Burlesque - Curve assassine, sorrisi di fuoco e piume di struzzoDi libri di cui parlare ce ne sarebbero tanti... il poco tempo e le varie cose che in questo periodo mi prendono tempo, ma soprattutto la scarsa voglia di leggere che ho, non mi consentono non solo di leggere tutto quello che vorrei, ma anche di riuscire a scriverne.
Un libro in particolare, però, merita una recensione e un po' di esposizione nella bacheca internettara abastoriana, non solo per la disgraziata distribuzione a cui è sottoposto, ma soprattutto per l'intrigante tematica che affronta.
Il buon vecchio Attilio Reinhardt ha infatti dato alle stampe già da qualche mese - ma io sono riuscito a farmelo arrivare solamente in settembre - questo delizioso Burlesque - Curve assassine, sorrisi di fuoco e piume di struzzo.
La "moda" del Burlesque incalza e da qualche anno è arrivato anche in Italia furoreggiando in locali notturni e in festival garage. Tra gli abastoriani ci sono ben due profeti di questo tipo di spettacolo, uno dei quali è proprio Attilio, che come parte integrande di Burlesque Italia, ha il ruolo di presentatore degli show lombardi di burlesque. E nel Nord Italia il Burlesque è attivo e presente soprattutto grazie a lui, a Burlesque Italia e alle venete Sick Girls, che ho avuto modo di ammirare allo Shout! Festival di un paio d'anni fa in Valpolicella.
Che cos'è il Burlesque? Per i pochi che ancora non lo sapessero è una forma di scanzonato e spensierato spettacolo che diverte e stuzzica, in cui delle belle signorine si spogliano con un certo senso dello humor. Le signorine in questione non rimangono però mai interamente nude: slip e "puntini" rimangono al loro posto e lo spettacolo è di buon gusto e raffinato, adatto per un pubblico abastoriano: pesca le sue origini negli spettacoli teatrali di strada, nel vaudeville e nei side show soprattutto degli anni '40 e '50.
Ma a questa, come a tante altre domande saprà rispondere il volume di Attilio,  che approfondisce appunto, tutti gli interrogativi che lo spettatore più attento e curioso, che non si limità cioè a godere distrattamente delle belle forme delle artiste esposte in questi spettacoli, si pone e cerca di svelare.
Attilio ci spiega che cosa il Burlesque è e soprattutto che cosa non è (non confondiamolo con gli squallidi lap dance in cui ragazze già nude si dimenano annoiate attorno al palo in spettacoli ginecologici che poco hanno di stuzzicante e ancor meno di difertente), ci racconta la sua lunga storia che affonda le radici nel settecento, ci spiega come fare Burlesque e quali strumenti servano e infine fa una carrelata degli artisti (sì, ci sono anche maschi e non solo come presentatori) che fanno parte del variegato mondo del Burlesque.
Un bel volume che per pochi euro ogni abastoriano che si rispetti dovrebbe prontamente far proprio! Ah, attenzione che non è facile da trovare tra gli scaffali della vostra libreria: lo dovete ordinare!

Attilio Reinhardt Curve assassine, sorrisi di fuoco e piume di struzzo
Eumeswil, 2009
€ 15,50
Lo sapete: noi di Abastor siamo dei colti bibliofili, dei raffinati intellettuali, che amano circondarsi delle più alte opere del pensiero umano. La ragione, la filosofia, la poesia, sulle quali disquisiamo riuniti amabilmente in qualche cenacolo di raffinati pensatori, sono il nostro pane quotidiano e tra i tanti tomi su quali amiamo dibattere nel tentativo di interpretarne lo spesso oscuro significato, se ne aggiunge oggi uno nuovo: questo Di qua e di là del 1968, scritto da Adriana Guissani e illustrato da Dave Chambers.
Sono tempi difficili quelli in cui stiamo vivendo, tempi in cui tutto è confuso, tutto è torbido e ingannevole, nella vita quotidiana così come nella vita astratta, cioè in politica. C'è grossa crisi, nessuno sa più quando stiamo andando su questa Terra, nessuno sa più quando stiamo facendo su questa Terra... un libro come Di qua e di là, ci può così essere di valido aiuto per fare chiarezza. Questo volume, infatti, è pensato per aiutarci a distinguere... la DESTRA dalla SINISTRA! Certo, può essere molto difficile farlo, ma mettendosi di impegno ci si può anche riuscire.
Di qua e di là
La copertina del libro Di qua e di là
Il libro usa la metafora della storiella puerile, per trasmetterci alti insegnamenti e persino la tecnica del gioco (un tracciato scavato nella copertina da seguire con un piolo rosso), può risultare utile: "Il gioco riprodotto sul retro di copertina insegnerà al bambino a distinguere la sinistra dalla destra." Nella trama ci viene narrata la storia di Ciccio, che perde il suo cane al Luna Park. Per ritrovarlo chiede indicazioni ai vari personaggi bizzarri che incontra sul suo cammino. Ma dietro a una simile operazione editoriale, per mano dei tipi Mondadori, notoriamente allora come ora subdolo covo di comunisti, si nasconde però una infida operazione di propaganda subliminale dei rossi nei confrondi dei più piccoli!
E questo è chiaro fin dalla prima pagina, dove il bambino, per saper distinguere la sinistra dalla destra, deve porre una fascetta rossa sul polso sinistro, ignorando invece il polso destro... Ma altri sottili allusioni, vogliono indurre il bambino a preferire la sinistra alla destra, esaminiamoli dettagliatamente.
Fin da principio alla destra vengono associate idee di insicurezza e di pericolo. Nel testo in rima, possiamo infatti leggere: "Vai diritto dove vedi/lo zucchero filato,/poi a DESTRA finché trovi/un uomo tatuato." L'uomo tatuato e il tatuaggio, allora non erano sinonimo di primitivo moderno (un selvaggio che beve il Cynar in un guscio di noce di cocco, mentre i bonghi in sottofondo ritmano Burt Bacharach?), di alternativo e di figo, bensì di galeotto, quindi persona infida e pericolosa. Ancora "Diritto in fondo al parco/c'è il pavone più bello./Vai a DESTRA, prendi un tunnel,/e lì trovi un cancello.", qui adirittura due sono i simboli negativi che vengono associati alla destra: il tunnel, simbolo di oscurantismo e di occulto, e il cancello, le inferriate, simbolo di sbarramento e segregazione! Mentre con "Volta subito a DESTRA: c'è Ugo lo scimmione.", non penso servano commenti...
Al contempo alla sinistra vengono associate idee di sicurezza e di salvezza: "Vai diritto poi prendi sulla SINISTRA, figlio! Poi a SINISTRA riprova/e lì c'è il trovaroba.", oppure: "Giunto al crocicchio e subito/imboccato a SINISTRA/c'è un grande padiglione/con un cartello in vista./Dice "Oggetti smarriti"." Il significato è ovvio: il trovaroba, cioè la salvezza in tempo di smarrimento, sta solo a sinistra. "A SINISTRA fa Ugo, non ce ne sono tante di bestiole così, prova dall'elefante.", ancora a sinistra troviamo un animale bonario, che trasmette sicurezza e simpatia: l'elefante. Infine: "A SINISTRA va Ciccio/più veloce che può/e dietro a quei palloni/sapete chi trovò?", ovviamente il suo cane, metafora: la salvezza, la soluzione dei tuoi problemi sta a sinistra!
Insomma, un libro fantastico, utile e divertente al giorno nostro come nel '68, che ci può aiutare a districarci in questa complicata classificazione, che oggidì risulta ormai ardua e pressoché vana da formulare.
mindfuckingStefano Re Mindfucking. Come fottere la mente
(Castelvecchi Editore 2004, 368 pag., € 18,00)
Stefano Re, con il suo delizioso saggio MindfuckingCome fottere la mente, ci vuole spingere a non addormentarci e a prendere coscienza del fatto che siamo condizionati, che le scelte che facciamo, che i bisogni che abbiamo, non sono del tutto nostri e che dobbiamo ai media e alla società (intesa come gruppo sociale di esseri umani a loro volta condizionati e, inconsapevolmente, condizionanti) gran parte delle nostre scelte. Mindfucking diventa così uno strumento indispensabile, una sorta di “manuale di sopravvivenza”, per conoscere tutti i condizionamenti esistenti dall’alba dei tempi fino ai nostri giorni e capire che cosa sono e a che cosa servono. Piacevole e intrigante nella lettura, nelle sue 364 pagine troviamo religioni, sette, inquisizione, nazisti, regimi comunisti, servizi segreti, pubblicità e perfino Wanna Marchi. Non mancando di farci riflettere sui meccanismi di condizionamento e sulla parte di consenso fornita dalla “vittima”. Non mi resta che cercare di condizionarvi a comprare questo libro! La resistenza inutile. Voi sarete assimilati.
Piccoli o grandi, riconoscibili o nascosti che siano, i condizionamenti fanno parte del nostro mondo. È una mera illusione pensare che tutto ciò che facciamo o pensiamo sia totalmente farina del nostro sacco: ciò che ci circonda, ci stimola, ci passa vicino e ci sorride ammiccante, sia esso una bella biondina come un poster pubblicitario, ciò che ci dice un passante come ciò che ci chiede un nostro familiare… la stessa cultura nella quale viviamo ci influenza in grande misura, influenza i nostri valori, i nostri tabù, volenti o nolenti, coscienti o meno essa ci condiziona. Per non dover essere influenzati dovremmo vivere su di uno sperone di roccia in compagnia di una capra, isolati dal resto del mondo. Ma anche così, finiremmo col farci influenzare dalla capra…
Non c’è via di scampo: i condizionamenti influenzano i nostri pensieri e le nostre azioni. Ci sono condizionamenti più espliciti, riconoscibili: la propaganda elettorale, la violenza dei regimi, gli interrogatori, la tortura, la religione, la politica, la scuola, il servizio militare… e poi ci sono i condizionamenti nascosti, i più subdoli, dove noi pensiamo di essere liberi di scegliere, ma in realtà rispondiamo a condizionamenti studiati a tavolino o anche affatto pianificati. Così finiamo per parlare tutti delle stesse cose, esprimere tutti gli stessi giudizi, pensando che l’opinione sia la nostra, ma così non è.
Di fatto ormai quasi nessuno ha più un’opinione veramente propria: la gente galleggia in un mare di opinioni preconfezionate che fa proprie, credendo di avere un’idea. In realtà se avesse per davvero un proprio spirito critico, comincerebbe a interrogarsi per prima cosa non su quel determinato fatto di cronaca, ma sul perché si dovrebbe mai farsi un’opinione su quel fatto di cronaca invece che su qualcos’altro; perché dover rimanere in costante apprensione, non per quel che accade nel mondo, ma per quello che i mezzi di informazione ci dicono accadere nel mondo. Quelle che ci vengono fornite non sono infatti notizie, ma emozioni, una continua telenovela virtuale su cui giocare la nostra mente alla roulette russa della falsa informazione, così da farci avere l’illusione di pensare, di avere delle idee nostre, di scegliere… di questo passo finiremmo per votare per due schieramenti politici perfettamente identici, con l’illusione di fare una scelta… che cosa? Dite che sia già così?
Emozioni, stati d’animo che ci sottraggono così al compito ben più interessante di pensare e di creare rendendoci pensatori attivi anziché spettatori passivi. I mezzi di informazione ci forniscono infatti notizie che ci pongono continuamente in stati mentali negativi, ci creano apprensione, ci costringono a vivere in una situazione di costante incertezza e pericolo a causa di questa o quella minaccia interna o esterna, che di fatto, in realtà, non sussiste affatto o viene enormemente ingigantita (vedi il caso del terrorismo di matrice “islamica”) così da creare un “nemico” verso cui indirizzare la nostra frustrazione quotidiana: il cerchio si chiude, il gioco è fatto, siamo fottuti.
Cercare di sottrarsi ai condizionamenti a cui siamo sottoposti è tuttavia, come si diceva, pressoché impossibile, possiamo spegnere la televisione, decidere di non comprare giornali, di non ascoltare la radio, ma se non lo facciamo noi, lo fanno i nostri vicini, parenti, amici, pertanto il condizionamento ci arriva strisciante in ogni caso. Oppure possiamo decidere di aggregarci a qualche movimento antagonista, alternativo, anticonformista, costruendoci così l’illusione – cura peggiore del male – di essere davvero antagonisti, alternativi, anticonformisti; diventando, per contro, ben più conformisti e condizionati di prima. L’anticonformismo è, per definizione, una scelta individualista, nessun gruppo, associazione, istituzione, potrà mai essere anticonformista. Anzi, è proprio nei gruppi che si ritengono anticonformisti (politici, culturali, musicali) dove vige il più becero conformismo: chi non aderisce completamente e totalmente all’ideale portato avanti dal gruppo viene visto come diverso (quando è proprio la diversità vanto di questi gruppi: è tanto bello essere diversi quando si è tutti uguali!), provocatore, e di conseguenza contestato  ed emarginato. Si può essere anticonformisti soltanto da individui, mai e poi mai da collettivi.
Lungi dal promuovere una visione paranoica del mondo, l’unica opzione possibile che possiamo operare, l’unica praticabile, è quella di prendere coscienza dei condizionamenti a cui siamo sottoposti.  “Prendere coscienza”, che significa “conosci te stesso”, da sempre l’unica e la sola arma, nonché la più potente, a nostra disposizione per la nostra “salvezza” (mentale, spirituale, come preferite). Ma per farlo dobbiamo uscire dagli schemi mentali imposti dalla cultura e dalla religione come da ogni altro condizionamento: dobbiamo imparare a osservarci, cioè, riconoscere la realtà per ciò che è, senza giudicarci “buoni” o “cattivi”, santi o peccatori, e senza – cosa più difficile! – mentire a noi stessi, perché tutti (ho detto tutti) abbiamo la spiccata tendenza a essere benevoli con noi stessi, giustificarci, in modo da mantenere intatta l’immagine mentale che abbiamo di noi di “buoni”. Sì, perché fin da bambini ci viene insegnato a essere “buoni”, cioè… sembrare “buoni”, perché pretendere di essere totalmente “bene” o totalmente “male” è una delle più stupide illusioni in cui siamo cresciuti: il bianco e il nero assoluti non esistono, in ognuno di noi è presente una piccola o grande percentuale di entrambi gli aspetti della dualità, nonché una serie di sfumature intermedie, e perciò questa “tensione al bene” a cui siamo sottoposti fin da piccoli, è destinata a divenire fonte di frustrazioni e di nevrosi.
Al contempo poniamo un grande sforzo nel giudicare azioni e pensieri degli altri, comportamenti sessuali e orientamenti politici, la loro condotta nei nostri confronti e in quelli della società: a che scopo tutto questo? A che cosa serve questo continuo giudicare quel che fanno gli altri? Perché dovremmo sprecare tutte queste risorse? Il cristianesimo stesso impiega tutte le sue energie a predicare il “non giudicare” (fraintendere, direi, tirandolo fuori per reprimere le nostre reazioni più che naturali conseguenti a una tragedia) e al contempo a giudicare e condannare i comportamenti “sbagliati” altrui! Quale enorme, squisita contraddizione! E quale altro storico condizionamento!
Lo so: sto divagando, almeno all’apparenza. Sono partito col parlare di condizionamenti e finisco col parlare dei grandi sistemi, dell’individuo. Ma il macrocosmo che abitiamo e il microcosmo che siamo sono analoghi (“Ciò che sta in alto è come ciò che sta in basso”, come ci ricorda la Tavola di Smeraldo ermetica) e perciò vanno presi in esame congiuntamente.
Infine vi chiedo di fare lo sforzo di non fraintendermi: non sono né ossessionato dalle “cospirazioni”, né sono così paranoico (e illuso) da pensare che l’uomo sia un burattino in mano ai “poteri occulti”. Semplicemente non ho alcuna certezza. La certezza, come al solito, ce l’ha chi sostiene che non ci sia niente “dietro” e che tutto sia semplice e cristallino come lo vediamo, i finti scettici (in buona o cattiva fede), sempre pronti ad attaccare e sbeffeggiare ciò che potrebbe incrinare i loro dogmi. Io semplicemente indago, studio, mi interesso e mi pongo una enorme quantità di dubbi e di interrogativi. Mi ritengo scettico per davvero, in maniera forse un po’ ingenua, ma certamente nella maniera più autentica: non credo a nulla e continuo a ricercare una verità che continuo a non trovare. Credo anche che ognuno di noi, adulto e consenziente, sia in qualche modo responsabile di lasciarsi condizionare e non sia sempre o totalmente una vittima innocente dei mezzi di informazione o del "potere". Sta a noi, infatti, fare quel minimo sforzo per pensare, per non abbandonarci alla pigrizia mentale del sorbire passivamente tutto ciò che ci viene propinato come “buono” dall’imbonitore di turno, dai media, dalle religioni, dalle correnti politiche. Ogni cosa va vagliata con attenzione e giudicata con la propria testa, invece di accettare ogni cosa venga dalla parte a cui abbiamo ormai accordato la nostra fiducia, rifiutando tutto ciò che viene dalle altre fonti.
Catastrophe 03Catastrophe mi piace mi piace mi piace mi pia’. Non è soltanto una questione di contenuto: Catastrophe esalta i sensi a livello visivo, tattile, olfattivo, gustativo. Catastrophe è un’esperienza a 360° in un baule di sapori contente ciò che veramente bisogna sapere. Tutto il resto, cronaca e sensazionale di cui sono zeppi i rotocalchi che (è la sola cosa che purtroppo) il popolino legge, è completamente superfluo, inutile, una perdita di tempo… Dai, diciamolo a gran voce, finalmente: ma chi se ne frega del delitto di Cogne?! Quello che veramente ci interessa è tutto qui, tutto dentro questa rivista ben oliata, calibrata e lustrata, che si chiama Catastrophe.
Premessa oziosa, ma sincera, per introdurre il nuovo numero 03 (mi piace quest’uso dello zero prima del numero… fa pensare a un amore per l’ordine, cosicché il comando Visualizza\Disponi icone\Per nome sistemi correttamente i file presenti nella medesima cartella), pieno zeppo di succulenti articoli che faranno la felicità dell’abastoriano di buon gusto.
Apre un dossier sul Made in Italy e l’intervista a Douglas Mortimer, autore di Possibilmente Freddi per Derive e Approdi, saggio ragionato sull’Italia dell’epoca d’oro delle produzioni cinematografiche. Ma ecco arrivare il primo documento che, fin dall’ironico titolo, potrebbe stuzzicare il palato raffinato degli abastoriani più attenti: Il più grande mistero italiano: I Pooh. La psicostoria del più popolare psicogruppo italiano. Non si pensi, però, ad un’esaltazione dei Pooh più sdolcinati e melensi, si rievocano qui anzi le origini, di tutt’altro carattere e fascinazione: band di natura psichedelica, rock, quasi sovversiva, quella di Valerio Negrini, originale batterista e fondatore, di fatto poi estromesso perché troppo fuori dagli schemi…
Ah, a proposito, sempre parlando di musica, un altro bel articolo riguarda un’opera fuori dal tempo e fuori dalla ragione: McCartney II, il secondo album solista, post-Wings, del baronetto di Liverpool Paul McCartney, composizione strana e straniante in piena esplosione new-romantic e electro-pop, che questa lettura mi spingerà a cercare: con una hit dal titolo Temporary Secretary come si fa a non esserne incuriositi?
Altro buon tema da sempre sulla punta della penna di Abastor, ma mai ancora messo nero su bianco, lo affronta l’articolo Paninaro is not dead, un po’ nostalgico e di parte ma comunque saporito e scintillante – all’epoca stavo dall’altra parte della “barricata” e i paninari erano “i nemici”, ma proprio per questo motivo sono affascinato da una realtà di quel periodo che racchiudeva in sé molto dello spirito degli anni ’80, forse del più becero, ma comunque caratteristico di un’epoca –.
Altro tema da tempo nelle mie orecchie – anche grazie ai suggerimenti del Papa che sta a Roma, sì, proprio quello di Mondo Bizzarro – che Catastrophe studia e analizza, è la rivista Fotografare e i deliri cospirazionisti del suo fondatore Cesco Ciapanna.
Ancora popolano questa zeppa uscita di Catastrophe religione, Heavy Metal, fumetti, illustrazioni, racconti a sfondo sessuale (parlare di “erotico” potrebbe risultare fuorviante), ecc.
Insomma, un altro bel malloppone di roba tosta che all’abastoriano gli gusta!

Venerea Edizioni + Torazine presentano Catastrophe 01
Grazie 21 Aprile 1963Lettere e risposte tratte dalla rubrica "Saper vivere" di Donna Letizia

VERNICE E LUCERTOLA (Due borsette e un'indecisa) - Ho ricevuto due borsette: una di vernice nera, e l'altra di lucertola pure nera. Non so con quale abbigliamento portarle né a quale ora del giorno.
La borsetta di lucertola nera potrà portarla a qualsiasi ora del giorno purché con abiti non troppo sportivi. Con abiti da pomeriggio o da mezza sera, andrà bene la borsa di vernice, tenendo conto però che con i vestiti scollati questa borsa è sbagliata (solo la principessa Margaret, ahimè, ha il coraggio di ostentare questa stonatura).

AL VOLANTE (Stefania) - Vorrei sapere se è corretto che un uomo guidi con il cappello in testa quando gli è vicina una signora.
Sì.

DOPO DICIOTTO MESI (Una sposa perplessa) - Sono sposata da 18 mesi ma il mio è un matrimonio per burla e le spiego il perché...
Ne parli con sua madre o con la persona che le è più vicina. I matirmoni come il suo sono i soli che ottengono facilmente l'annullamento della Sacra Rota.

UNA VOGLIA A OTTO (Milano) - Ho una voglia a forma di otto che mi deturpa la gamba destra. Un otto color nocciola grande, tanto per intenderci, come due francobolli espresso. Ne sono disperata. E ogni anno l'arrivo dell'estate mi spaventa. Pensi che ho delle bellissime gambe, adoro il mare e i bagni, eppure mi vedo costretta per questo maledetto otto a villeggiare dai nonni in campagna. Potrebbe darmi l'indirizzo di un buon medico specializzato in chirurgia estetica?
Basta un po' di disinvoltura, di eleganza, di sicurezza di sé, di intelligenza (non si spaventi: non è indispensabile possedere «tutte» queste qualità insieme) perché un difetto come il suo cessi di essere tale e diventi una particolarità originale. Non si sono viste delle zoppe riuscire a dare a un'andatura malferma una grazia patetica e perfino conturbante? (ne conosco una che si è brillantemente sposata dopo aver rifiutato tre partiti). E so anche di una giovane signora che deve gran parte del suo fascino al monocolo con cui attenua, anzi sottolinea con arguta spavalderia un occhio di vetro. Madre Natura le ha regalato un paio di bellissime gambe firmandogliele maliziosamente con un otto. Stia al gioco, esibisca questa firma come uno di quei cappellini un po' stravaganti, di buona marca, che a noi donne piacciono tanto. Se tutto ciò non la convince, allora si rivolga al suo medico curante che meglio di me potrà fornirle l'indirizzo di un buon dermatologo. Solo questi sarà in grado di dirle se la sua voglia può essere asportata oppure no. Nel primo caso, il dermatologo stesso le indicherà un buon specialista in chirurgia plastica.

SULLE PARTECIPAZIONI (Primogenito o no?) - Mia figlia, a distanza di qualche anno dal decesso di una prima bambina settenne, ha messo al mondo un maschietto. Sul biglietto di partecipazione questo bambino viene denominato «primogenito». Le pare corretto?
Ovviamente no.

UN DUBBIO (Domanda che brucia) - Ho qualche motivo per dubitare che mia figlia, tornata recentemente dal viaggio di nozze, non sia salita all'altare pure come la volevo io. Può darsi che sbagli, comunque mi dica quando dovrò parlargliene. Ora o più tardi?
Né ora né mai. La questione ormai è di competenza del marito.

PELLICCIA E CAPPELLO (Carla) - Mio marito, quando entra in un locale chiuso, non si toglie mai il cappello a meno che si debba levare anche il mantello: è giusto? Vorrei anche sapere se a teatro una signora deve lasciare in guardaroba la pelliccia o il mantello.
Lei può tenersi la pelliccia ma ottenga che suo marito si tolga il cappello ogni volta che entra in un qualsiasi locale.

UNA DOMANDA (Scommessa) - Siamo tre abbonate di Grazia e abbiamo una domanda da rivolgerle circa l'età di Donna Letizia. Forse lei giudicherà questa domanda poco pertinente...
La giudico molto impertinente.
Catastrophe 02Come direbbe Raz Degan, non ho mai comperato il magazine Torazine… non so perché… sono fatti miei! Temo però di aver commesso un terribile errore, pari soltanto a quello perpetrato dall’ispettore Roc nei confronti del proprio cuoio capelluto. Me ne rendo conto solamente ora grazie alla neonata figliolanza Catastrophe, rivista poliedrica e intrigante anzichenò. Il carattere è propriamente quello di una rivista di Apocalypse Culture (da non confondere con l’Apocalyptic Folk e tantomeno con Apocalypse Now) e a tutte le sue deviate derivazioni, con inevitabile bella grafica d’impatto (ma leggibile, al contrario di altri indecifrabili esperimenti di impaginazione d’avanguardia) e relative illustrazioni in tema.
Dei due usciti finora, senza nulla togliere al numero 01 prodotto nel primo semestre del 2005, personalmente devo dare la mia preferenza alla recente seconda uscita, divisa in due temi portanti: le “radici cristiane”, con le loro moderne derivazioni fanatiche e integraliste, e “ricerca e sviluppo”, sottotitolo stesso della rivista, dedicato ai vari fenomeni “catastrophici” che caratterizzano lo stile personale e inconfondibile di questa deliziosa rivista.
Il piatto si presenta così ricco e prelibato e possiamo solleticare il nostro appetito con un primo boccone di “cattolicesimo integrale”, cioè quello che arriva a considerare il papa dopo il Concilio Vaticano II un apostata e perciò il trono di Pietro vacante; altre sfiziose portate ci portano ad assaporare la saga Left Behind (una sorta di delirante science-fiction ambientata ai tempi dello scontro finale tra Bene e Male), il rock cristiano, i fumetti cristiani (dove viene citato Hansi – The girl who loved the swastika, già noto agli abastoriani iniziati), gadget cattolici e un divertente – e quanto mai blasfemo – gioco dell’oca ispirato alla passione di Nostro Signore.
Muovendoci nel secondo “reparto”, a ritmo di apocalypso, possiamo riempire il nostro carrello di Noordung Kosmokinetik Cabinet (Dragan Zivadinov, cosmonauta e artista), pop music, Necromicon, chiesa di Tinky Winky vs. Culto della Forza e bodyfluids (un illuminato e dettaglio servizio consacrato alla merda). Di particolare interesse abastoriano un articolo dedicato a R.J. Porter e al suo progetto di tape findings, che consiste nel recuperare vecchie e “superate” musicassette, soprattutto quelle piene di registrazioni casalinghe di ogni tipo, e metterle a disposizione nel suo sito.
Catastrophe è reperibile nelle librerie Feltrinelli al prezzo di € 7.00 (li vale tutti), oppure direttamente da:
Venerea Edizioni
via delle Cave 91
00181 Roma
metacorporea@tiscali.it
www.catastrophe.it.
Catastrophe, lo zibaldone che all’abastoriano s’impone.
Maglia NeraTante sono le "penne" che sono passate per Abastor Oddzine in questi suoi 12 anni di vita e ci possiamo vantare di aver avuto autori davvero in gamba, che sapevano il fatto loro. Alcuni di questi se ne sono andati verso riviste o editori più seri, e se lo meritavano, altri sono spariti nel nulla, tanti sono rimasti. Uno di questi è Antonio Amato ed è con noi praticamente fin dall'inizio, fin dall'Abastor mail-art, e poi nell'Abastor sostituzionista...
Da qualche tempo, egli ha cominciato a produrre una propria fanzine, in piccolo, un foglio unico A4 o A3, piegato in due, così da dare vita a una newsletter di 4 pagine* , e l'ha chiamata "Maglia Nera". Parla un po' di tutto, Maglia Nera: di attualità, di ciclismo, della Reggia di Caserta, di Settimana Enigmistica, cioè di tutte quelle che sono le passioni casertane del Nostro.
Maglia Nera potrebbe essere tranquillamente un blog, e perdersi nel marasma dei blog esistenti in rete, ma per fortuna c'è ancora qualcuno che ha voglia di fare una fanzine cartacea, di impaginarla, di stamparla e di diffonderla via posta. Antonio Amato scrive bene, sa essere divertente e parlare in modo gustosamente ironico di attualità, senza essere scontato ed esprimendo quei rari punti di vista genuini non influenzati dalla dilagante idiozia dei media "omogeneizzati" italiani.
In questo numero 9 troviamo: Luigi Malabrocca, perdente per scelta del ciclismo storico del primo dopoguerra, che meriterebbe uno spazio sul prossimo Abastor; La Reggia di Caserta; La Settimana Enigmistica (Antonio ci motiva la sua scelta di non comprare più la storica rivista)... e poi si parla di musica, di fumetti, ecc.
La diffusione è gratuita, chi lo volesse deve contattare Antonio Amato:

Antonio Amato
via G. Santorio 4
Aldifreda
81100 Caserta

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* Un po' come si faceva durante la Rivoluzione Francese, in cui finalmente ognuno si stentiva libero di esprimere le proprie idee e nascevano mini giornali ad ogni angolo di strada: avevano inventato la fanzine! E nel clima attuale di totale disinformazione e libertà di stampa zoppicante, in Italia, sulla medesima linea è Beppe Grillo che ha avuto l'ottima idea di fare anche lui una fanzine stampabile che si può scaricare in formato pdf dal suo sito, si chiama La Settimana.
Angel Collezionare vecchie riviste erotiche è una delle mie passioni. Le migliori sono naturalmente quelle uscite tra i 50's e i 60's, le più briose e spumeggianti, mentre nei 70's si scade nella pornografia più pelosa, ma anche più (involontariamente?) umoristica, e una lattura la vale, almeno per sapere che cosa voglia dire poesia d'avanguardia.
Sono riuscito a recuperare riviste psichedeliche di fine anni '60 e anche riviste di pin-up del decennio precedente, come lo strepitoso Playboy in cui appare una bambolosa Pamela Tiffin (la cui lettura posso condividere con James Bond, vedi post Io e James Bond), ma mai, finora, sono riuscito a mettere le mani su quelle squisite rivistine di e per nudisti, che ritraggono soleggiati campi di naturisti di quegli ingenui decenni dell'Era Atomica.
Fortunatemente ci sono collezionisti che, animati da spirito altruistico, si armano di scanner e ci offrono la possibilità di gustare così anche quei tesori introvabili. Usufruendo naturalmente della fonte inesauribile data da Usenet, sono riuscito a reperire alcune scansioni di simpatiche rivistine dei gloriosi 50's, nei quali si trova questa serie di vignette di Gene Packwood (forse Enrico Sist ne saprà qualcosa), il quale ci diletta con il suo personaggio Angel, una sbarazzina e un po' svagata brunetta che vive le sua avventure in un campo nudisti.
Una vignetta, che la vede appena giunta al campo, sconsolata seduta tutta sola su di una panchina, recita: "Tutto quello di cui parlano le ragazze nella sua scuola sono i vestiti, così lei non ha alcun argomento di conversazione appena giunta qui".
Simpatico.
Fotostorie Sado-MasoFotostorie Sado-Maso fa parte di quel materiale paleo-pornografico che ha visto gli albori in Italia durante gli anni settanta: qui la strada è ormai già stata battuta dai vari Men e Le Ore che, chi con psichedelica follia visionaria, chi con la demenzialità e la cialtronaggine propria dei finti articoli di cronaca, aveva aperto da tempo la via anche a pubblicazioni più audaci. Fotostorie Sado-Maso esce come supplemento mensile alla rivista Cruel, un nome che stimola più l'ilarità che la morbosità, e che vorrebbe eccitare la fantasia suggerendo perversioni estreme… ma il contenuto del suo sottoprodotto ci dimostrerà come, invece, ben poco di “estremo” ha da offrirci se non una galleria di situazioni grottesche. Questo numero di Fotostorie Sado-Maso, infatti, contiene tre racconti narrati per immagini, come anticipa la testata: il testo, superfluo e striminzito, è ridotto al minimo e presente soltanto nel primo racconto. Qui un signore di nome Max pare abbia l'abitudine di recarsi a Londra, non a caccia di antichità da comprare all'asta o di calzature da vero gentleman , ma per far visita alla sua amica Lenny, che gestisce una “fornitissima profumeria”. “Quella sera”, però, lei pensa bene di invitare anche una amica mulatta, alla quale gli autori non si sforzano nemmeno di trovare un nome, così da animare la festicciola: in realtà Lenny e la sua amica mulatta, sono due transessuali e, sotto ormonate fattezze femminili, nascondono un discreto armamentario maschile. Max, sottomesso dalle due chicks with dick , finirà per soddisfarle entrambe… Dov'è il “sado-maso” in tutto questo? Negli abiti fetish indossati dalle due transgender? Mah… Nella seconda “fotostoria” una signorina dal bel fisico ma dal viso orrendo, gioca col proprio fiore segreto, alternando piacere a dolore: entrano così in campo due vibratori (uno dei due non può che essere il classico dildo di Emperor dei Micronauti: dorato e nero), pinzette per capezzoli (o altre parti del corpo: la signorina qui ritratta, infatti, le utilizza sui suoi petali), e due pompette per estrarre il latte alle puerpere… In tanti anni non è cambiato poi molto dato che simili oggetti si vendono anche oggi giorno in Internet. Ad assisterla, infine, arriva un maschio dalla barba incolta, che placherà l'ansia della protagonista di questa torbida vicenda. Nel terzo episodio, infine, assistiamo all'unico vero e proprio episodio con risvolti autenticamente sadomasochisti: un signore, dal baffo folto e dal ridicolo pullover a strisce colorate, viene sottomesso da una Mistress autoritaria quanto Minnie Minoprio nel carosello Dufour: in quello che sembra più un sexy shop, dotato di ogni ben di dio feticistico, che non un vero dungeon, questa riccioluta sbarazzina in bustino nero, immobilizza e traveste il maschio, mentre la sua assistente, una shampista col capello a là garçon, ne quieta l'ardore. La cosa che più salta agli occhi, tuttavia, in questa scarsamente perversa pubblicazione, è come, in un periodo di obbrobriosa diffusione del pube dal pelo più che folto, le protagoniste di tale pubblicazione siano invece dovutamente totalmente glabre: forse che la depilazione genitale era considerata come una estrema perversione e associata al sadomasochismo in quell'epoca di barbarie estetica?
Il FeticistaIl Feticista è “il rotocalco che parte dai piedi”, una rivista di “cultura erotica”, per gli amanti delle estremità degli arti inferiori femminili. Così, si parte dai piedi e si arriva a: un'intervista a Luigi Scattini, regista di commedie sexy dei 60's; Karine Gambier, una delle prime pornostar degli anni '70 (la possiamo vedere alle prese con l'indomabile stallone Gabriel Pontello); “Spiaggia Libera” B-movie italiano che vede Raimondo Vianello alle prese con due bellocce di casa nostra, Antonella Murgia e Valeria Zennaro, in bikini per gli schermi di casa nostra, in topless per quelli esteri; immagini osé dell'attrice Franca Kodi; il porno artigianale degli anni '50; un'intervista all'attrice Maria Teresa Vianello; Marcia Sedoc, ecc. Gustoso, brioso, fantasioso, il rotocalco blu è fascinosamente attratto dal sesso del passato, ma anche dal cinema e dalle musiche: non mancano così copertine di dischi incredibilmente strani (e irresistibilmente invidiabili) e film di un periodo lontano, in cui in Italia si faceva ancora del cinema: chapeau alla scelta di aprire la rivista con la locandina del film “Lo Scapolo”. A voler essere pignoli bisognerebbe anche dire che la grafica della rivista meriterebbe di essere più curata: troppi font (uno diverso per ogni articolo e uno diverso per ogni titolo), caratteri spesso troppo grandi e così immagini a volte gigantesche potevano far risparmiare carta e inchiostro al tipografo, tuttavia il fascino retrò e i ricchi contenuti lasciano facilmente perdonare la combriccola de Il Feticista per questa mancanza. Un po' più severo è il giudizio riguardante la grafica web utilizzata per la realizzazione del loro sito: CAROVINILE...CAROCINEMA, che dimostra, per altro, che gli autori di questa rivista, sanno apprezzare, così come Abastor, tutto quel che di buono è stato fatto in campo artistico nell'Italia del Dopoguerra, e di saper ricercare, riscoprire, collezionare, incuriosirsi per quel che il baule del tempo, ha ancora da offrire a chi sa affondare le mani in un tesoro tanto ricco quanto decisamente più seducente di quanto ha da offrirci il desolante supermercato pop odierno.
Reperibile alla libreria Mondo Bizzarro.