La mia presenza qui su 'Abastor' non poteva che essere inaugurata da un post dedicato alla cucina, attività che mi ha sempre appassionato e che considero come un vero 'esercizio' per lo spirito. La mia passione sono i dolci, e da diversi anni mi cimento in delizie al cucchiaio, come quella che vedete qui sotto.

Si tratta di un apparentemente semplice e banale budino al cioccolato, fatto però in maniera del tutto casalinga, ovvero senza utilizzare i comuni preparati in polvere, a cui basta aggiungere un po' di latte e il gioco è fatto. La ricetta originale indica il dolce in questione come 'budino della nonna' e io, che mi sento sufficientemente anziana, ve la ripropongo con immenso piacere.
Ingredienti
1 litro di latte
100 grammi di zucchero
100 grammi di burro
100 grammi di farina (o di amido di mais)
100 grammi di cacao amaro in polvere
Portare ad ebollizione il latte e toglierlo dal fuoco. Mettere sulla fiamma dolcissima una pentola smaltata e farvi sciogliere il burro, poi incorporare lo zucchero e lasciarlo sciogliere, mescolando con un cucchiaio di legno. Unire la farina e il cacao, continuando a mescolare per evitare la formazione di grumi. Diluire con un po' di latte per ammorbidire il composto, poi unire il resto del latte, mescolando sempre bene. Cucinare finchè il composto non accennerà a bollire, quindi togliere dal fuoco.
Versare la crema in uno stampo da budino precedentemente bagnato. Scuoterlo un po', in modo da eliminare eventuali vuoti d'aria interni, quindi mettere in frigorifero e lasciarlo per circa 3 ore.
Al momento di servire, immergere lo stampo in acqua bollente (per poter meglio sformare il budino), quindi capovolgere lo stampo su un piatto da portata e guarnire a piacere.
Unico suggerimento: dopo anni di esperimenti mal riusciti con stampi antiaderenti, ho ceduto al fascino del silicone. Nonostante le prime resistenze (rilascerà sostanze nocive? Sarà tossico?), ho comprato uno stampo a cupola, proprio per il budino, e devo dire che il risultato è stupefacente: il momento della sformatura avviene in un attimo e senza tante storie, come invece accadeva prima (in alcune occasioni, disperata, ho chiesto espressamente al budino di uscire dallo stampo, ma senza risultati ;)).

Ingredienti
1 litro di latte
100 grammi di zucchero
100 grammi di burro
100 grammi di farina (o di amido di mais)
100 grammi di cacao amaro in polvere
Portare ad ebollizione il latte e toglierlo dal fuoco. Mettere sulla fiamma dolcissima una pentola smaltata e farvi sciogliere il burro, poi incorporare lo zucchero e lasciarlo sciogliere, mescolando con un cucchiaio di legno. Unire la farina e il cacao, continuando a mescolare per evitare la formazione di grumi. Diluire con un po' di latte per ammorbidire il composto, poi unire il resto del latte, mescolando sempre bene. Cucinare finchè il composto non accennerà a bollire, quindi togliere dal fuoco.
Versare la crema in uno stampo da budino precedentemente bagnato. Scuoterlo un po', in modo da eliminare eventuali vuoti d'aria interni, quindi mettere in frigorifero e lasciarlo per circa 3 ore.
Al momento di servire, immergere lo stampo in acqua bollente (per poter meglio sformare il budino), quindi capovolgere lo stampo su un piatto da portata e guarnire a piacere.
Unico suggerimento: dopo anni di esperimenti mal riusciti con stampi antiaderenti, ho ceduto al fascino del silicone. Nonostante le prime resistenze (rilascerà sostanze nocive? Sarà tossico?), ho comprato uno stampo a cupola, proprio per il budino, e devo dire che il risultato è stupefacente: il momento della sformatura avviene in un attimo e senza tante storie, come invece accadeva prima (in alcune occasioni, disperata, ho chiesto espressamente al budino di uscire dallo stampo, ma senza risultati ;)).
Gli italiani all'estero, lo sappiamo, vanno sempre in cerca di mangiare spaghetti e pizza, e di bere caffè espresso, perdendosì così una infinità di sapori locali tutti da scoprire e tutt'altro che da disdegnare. Gli italiani (all'estero e non) sanno parlare per ore mettendo in fila una serie di luoghi comuni sulla cucina, soprattutto parlando di cose che non hanno mai assaggiato. E così si vanno a formare dei pensieri comuni consolidati, seppure senza la minima base di verità: "A Parigi si mangia male e si spende tantissimo", "In Germania non sanno mangiare".
Certo: se andate in cerca di pizza e spaghetti, ve li prepareranno male e siccome certe cose (come ad esempio l'olio d'oliva nei paesi del Nord Europa) sono d'importazione e pertanto costosissime, li pagherete anche uno sproposito.
Personalmente a Parigi ho mangiato un po' quello che capitava e ho speso una cazzata. Quebab o falafel, in dosi sovrabbondanti e accompagnati spesso da patate fritte, il tutto in dosi tali che non riuscivo neppure a finirle, costano non più di 3-4 euro, qui a quella cifra trovi un falafelino striminzito che può essere buono solo come antipasto (Estate Village docet). Ci sono poi pasticcerie, caffé e chioschetti che possono prepararvi delizie degne di essere assaggiate.
In Italia le crêpes sono conosciute soltanto dolci. Negli ultimi decenni qualcosa si è evoluto anche in questo campo: quando andavo all'alberghiero, le le crêpes si sapevano fare solo dolci (nel senso che si metteva anche lo zucchero nell'impasto: bestemmia!) e ripiene di marmellata. Ah! Quante varianti scoprii grazie agli insegnamenti del Maestro (ebbene sì, sono stato suo allievo!): non solo dolci, ma anche salate e in quanti modi si possono preparare!
Tuttavia nei chioschetti e nelle crêperie ha preso piede la crêpes alla Nutella (che palle co' sta Nutella! Ma non sapete mangiare altro? Sinceramente l'idea di mettere la Nutella in una crêpes mi fa solo rabbrividire...), mentre nei medesimi punti di ristoro parigini si preparano prelibatezze che il nostro bel paese, con tutta la sua arroganza culinaria, si rifiuta di conoscere. Tra queste prelibatezze la crêpes al formaggio (varianti conosciute e provate: formaggio e prosciutto; formaggio, prosciutto e uovo...) la cui preparazione per altro è semplice e riproducibile in tutte le cucine.
Per l'operazione però dovete come minimo sapere preparare una crêpes, io trovo che sia una cazzata, ma coi tempi che corrono pare che cucinare senza aprire un impasto surgelato o una base disidratata, sia diventata sapienza riservata a pochi iniziati... vabbeh. Strumenti indispensabili: souté (è una padellina con i bordi molto bassi, appositamente pensata per fare le crêpes - ai miei tempi la piastra che vedete usare nelle crêperie era impensabile, oltre che eretica! -), frusta, boule, mestolino, spatola per girare le crêpes (ma lo potete fare anche con le mani).
Vabbeh, le dosi dell'impasto non le so: io le ho sempre preparate a occhio... trovatevi una buona ricetta per le crêpes e usatela. Io procedo così: rompo una o due uova per persona (a seconda della fame), aggiungo un pizzico di sale, un goccio d'olio, sbatto. Quindi incorporo la farina sino a ottenere un impasto abbastanza denso, quindi porto alla densità giusta aggiungendo latte (io uso quello di soia, per renderle più leggere e digeribili, ma andrebbe usato latte vaccino, fate un po' come vi pare).
Scaldato e oliato il souté, versate la giusta dose di impasto e portate a cottura dal primo lato, quindi girate la crêpes e mentre quoce sul lato B, cospargete il lato A di formaggio* grattuggiato, un pizzichino di sale (andateci cauti) e di pepe. Chiudete la crêpes a metà e finite di cuocere in modo che il formaggio si fonda. Mangiare calda.
(*) Per il formaggio scegliete un formaggio di media stagionatura, va bene anche un groviera, e grattuggiatelo con quella grattugia apposita per i formaggi mezzani... non so se avete presente: non è la grattugia classica per il parmiggiano, per intenderci, ma quella che si usa anche per grattuggiare le carote per l'insalata. Ecco, quella, bravi.
Buon appetito!
Certo: se andate in cerca di pizza e spaghetti, ve li prepareranno male e siccome certe cose (come ad esempio l'olio d'oliva nei paesi del Nord Europa) sono d'importazione e pertanto costosissime, li pagherete anche uno sproposito.
Personalmente a Parigi ho mangiato un po' quello che capitava e ho speso una cazzata. Quebab o falafel, in dosi sovrabbondanti e accompagnati spesso da patate fritte, il tutto in dosi tali che non riuscivo neppure a finirle, costano non più di 3-4 euro, qui a quella cifra trovi un falafelino striminzito che può essere buono solo come antipasto (Estate Village docet). Ci sono poi pasticcerie, caffé e chioschetti che possono prepararvi delizie degne di essere assaggiate.
In Italia le crêpes sono conosciute soltanto dolci. Negli ultimi decenni qualcosa si è evoluto anche in questo campo: quando andavo all'alberghiero, le le crêpes si sapevano fare solo dolci (nel senso che si metteva anche lo zucchero nell'impasto: bestemmia!) e ripiene di marmellata. Ah! Quante varianti scoprii grazie agli insegnamenti del Maestro (ebbene sì, sono stato suo allievo!): non solo dolci, ma anche salate e in quanti modi si possono preparare!
Tuttavia nei chioschetti e nelle crêperie ha preso piede la crêpes alla Nutella (che palle co' sta Nutella! Ma non sapete mangiare altro? Sinceramente l'idea di mettere la Nutella in una crêpes mi fa solo rabbrividire...), mentre nei medesimi punti di ristoro parigini si preparano prelibatezze che il nostro bel paese, con tutta la sua arroganza culinaria, si rifiuta di conoscere. Tra queste prelibatezze la crêpes al formaggio (varianti conosciute e provate: formaggio e prosciutto; formaggio, prosciutto e uovo...) la cui preparazione per altro è semplice e riproducibile in tutte le cucine.
Per l'operazione però dovete come minimo sapere preparare una crêpes, io trovo che sia una cazzata, ma coi tempi che corrono pare che cucinare senza aprire un impasto surgelato o una base disidratata, sia diventata sapienza riservata a pochi iniziati... vabbeh. Strumenti indispensabili: souté (è una padellina con i bordi molto bassi, appositamente pensata per fare le crêpes - ai miei tempi la piastra che vedete usare nelle crêperie era impensabile, oltre che eretica! -), frusta, boule, mestolino, spatola per girare le crêpes (ma lo potete fare anche con le mani).
Vabbeh, le dosi dell'impasto non le so: io le ho sempre preparate a occhio... trovatevi una buona ricetta per le crêpes e usatela. Io procedo così: rompo una o due uova per persona (a seconda della fame), aggiungo un pizzico di sale, un goccio d'olio, sbatto. Quindi incorporo la farina sino a ottenere un impasto abbastanza denso, quindi porto alla densità giusta aggiungendo latte (io uso quello di soia, per renderle più leggere e digeribili, ma andrebbe usato latte vaccino, fate un po' come vi pare).
Scaldato e oliato il souté, versate la giusta dose di impasto e portate a cottura dal primo lato, quindi girate la crêpes e mentre quoce sul lato B, cospargete il lato A di formaggio* grattuggiato, un pizzichino di sale (andateci cauti) e di pepe. Chiudete la crêpes a metà e finite di cuocere in modo che il formaggio si fonda. Mangiare calda.
(*) Per il formaggio scegliete un formaggio di media stagionatura, va bene anche un groviera, e grattuggiatelo con quella grattugia apposita per i formaggi mezzani... non so se avete presente: non è la grattugia classica per il parmiggiano, per intenderci, ma quella che si usa anche per grattuggiare le carote per l'insalata. Ecco, quella, bravi.
Buon appetito!

P.S.
Enrico ha ricevuto i complimenti dall'attuale Biker dei Village People Eric Anzalone, guardate qui: The Biker speaks!

Il Maestro sarebbe fiero di me.
Ingredienti
4 uova
4 cucchiai di zucchero
2 cucchiai di farina,
buccia di limone,
baccello di vaniglia o aroma di vaniglia
1/2 litro di latte di riso (o di soia o latte di mucca)
cacao
biscotti Digestive
Marsala secco
Sbattere le uova con lo zucchero. Quando il composto diventa spumoso incorporare delicatamente la farina e l'aroma di vaniglia (se lo usate). Disponete il composto in una pentola possibilmente col fondo arrotondato.
Nel frattempo mettere a bollire il latte con la buccia del limone intera (non grattuggiatemela sennò viene una porcheria) e il baccello di vaniglia.
Quando il latte bolle togliete la buccia di limone e versatelo rapidamente al centro del composto. Mettete la pentola sul fuoco e appena riprende a bollire sbattete energicamente con la frusta, finché la crema prende consistenza.
Dividete la crema in due boule, ad una metà incorporate uno o due cucchiai di cacao amaro (a seconda di quanto intenso volete sia il sapore del cioccolato), sbattendo con la frusta di modo che non si formino grumi.
In una terrina alternate uno strato di biscotti, abbondantemente irrorati di Marsala secco, ad uno strato di crema. Infine decorate con entrambe le creme. Dovreste riuscire a farne 3 strati di biscotti e 3 di crema.
Fate raffreddare in frigorifero per qualche ora e poi mangiate.

Oggi niente alcoolici, offro a tutti una bella e sana tazza di infuso di finocchio: Pianta dominata dall'elemento "aria". Arcaica non legnosa, non "terrestre". Si volatilizza con le sue foglie ultra leggere che si avventurano nello spazio unendo il lavoro alla luce, dell'aria, dell'acqua e dei sali della terra. Queste energie si rendono utili all'interno del corpo umano favorendo l'espulsione dei liquidi in eccedenza come pure dei gas fermentati nella zona digestiva.






