Lux InteriorÈ vero che da un po' di tempo a questa parte sto trascurando Abastor Daily, è vero che ho un po' tirato i remi in barca e mi do meno da fare per diffondere il verbo abastoriano. Tra le tante ragioni che mi spingono a trascurare il nostro oddlog démodé c'è senz'altro quella che Splinder negli ultimi mesi sembra stia andando a rotoli.
Per dire: tempo fa pubblicai un post su di un bel disco di Franca Valeri che ho avuto la fortuna di trovare e dopo aver tanto faticato a comporre il post bellino e carino, lo pubblico e su Abastor Daily non c'è. Dove diavolo è finito? Ne sapete qualcosa? Lo avete visto? Io no.
E così, siccome scrivere per niente e lavorare tanto per poi perdere il lavoro non è il tipo di piacere che ho in mente, preferisco stare in silenzio, guardarmi qualche film o lavorare per Abastor Oddzine o per Classix!.
Altro motivo che mi spinge a disertare il blog, è che in questi ultimi tempi dovrei scrivere solo necrologi: ma che sta succedendo? Prima Bettie Page, poi Mino Reitano, ancora Patrick McGoohan ("Il Prigioniero"), Hans Beck (il creatore dei Playmobil), Yma Sumac e ora anche Lux Interior, il leader dell'ultima grande vera band rock, The Cramps.
OK, c'è del personale favoritismo: quand'ero un ragazzino mi ero persino scritto "Cramps" sul chiodo, e Gravest Hits era l'unico disco in grado di ipnotizzarmi, con le sue distorte visioni horror-psycho-apocalittiche, ma è proprio vero: gli dei se ne vanno... che senso ha un mondo senza più Bettie Page e Lux Interior?
Yma Sumac
Apprendo solo ora che il 1° novembre se n'è andata Yma Sumac, una delle più imponenti cantanti dello scorso secolo. Dotata di una estensione vocale di ben cinque ottave (per fornire un paragone, una "normale" soprano lirico ha un'estensione vocale di due ottave, Yma aveva in pratica un'estensione che andava dal basso al soprano), Yma Sumac ha riscosso uno straordinario successo negli USA degli anni '50, durante il periodo della Guerra Fredda, tanto che ne seguirino numerose imitazioni.
La voce di Yma Sumac non è sfuggita all'orecchio attento e ricercatore di Abastor, che con il suo solito vezzo di mischiare il sacro con il profano (Yma Sumac fa parte del sacro) l'ha inclusa tra i suoi ascolti preferiti di sempre.

www.yma-sumac.com
Per CavaMauro Gariglio, l'attuale disegnatore della Linea, mi manda questa vignetta.
Io l'ho trovata davvero toccante e perciò gli ho chiesto di poterla pubblicare su Abastor Daily. Penso sia il più bel saluto di addio a Cavandoli.
Osvaldo CavandoliOsvaldo Cavandoli, l'inventore della Linea, il cartone animato del Carosello della Lagostina, se n'è andato stanotte, proprio mentre ci apprestiamo a celebrare il 50esimo anniversario di Carosello.
Un grande autore, creativo, punto cardine della pubblicità e dell'animazione italiana.
Abastor vuole ricordarlo con un'immagine, il pupazzo costruito dal Cava che riproduce sé stesso, tratta dal fotoreportage che realizzai in occasione della sua intervista (pubblica poi su Il Giaguaro) alcuni anni fa.
Ricordo un uomo di ottant'anni ancora pieno di energia, con una verve ed un'ironia invidiabile, che fumava ancora le sue sigarette che lo avevano accompagnato per tanti decenni!
Non posso evitare di immaginare la Linea, che, tra il triste e l'arrabbiato, lo saluta con quel suo gramelot, un misto di dialetto lombardo, di linguaggi internazionali, da quel suo mondo costituito solo da una linea bianca, continua, su fondo nero.

Qui potete vedere tutti i corti della Linea dal 101 al 156.
TV5 - La Linea
James Brown
James Brown is gone, but this time for good.

Poche righe per ricordare quanto fondamentale è stato questo genio della musica.
A me la sua musica piace, in passato, ora e sempre!
Buon Natale!
Lo so, rischio di fare la figura del vecchio rocker sentimentalone e nostalgico, ma Syd Barrett era Syd Barrett, comunque...
Sembrerò anche retorico, ma il mondo senza Syd Barrett non sarà più lo stesso.
Addio Pazzo Diamante.

Dolly Rocker, The Syd Barrett Homepage
Alida Valli
Se n'è andata la più bella, elegante ed aristocratica attrice italiana.
Un caro saluto da Abastor, con sincera, profonda ammirazione.
Addio, Alida.
Due personaggi dalle venature vagamente abastoriane se ne sono andati, quasi contemporaneamente, tra Natale e S. Stefano di quest'anno: Vincent Schiavelli e Felice Andreasi.

Schiavelli era un notissimo caratterista, di quelli che, una volta visti in una scena di un oscuro telefilm anni '80, poi ti ritrovi continuamente sul grande e sul piccolo schermo. E infatti ha attraversato trasversalmente un po' di storia del cinema (Qualcuno volò sul nido del cuculo, Amadeus, Valmont, Larry Flint..) e della tv (Starsky & Hutch, Charlie's Angels - quelli veri -, Taxi, X-Files...).

Andreasi era un cabarettista surreale e stralunato, piemontese di nascita ma cresciuto alla scuola del cabaret milanese insieme a Jannacci, Cochi e Renato... (insomma quello che per un bauscia come il sottoscritto è il vero cabaret, mica Zelig, sia chiaro). Come alcuni dei suoi compagni, lo ritroviamo al cinema in film più o meno ispirati (Sturmtruppen, L'esercito più pazzo del mondo, Io tigro, tu tigri, egli tigra, ma anche Saxofone, Signore e signori buonanotte, Pane e tulipani, Il partigiano Johnny).

Se ne sono andati a poche ore di distanza e, curiosamente, anche a poche centinaia di chilometri: Schiavelli, da tempo malato, si era infatti ritirato nel suo paese d'origine, Polizzi Generosa, in Sicilia.