AbbaShow - S. Martino al Tagliamento 03.08.2007
Altro grande spettacolo degli AbbaShow ieri, a San Martino al Tagliamento. Sagrone superorganizzato e informatizzato (frico e salsicce venivano ordinate col computer... mah!), ma con, ahimè, poca gente.
AbbaShow sempre all'altezza, comunque, e stavolta abbiamo scattato un bel po' di foto: luce sufficiente per lavorare senza flash ma, per questo motivo, moltissime mi sono venute mosse.
Ne ho selezionata qualcuna di discreta.

Live is Life! - un set di foto su Flickr
Shout! #3 - Valpolicella 28.07.2007
Ieri, sabato 28 luglio, un manipolo di prodi abastoriani si è diretto in quel di Sant'Ambrogio di Valpolicella (VR), presso l'agriturismo Ca' Verde dove tutti gli anni si tiene il festival musicale Shout!, evento straordinario a base di musica garage, punk, psycho.
Quest'anno (la prima volta che ci sono andato) si esibivano i Dingo, delizioso gruppo garage italiano, elegante e raffinato che sulle sue melodiche tastiere (Farfisone d'ordinanza a norma), ci trascina per mari mossi di squisita retro fascinazione; Dome La Muerte & The Diggers, bravi, né lodi né infamie; The Diplomats of Solid Sounds feat. The Diplomets, tuffo squisitamente retro nel soul-blues anni '40-'50 con tre vocalist femminili; gli straordinari The Giraffe Men and the Marietta's Sisters dalla Germania, scatenatissimo gruppo garage-psycho-beat a metà strada tra i Cramps e i Flinstones! Presenza sul palco straordinaria, musiche coinvolgenti, frontman delirante perggio di Lux Interior (con indosso soltanto il gonnellino leopardato che si divertiva ad alzare di tanto in tanto mostrandoci il suo equipaggiamento - sul serio! - e si sa che le giraffe hanno il "collo" lungo...).
Haha!
Tra una band e l'altra hanno intrattenuto (rischiando seri problemi cardiaci ai maschietti presenti) le SickGirls con uno show di Burlesque davvero squisito, divertente ed elegante dal sapore dolcemente retro.
Insomma, una serata che ha allietato il nostro spirito abastoriano con tanta musica, birra e belle ragazze.
Ce ne vorrebbero di più di questi eventi!

Trovate documentazione fotografica su Flickr:
Life is live! - un set di foto su Flickr
Il sito del festival:
Shout!
Il siti della band:
Giraffe Men & The Marietta's Sisters
The Diplomats of Solid Sound feat. The Diplomettes
Dome La Muerte & The Diggers
Dingo
AbbaShowAllora, non me ne vogliate... parlerò di una trubute band. Lo so, lo so... le trubute band sono un'epidemia incontrollata da debellare, spesso e volentieri dovute a una pigrizia mentale da parte del pubblico che vuole ascoltare sempre le stesse cose "famose" oppure non ha la voglia di prendersi la briga di andare a vedere gli originali. Ma... gli ABBA vanno oltre il semplice fenomeno delle tribute band e sconfinano nel culto.
Così, sono andato a vedermi una delle tribute band degli ABBA, gli AbbaShow di Cessalto (TV). E vabbeh, i sofisti possono anche venirmi a dire che sono trash nell'accezione labranchiana del termine, cioè di imitazione poco riuscita di un modello alto... e anche se fosse? Dico, e anche se fosse? A maggior ragione avrebbero diritto di asilo su Abastor che, se anche rifiuta di venir tacciato di trashofilia settaria, in certi casi limite di "sublime", beh, si lascia trasportare dalla passione.
Ma poi, si potrebbe mai arrivare all'altezza di un modello come gli ABBA? Dico, sarebbe mai possibile giugere ai livelli degli ABBA? Credo proprio di no. Gli ABBA sono un fenomeno inarrivabile e irripetibile nell'intera storia dell'umanità, da Atlantide all'imminente Giudizio Universale, mai più potranno rinascere due donne come Agnetha Fältskog e Anni-Frid Lyngstad e dentro al cuore di ogni autentico abastoriano un posto per gli ABBA c'è sempre.
Gli AbbaShow almeno ci provano e ci riescono anche piuttosto bene. Insomma, dai, diciamolo: sono bravi. OK, le cantanti (Laura e Deborah) non saranno Agnetha e Frida, ma sanno cantare e, scusate s'è poco, sanno tenere su uno show per più di 2 ore (due ore!)! Poi contrariamente ad altri esempi modaioli che mi è capitato di vedere a fare discomusic (e il cui spettacolo è stata una autentica baracconata), gli AbbaShow invece sono degli autentici cultori degli ABBA, li ammirano e li amano e si vede e si sente.
Parliamo dello spettacolo: occhei, non erano gli ABBA veri, ma... da una ventina d'anni a questa parte credo sia un po' improbabile poter vedere un concerto degli ABBA: loro di riformarsi non ci pensano nemmeno e poi perché? Per rischiare di deludere i fan come fanno spesso e volentieri le altre band che si sono riformate negli ultimi anni concedendoci spettacoli penosi? No, gli ABBA sono di tutt'altra stoffa e, lasciatemelo dire, tutt'altra classe. Dunque, dicevamo, non saranno gli ABBA originali, ma lo show degli AbbaShow aveva tutte le carte in regola per piacere.
La mirrorball d'ordinanza c'era, la luminaria sbarluccicante c'era, le lucine effetto "stelline" alle spalle c'erano, gli effetti speciali c'erano (le banconote su Money Money Money, i coriandoli argentati su Dancing Queen, le fiammate finali: grandi!) e c'erano... i costumi! Sì, perché bisogna fare i complimenti per i costumini uguali uguali (oh, ma proprio uguali) a quelli indossati da Agnetha e Frida negli anni '70 nei loro live-show. Non ho tenuto il conto di quanti ne hanno cambiati, ma almeno un 4 o 5 sì.
E la musica? Ah, la musica... per tutte e due le ore hanno saputo sostenere degnamente il loro compito anche dal punto di vista musicale: chitarra, basso, batteria e tastiera riescono a imitare in modo accettabile (anche se un paio di cadute di stile bisogna rimproverargliele) l'orchestrazione orignale. Insomma, se all'inizio si arriva con nelle orecchie (e negli occhi) gli ABBA originali e l'impatto può risultare un po' sconcertante, dopo un po' ci lascia trasportare dalle melodie dannatamente catchy di un repertorio di tutto rispetto e si può ben assaporare l'atmosfera creata dal gruppo.
Vabbeh, meriterebbero altro palco e altra atmosfera per poter godere appieno di ciò che ci possono offrire,  ma ci si accontenta... Il tutto era infatti calato nel contesto di una sagra patronale (una qualche Madonna di qualcosa... scusate se non sono informato riguardo le festività che si tengono nella mia cittadina di residenza, ma non mi considero neppure cattolico...), e nonostante questo, beh, riusciva a mantenere la sua dignità e il suo ruolo educativo. Sì, educativo, perché suonare gli ABBA e ri-diffonderli alla gleba incolta, eh, beh, merita la mia stima. E gli AbbShow si vede che non si limitano a suonare gli ABBA per questioni meramente economiche o modaiole, ma che ci credono, conoscono la storia e la vogliono diffondere al popolo.
Insomma, meglio davvero andare a vedersi un bel concerto degli AbbaShow a una sagra patronale che non andare ad annoiarsi facendo i poseur in qualche club fighetto neo-lounge.
E gli ho comprato pure il CD: se lo meritvano.

abbashow.it
Scrivo con una settimana di ritardo, del post Pinbull Frunz... non che c'abbia messo una settimana per riprendermi, ma quasi! Insomma, ho avuto la tendinite per tre giorni almeno, datosi che mi hanno dovuto staccare a forza dai flipper alle 4 del mattino (o erano le 3?).
Grande serata.
Mi sono diretto a Bologna nel tardo pomeriggio, beccandomi per di più un vagone con l'aria condizionata guasta, ma non avevo voglia di spostarmi una volta trovato un buon posto prudentemente separato dalla gente.
Arrivato dopo essermi perso per Bologna (stranamente, perché ormai conosco bene la città dato che la frequento da una buona quindicina d'anni), mi reco in via del Pratello per l'incontro con l'ausiliaria abastoriana Malo, e chi ti incontro? Quella vecchia spugna del Dast, illustratore apocalittico vicentino che ho saputo s'è pure sposato (qua, pare, trovino tutti l'anima gemella tranne il sottoscritto... vabbeh, ma questo è un altro discorso apocalittico). Insomma, prima birra della serata in allegra compagnia.
Poi rendez-vous con il Peter Kevin (Piero Cavina, abastoriano sansepolcrista della prima ora), unitosi con il suo amico a me e Malo, si va tutti a scoprire un ristorante dove viene preparato tutto a base di bufalo (una sorta di catena che ha l'aria di setta segreta di adoratori del dio bufalo).
Riunitici con Maura e il buon Antonio finalmente si parte alla volta del Pinbull Frunz. Posto che troviamo non senza qualche difficoltà di orientamento. Arrivati parcheggiamo e ci troviamo davanti qualcosa come una decina di flipper funzionanti e sbarluccicanti che ci chiamano come le sirene di Ulisse, primo giro di flipper propedeutico, un po' per fare la reciproca conoscenza, un po' per sciogliere il ghiaccio... e via di birra: avere a disposizione una spina dove puoi bere a pioggia tutta la birra che riesce a starti in corpo non ha prezzo (a parte i 5 euro all'entrata).
Ancora flipper, ancora birra. Raggiunto il grado alcoolico sufficiente a fare di me un ballerino provetto, ci lanciamo nella discomusic frenetica - un appunto: i dj dovrebbero farsi un'esame di coscienza... quando si mixa non si può saltare di palo in frasca, di genere in genere, mettere una canzone disco e poi mettere quella roba innominabile di Caparozza, siate coerenti, e non si può nemmeno fare tanto gli schizzinosi -, visitiamo l'autobus dismesso posteggiato nel giardino, ancora birra, ancora flipper fino a notte fonda.
Come dicevo, ad un certo punto la Marzia ha dovuto portarmi via quasi a forza, perché il flipper aveva preso possesso della mia anima, un po' come Tommy.
Grande il flipper dei Guns'n'Roses, tamarro al punto giusto, ma cazzo, extradimensionale! Incredibile il flipper dei cowboy - chiedo venia se non posseggo la dovuta conoscenza dei nomi dei modelli, Piero aiutami tu - con doppio flipper supplementare in verticale (increidbile!). Bello anche quello degli alieni e Black Night... Impossibile quello dei Simpson: si perdeva sempre la pallina! Più da guardare che da giocare invece i flipper più vecchi... eh, noi siamo viziati... non c'è più la mezza stagione... i giovani di adesso... si stava meglio quando si stava peggio... ecc.
Insomma, grande serata, da ripetere quanto prima possibile!
Ma una sala dedicata al pinbull in cui giocare tutto l'anno, magari a 3 Km da casa mia, no eh?

Non abbiamo immagini della serata, perché non avevamo voglia di portarci dietro la macchina fotografica.
Tuttavia la Marzia ha scattato un paio di foto inquietanti con il cellulare mentre cercavo di farmi praticare una fellatio da un paperotto meccanico guasto (eh... che peccato, pensate se fosse stato funzionante, che razza di lavoretti faceva!).
Le due immagini sembrano uscire da un thirlling italiano degli anni '70: Non si sevizia così un paperino.
Non le "embeddo" in questo post perché sono devisamente inquietante e non c'entrano molto con il tema del post (i flipper), ma vi fornisco il link: Foto 1 e Foto 2
Quando vai all'estero, politica e gestione pubblica a parte che ci fa vergognare anche restando in patria, capisci perché c'è da vergognarsi a essere italiani.
A Parigi, meta obbligata e oggetto della stragande maggioranza delle mie foto è stato il cimitero di Pére Lachaise. Obiettivo principale della mia visita, ovviamente, la tomba di Oscar Wilde (lascio Jim Morrison ai mocciosi, dato che non ho mai sopportato il personaggio).
Qui, un cartello alla base della stessa, spiegava chiaramente come il monumento fosse stato restaurato di recente, invitando a non rovinarlo con scarabocchi e altro (mi perdonerete le foto mosse: era l'emozione!).
Naturalmente le uniche scritte presenti, neanche a dirlo, erano in italiano o comunque riconducibili ad italiani ("Denis & Flavia was here"...).
Unica giustificazione della cosa il fatto che i cartelli fossero scritti in inglese e francese: evidentemente si sono dimenticati di scrivere un bel cartello in italiano con la dicitura: "È pericoloso scrivere su questa tomba..." (gli italiani, si sa, se scrivi "è vietato" la prima cosa che fanno è contravvenire al divieto!).
La tomba è inoltre coperta di baci col rossetto, dati da donne o da uomini non si sa (sulla tomba di Wilde è comprensibile che ci possano essere uomini che usino il rossetto - questa è sarcastica e anche politicamente scorretta -). E non manca neppure qualcuno che è andato a baciare il pisello della scultura in bassorilievo rappresentante una figura alata maschile! Haha!
Mah... è proprio vero: ci facciamo sempre riconoscere!

www.Pere-Lachaise.com

P.S.
Mi sento in obbligo di ringraziare pubblicamente L.C. per la gentilissima e generosa ospitalità nella terra dei Galli!
Santa Maria del Tempio
Ho da poco scoperto che a Ormelle, vicino a Oderzo (ci si arriva dalla strada regionale 53, Postumia - quella fatta degli antichi romani, anzi, per la verità quella fatta dai romani per Treviso non ci passava proprio), esiste una chiesa dei Templari. Sì, proprio loro, quelli che in Terra Santa difendevano i pellegrini e intanto ammazzavano i mussulmani (la storia ha sempre due facce, purtroppo continuamo a insistere nel vederne sempre e soltanto una, scusate la facile retorica).
È stata costruita nel XII° secolo. Passata poi ai Cavalieri di San Giovanni (poi di Malta), infine venduta da Napoleone a privati e poi tornata di proprietà della Chiesa.
Purtroppo è visitabile soltanto dalle 7 alle 11 della domenica e dei giorni festivi. Io ci sono stato che era chiusa, così non ho neppure potuto indagare se dentro ci sia nascosto il Santo Graal!


(Divagazione storica poco Abastoriana, ma in questo periodo sto esplorando un po' di siti medievali della zona di Treviso)
Strappismo
"Strappismo"
anonimo
(carta su marmo 2005)
Padova, centro storico
La Casa Grande
Vienna 1991. Appena scesi dal treno, ci stavamo dirigendo all'albergo, e ci imbattiamo in questo capolavoro architettonico-culturale-culinario-turistico.
La pizzeria La Casa Grande c'è ancora, non so se sempre allo stesso posto. Si trova in Schönbrunner Straße 75, Tel: 545 32 02.
A Treviso non c'è mai stato granché, dal punto di vista culturale-alternativo-intelligente (non fraintendetemi: non parlo di "controcultura", anzi, ehm, pardon, "kontrokultura" politicizzata - brrrr quando scrivo parole con le "k" mi scorre un brivido lungo la schiena, come se qualcuno strizzasse un asciugamano bagnato, cioè l'effetto che ad altri produce il gessetto sulla lavagna), cioè di "sottocultura", di "cultura bizzarra", chiamatela come diavolo volete. Dicevo. A Treviso non c'è mai stato granché da questo punto di vista e l'unica cosa che c'era, era il Sottomondo. Ci hanno tolto anche quello. O meglio, il buon Devis è stato costretto a chiudere, visto che Treviso non è terreno fertile per far germinare le idee: è terreno fertile per far germinare i culi stretti in pantaloncini verde pistacchio tanto di moda in questo periodo (ma come cazzo si veste sta gente?!).
Infatti a Treviso, si passano in rassegna negozi di vestiti - scarpe - profumi - scarpe - occhiali da sole - profumi - vestiti - gioielli - mutande - scarpe - vestiti... toh! una libreria...
Ecco.
Bel periodo quello in cui a Treviso c'era il Sottomondo. Paragonabile al periodo in cui a Treviso, negli anni '80, c'era il Blue China di Arduino e soci. Non erano solo dei "negozi", erano dei punti di aggregazione, dove sapevi di trovare persone di un certo stampo, al di fuori della norma, qualcuno di interessante da conoscere. Negli anni '80, il Blue China era il ritrovo di tutti gli "alternativi" (che allora aveva un significato molto meno terrificante di quanto la parola ha oggi...), negli ultimi anni il Sottomondo era il ritrovo di tutte le persone un po' bizzarre di Treviso.
Ora il Sottomondo non c'è più dal 24 dicembre 2004. Ma per il momento rimane il bel ricordo delle vetrine del negozio. Questa, in particolare, fu dipinta da Shanti all'apertura della nuova sede, non molti anni fa.
Cliccate sull'immagine per ingrandirla e poi andate a visitare il sito del Sottomondo, che permane attivo a livello di mailorder su internet.
Al Duca D'Aosta
Fino a qualche tempo fa a Treviso, in vetrina della boutique Al Duca D'Aosta, campeggiava questo completino celeste Hanky Code che avrebbe fatto la felicità di Renato Baldi.
Mancano, a completarlo, un cappello a tesa larga bianco e un paio d'occhiali da sole con la catenella.
A Udine ho visto comunque completi ancora più risqué: polo a righe bianche e rosa sotto pullover rosa pesca su pantalone intonato.
Almeno il completo di Treviso fa pendant con la copertina di Abastor #34.