Ma guarda un po' che ti scopro: DJ Ötzi è uno dei tre austriaci che hanno venduto più dischi in assoluto, terzo soltanto a Mozart e a Falco! I suoi brani, infatti, rappresentano il punto di incontro tra antico e moderno (insomma ruderrro ma tirato ar fino), l'evoluzione che in questi anni sta subendo la Schlager passata da musica "da vecchi", così come veniva considerata dai "giovani ma non più tanto giovani" a fenomeno camp, rimaneggiata e rimixata dai dj mitteleuropei in versione dance.
DJ Ötzi sembra riuscirci bene e i suoi brani Schlager-Dance (dubito che tale termine esista, me lo sono inventato al momento) sono talmente vivaci e briosi da riuscire a sconfinare e arrivare persino qui in Italia dove la Schlager non ha mai attecchito: questo pezzo in particolare l'ho sentito nientemeno che al Befed di Mestre, uno di quei pub-birreria-polleria per "gggiovani" in cui si cantano e si ballano solo ed esclusivamente brani... abastoriani!
Sì, infatti ho scoperto che quello che Abastor ha sempre proposto ed amato e che era considerata trashume, roba "da vecchi" in vena di revival, beh, la cantano e la ballano i "regazzini". Non ho intenzione di fare pubblicità al locale, ma qui si è potuta ascoltare roba come i Boney M., i Village People, Patrick Hernandez e tanta altra disco '70 e perfino il Gioca Jouer, finora rito destinato solamente agli abastoriani iniziati durante il rito sacro dell'AbasTour.
Vabbeh, ritorniamo a noi. Questo meraviglioso video con Antonia che si strizza le bocce accanto ad una ricostruzione della mummia del Similaun (al cui nome si è appunto ispirato DJ Ötzi), è tratto dalla trasmissione televisiva di musica Schlager e Volk Musik Musicanten Stadl, di cui vorrei riuscire a vedere altre puntate.
Gli abastoriani più attenti ricorderanno bene Sandra Stumptner, in arte Antonia, perché fu responsabile qualche anno fa, di una cover di Blau Blüht der Enzian del nostro sommo bardo cantore teutonico Heino: Heino und Antonia - Blau Blüht der Enzian.
Beh, Anton aus Tirol non può che diventare la nuova hit degli AbasTour futuri.
DJ Ötzi sembra riuscirci bene e i suoi brani Schlager-Dance (dubito che tale termine esista, me lo sono inventato al momento) sono talmente vivaci e briosi da riuscire a sconfinare e arrivare persino qui in Italia dove la Schlager non ha mai attecchito: questo pezzo in particolare l'ho sentito nientemeno che al Befed di Mestre, uno di quei pub-birreria-polleria per "gggiovani" in cui si cantano e si ballano solo ed esclusivamente brani... abastoriani!
Sì, infatti ho scoperto che quello che Abastor ha sempre proposto ed amato e che era considerata trashume, roba "da vecchi" in vena di revival, beh, la cantano e la ballano i "regazzini". Non ho intenzione di fare pubblicità al locale, ma qui si è potuta ascoltare roba come i Boney M., i Village People, Patrick Hernandez e tanta altra disco '70 e perfino il Gioca Jouer, finora rito destinato solamente agli abastoriani iniziati durante il rito sacro dell'AbasTour.
Vabbeh, ritorniamo a noi. Questo meraviglioso video con Antonia che si strizza le bocce accanto ad una ricostruzione della mummia del Similaun (al cui nome si è appunto ispirato DJ Ötzi), è tratto dalla trasmissione televisiva di musica Schlager e Volk Musik Musicanten Stadl, di cui vorrei riuscire a vedere altre puntate.
Gli abastoriani più attenti ricorderanno bene Sandra Stumptner, in arte Antonia, perché fu responsabile qualche anno fa, di una cover di Blau Blüht der Enzian del nostro sommo bardo cantore teutonico Heino: Heino und Antonia - Blau Blüht der Enzian.
Beh, Anton aus Tirol non può che diventare la nuova hit degli AbasTour futuri.
L’idea di un remake di Quel treno per Yuma non mi fa impazzire. Del resto fatico a sopportare l’idea di rifacimento in sé, se non come modo di vedere come altre culture possono filtrare certi stimoli. Senza contare che il confronto tra l’originale e il remake in questione parte già impari: adoro Glenn Ford da quando vidi in veste canagliesca e strapazzata in Gilda; mentre Russel Crowe, per dirla con Gassman/Bruno Cortona, «lo metto tra le tombe etrusche e il monte Fumaiolo», lo piglierei a cazzotti, se solo non lo facesse prima lui. Così, per farla breve, eviterò con cura il nuovo Quel treno per Yuma. Mi piace ricordare il film di Daves, il tema dei titoli di testa e, di quest’ultimo, la delirante versione che ne fecero Pozzetto e Celentano in quel commovente avanzo di anni ’80 che è Lui è peggio di me. Ve li riporto entrambi, con amore, qui sotto.
Si chiama guilty pleasure, ed è una meraviglia. Si tratta, in sostanza, della dolce sensazione di piacere misto a colpevolezza che si prova a godere di qualcosa che, in genere, è ritenuto sgradevole o disdicevole. Il critico cinematografico trombone che ride con i film di Bombolo e Cannavale. Quello televisivo che si sganascia con i programmi di Pingitore. Potremmo fare esempi più elevati, ma è meglio fermarsi qui.
Con tutta probabilità, questo guilty pleasure l’ha inventato un cattolico, perché a noi piace un sacco nascere con il peso del senso di colpa e, nel contempo, sapere che qualcuno perdonerà le nostre debolezze (sempre che, prima, le si vada a riferire ad un tizio vestito di nero).
Sta di fatto che ieri, in tv, ho visto Quel mostro di suocera. D’accordo, il film è poca cosa, niente più di una commediola prevedibile, per quanto ritmata. Eppure, come resistere alla tentazione di passare 90 minuti a guardare la magnifica Jane Fonda che, in modo travolgente, vessa, piglia a schiaffi e sotterra (anche artisticamente) quella mezza calzetta di Jennifer Lopez.
Con tutta probabilità, questo guilty pleasure l’ha inventato un cattolico, perché a noi piace un sacco nascere con il peso del senso di colpa e, nel contempo, sapere che qualcuno perdonerà le nostre debolezze (sempre che, prima, le si vada a riferire ad un tizio vestito di nero).
Sta di fatto che ieri, in tv, ho visto Quel mostro di suocera. D’accordo, il film è poca cosa, niente più di una commediola prevedibile, per quanto ritmata. Eppure, come resistere alla tentazione di passare 90 minuti a guardare la magnifica Jane Fonda che, in modo travolgente, vessa, piglia a schiaffi e sotterra (anche artisticamente) quella mezza calzetta di Jennifer Lopez.
Mi sento un po’ in colpa perché avrei potuto rivedere per l’ennesima volta Il grido di Antonioni. Ma so che qualcuno mi perdonerà. Tanto per essere sicuro, l’ho detto subito a The Passenger, ovvero il signor Abastor. Del resto lui è sempre vestito di nero.
OK, noi di Abastor abbiamo gusti sopraffini, ben lo sapete, ci piacciono le cose fini ed eleganti, perché siamo delle persone raffinate e sensibili. Non sempre riusciamo a trovare però spettacoli televisivi e musicali degni di tale gran classe di cui ci vantiamo. Poche volte è successo. Una volta in particolare ci è apparsa lei, la sublime, affascinante, elegante, Diva della musica melodica romagnola: AGNESE BRAZZI!!!
Chi è Agnese Brazzi? Non ne ho la più pallida idea e neanche dopo ben 5 anni (la registrai ancora sul finire del 2002, presentandola al primo AbasTour dove tutti gli abastoriani convenuti ebbero modo di apprezzare tali raffinatezze, ben prima della nascita di una realtà come YouTube che permetteva agli spettacoli abastoriani di venir condivisi) non ho ancora scoperto alcuna altra notizia su di lei di quelle reperibili in questi due video.
Agnese Brazzi - Grazie dei fior/Terra straniera Agnese Brazzi - Romagna mia/La spagnola
Chi è Agnese Brazzi? Non ne ho la più pallida idea e neanche dopo ben 5 anni (la registrai ancora sul finire del 2002, presentandola al primo AbasTour dove tutti gli abastoriani convenuti ebbero modo di apprezzare tali raffinatezze, ben prima della nascita di una realtà come YouTube che permetteva agli spettacoli abastoriani di venir condivisi) non ho ancora scoperto alcuna altra notizia su di lei di quelle reperibili in questi due video.
Agnese Brazzi - Grazie dei fior/Terra straniera Agnese Brazzi - Romagna mia/La spagnola
Sull'incredibile potere che ha Internet di dare visibilità internazionale a cose, persone, idee, che altrimenti non godrebbero di alcuna esposizione, se non locale e limitata, penso che tutti, almeno una volta nella vostra vita di internauti (a me 'sto termine fa pensare a un fumetto di fantascienza argentino degli anni '50...), vi sarete fatti dei pipponi galattici.
Tale incredibile potere esiste, ma è regolamentato da leggi alchemiche che hanno più del metafisico che della logica vulcaniana, e quindi non è detto che ad ogni oggetto/soggetto esposto corrisponda neccessariamente un successo nella rete. Altra importante osservazione che va fatta è che dall'epoca dei primi hacker si parla di queste cose, tanto che è diventato persino banale e noioso ricordarle a noi avvezzi esseri insignificanti del 2000, noi che siamo qui a porci (sì, ma con le ali) ancora l'interrogativo se la vita futura ci riserverà guerra o pace, ma sappiamo tutto su come reperire foto delle tette o delle cosce di Paris Hilton senza mutande (che colpaccio, eh? adesso i motori di ricerca porteranno qui tutti gli infiammati alla ricerca di Paris Hilton ignuda! No forse la parola "ignuda" non la dovevo mettere, dato che solitamente l'abbondanza di ormoni non corrisponde ad una pari ricchezza di vocaboli...).
Tutto questo discorsone per dire che YouTube sembra stia dando la possibilità reale ad alcuni personaggi dotati non sempre di un autentico talento, ma spesso del coraggio di buttarsi nell'arena coi leoni e fare tutto quello che gli venga in mente senza pudore e senza vergogna.
A mio personale avviso queste persone meritano un premio morale, un riconoscimento da parte di un pubblico dotato di classe di buon gusto, come quello abastoriano, che sa apprezzare questo genere di esperienze estreme e di spirito avanguardista battagliero.
La lancetta dell'orologio di Abastor si è fermata così su di questa tipa, Romina Chirre, una graziosa peruviana mia coetanea (ma che porta la sua età in modo sorprendente), che su YouTube si esibisce nella reinterpretazione di miti musicali cari ad Abastor quali gli ABBA o i Beatles (per la verità i Beatles a me tanto cari non sono, ma mi serviva fare il paio). Le interpretazioni di Romina Chirre sono a tratti davvero imbarazzanti, ma proprio per questo non possiamo evitare di amarla.
Vi proponiamo due cavalli di battaglia di Romina Chirre: Mamma Mia dei Fabba e I Feel Fine dei 4 di Liverpool, e vi invitiamo a visitare anche il suo sito e in particolar modo la photogallery, per gustare i suoi capi di abbigliamento ignobilmente eighties ma adeguatamente démodè, e naturalmente il suo profilo su YouTube, dove potrete trovare molti altri video che la vedono esibirsi nel canto.
Romina è ormai un mio mito personale e io la amo incondizionatamente.
Romina Chirre Mamma Mia
Romina Chirre I Feel Fine
Il sito ufficiale di Romina Chirre: Romina Chirre - Página Principall
Il profilo persona di Romina Chirre su YouTube: YouTube - Romina Chirre
Tale incredibile potere esiste, ma è regolamentato da leggi alchemiche che hanno più del metafisico che della logica vulcaniana, e quindi non è detto che ad ogni oggetto/soggetto esposto corrisponda neccessariamente un successo nella rete. Altra importante osservazione che va fatta è che dall'epoca dei primi hacker si parla di queste cose, tanto che è diventato persino banale e noioso ricordarle a noi avvezzi esseri insignificanti del 2000, noi che siamo qui a porci (sì, ma con le ali) ancora l'interrogativo se la vita futura ci riserverà guerra o pace, ma sappiamo tutto su come reperire foto delle tette o delle cosce di Paris Hilton senza mutande (che colpaccio, eh? adesso i motori di ricerca porteranno qui tutti gli infiammati alla ricerca di Paris Hilton ignuda! No forse la parola "ignuda" non la dovevo mettere, dato che solitamente l'abbondanza di ormoni non corrisponde ad una pari ricchezza di vocaboli...).
Tutto questo discorsone per dire che YouTube sembra stia dando la possibilità reale ad alcuni personaggi dotati non sempre di un autentico talento, ma spesso del coraggio di buttarsi nell'arena coi leoni e fare tutto quello che gli venga in mente senza pudore e senza vergogna.
A mio personale avviso queste persone meritano un premio morale, un riconoscimento da parte di un pubblico dotato di classe di buon gusto, come quello abastoriano, che sa apprezzare questo genere di esperienze estreme e di spirito avanguardista battagliero.
La lancetta dell'orologio di Abastor si è fermata così su di questa tipa, Romina Chirre, una graziosa peruviana mia coetanea (ma che porta la sua età in modo sorprendente), che su YouTube si esibisce nella reinterpretazione di miti musicali cari ad Abastor quali gli ABBA o i Beatles (per la verità i Beatles a me tanto cari non sono, ma mi serviva fare il paio). Le interpretazioni di Romina Chirre sono a tratti davvero imbarazzanti, ma proprio per questo non possiamo evitare di amarla.
Vi proponiamo due cavalli di battaglia di Romina Chirre: Mamma Mia dei Fabba e I Feel Fine dei 4 di Liverpool, e vi invitiamo a visitare anche il suo sito e in particolar modo la photogallery, per gustare i suoi capi di abbigliamento ignobilmente eighties ma adeguatamente démodè, e naturalmente il suo profilo su YouTube, dove potrete trovare molti altri video che la vedono esibirsi nel canto.
Romina è ormai un mio mito personale e io la amo incondizionatamente.
Romina Chirre Mamma Mia
Romina Chirre I Feel Fine
Il sito ufficiale di Romina Chirre: Romina Chirre - Página Principall
Il profilo persona di Romina Chirre su YouTube: YouTube - Romina Chirre
Stavolta voglio fare come Plonk, postando un double-feature di video e copertina del medesimo singolo.
Chi mai sarà la bella Kathleen Del Casino, che nel video di Dance Down saltella come una cavalletta in mezzo a tanti maschioni africani che suonano il bongo, indossando lo stesso vestitino scollacciato che porta sulla copertina di questo singolo...? Mah! Certamente gli occhietti furbi, il bel visino malizioso e il generoso decolletè attirano la nostra attenzione almeno quanto la prodigiosa canzoncina che nel ritornello catchy ripete ossessivamente “dance dance dance”.
Il ritmo fresco e vivace di una hit da discotechina del 1977, certo una cosetta senza grandi pretese, in cui percussioni caraibiche si mescolano ai saltelli discodanzerecci moderni (per allora), reclama a gran voce il suo posto su Abastor fin dalla sua prima manifestazione in cui Kathleen ci è apparsa come una conturbante odalisca invitante e suadente. No, non dite che siamo i soliti maniaci, è Kathleen che farebbe perdere la ragione anche ad un santo!
Questa confezione dall’aria esotica racchiude tuttavia un animo tutto italiano: il pezzo è scritto da E. Lenton – A. Verrecchia – R. Conrado e prodotta da Prima Linea su dischi Derby. Se i nomi non vi dicono granché, sappiate che Verrecchia e Conrado sono autori che hanno lavorato spesso con Renato Zero (Il cielo, La favola mia) e agli abastoriani più attenti non sarà sfuggito che sono anche tra gli autori di Viens… di Virginie et Barbara; Albert Verrecchia ha inoltre composto le colonne sonore per poliziotteschi come Il tempo degli assassini o Roma drogata: la polizia non può intervenire, e potremmo continuare.
Ma la nostra bella potrebbe (e perché no?) essere tranquillamente di ascendenti francesi: l’anno dopo inciderà infatti un LP,La France c’est l’amour, avente lo stesso titolo di una sua seconda hit a quanto pare più conosciuta del disco da noi trattato.
Chi mai sarà la bella Kathleen Del Casino, che nel video di Dance Down saltella come una cavalletta in mezzo a tanti maschioni africani che suonano il bongo, indossando lo stesso vestitino scollacciato che porta sulla copertina di questo singolo...? Mah! Certamente gli occhietti furbi, il bel visino malizioso e il generoso decolletè attirano la nostra attenzione almeno quanto la prodigiosa canzoncina che nel ritornello catchy ripete ossessivamente “dance dance dance”.
Il ritmo fresco e vivace di una hit da discotechina del 1977, certo una cosetta senza grandi pretese, in cui percussioni caraibiche si mescolano ai saltelli discodanzerecci moderni (per allora), reclama a gran voce il suo posto su Abastor fin dalla sua prima manifestazione in cui Kathleen ci è apparsa come una conturbante odalisca invitante e suadente. No, non dite che siamo i soliti maniaci, è Kathleen che farebbe perdere la ragione anche ad un santo!

Ma la nostra bella potrebbe (e perché no?) essere tranquillamente di ascendenti francesi: l’anno dopo inciderà infatti un LP,
Per voi tutti fedeli della TBN (la tv religiosa americana che fa più uso di lacca per capelli al mondo)un pippone micidiale di nove minuti e ventiquattro della regina icontrastata del "praising" via cavo: Jan Crouch!

Dal pianto al sollievo del riso, quante emozioni ci da!
Roy Orbison Pistolero
Roy Orbison Medicine Man
Marzia consiglia la visione di questo Roy Orbison d'annata, sorprendentemente senza l'abituale occhiale scuro che portava sin dalla tourné con i Beatles del 1963.
Si tratta di due estratti dal film The Fatest Guitar Alive del 1967, diretto da Michael D. Moore, regista dalla carriera a quanto pare lunga e attiva, ma di cui ignoro l'esistenza di opere celebri.
Immagini che hanno quel certo sapore di cartolina folkloristica di località ispanica del Centro America anni '50... di vacanza esotica e bamboletta di plastica in costume caratteristico... Immagini datate e un Roy Orbison quasi spaesato nella sua parte di chitarra "più veloce" del West.
Si tratta di due estratti dal film The Fatest Guitar Alive del 1967, diretto da Michael D. Moore, regista dalla carriera a quanto pare lunga e attiva, ma di cui ignoro l'esistenza di opere celebri.
Immagini che hanno quel certo sapore di cartolina folkloristica di località ispanica del Centro America anni '50... di vacanza esotica e bamboletta di plastica in costume caratteristico... Immagini datate e un Roy Orbison quasi spaesato nella sua parte di chitarra "più veloce" del West.







