzato, suppongo da diluire con alcool puro. Intrigante anche l'illustrazione, che ci assicura sulla naturalità del prodotto...!