L'anno prossimo ricorre il settecentesimo anniversario del martirio di Fra' Dolcino. Fra' Dolcino era un seguace degli Apostolici, corrente religiosa dichiarata eretica dalla Chiesa Cattolica e perseguitata a suon di infami torture e roghi inquisitori, che probabilmente suonerà famoso ai più perché citato nel best-seller di Umberto Eco e relativo film di Jean-Jacques Annaud "Il nome della rosa" (vi ricordate il frate che ripeteva "penitentiam agite", motto dei dolciniani?).
Ebbene, innanzitutto c'è da dire che nel celebre film (non so nel romanzo, non l'ho letto) i dolciniani vengono presentati come frati violenti che andavano in giro ad ammazzare i preti: niente di più falso! Gli Apostolici/Dolciniani, erano invece una derivazione del francescanesimo che semplicemente non accettava compromessi con la Chiesa Cattolica, non voleva diventare il suo ennesimo ordine religioso e professava, anzi, la non violenza, la vita comunitaria e un ritorno alle origini del cristianesimo, dando per giunta pari dignità alle donne all'interno della loro comunità e diritto alle stesse, parimenti agli uomini, nella predicazione, senza imporre dogmi e repressioni sessuali* proprie del cattolicesimo.
I dolciniani vennero brutalmente e ferocemente perseguitati dalla Chiesa Cattolica, che organizzò una crociata contro di loro che finì con la messa al rogo della compagna di Dolcino, Margherita, e atroci torture e il rogo, infine, per Dolcino stesso.
Personalmente rabbrividisco, oggi giorno, a leggere cattolici che hanno il coraggio di giustificare e minimizzare le atrocità compiute dalla Santa Inquisizione e il clima di terrore e conversione forzata al dogma cattolico, da essa instaurato: revisionismo storico ancora più becero, se possibile, di quello che vuole negare la Shoah.
Vi lascio alcuni link utili per approfondire il tema (io non nascondo di essere di parte, e di essere un acceso anticlericale, e perciò non vedo perché mai dovrei fare l'equidistante e fornirvi anche link di matrice integralista e revisionista cattolica!):
Fra Dolcino Home Page
Sito interamente dedicato a Fra' Dolcino a cura del Centro Studi Dolciniani di Biella
Fra' Dolcino e gli Apostolici tra eresia, rivolte e roghi
Interessante libro dedicato a Dolcino edito da DeriveApprodi
Dieci, cento, mille eresie - Wu Ming 4 su Fra' Dolcino
Altra interessante pagina con la storia di Dolcino
Clerofobia
Infine, seppure personalmente non mi consideri affatto ateo (solo per affrontare e definire questo tema ci vorrebbe un blog a sé), ma sia però ugualmente e tenacemente (nonostante i tristi tempi di reflussi integralisti che corrono!) anticlericale, mi sento di sostenere e consigliarvi questo ottimo e approfondito blog.
Scusate la fretta e la sintesi, ma volevo ugualmente postare questo tema, che meriterebbe molte più righe, anche se avevo poco tempo per farlo.
---
* Ma vi rendete conto che nel 2000 usiamo ancora come discriminante per giudicare la spiritualità di una persona il fatto che egli viva o meno la propria sessualità? Ma non vi sembra che sarebbe ora di piantarla con questa cavolata? La sessualità è una parte naturale, fondamentale e del tutto ininfluente sull'evoluzione spirituale di un essere umano... anzi, personalmente considero molto più "santa" e "sana" una persona che vive tranquillamente e apertamente la propria sessualità - qualunque essa sia - che non chi la reprime in pretesa di chissà quale falsato ideale di purezza e di perbenismo.
Ebbene, innanzitutto c'è da dire che nel celebre film (non so nel romanzo, non l'ho letto) i dolciniani vengono presentati come frati violenti che andavano in giro ad ammazzare i preti: niente di più falso! Gli Apostolici/Dolciniani, erano invece una derivazione del francescanesimo che semplicemente non accettava compromessi con la Chiesa Cattolica, non voleva diventare il suo ennesimo ordine religioso e professava, anzi, la non violenza, la vita comunitaria e un ritorno alle origini del cristianesimo, dando per giunta pari dignità alle donne all'interno della loro comunità e diritto alle stesse, parimenti agli uomini, nella predicazione, senza imporre dogmi e repressioni sessuali* proprie del cattolicesimo.
I dolciniani vennero brutalmente e ferocemente perseguitati dalla Chiesa Cattolica, che organizzò una crociata contro di loro che finì con la messa al rogo della compagna di Dolcino, Margherita, e atroci torture e il rogo, infine, per Dolcino stesso.
Personalmente rabbrividisco, oggi giorno, a leggere cattolici che hanno il coraggio di giustificare e minimizzare le atrocità compiute dalla Santa Inquisizione e il clima di terrore e conversione forzata al dogma cattolico, da essa instaurato: revisionismo storico ancora più becero, se possibile, di quello che vuole negare la Shoah.
Vi lascio alcuni link utili per approfondire il tema (io non nascondo di essere di parte, e di essere un acceso anticlericale, e perciò non vedo perché mai dovrei fare l'equidistante e fornirvi anche link di matrice integralista e revisionista cattolica!):
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Clerofobia
Infine, seppure personalmente non mi consideri affatto ateo (solo per affrontare e definire questo tema ci vorrebbe un blog a sé), ma sia però ugualmente e tenacemente (nonostante i tristi tempi di reflussi integralisti che corrono!) anticlericale, mi sento di sostenere e consigliarvi questo ottimo e approfondito blog.
Scusate la fretta e la sintesi, ma volevo ugualmente postare questo tema, che meriterebbe molte più righe, anche se avevo poco tempo per farlo.
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* Ma vi rendete conto che nel 2000 usiamo ancora come discriminante per giudicare la spiritualità di una persona il fatto che egli viva o meno la propria sessualità? Ma non vi sembra che sarebbe ora di piantarla con questa cavolata? La sessualità è una parte naturale, fondamentale e del tutto ininfluente sull'evoluzione spirituale di un essere umano... anzi, personalmente considero molto più "santa" e "sana" una persona che vive tranquillamente e apertamente la propria sessualità - qualunque essa sia - che non chi la reprime in pretesa di chissà quale falsato ideale di purezza e di perbenismo.
Di 11 settembre non ce n'è soltanto uno, quello del 2001, delle Torri Gemelle e dei due arei di linea che sono stati diretti contro di esse. C'è anche un altro 11 settembre, che si fa fatica un po' a ricordare, perché oscurato dall'altro, o perché troppo vecchio, o perché ci si è stufati (tutta la faccenda è stata un po' vissuta come una moda alternativa negli anni settanta, e passati i primi anni in cui si ascoltavano Inti-Illimani e si indossava il poncho, poi sono arrivate nuove, più interessanti mode da seguire): sto parlando dell'11 settembre del 1973.
Ai meno attenti ricordo semplicemente che l'11 settembre 1973 un governo democraticamente eletto dal popolo Chileno, il governo di Unidad Popular di Salvador Allende, venne deposto da un golpe militare, capeggiato da Augusto Pinochet. Il colpo di stato fu, ormai è storia nota a tutti, favorito e spalleggiato dalla CIA, da Kissinger e dal governo statunitense, per ovvii interessi economici. Allende rappresentava una spina nel fianco degli USA, dato che il Chile era il principale fornitore di rame del Nord America (con il quale ci si fabbricavano le lattine di bibite gassate...) e Allende aveva deciso di statalizzare le miniere e le industrie.
Al colpo di stato seguì un periodo di terrore, di assassini e torture, per opera degli squadroni fascisti dei golpisti, che hanno lasciato il loro segno nel Sud America e hanno così preparato il terreno fertile per il successivo periodo di rapimenti e torture in Argentina. Per venire arrestati bastava pochissimo, bastava non essere una persona "normale", per le donne bastava anche solo indossare i pantaloni al posto della gonna. Molti cileni sono espatriati, alcuni portarono la musica della Nueva Cancion Chilena in Europa, Francia e Italia soprattutto, tra questi Quilapayun, Inti-Illimani, Charo Cofré e Hugo Arèvalo, Isabel e Angel Parra (figli di Violeta), e molti altri. Un prodigioso cantautore, Victor Jara, invece, fu catturato e morì nello stadio di Santiago cantando "Venceremos".
L'11 settembre 2001 gli Stati Uniti subirono un attentato e delle persone innocenti morirono nel crollo delle Twin Tower. L'11 settembre 1973 le vittime della dittatura fascista fece altrettante vittime, e la responsabilità degli Stati Uniti fu pesante.
Potete preferire ricordare l'11 settembre 2001, potete preferire ricordare l'11 settembre 1973, o potete ricordarli entrambi. In ogni caso, se abbiamo due 11 settembre da ricordare per vite innocenti sacrificate senza ragione, possiamo ringraziare soltanto la politica estera statunitense.
Politica che ha saputo sfruttare abilmente il terrore seguito a quell'avvenimento per fomentare la paura di un pericolo terrorismo che non esiste. L'unico pericolo che c'è è quello di permettere alle nostre paure di prendere il sopravvento sulla ragione.
Ai meno attenti ricordo semplicemente che l'11 settembre 1973 un governo democraticamente eletto dal popolo Chileno, il governo di Unidad Popular di Salvador Allende, venne deposto da un golpe militare, capeggiato da Augusto Pinochet. Il colpo di stato fu, ormai è storia nota a tutti, favorito e spalleggiato dalla CIA, da Kissinger e dal governo statunitense, per ovvii interessi economici. Allende rappresentava una spina nel fianco degli USA, dato che il Chile era il principale fornitore di rame del Nord America (con il quale ci si fabbricavano le lattine di bibite gassate...) e Allende aveva deciso di statalizzare le miniere e le industrie.
Al colpo di stato seguì un periodo di terrore, di assassini e torture, per opera degli squadroni fascisti dei golpisti, che hanno lasciato il loro segno nel Sud America e hanno così preparato il terreno fertile per il successivo periodo di rapimenti e torture in Argentina. Per venire arrestati bastava pochissimo, bastava non essere una persona "normale", per le donne bastava anche solo indossare i pantaloni al posto della gonna. Molti cileni sono espatriati, alcuni portarono la musica della Nueva Cancion Chilena in Europa, Francia e Italia soprattutto, tra questi Quilapayun, Inti-Illimani, Charo Cofré e Hugo Arèvalo, Isabel e Angel Parra (figli di Violeta), e molti altri. Un prodigioso cantautore, Victor Jara, invece, fu catturato e morì nello stadio di Santiago cantando "Venceremos".
L'11 settembre 2001 gli Stati Uniti subirono un attentato e delle persone innocenti morirono nel crollo delle Twin Tower. L'11 settembre 1973 le vittime della dittatura fascista fece altrettante vittime, e la responsabilità degli Stati Uniti fu pesante.
Potete preferire ricordare l'11 settembre 2001, potete preferire ricordare l'11 settembre 1973, o potete ricordarli entrambi. In ogni caso, se abbiamo due 11 settembre da ricordare per vite innocenti sacrificate senza ragione, possiamo ringraziare soltanto la politica estera statunitense.
Politica che ha saputo sfruttare abilmente il terrore seguito a quell'avvenimento per fomentare la paura di un pericolo terrorismo che non esiste. L'unico pericolo che c'è è quello di permettere alle nostre paure di prendere il sopravvento sulla ragione.
Anch'io, da tempo, ho letto "Il codice Da Vinci". Avevo anche provato a buttarne giù una recensione, che si è via via allungata fino a constare di alcune pagine, ma... alla fine ho preferito soprassedere alla sua pubblicazione su Abastor Daily o nella Oddzine Démodé per svariati motivi, non ultimo quello che poco ha a che fare con i temi trattati da Abastor.
Tuttavia... comincio a pensare che anche questo best-seller possa essere considerato in un certo qual modo un "fenomeno pop" dei nostri anni: lo sta diventando a mano a mano che ne escono riedizioni arricchite di un certo apparato iconografico (i dipinti e i luoghi di cui parla il testo), saggi, l'annunciata versione cinematografica (dovrebbe uscire l'anno venturo) interpretata da Tom Hanks ed Audrey Tatou, mancano solo le action figures con i protagonisti, il mini-quadro della gioconda e il diorama della chiesa di Saint-Soulpice (con Silas che cerca il "Sangreal" davanti allo gnomone) e siamo a posto.
A costo di scandalizzare i più colti tra voi, vi dirò che a me il romanzo è piaciuto, parecchio: certo, non è un capolavoro, pieno di difetti, inesattezze e forzature com'è, tuttavia l'ho trovato tanto avvincente da "bermelo" praticamente tutto d'un fiato, cosa che raramente mi succede coi libri. Ma ammetto di essere un lettore di bocca buona che non ama particolarmente la narrativa, preferendovi di gran lunga la saggistica. Eppoi, molto probabilmente, ne sono rimasto affascinato anche perché il racconto è abbondamente condito di elementi esoterici, mio interesse superiore persino ai feticismi abastoriani. Posso quindi comprendere facilmente che chi non è appassionato di occultismo o storia del cristianesimo (come chi è stato educato al più ferreo rigore del materialismo scientifico), può alla fine trovare noioso un thriller interamente basato su questi temi.
Parlare del libro, delle controversie suscitate, dei suoi contenuti storici (o, in taluni casi, presunti tali) ed essere brevi, sono due concetti che non possono in alcun modo andare d'accordo, a meno che non lo si voglia sommariamente stroncare giudicandolo un cumulo di stronzate o erigerlo a libro della suprema verità. In nessuna delle due posizioni mi posso né mi voglio in alcun modo riconoscere.
Per cercare di essere sintetico sorvolerò sulla trama a tratti parossistica e quasi fumettistica - sembra quasi presa da un episodio di Lupin III e non ho potuto fare a meno di immaginarmi Robert Langdom e Sophie Neveu a bordo della loro Smart sgattaiolare per i viali di Parigi inseguiti dal commissario Bezu Fache, in versione anime (e se si volesse dare un minimo di umorismo e intelligenza ad una pellicola che non può che figurarsi moscetta, questa parte del racconto andrebbe girata dalle controparti cartoonistiche dei protagonisti).
Mi voglio concetrare invece sulla parte "storica". A leggere delle polemiche suscitate da questo romanzo giallo-esoterico vagamente "new-age", c'è da rimanere di stucco: non si capisce la foga con cui viene attaccato, specialmente da parte cattolica, quando si tratta alla fin fine di un'opera di fantasia. E non hanno neppure ragione di sussistere le accuse secondo cui il romanzo fa apparire sotto una cattiva luce l'Opus Dei, poiché i personaggi che operano nell'ordine, agiscono, di fatto, per proprio conto, e non per conto dell'organizzazione cattolica, come delle vere e proprie schegge impazzite. In rete si è scatenata una vera e propria campagna di attacchi diretti al romanzo: digitate "Il codice Da Vinci" in un qualsiasi motore di ricerca e vi imbatterete in dozzine di pamphlet di inequivocabile matrice cattolica. Per non parlare poi delle numerose querele giunte allo stesso Brown da parte di varie fonti, non per ultima una associazione di albini (per lo stesso motivo i movimenti di integrazione dei neri statunitensi dovrebbero citare Shakespeare per la parte assegnata al moro veneziano nell'Otello)!
Massimo Introvigne - pare, il più cliccato critico nei confronti del romanzo (vi suggerisco di leggere il suo articolo "Il Codice Da Vinci": ma la storia è un'altra cosa) - per esempio, suggerisce che a far indignare la parte cattolica sia la libertà con cui si rilegge la vita di Gesù e la sua eventuale possibile unione con la Maddalena (cosa per altro, tutt'altro che improbabile, se si vuole dare una lettura un minimo obiettiva, e scevra della visione dogmatica alla quale il cattolicesimo ci ha costretti per lunghissimo tempo, dei Vangeli Apocrifi, in particolar modo del Vangelo di Filippo).
Credo, invece, che a far paura sia appunto la possibilità che tra le tante invenzioni letterarie e le abbondanti inesattezze storiche contenute nel libro, vengano diffuse su ampia scala anche delle scomode verità, che incuriosiscano i cristiani - non solo cattolici - ad addentrarsi nel poco esplorato campo dello Gnosticismo, facendo, al contempo, anche una energica pubblicità ai Vangeli Gnostici ritrovati a Nag-Hamadi (fatti sparire agli inizi della nostra era per opera dal poco illuminato potere religioso, allora appena assurto a religione di stato del tardo Impero Romano, e ritrovati in Egitto nel 1945), testi che propongono una visione radicalmente differente del cristianesimo, delle sue origini e dello stesso Gesù.
Certamente: alcune riletture esoteriche fatte da Dan Brown sono improponibili (Il Priorato di Sion, la discendenza Merovingia dalla Maddalena, ecc.), o quantomento coraggiosamente fantasiose, ma ciò che ritengo possa spaventare alcune organizzazioni o singole persone di questo libro, sia invece la proposta di una nuova rilettura, individuale e certamente non canonica - per il sottoscritto ampiamente auspicabile - degli scritti sacri cristiani e giudaici, spesso costituiti da simbolismi finora considerati sempre e soltanto alla lettera e infarciti di una tale quantità di contraddizioni alle quali, secondo la tradizione, dobbiamo credere per partito preso considerando la ragione e la capacità di discernimento individuale come un qualcosa di natura quasi "diabolica" (per secoli è stato davvero così).
La libertà, cioè, finalmente di imparare a conoscere, anziché credere.
Questo discorsone per arrivare a consigliarvi un testo critico che ho trovato molto buono e interessante, quanto anche sufficientemente equidistante e che si spinge non a comprovare l'assoluta autenticità o l'assoluta falsità del best-seller americano, quanto più, saggiamente, a ricercarne le possibili fonti e laddove possa insediarsi una qualche verità. Parte infatti ponendosi delle domande e chiedendo di rispondere ai più svariati esperti, storici e studiosi (di Gnosticismo, Vangeli Apocrifi, orgini del cristianesimo, società segrete, Leonardo Da Vinci, ecc.), attraverso interviste o stralci presi da altri saggi spesso preesistenti alla pubblicazione del romanzo di Dan Brown. Si tratta di "I segreti del codice" curato da Dan Burstein ed edito da Sperling & Kupfer (ne esistono due edizioni, quella economica, con copertina in brossura, costa meno della metà rispetto all'edizione con copertina cartonata).
Questo perché ognuno di noi deve essere spinto ad una propria esplorazione personale, individuale e gnostica tanto delle religioni, quanto di qualsiasi altra materia, e smetterla di credere in tutto quello che religiosi, politici, TV o qualsivoglia altro "guru" ci propone di pensare, al fine di formarci un vero pensiero critico individuale.
The Official Web Site of Bestselling Author Dan Brown
Secrets of the Code™
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The DaVinci Code: Uncover The Code Contest
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Tuttavia... comincio a pensare che anche questo best-seller possa essere considerato in un certo qual modo un "fenomeno pop" dei nostri anni: lo sta diventando a mano a mano che ne escono riedizioni arricchite di un certo apparato iconografico (i dipinti e i luoghi di cui parla il testo), saggi, l'annunciata versione cinematografica (dovrebbe uscire l'anno venturo) interpretata da Tom Hanks ed Audrey Tatou, mancano solo le action figures con i protagonisti, il mini-quadro della gioconda e il diorama della chiesa di Saint-Soulpice (con Silas che cerca il "Sangreal" davanti allo gnomone) e siamo a posto.
A costo di scandalizzare i più colti tra voi, vi dirò che a me il romanzo è piaciuto, parecchio: certo, non è un capolavoro, pieno di difetti, inesattezze e forzature com'è, tuttavia l'ho trovato tanto avvincente da "bermelo" praticamente tutto d'un fiato, cosa che raramente mi succede coi libri. Ma ammetto di essere un lettore di bocca buona che non ama particolarmente la narrativa, preferendovi di gran lunga la saggistica. Eppoi, molto probabilmente, ne sono rimasto affascinato anche perché il racconto è abbondamente condito di elementi esoterici, mio interesse superiore persino ai feticismi abastoriani. Posso quindi comprendere facilmente che chi non è appassionato di occultismo o storia del cristianesimo (come chi è stato educato al più ferreo rigore del materialismo scientifico), può alla fine trovare noioso un thriller interamente basato su questi temi. Parlare del libro, delle controversie suscitate, dei suoi contenuti storici (o, in taluni casi, presunti tali) ed essere brevi, sono due concetti che non possono in alcun modo andare d'accordo, a meno che non lo si voglia sommariamente stroncare giudicandolo un cumulo di stronzate o erigerlo a libro della suprema verità. In nessuna delle due posizioni mi posso né mi voglio in alcun modo riconoscere.
Per cercare di essere sintetico sorvolerò sulla trama a tratti parossistica e quasi fumettistica - sembra quasi presa da un episodio di Lupin III e non ho potuto fare a meno di immaginarmi Robert Langdom e Sophie Neveu a bordo della loro Smart sgattaiolare per i viali di Parigi inseguiti dal commissario Bezu Fache, in versione anime (e se si volesse dare un minimo di umorismo e intelligenza ad una pellicola che non può che figurarsi moscetta, questa parte del racconto andrebbe girata dalle controparti cartoonistiche dei protagonisti).
Mi voglio concetrare invece sulla parte "storica". A leggere delle polemiche suscitate da questo romanzo giallo-esoterico vagamente "new-age", c'è da rimanere di stucco: non si capisce la foga con cui viene attaccato, specialmente da parte cattolica, quando si tratta alla fin fine di un'opera di fantasia. E non hanno neppure ragione di sussistere le accuse secondo cui il romanzo fa apparire sotto una cattiva luce l'Opus Dei, poiché i personaggi che operano nell'ordine, agiscono, di fatto, per proprio conto, e non per conto dell'organizzazione cattolica, come delle vere e proprie schegge impazzite. In rete si è scatenata una vera e propria campagna di attacchi diretti al romanzo: digitate "Il codice Da Vinci" in un qualsiasi motore di ricerca e vi imbatterete in dozzine di pamphlet di inequivocabile matrice cattolica. Per non parlare poi delle numerose querele giunte allo stesso Brown da parte di varie fonti, non per ultima una associazione di albini (per lo stesso motivo i movimenti di integrazione dei neri statunitensi dovrebbero citare Shakespeare per la parte assegnata al moro veneziano nell'Otello)!
Massimo Introvigne - pare, il più cliccato critico nei confronti del romanzo (vi suggerisco di leggere il suo articolo "Il Codice Da Vinci": ma la storia è un'altra cosa) - per esempio, suggerisce che a far indignare la parte cattolica sia la libertà con cui si rilegge la vita di Gesù e la sua eventuale possibile unione con la Maddalena (cosa per altro, tutt'altro che improbabile, se si vuole dare una lettura un minimo obiettiva, e scevra della visione dogmatica alla quale il cattolicesimo ci ha costretti per lunghissimo tempo, dei Vangeli Apocrifi, in particolar modo del Vangelo di Filippo).
Credo, invece, che a far paura sia appunto la possibilità che tra le tante invenzioni letterarie e le abbondanti inesattezze storiche contenute nel libro, vengano diffuse su ampia scala anche delle scomode verità, che incuriosiscano i cristiani - non solo cattolici - ad addentrarsi nel poco esplorato campo dello Gnosticismo, facendo, al contempo, anche una energica pubblicità ai Vangeli Gnostici ritrovati a Nag-Hamadi (fatti sparire agli inizi della nostra era per opera dal poco illuminato potere religioso, allora appena assurto a religione di stato del tardo Impero Romano, e ritrovati in Egitto nel 1945), testi che propongono una visione radicalmente differente del cristianesimo, delle sue origini e dello stesso Gesù.
Certamente: alcune riletture esoteriche fatte da Dan Brown sono improponibili (Il Priorato di Sion, la discendenza Merovingia dalla Maddalena, ecc.), o quantomento coraggiosamente fantasiose, ma ciò che ritengo possa spaventare alcune organizzazioni o singole persone di questo libro, sia invece la proposta di una nuova rilettura, individuale e certamente non canonica - per il sottoscritto ampiamente auspicabile - degli scritti sacri cristiani e giudaici, spesso costituiti da simbolismi finora considerati sempre e soltanto alla lettera e infarciti di una tale quantità di contraddizioni alle quali, secondo la tradizione, dobbiamo credere per partito preso considerando la ragione e la capacità di discernimento individuale come un qualcosa di natura quasi "diabolica" (per secoli è stato davvero così).
La libertà, cioè, finalmente di imparare a conoscere, anziché credere.
Questo discorsone per arrivare a consigliarvi un testo critico che ho trovato molto buono e interessante, quanto anche sufficientemente equidistante e che si spinge non a comprovare l'assoluta autenticità o l'assoluta falsità del best-seller americano, quanto più, saggiamente, a ricercarne le possibili fonti e laddove possa insediarsi una qualche verità. Parte infatti ponendosi delle domande e chiedendo di rispondere ai più svariati esperti, storici e studiosi (di Gnosticismo, Vangeli Apocrifi, orgini del cristianesimo, società segrete, Leonardo Da Vinci, ecc.), attraverso interviste o stralci presi da altri saggi spesso preesistenti alla pubblicazione del romanzo di Dan Brown. Si tratta di "I segreti del codice" curato da Dan Burstein ed edito da Sperling & Kupfer (ne esistono due edizioni, quella economica, con copertina in brossura, costa meno della metà rispetto all'edizione con copertina cartonata).Questo perché ognuno di noi deve essere spinto ad una propria esplorazione personale, individuale e gnostica tanto delle religioni, quanto di qualsiasi altra materia, e smetterla di credere in tutto quello che religiosi, politici, TV o qualsivoglia altro "guru" ci propone di pensare, al fine di formarci un vero pensiero critico individuale.
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Volevo dire due parole riguardo Giorno della Memoria e tante altre belle celebrazioni che si accumulano con gli anni.
La giornata della memoria può essere utile: è bene, infatti, continuare a mantener vivo il ricordo di quanto successo come monito per le generazioni future, è bene che vengano proiettati filmati, è bene che si riaprano gli archivi, è bene che i criminali vengano puniti (ma è altrettanto bene che anche criminali più vicini a noi vengano puniti: non cerchiamo solo i nazisti, ci sono tante personcine di simile caratura, che han fatto altrettante porcherie in Sud America, che mi pare vivano del tutto indisturbati...).
Tuttavia guardo sempre con sospetto ogni tipo di celebrazione, perché le celebrazioni sono un qualcosa che viene spesso usato per riempirsi la bocca di belle parole, un bel po' di retorica che serve a politici in giacca e cravatta per farsi belli davanti agli elettori. Ma, come sempre in questi casi, è solo un'operazione di facciata. Perché di passato si tratta ed è facile biasimare il passato, talvolta è puramente retorico, anzi, quelle vittime vengono vergognosamente sfruttate per farsi della sfacciatissima propaganda elettorale. Belle parole di cui sanno riempirsi la bocca anche istituzioni religiose, che quand'era ora di fare qualcosa poco o nulla hanno fatto.
Questa Giornata della Memoria in particolare dimentica in primo luogo che non ci sono stati "solo" 6 milioni di ebrei a morire nei campi di concentramento: se non ricordo male mi pare di aver sentito parlare di una cifra come altri 5 milioni di morti tra zingari, comunisti, omosessuali, malati mentali ed handicappati, oppositori al regime eccetera, che normalmente vengono dimenticati, per non parlare di tutte le altre vittime di eccidi in tutta Europa e non solo (non scordiamoci neppure quel che gli stessi italiani hanno combinato in Etiopia o in Jugoslavia), che, a quanto pare, dal conto del "Giorno della Memoria" vengono lasciati fuori.
Facile riempirsi la bocca di shoah quando al contempo in Iraq l'occidente, Stati Uniti in testa, sta facendo pressapoco - certamente in maniera meno cruenta - quanto fatto dai nazisti in Italia: l'invasione illegittima di uno stato sovrano, la persecuzione di persone innocenti e la repressione di partigiani iracheni che si oppongono a forze di occupazione straniere nella loro terra: non facciamo finta di essere noi le vittime innocenti dei "terroristi", lì quelli dalla parte del torto siamo "noi".
E allo stesso tempo, in occidente, viene impunemente promossa una campagna razzista nei confronti degli islamici, facendoli passare tutti per terroristi pronti a far saltare in aria la nostra civiltà, cosa non vera: non esiste NESSUN pericolo terroristico islamico, l'unico e solo pericolo del quale dovremmo prendere coscienza è che questo allarme terrorismo viene usato per tenerci nella paura, paura utile a permettere a gente come Bush (o meglio, chi ne muove i fili) di intraprendere invasioni di stati sovrani e misure restrittive nei confronti delle nostre libertà personali.
Così, in tema di memoria che sarebbe il caso non perdere, anzi, recuperare, ben di meglio ha saputo fare La7, ieri sera nella trasmissione "Passato Prossimo" (nella cui redazione possiamo vantare un infiltrato abastoriano - ciao Daniele! ;D), dove si sono ripercorsi i crimini nazifascisti rimasti sepolti nel famigerato "Armadio delle Vergogna" per più di trent'anni, e che ora stanno mettendo alla sbarra qualche signore che con la leggerezza con cui si fa una passeggiata in montagna a raccoglier funghi, ha fatto fuori centinaia di civili italiani inermi.
Ottimo lavoro La7.
passatoprossimo, la storia in prima serata su LA7
La giornata della memoria può essere utile: è bene, infatti, continuare a mantener vivo il ricordo di quanto successo come monito per le generazioni future, è bene che vengano proiettati filmati, è bene che si riaprano gli archivi, è bene che i criminali vengano puniti (ma è altrettanto bene che anche criminali più vicini a noi vengano puniti: non cerchiamo solo i nazisti, ci sono tante personcine di simile caratura, che han fatto altrettante porcherie in Sud America, che mi pare vivano del tutto indisturbati...).
Tuttavia guardo sempre con sospetto ogni tipo di celebrazione, perché le celebrazioni sono un qualcosa che viene spesso usato per riempirsi la bocca di belle parole, un bel po' di retorica che serve a politici in giacca e cravatta per farsi belli davanti agli elettori. Ma, come sempre in questi casi, è solo un'operazione di facciata. Perché di passato si tratta ed è facile biasimare il passato, talvolta è puramente retorico, anzi, quelle vittime vengono vergognosamente sfruttate per farsi della sfacciatissima propaganda elettorale. Belle parole di cui sanno riempirsi la bocca anche istituzioni religiose, che quand'era ora di fare qualcosa poco o nulla hanno fatto.
Questa Giornata della Memoria in particolare dimentica in primo luogo che non ci sono stati "solo" 6 milioni di ebrei a morire nei campi di concentramento: se non ricordo male mi pare di aver sentito parlare di una cifra come altri 5 milioni di morti tra zingari, comunisti, omosessuali, malati mentali ed handicappati, oppositori al regime eccetera, che normalmente vengono dimenticati, per non parlare di tutte le altre vittime di eccidi in tutta Europa e non solo (non scordiamoci neppure quel che gli stessi italiani hanno combinato in Etiopia o in Jugoslavia), che, a quanto pare, dal conto del "Giorno della Memoria" vengono lasciati fuori.
Facile riempirsi la bocca di shoah quando al contempo in Iraq l'occidente, Stati Uniti in testa, sta facendo pressapoco - certamente in maniera meno cruenta - quanto fatto dai nazisti in Italia: l'invasione illegittima di uno stato sovrano, la persecuzione di persone innocenti e la repressione di partigiani iracheni che si oppongono a forze di occupazione straniere nella loro terra: non facciamo finta di essere noi le vittime innocenti dei "terroristi", lì quelli dalla parte del torto siamo "noi".
E allo stesso tempo, in occidente, viene impunemente promossa una campagna razzista nei confronti degli islamici, facendoli passare tutti per terroristi pronti a far saltare in aria la nostra civiltà, cosa non vera: non esiste NESSUN pericolo terroristico islamico, l'unico e solo pericolo del quale dovremmo prendere coscienza è che questo allarme terrorismo viene usato per tenerci nella paura, paura utile a permettere a gente come Bush (o meglio, chi ne muove i fili) di intraprendere invasioni di stati sovrani e misure restrittive nei confronti delle nostre libertà personali.
Così, in tema di memoria che sarebbe il caso non perdere, anzi, recuperare, ben di meglio ha saputo fare La7, ieri sera nella trasmissione "Passato Prossimo" (nella cui redazione possiamo vantare un infiltrato abastoriano - ciao Daniele! ;D), dove si sono ripercorsi i crimini nazifascisti rimasti sepolti nel famigerato "Armadio delle Vergogna" per più di trent'anni, e che ora stanno mettendo alla sbarra qualche signore che con la leggerezza con cui si fa una passeggiata in montagna a raccoglier funghi, ha fatto fuori centinaia di civili italiani inermi.
Ottimo lavoro La7.
passatoprossimo, la storia in prima serata su LA7
Una riflessione sull'informazione, sui media... ho sempre più la sensazione tattile dell'ipocrisia che la permea (e che caratterizza più di ogni altro la politica): da un lato un continuo appoggiare la guerra, tutt'al più affermare sconsolati e con rassegnazione "eh... la guerra è una brutta cosa, ma bisogna farla perché gli arabi sono brutti, sporchi, cattivi e antidemocratici" (idee sostanzialmente tutte figlie della difficoltà di ogni uomo e di ogni cultura di accettare ciò che è diverso - un bel discorsetto su questo argomento ci sarebbe da fare, perché il politically correct è figlio proprio di questa mentalità: non accettare la diversità di una persona e pertanto cambiare il nome alla sua diversità per fare in modo che non appaia poi così diverso... cambia, cioè, la forma ma non la sostanza: uno storpio resta storpio tanto che lo chiamiamo "invalido" quanto "diversamente valido"), per poi essere subito pronti a scandalizzarsi appena saltano fuori le cose che sono saltate fuori in questi giorni, soldati occidentali che torturano civili irakeni: "ohhh, ma come i "nostri" soldati che torturano?! ma non sono i buoni, giusti, perfetti cavalieri, crociati portatori del bene, della giustizia, della democrazia, ecc. ecc.?", o, quando capita che gli iracheni, paese invaso, facciano fuori qualche militare occidentale, subito tutti pronti a dare degli assassini e dei terroristi agli iracheni che resistono... Beh, dico io, ma... dannazione, questa è la guerra! Non esiste una guerra "pulita", la guerra è sporca, in quanto guerra, ed è per questo motivo che va evitata! Non esistono militari "buoni" e militari "cattivi": i militari vanno in guerra per ammazzare e farsi ammazzare! Ed è per questo che la guerra è sempre sbagliata! La mentalità militare è quella che nasce nelle caserme, nel cameratismo, nel montarsi e considerarsi in diritto di fare tutto, perché soldati, forti, imbattibili, portatori del "bene", del "giusto" (conoscete qualche esercito convinto di fare del male...?). Meravigliarsi che durante una guerra avvengano delle ingiustizie è ipocrita, perché la guerra è di per sé ingiusta! E soprattutto è ipocrita riconoscere il male, la corruzione, l'ingiustizia, la barbarie dei militari, soltanto nel momento in cui appaiono delle immagini shockanti su un giornale: perché, forse ci illudiamo che quando non sono fotografati, i militari si comportino diversamente?
Scusate, vi prometto che tornerò su temi abastoriani quanto prima, ma per il momento continuo ad aver voglia di fare discorsi seri. E siccome le pareti salotto (mi rendo conto che la citazione è difficile da cogliere stavolta...), continuano a propinarci la loro propaganda esortandoci a chiedere che le nostre libertà vengano diminuite in favore della "sicurezza", vi dirò che non credo esista alcun reale pericolo terrorismo.
Vi propongo pertanto un tema di riflessione semplice semplice:
Quale stato europeo è più soggetto agli attacchi terroristici?
Quale stato (intendo il popolo) europeo è fin dall'inizio stato maggiormente contrario all'intervento militare in Iraq?
La risposta in entrambi i casi è: la Spagna.
Dunque, vogliamo ancora continuare a credere che il terrorismo sia una qualcosa che piove casualmente dal cielo, oppure cominciamo a chiederci a chi e a cosa serva e sia sempre servito in realtà il terrorismo, ora, come negli anni settanta?
Buona Pasqua.
Vi propongo pertanto un tema di riflessione semplice semplice:
Quale stato europeo è più soggetto agli attacchi terroristici?
Quale stato (intendo il popolo) europeo è fin dall'inizio stato maggiormente contrario all'intervento militare in Iraq?
La risposta in entrambi i casi è: la Spagna.
Dunque, vogliamo ancora continuare a credere che il terrorismo sia una qualcosa che piove casualmente dal cielo, oppure cominciamo a chiederci a chi e a cosa serva e sia sempre servito in realtà il terrorismo, ora, come negli anni settanta?
Buona Pasqua.
So che la mia posizione risulterà impopolare, ma vi dirò che non sono un animalista. Non sento una particolalre urgenza a difendere gli animali, a prendersene cura, prima o in vece, di prendersi cura degli esseri umani. L'animalismo è senz'altro mosso da uno spirito di amore nei confronti di esseri viventi, parte dell'Universo, così come lo sono gli esseri umani, così come lo sono piante, alberi e minerali, e questo è senz'altro giusto. Tuttavia mi suona stonato quando esso arriva a degli eccessi estremi, quali sono lo scatenarsi tanto nei confronti di uno scherzo come lo è Bonsai Kitten (lo dico perché ho visto essere tornata a girare una mail dove si raccoglievano firme contro questo "giapponese" che metterebbe sotto vetro i gattini: per piacere, è una BU-FA-LA! Possibile non abbiate cose più serie da fare che andare a fare le guerre contro gli scherzi?) o quando mossi in realtà da una profonda misantropia, ci si rifugia nel mito del "buon animale". Mito che a mio parere è solamente il frutto di un po' troppi lungometraggi di animazione prodotti dalla Disney nei quali gli animali vengono resi... umani.
Premettendo che sono il primo a riconoscere che in certi nuclei famigliari l'unico essere pensante è talvolta il cane e che non trovo giustificabile la crudeltà nei confronti delle bestie, al tempo stesso vorrei ricordare anche che nel mondo animale esiste crudeltà e spietatezza superiore a quella del mondo umano (che a sua volta emerge dallo stesso mondo animale): cannibalismo, uxoricidio, parricidio, sadismo, incesto, e via dicendo sono all'ordine del giorno nel mondo animale. Gli animali hanno un livello di coscienza inferiore agli esseri umani, seppure gli esseri umani, talvolta, sappiano dimostrarsi altrettanto crudeli e privi di coscienza.
Un altro discorso riguarda il vegetarianesimo. Non voglio attirarmi l'odio da parte dei vegetariani e ancor più dei vegani, ma c'è una cosuccia, e lo dico da ex-vegetariano, mosso tuttavia da altre motivazioni alla mia scelta dietetica, che mi è sempre ronzata nella testa facendomi apparire certe premesse animaliste alla scelta dietetica vegetariana come minimo un po' stonate: tutto ciò che noi mangiamo è "vivo". Non possiamo nutrirci di cibo "inorganico", dobbiamo neccessariamente cibarci di esseri viventi. E sono esseri viventi anche i vegetali, altrettanto quanto gli animali. Con un differente livello di coscienza, ma ugualmente viventi sono. Certo, i vegetali non hanno occhi, orecchie, zampe, non hanno una pelliccia che ce li associa al peluche che stringevamo da bambini, non emettono versi dolci... però sono anch'essi esseri viventi. Vivere presuppone distruggere altra vita per sopravvivere. È inevitabile. E ciò detto tralasciando altre implicazioni che anche Gandhi aveva sottolineato: e cioè che noi comunque, volenti o nolenti, uccidiamo quotidianamente migliaia di esseri viventi per poter vivere: siano essi batteri, che vengono uccisi dalle nostre difese immunitarie o animali minuscoli, che vivono sul nostro corpo (sconvolgente, forse, ma vero: viviamo in simbiosi con milioni di minuscoli esseri viventi), sia quando mangiamo, sia nel momento in cui decidiamo di toglierci il sudiciume di dosso e ci diamo una bella lavata.
Ma, ancora una volta, questi esseri viventi, non hanno pelliccia e non fanno tenerezza. Del resto Le campagne animaliste in difesa di animali in via d'estinzione puntano tutta la loro immagine su animali che fanno tenerezza, come il Panda, non certo su animali altrettanto in via di estinzione ma brutti e che non muoverebbero le persone sensibili ad aprire il proprio portafogli... vi immaginate una campagna in difesa di un ratto in via d'estinzione, o di un insetto con tante zampe e antenne, o di un rospo...?
Questa lunga premessa per arrivare a ragionare su una campagna che puntualmente si vede ogni sacrosanto anno nel periodo pasquale: quella contro la mattanza di agnelli da far finire sulle tavole di una festività cristiana proveniente dalla tradizione ebraica (a volte è davvero divertente notare quanto fragili e puramente illusori siano certi confini: la nostra cultura si definisce "cristiana", perché prende a suo emblema l'incarnazione del Cristo, spesso fraintendendone le parole e soffermandosi sulla sua morte ben più che sul suo messaggio vivente, tuttavia essa continua una tradizione religiosa ebraica, e sotto questa luce la visione dell'ebreo come "estraneo" se non addirittura "nemico", suona parecchio ridicola...). Non dico che battersi perché vengano ammazzati meno ovini sia sbagliato, tuttavia quando vedo queste campagne mi sorgono sempre molti interrogativi... ad esempio perché ergersi così tenacemente in difesa degli agnelli (non a caso da sempre animale simbolo di purezza e innocenza - vedi anche le espressioni "capro espiatorio", "agnello sacrificale", "Angello di Dio", e via dicendo) e non, per esempio nei confronti dei vitelli o dei maialini (simbolo, quest'ultimo, invece da sempre di sudiciume, sporcizia, "peccato"...), anch'essi cuccioli e fonte di abbondanti libagioni non solo festive (la porchetta, guardacaso, finisce quasi quotidianamente su molte tavole)?
Forse altrettanto crudeli sono ricette che prevedono di cuocere determinati animali vivi (vongole, cozze, ostriche...) ma sempre animali senza occhi, bocca, orecchie e morbida pelliccia: non si lamentano, non si agitano, non schizzano sangue, non esprimono il loro dissenso nei confronti della nostra scelta dietetica. Tuttavia questo dimostra come certo animalismo sia mosso da uno spirito un tantino "infantile" e di sapore disneyano. Giusto portare alla coscienza collettiva quante sofferenze si potrebbero risparmiare a degli esseri viventi, tuttavia credo sarebbe opportuno cercare di usare cuore e ragione assieme, senza sopprimere l'uno in favore dell'altro.
Ah, magari mangiate un po' meno carne. Ne guadagnerete in salute.
Premettendo che sono il primo a riconoscere che in certi nuclei famigliari l'unico essere pensante è talvolta il cane e che non trovo giustificabile la crudeltà nei confronti delle bestie, al tempo stesso vorrei ricordare anche che nel mondo animale esiste crudeltà e spietatezza superiore a quella del mondo umano (che a sua volta emerge dallo stesso mondo animale): cannibalismo, uxoricidio, parricidio, sadismo, incesto, e via dicendo sono all'ordine del giorno nel mondo animale. Gli animali hanno un livello di coscienza inferiore agli esseri umani, seppure gli esseri umani, talvolta, sappiano dimostrarsi altrettanto crudeli e privi di coscienza.
Un altro discorso riguarda il vegetarianesimo. Non voglio attirarmi l'odio da parte dei vegetariani e ancor più dei vegani, ma c'è una cosuccia, e lo dico da ex-vegetariano, mosso tuttavia da altre motivazioni alla mia scelta dietetica, che mi è sempre ronzata nella testa facendomi apparire certe premesse animaliste alla scelta dietetica vegetariana come minimo un po' stonate: tutto ciò che noi mangiamo è "vivo". Non possiamo nutrirci di cibo "inorganico", dobbiamo neccessariamente cibarci di esseri viventi. E sono esseri viventi anche i vegetali, altrettanto quanto gli animali. Con un differente livello di coscienza, ma ugualmente viventi sono. Certo, i vegetali non hanno occhi, orecchie, zampe, non hanno una pelliccia che ce li associa al peluche che stringevamo da bambini, non emettono versi dolci... però sono anch'essi esseri viventi. Vivere presuppone distruggere altra vita per sopravvivere. È inevitabile. E ciò detto tralasciando altre implicazioni che anche Gandhi aveva sottolineato: e cioè che noi comunque, volenti o nolenti, uccidiamo quotidianamente migliaia di esseri viventi per poter vivere: siano essi batteri, che vengono uccisi dalle nostre difese immunitarie o animali minuscoli, che vivono sul nostro corpo (sconvolgente, forse, ma vero: viviamo in simbiosi con milioni di minuscoli esseri viventi), sia quando mangiamo, sia nel momento in cui decidiamo di toglierci il sudiciume di dosso e ci diamo una bella lavata.
Ma, ancora una volta, questi esseri viventi, non hanno pelliccia e non fanno tenerezza. Del resto Le campagne animaliste in difesa di animali in via d'estinzione puntano tutta la loro immagine su animali che fanno tenerezza, come il Panda, non certo su animali altrettanto in via di estinzione ma brutti e che non muoverebbero le persone sensibili ad aprire il proprio portafogli... vi immaginate una campagna in difesa di un ratto in via d'estinzione, o di un insetto con tante zampe e antenne, o di un rospo...?
Questa lunga premessa per arrivare a ragionare su una campagna che puntualmente si vede ogni sacrosanto anno nel periodo pasquale: quella contro la mattanza di agnelli da far finire sulle tavole di una festività cristiana proveniente dalla tradizione ebraica (a volte è davvero divertente notare quanto fragili e puramente illusori siano certi confini: la nostra cultura si definisce "cristiana", perché prende a suo emblema l'incarnazione del Cristo, spesso fraintendendone le parole e soffermandosi sulla sua morte ben più che sul suo messaggio vivente, tuttavia essa continua una tradizione religiosa ebraica, e sotto questa luce la visione dell'ebreo come "estraneo" se non addirittura "nemico", suona parecchio ridicola...). Non dico che battersi perché vengano ammazzati meno ovini sia sbagliato, tuttavia quando vedo queste campagne mi sorgono sempre molti interrogativi... ad esempio perché ergersi così tenacemente in difesa degli agnelli (non a caso da sempre animale simbolo di purezza e innocenza - vedi anche le espressioni "capro espiatorio", "agnello sacrificale", "Angello di Dio", e via dicendo) e non, per esempio nei confronti dei vitelli o dei maialini (simbolo, quest'ultimo, invece da sempre di sudiciume, sporcizia, "peccato"...), anch'essi cuccioli e fonte di abbondanti libagioni non solo festive (la porchetta, guardacaso, finisce quasi quotidianamente su molte tavole)?
Forse altrettanto crudeli sono ricette che prevedono di cuocere determinati animali vivi (vongole, cozze, ostriche...) ma sempre animali senza occhi, bocca, orecchie e morbida pelliccia: non si lamentano, non si agitano, non schizzano sangue, non esprimono il loro dissenso nei confronti della nostra scelta dietetica. Tuttavia questo dimostra come certo animalismo sia mosso da uno spirito un tantino "infantile" e di sapore disneyano. Giusto portare alla coscienza collettiva quante sofferenze si potrebbero risparmiare a degli esseri viventi, tuttavia credo sarebbe opportuno cercare di usare cuore e ragione assieme, senza sopprimere l'uno in favore dell'altro.
Ah, magari mangiate un po' meno carne. Ne guadagnerete in salute.
Finalmente ho imparato a scrivere "Fahrenheit" con le "h" giuste al posto giusto... però, me ce n'è voluto di tempo! Così come me ce n'è voluto di tempo per decidermi a comprare e leggere il libro di Ray Bradbury (no, non è l'edizione di questa immagine, magari... ho preso una edizione molto più recente, ma non voglio fare alcuna pubblicità alla casa Editrice che l'ha stampata, anche perché mi risulta tremendamente contraddittorio che "i pompieri" stampino proprio il libro che ne scopre la maschera). E n'è valsa la pena.
Isaac Asimov lo definì, alla sua sua prima lettura, un romanzo "visionario". Ma coi tempi che corrono, parlerei più di preveggenza... Ray Bradbury descrive alcune invenzioni tecnologiche che oggi ci troviamo a dover usare (quando non subire), particolarmente mi ha colpito la porta con apertura a scanner ottico sull'impronta della mano... Ma non è la sola cosa che mi ha colpito. Il ritratto della società che dà nel suo romanzo, è ESATTAMENTE quella che stiamo vivendo. Basta cambiare alcuni nomi e otterrete un perfetto ritratto della nostra epoca e di una serie di "effetti ottici" da abili illusionisti che, quotidianamente, i mass-media ci propinano.
Sostituite la parete salotto di casa Montag con il digitale terrestre che, SCANDALOSAMENTE promosso dallo Stato Italiano (ma sono il solo a sentirsi indignato perché il denaro pubblico viene sperperato per spingere la gente a comperarsi il decoder per il digitale terrestre?! vi prego, ditemi che non è così!), proietta l'ombra di un futuro spaventosamente sempre più vicino al Grande Fratello (il libro di George Orwell, non il reality show), ed eccovi l'agghiacciante prospettiva di elettro-zombie-catodici che ci attende... Sostituite i vari spettacoli televisivi del libro con i nostri Grande Fratello (il reality show, non il libro di George Orwell), La Talpa, L'Isola dei Famosi, ed eccovi gli elettro-zombie-catodici a interagire con la televisione (e spendere per farlo), per decidere chi della "casa" deve andare al cesso... non lo trovo nemmeno degno di presa per il culo, lo trovo semplicemente rabbrividente. E vi garantisco che non sono certo privo di senso dell'umorismo, ma davanti alle disgrazie umane (parlo di chi guarda, non di chi appare), c'è davvero poco da ridere...
Chi osa dire che la realtà passa attraverso la radio e la televisione? Quella che ne filtra è infatti tutt'altro che la realtà, è la "realtà più reale possibile" tanto da risultare artificiosa, (ri)costruita ad arte ed interpretata da stipendiati figuranti. Reality Show, si chiama quanto di più fasullo e artificioso non appaia in televisione. Fasullo, artificioso e vacuo (e, in quanto tale, merita soltanto la sua espulsione, ovvero di essere evaquato).
Per il resto del tempo, l'esistenza dei personaggi che popolano il monto in cui vive Guy Montag - pompiere di un "paese dell'incontrario", dove i fireman, anziché domare gli incendi, li appicano - è tutta tesa ad ignorare i sentimenti, ignorare le emozioni "negative", i problemi interiori, i traumi, semplicemente facendo finta che non esistano: e per tenerli a bada si fa gran uso di pasticche (antidepressivi e psicofarmaci di varia natura)... non molto distante dalla medicalizzazione ossessiva che la nostra società impone ai sentimenti: normali stati di malinconia, spleen, momenti bui della vita, che servono anch'essi per crescere, per evolversi, che sono parte integrante della vita, diventano malattie che necessitano di cure mediche e vengono trattate con appositi medicinali. C'è chi questo lo vede "normale", personalmente lo ritengo mostruoso.
E tutto quello che può essere responsabile di stimolare queste sensazioni, responsabile di portare l'essere a riflettere, a pensare, a mettersi in dubbio, a ragionare, a far scendere anche qualche lacrima, deve essere cancellato: i libri, sì, ma... "Non sono i libri che vi mancano, ma alcune delle cose che un tempo erano nei libri. Le stesse cose potrebbero essere diffuse e proiettate da radio e televisori. Ma ciò non avviene. No, no, non sono affatto libri le cose che andate cercando. Prendetele dove ancora potete trovarle, in vecchi dischi, in vecchi film, e nei vecchi amici; cercatele nella natura e cercatele soprattutto in voi stesso." dice il vecchio Faber a Guy Montag, in un illuminante dialogo.
Inebetire, anestetizzare, questo è il ruolo che hanno ormai raggiunto i mass-media, così da far passare tranquillamente in silenzio, come dicevo, con l'abile trucco di un illusionista - distrarre lo sguardo con qualche effetto, per non far vedere che cosa combina l'altra mano sotto al tavolo - cose ben più serie e ben più gravi. In "Fahrenheit 451" la guerra scoppia, la guerra totale, definitiva, il conflitto atomico che farà scomparire la città di Montag in un lampo di luce, e nessuno sembra accorgesene... troppo preoccupati a seguire i loro spettacoli televisivi, i loro reality show interattivi, nei quali si vedono protagonisti di un mondo fittizio, virtuale totalmente idiota.
E io vedo lo stesso accadere quotidianamente intorno a noi... e non riesco a credere più in niente di quel che passano per la tv: non credo in un pericolo terrorismo internazionale reale, non credo che gli attentati li facciano chi dicono loro, i media (ormai la gente è abituata alle "menzogne" propagandate alla prima ora, allora meglio crearne più d'una, come scatole cinesi, per fare in modo che la panzana risulti così più credibile), non credo che nulla di quel che appare sia reale... forse sarò solo paranoico, ma io comincio a nascondere i miei libri e i miei dischi in soffitta...
(Bisognerebbe parlare anche del bellissimo film di François Truffaut con Julie Christie e Oskar Werner, la cui locandina - riproduzione, ahimè non originale - abbellisce la parete dietro il computer sul quale scrivo, ma diverrei soltanto inultimente prolisso)
Isaac Asimov lo definì, alla sua sua prima lettura, un romanzo "visionario". Ma coi tempi che corrono, parlerei più di preveggenza... Ray Bradbury descrive alcune invenzioni tecnologiche che oggi ci troviamo a dover usare (quando non subire), particolarmente mi ha colpito la porta con apertura a scanner ottico sull'impronta della mano... Ma non è la sola cosa che mi ha colpito. Il ritratto della società che dà nel suo romanzo, è ESATTAMENTE quella che stiamo vivendo. Basta cambiare alcuni nomi e otterrete un perfetto ritratto della nostra epoca e di una serie di "effetti ottici" da abili illusionisti che, quotidianamente, i mass-media ci propinano.Sostituite la parete salotto di casa Montag con il digitale terrestre che, SCANDALOSAMENTE promosso dallo Stato Italiano (ma sono il solo a sentirsi indignato perché il denaro pubblico viene sperperato per spingere la gente a comperarsi il decoder per il digitale terrestre?! vi prego, ditemi che non è così!), proietta l'ombra di un futuro spaventosamente sempre più vicino al Grande Fratello (il libro di George Orwell, non il reality show), ed eccovi l'agghiacciante prospettiva di elettro-zombie-catodici che ci attende... Sostituite i vari spettacoli televisivi del libro con i nostri Grande Fratello (il reality show, non il libro di George Orwell), La Talpa, L'Isola dei Famosi, ed eccovi gli elettro-zombie-catodici a interagire con la televisione (e spendere per farlo), per decidere chi della "casa" deve andare al cesso... non lo trovo nemmeno degno di presa per il culo, lo trovo semplicemente rabbrividente. E vi garantisco che non sono certo privo di senso dell'umorismo, ma davanti alle disgrazie umane (parlo di chi guarda, non di chi appare), c'è davvero poco da ridere...
Chi osa dire che la realtà passa attraverso la radio e la televisione? Quella che ne filtra è infatti tutt'altro che la realtà, è la "realtà più reale possibile" tanto da risultare artificiosa, (ri)costruita ad arte ed interpretata da stipendiati figuranti. Reality Show, si chiama quanto di più fasullo e artificioso non appaia in televisione. Fasullo, artificioso e vacuo (e, in quanto tale, merita soltanto la sua espulsione, ovvero di essere evaquato).
Per il resto del tempo, l'esistenza dei personaggi che popolano il monto in cui vive Guy Montag - pompiere di un "paese dell'incontrario", dove i fireman, anziché domare gli incendi, li appicano - è tutta tesa ad ignorare i sentimenti, ignorare le emozioni "negative", i problemi interiori, i traumi, semplicemente facendo finta che non esistano: e per tenerli a bada si fa gran uso di pasticche (antidepressivi e psicofarmaci di varia natura)... non molto distante dalla medicalizzazione ossessiva che la nostra società impone ai sentimenti: normali stati di malinconia, spleen, momenti bui della vita, che servono anch'essi per crescere, per evolversi, che sono parte integrante della vita, diventano malattie che necessitano di cure mediche e vengono trattate con appositi medicinali. C'è chi questo lo vede "normale", personalmente lo ritengo mostruoso.
E tutto quello che può essere responsabile di stimolare queste sensazioni, responsabile di portare l'essere a riflettere, a pensare, a mettersi in dubbio, a ragionare, a far scendere anche qualche lacrima, deve essere cancellato: i libri, sì, ma... "Non sono i libri che vi mancano, ma alcune delle cose che un tempo erano nei libri. Le stesse cose potrebbero essere diffuse e proiettate da radio e televisori. Ma ciò non avviene. No, no, non sono affatto libri le cose che andate cercando. Prendetele dove ancora potete trovarle, in vecchi dischi, in vecchi film, e nei vecchi amici; cercatele nella natura e cercatele soprattutto in voi stesso." dice il vecchio Faber a Guy Montag, in un illuminante dialogo.Inebetire, anestetizzare, questo è il ruolo che hanno ormai raggiunto i mass-media, così da far passare tranquillamente in silenzio, come dicevo, con l'abile trucco di un illusionista - distrarre lo sguardo con qualche effetto, per non far vedere che cosa combina l'altra mano sotto al tavolo - cose ben più serie e ben più gravi. In "Fahrenheit 451" la guerra scoppia, la guerra totale, definitiva, il conflitto atomico che farà scomparire la città di Montag in un lampo di luce, e nessuno sembra accorgesene... troppo preoccupati a seguire i loro spettacoli televisivi, i loro reality show interattivi, nei quali si vedono protagonisti di un mondo fittizio, virtuale totalmente idiota.
E io vedo lo stesso accadere quotidianamente intorno a noi... e non riesco a credere più in niente di quel che passano per la tv: non credo in un pericolo terrorismo internazionale reale, non credo che gli attentati li facciano chi dicono loro, i media (ormai la gente è abituata alle "menzogne" propagandate alla prima ora, allora meglio crearne più d'una, come scatole cinesi, per fare in modo che la panzana risulti così più credibile), non credo che nulla di quel che appare sia reale... forse sarò solo paranoico, ma io comincio a nascondere i miei libri e i miei dischi in soffitta...
(Bisognerebbe parlare anche del bellissimo film di François Truffaut con Julie Christie e Oskar Werner, la cui locandina - riproduzione, ahimè non originale - abbellisce la parete dietro il computer sul quale scrivo, ma diverrei soltanto inultimente prolisso)





