Bettie Page
Bye Bye Bettie.
Questa settimana, esattamente martedì 26 febbraio, la mia nonna paterna ha compiuto 100 anni. Alcuni anni fa, esattamente 18, nel 1990, fu resa protagonista di un fotoromanzo, "La Nonna Toxica", che le conferì una certa popolarità tra il pubblico fanzinaro e mail-artistico italiano: il fotoromanzo, realizzato dal Gruppo Rancido*, fu pubblicato su una delle fanzine che facevo allora, "La Mappazza", e poi ristampato qualche anno dopo, all'interno di un booklet di fotoromanzi chiamato "Fotofobia".
Le immagini sono una sequenza di istantanee scattate durante le sue reali attività quotidiane: fino ai novant'anni circa è sempre stata molto attiva come casalinga, ricamando, facendo i cruciverba, lavando i piatti, ecc. L'ultimo scatto la vede attivamente partecipe, poiché le fu dato in mano un cucchiaino (contenente dello zucchero) e una siringa, chiedendole di "fare la faccia da tossico". Montate in sequenza queste fotografie e scritta una storia, il tutto divenne un fotoromanzo di un paio di pagine che la vedeva fare i suoi lavori domestici e alla fine drogarsi per evadere dalla quotidianità.
Martedì è stato festeggiato il compleanno, dunque, con la partecipazioni di autorità civili e religiose (mancavano quelle militari, ma vabbeh, sarà per i 200 anni!), molti fiori, dolciumi e doni vari, il quartiere si è organizzato e le ha regalato una bella cornice d'argento con una foto sua e di mio nonno risalente agli anni '30.
È stato pubblicato anche un articolo su un giornale locale, dove i soliti giornalisti si sono inventati qualche bella frase ad effetto: "...ricordato come la fede abbia aiutato il suo cammino..."... prego?!
La "creatività" (scusate l'eufemismo) dei giornalisti riesce ancora oggi a sorprendermi... la capacità di stravolgere un qualsiasi avvenimento con frasi quasi insignificanti, tale da far assumere ad un evento un significato piuttosto che un altro, ha in sé quasi del genio.
And Free for All
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* Il Gruppo Rancido fu il primo esperimento creativo collettivo che promossi e di cui facevo parte: tra l'89 e il '92 il Gruppo Rancido produsse fanzine, fotoromanzi, condusse trasmissioni radiofoniche e formò La Casa Rosa Confetto.
Linetti - Campani - Cicciolina
Da un po' di tempo hanno aperto un nuovo ipermercato vicino a casa mia, non vi dirò il nome per non fare pubblicità (comincia per D, finisce per l, è composto da 5 lettere e in mezzo c'è una g, mentre le altre due sono vocali, le stesse vocali presenti nella parola Conan...) e guardate un po' cos'ho trovato: ben tre formati diversi di brillantina Linetti!
Ora voi tutti sapete bene quale uomo raffinato ed elegante io sia e come non possa mai presentarmi in pubblico senza avere i capelli opportunamente impomatati di brillantina Linetti. E checché ne dicano giornalisti ignoranti che si mettono a parlare di Carosello senza avere la benché minima cognizione di causa, la brillantina Linetti è viva e lotta insieme a noi.
Potevo dunque resistere? Davanti ai miei occhi si sono manifestati: il flacone maxi di brillantina liquida da 75ml, la bomboletta spray e l'astuccio con la brillantina solida! Signori, è una cuccagna!!! Ovviamente le ho fatte mie immediatamente con l'intenzione di provarle al più presto (normalmente uso la versione liquida, ma la brillantina solida ha un profumo ancora più buono).
Naturalmente l'uomo dotato di classe e gusto non può non sfogliare una buona rivista, e cosa è meglio di Playmen? Il numero presente nella foto è del gennaio 1968. Vediamo se indovinate chi è ritratta in copertina... il giochino non è  fine a sé stesso, perché serve ad anticiparvi il mio contributo al prossimo Classix! (esce in edicola, compratelo).
Mi piace fotografare gli oggetti che mi circondano, le cose con le quali mi sollazzo e che mi danno piacere, così, siccome è un po' che non vi racconto qualcosa ci ho messo dentro anche il catalogo della mostra dedicata a Paul Campani, uno dei tanti grandi che hanno contribuito a fare di Carosello la meraviglia che era. Ora che si dedichi una mostra a Paul Campani, che ha inventato personaggi come l'Omino coi Baffi della Moka Espress Bialetti o Miguel Son Mi, e che un drappello di abastoriani fedeli alla linea non ci vada, ci avrebbe fatto sprofondare dalla vergogna. Così, sabato scorso ci siamo recati a Modena e abbiamo goduto di oggetti esposti (il gioco di Carosello, dico IL GIOCO DI CAROSELLO!!! La tentazione di sfondare la teca di vetro che lo custodiva e impadronirmene c'era, non serve dirlo), filmati e nostalgie varie. Ah, la mostra chiude domani, siete ancora in tempo per una visita.
La visione di tante meraviglie mi ha fatto venire in mente però che io ho dischi che non erano esposti, tra cui Toto e Tata impersonati dalle magnifiche voci di Elio Pandolfi e Isa Di Marzio.
Nella foto potete vedere poi la nuova cover "lounge" del mio vecchio Nokia 3330 (sono un passatista e finché funziona non lo cambio: per me un telefono deve servire per telefonare, mica per...). C'è anche il sottobicchiere della Guinness, una delle mie birre preferite, non ce l'ho messo a posta, ce l'ho sempre sul comodino per appoggiarci la tazza di caffé o il bicchiere con l'Effervescente Brioschi sciolto nell'acqua (altra cosa démodè di cui mi vanto, quella di usare il citrato come digestivo). Ma mi serve anche per dire che sono stato a Londra, in settembre, e lì, di birra Guinness, ne ho gustata in quantità. Ah, ho assaggiato anche il Kentucky Fried Chicken, mah, pensavo meglio. E naturalmente sono stato a visitare il Pollock's Toy Museum e il Bethnal Green Museum of Childhood, che sono anche gli unici due musei nei quali ho messo piede, e vi sembrava che io potessi andare a visitare altri musei se non questi? Ma che, scherziamo o facciamo sul serio?
Infine ho messo nella foto l'autobiografia di Cicciolina, non so perché, è un libro che ho preso, ho cominciato, ma che non so quando troverò il tempo per finire. E Batman che ci fa? Boh, ci sta sempre bene e poi dà un tocco di azzurro nella predominanza di gialli, arancioni e verdi.
Ora mi chiederete quando uscirà il nuovo Abastor. Ecco, non lo so.
Carole Lombard
Non mi perderò in considerazioni sulla assoluta, divina bellezza, tale da togliere il fiato, di Carole Lombard, paragonandola alle moderne squinziette televisive dalla pelle biscottata e dalle tette rifatte, tanto, se non siete dei veri abastoriani, sarebbe tutto fiato sprecato.
Se lo siete, non vi serverà sapere nulla, e so per certo che sarete già disposti a cercare e visionare pellicole come To be or not to be, ultimo film da lei recitato nel 1942 prima di morire ad appena 33 anni in un incidente aereo.
Solo un omaggio a una Diva dalla sublime venustà.
Che il Petrus sia con teIeri sera, 5 maggio 2007, a Bologna, si è tenuta una Serata Abastoriana dedicata a celebrare contamporaneamente l'anniversario di due oggetti fondamentali della cultura umana: il Petrus Bonekamp (1777) e Carosello (1957).
L'idea iniziale ovviamente era quella di omaggiare Carosello, con una proiezione di una serie di spezzoni del celebre programma di intrattenimento nazionale. Poi siamo venuti a conoscenza dell'esistenza di una associazione di appassionati fan del liquore alle erbe, il Petrus Clan, cosa che ci è sembrata così talmente abastoriana, che ci siamo immantinente convertiti anche noi senza neppure aver mai assaggiato prima la pregiata miscela. Ma, dico, vi sembra che potevamo lasciarci sfuggire una cosa del genere?
  Ci siamo così procurati una bottiglia di Petrus (si trova ancora nei supermercati) e, soltanto ieri, ci siamo resi conto che il Petrus compie quest'anno 230 anni!
Abbiamo così aperto le danze preparando per tutti cocktail e longdrink a base di Petrus, seguento le ricette proposte dal sito del Petrsu Clan, e inventandone di nuove e di nostre. Sono stati così serviti Spetrus e Petrus Libre, Petropical e abbiamo poi pensato ma non sperimentato Tetrus, Gastrus e 5 Maggio. Mentre per i primi due vi invito ad andare a vedervi le ricette alla pagina dei cocktails del Petrus Clan, per gli altri vi fornisco di seguito le ricette.

Petrus il giorno dopoPetropical
1/3 di Petrus Bonekamp
2/3 di succo di frutta Tropicale
ghiaccio

Tetrus
1/3 di Petrus Bonekamp
2/3 di Tè Verde al Limone Freddo
1 fettina di limone
ghiaccio

Gastrus
1/3 di Petrus Bonekamp
2/3 di gazzosa
ghiaccio

5 Maggio*
1/2 di Petrus Bonekamp
1/2 di Brandy
ghiaccio
1 oliva

Latte più
1/4 di Petrus Menta
3/4 di latte freddo

Per la prima volta in vita nostra abbiamo così potuto deliziare le nostre papille gustative con questo nettare degli dei. L'impressione degli abastoriani, devo confessarlo, non è stata delle migliori: al primo sorso qualsiasi sostanza (dal succo di frutta alla benzina) che contenga una minima dose di Petrus fa mortalmente schifo! Il secondo fa ancora più schifo. Ma già dal terzo sorso ti si apre un mondo, visioni paradisiache infernali si aprono davanti ai tuoi occhi e, in una sottile forma di perversione degna del divin Marchese, cominci ad apprezzare la mistura che hai nel bicchiere.
È un po' come per lo spanking: la prima frustata ti fa male, ma dopo qualche altra scudisciata cominciano a piacerti e infine ad eccitarti.
Ricordiamo gli eroici caduti sul campo: Rolando alla fine si è ubriacato di Petrus, Marzia e Maura hanno tenuto botta sorseggiando il loro calice di speranza e gli altri amici convenuti (mi rinfrescherà la memoria Marzia, perché io dimentico sempre i nomi delle persone appena conosciute...) hanno saputo farsi tutti onore tracannando il loro cocktail d'amore fino all'ultima goccia.
Petrus il meglio di un uomo La serata è proseguita in questo stato alcoolico tra il leggiadro e il mistico, visionando la videocassetta "VIdeocatalogo Agenzia Matrimoniale È Amore", un capolavoro del quale porterò presto a conoscenza gli abastoriani tutti, e poi Caroselli e varie chicche abastoriane da tv locali e non.
La serata è terminata con letture da libri sacri e segreti innominabili che possono essere svelati soltanto agli abastoriani iniziati (dovete prima scolarvi almeno un bicchiere di Petrus longdrink prima di potervi avvicinare, come abbiamo fatto noi) e visionando View-Master di Calimero e 7 Wonders Of The World.
Lunga vita al Petrus!

PETRUS CLAN the official web site

Altre immagini della serata sono disponibili qui.

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*Il 5 maggio, come tutti ben saprete (io non lo sapevo...), oltre ad essere la data di ieri in cui abbiamo festeggiato l'anniversario del Petrus e del Carosello, è anche la ricorrenza della morte di Napoleone Bonaparte. Il nome del cocktail è ovviamente collegato al brandy Napoleon che, mettendoci dentro il Petrus, risulterà senz'altro una mistura dal sapore letale.
Flora Fauna e Paura (e Raccapriccio)
Abbiamo girato e stiamo montando un nuovo fotormanzo: un thrilling all'italiana che apparirà nella fanzine di prossima uscita AbaStory 1 (una fanzine di soli fotoromanzi prodotti e girati da Abastor & friends).
Alla conclusione di tutto, anche solo del montaggio del fotoromanzo, manca un bel po', ma ho voluto darvi anticipatamente la possibilità di visionare la locandina che ho preparato, sullo stile dei thrilling italiani degli anni '70!
Abastor in tivvù
Abastor in tivvù
Abastor in tivvù
Parafrasando la celebre sigla di Supergulp, vi presento l'apparizione di Abastor, Frank e, last but not least, l'incommensurabile Riz Samaritano, in TV su Antenna 3 Lombardia!
A dieci anni di distanza dalla sua prima apparizione televisiva (Help! sull'allora VideoMusic, da Red Ronnie, presentando Trash Music ne approfittai per mostrare anche la Oddzine), Abastor ritorna in tivvù!
L'ha presentata il nostro collaboratore Frank accompagnando Riz Samaritano. Spero avremo presto anche una versione video dell'evento!
Non è emozionante tutto ciò?
Ieri sera a Bologna si è tenuto l'evento abastoriano dell'anno: Abastor View-Master Party.
Marzia ha ospitato Abastor all'interno dello studio Recreo, sito in un antico palazzo bolognese in via del Pratello, dove uno scelto manipolo di appassionati di odd things si sono dati appuntamento attorno ad un tavolo. Qui il sottoscritto ha, con sapienza abastoriana, caricato alcuni dischetti su un paio di Model G e un Model J (per la verità disponevamo anche di un Model L ma l'inferiore qualità visiva ci ha fatto preferire gli altri visori) View-Master in seguito passati agli astanti che hanno potuto quindi assaporare i raffinati e delicati piaceri del 3-D.
Gli ospiti sono stati così coinvolti in un'esperienza abastoriana a 360°, visionando una serie di set di dischetti per View-Master, ascoltando musica abastoriana e accompagnando il tutto con deliziosi manicaretti (mortadella a cubetti, formaggi, piadina arrotolata con rucola e crescenza, ecc.) e cocktail abastoriani.
È stato infatti miscelato il memorabile cocktail (per la verità si tratta di un long drink) di Ernesto Calindri, il Cynarone, che andrebbe però bevuto stando seduti ad un tavolino posto al centro di un incrocio stradale con le auto che circolano intorno a noi, e che ha la proprietà intrinseca di combattere il "logorio della vita moderna". Il Cynarone si compone così: 1/4 di Cynar, 3/4 di seltz, una scorzetta di limone (che andrebbe spremuta un tantino) e ghiaccio. Buono, inaspettatamente buono. Temevamo infatti si trattasse di una autentica schifezza, invece mi sono pentito di aver portato solo il fondo della mia personale bottiglia di Cynar che avevo in casa e non averne comperato anche una nuova.
A seguire abbiamo ancora combinato San Marzano Borsci e seltz (avevamo un seltz da un paio di litri...), altra piacevole scoperta, Punt e Mes e seltz (pessimo!) e, naturalmente, l'immancabile Pernod, compagno di ogni serata intellettuale che si rispetti.
Infine, le nostre pupille, stanche della ginnastica a cui l'esercizio del 3-D le ha sottoposte, hanno preteso una pausa e ci siamo quindi abbandonati alla visione del meraviglioso La decima vittima di Elio Petri.
Gli amici bolognesi mancati all'evento sono stati poi intercettati dagli abastoriani ancora in piedi in via del Pratello (Teo di Casa Logic, rinomato campione nazionale della disciplina sportiva del See'n'Say, e Matteo di MCL). Ci siamo così abbandonati a ricordi abastoriani (l'AbasTour in Casa Logic) accompagnandoli con una buona birra prima del rientro in Veneto del sottoscritto in compagnia del buon Ribaldo
Mi spiace non avere immagini che documentino l'evento (ma, suppongo, presto ne vedrete un paio scattate al nostro arrivo sul sito Statue Molester), comunque grande serata che rimarrà negli annali della visione 3-D e del consumo di mortadella!
Grazie a Marzia per l'ospitalità e ai pochi ma buoni convenuti alla serata.

Bart: Cos’è questa roba?
Lisa: E’ una di quelle cose nostalgiche degli anni ’70 che piacciono ai ventenni.
Bart: Ci vorrebbe un altro Vietnam per quei debosciati!
(tratto da I Simpson, ep. 3F16, Il giorno che morì la violenza)

Conosco gente che bollerebbe noi abastoriani proprio così (vabbè, a parte la definizione “ventenni”). Ebbene, fiero della mia abastorianità mi sento di rispondere: ignoranti!
Voi, parcheggiatori in terza fila di Cayenne per prendere l’ape con la compa il venerdì sera nella piazza bene della gioventù bene. Voi, aberranti frequentatori di locali finto trendy. Voi, bevitori di kaipiroske alla fragola. Voi, sniffatori di cocaina in compagnia di tre trans per risollevare la serata.
Neppure sapete che la serata migliore comincia a bordo di un’Alfa Sud per raggiungere il bachelor pad dell’amico swinger, quello che dispone di una selezione di raffinati beveraggi all’uopo shakerabili e che innalza gli umori con il vinile di Heino.
Ma non sapete neppure (e, fino a poco tempo fa, neppure io), che noi si dispone di un grande nume tutelare, un avo che gettò le basi per il futuro abastorianesimo in tempi non sospetti: parliamo di Guido Gozzano, esponente della linea crepuscolare della poesia italiana.
Il poeta, nella maggior parte della sua opera, si occupò di argomenti che noi oggi possiamo a ragione definire abastoriani, trattati con stile inconfondibilmente abastoriano.

Ma veniamo agli esempi. Il poemetto L’amica di nonna Speranza descrive due giovani compagne di collegio nel 1850; l’azione di svolge a casa di una delle due, descritta in modo fulminante attraverso gli oggetti che ospita:


Loreto impagliato e il busto d’Alfieri, di Napoleone
i fiori in cornice (le buone cose di pessimo gusto),

il caminetto un po’ tetro, le scatole senza confetti,
i frutti di marmo protetti dalle campane di vetro,

un qualche raro balocco, gli scrigni fatti di valve,
gli oggetti col monito salve, ricordo, le noci di cocco,

Venezia ritratta a musaici, gli acquerelli un po’ scialbi,
le stampe, i cofani, gli albi dipinti d’anemoni arcaici,

le tele di Massimo d’Azeglio, le miniature,
i dagherrottìpi. Figure sognanti in perplessità,

il gran lampadario vetusto che pende a mezzo il salone
e immilla nel quarzo le buone cose di pessimo gusto,

il cucù dell’ore che canta, le sedie parate a damasco
chèrmisi… rinasco, rinasco del mille ottocento cinquanta!
[…]

Gli affezionati lettori della oddzine noteranno riferimenti, più o meno espliciti, alla chincaglieria elencata da The Passenger nella guida ai “12 oggetti che non possono mancare in ogni casa che si rispetti”. Si può supporre che, nell’armadio dei liquori, alberghi anche una bottiglia di Vov.

Il poemetto Donna Felicita ovvero la felicità, racconta invece dell’attrazione dell’autore per il personaggio del titolo, una ragazza non più giovane, bruttina e piuttosto ignorante. Questo fiore di femmina vive a Villa Amarena, circondata dalle “peggio cose”:


[…]
v’era una stirpe logora e confusa:
topaie, materassi, vasellame,
lucerne, ceste, mobili: ciarpame
reietto, così caro alla mia Musa!

Accanto a simile robaccia, ci sono anche

[…]
stampe di persone egregie;
incoronato dalle frondi regie
v’era Torquato nei giardini d’Este

che, come altri, Felicita non riconosce e quasi deride, visto che chiede all’autore

«Avvocato, perché su quelle teste
Buffe si vede un ramo di ciliegie?»
[…]

L’amico Gozzano, come ogni abastoriano degno di questo nome, crolla al cospetto di sì tanta naiveté, sia da parte della donna che di ciò che la circonda, e azzarda:

[…]
«Oh, signorina! Penso ai casi miei,
a piccole miserie, alla città…
Sarebbe dolce restar qui, con Lei!…»
«Qui nel solaio?…» - «Per l’eternità!»


Ebbene, chi di noi non vorrebbe vivere in solaio, in compagnia delle pipette del Kambusa One, delle figurine di U.F.O., degli albetti di Zora, Ulula e Cimiteria, di Gozzano e di quel bel sanitario di Felicita?

I buon Montale scrive, del nostro poeta, che ha «dato scintille facendo cozzare l’aulico col prosaico», ovvero descrivendo argomenti bassi con toni alti o l’esatto opposto. Donna Felicita, infatti, viene descritta minuziosamente con parallelismi poco lusinghieri, visto che le sue «iridi sincere» sono «azzurre d’un azzurro di stoviglia»; e le due collegiali del primo brano intonano una romanza del musicista napoletano Giuseppe Giordani, che Gozzano indica come autore di «dolci bruttissimi versi». Conscio della intollerabile mediocrità di certe cose, Gozzano non può non adorarle, proprio perché tanto terribili da essere amene. E allora sì, spazio al ciarpame reietto, alziamo il volume dei dolci bruttissimi versi, mostriamoci fieramente amanti delle buone cose di pessimo gusto! Abastoriani tutti, ora sappiamo di avere un padre.
Brillantina Linetti Ho fatto un sogno, sì, anch'io come Martin Luther King, ma il mio era un incubo terribile! Ho sognato di uscire di casa dimenticando di mettere prima la brillantina, e così avevo un'acconciatura gonfia e voluminosa che neanche Maurizio Vandelli negli anni '70... mi sentivo terribilmente a disagio!
Per fortuna era solo un sogno... nella realtà infatti non mi sognerei mai di uscire di casa senza aver prima usato la Brillantina Linetti! Sì, proprio quella che il commissario Roc fece l'errore di non adoperare, portandone in testa le amare conseguenze.
E da devoto acquirente le faccio pure pubblicità gratuita, perché è dagli anni '60 che non se ne vede in giro né uno spot, né una reclame su un giornale, né un sito Internet (che di questi tempi significa praticamente non esistere), ma la Brillantina Linetti esiste tuttora e si trova persino al supermercato (non in tutti, ma ne è fornito almeno un paio, qui nel circondario), in due versioni: normale, trasparente, e al mallo di noce, color castano scuro, per nascondere i primi capelli bianchi (meglio quella tradizionale, sennò poi colorate anche il cuscino!).
Da lustri ormai i giovini (drogati e pervertiti quali sono) non usano più, infatti la brillantina, simbolo del conformismo anni '50-'60: sono stati proprio i sessantottini e i beatnik a soppiantare l'uso della brillantina, perché emblema delle generazioni precedenti che andavano a contestare (ma anche dei rockabilly dei 50's), presentando così chiome lunghe, sì, ma pure incolte e voluminose. Poi negli anni '80, quasi per uno spirito revivalistico, è tornato di moda il capello corto, curato, magari "sparato", prendendo allora ad utilizzare però un prodotto terribile: la "gommina" (mi piace chiamare così il "gel", con un termine ormai caduto in disuso, ma dal sapore tanto retrò), che non lascia i capelli morbidi e soffici, indurendoli e incrostandoli di una cosa appiccicosa.
Il vero abastoriano, invece, usa la brillantina.

N.B.
Se la Kelémata volesse gentilmente ricambiare la mia pubblicità gratuita (sì, lo so che la bottiglietta che impugno fieramente nella foto è "sparata" e sovraesposta, ma ti voglio a fare primi piani di una superficie lucida col flash di una digitale...), raccoglierei volentieri campioni omaggio del suo prodotto.
Grazie.

N.B. 2
La fotografia è una voluta citazione. Vediamo se indovinate di cosa. Vi fornisco un aiutino: si tratta sempre di una pubblicità, sempre di un prodotto per la persona, apparsa su varie riviste (io ne ce l'ho su un "La Cucina Italiana") di fine anni '50 - primi anni '60.