Occhei, occhei, poi magari parliamo di cose più leggere, estive, come cospirazioni, complotti e condizionamento mentale, ma per ora permettetemi di soffermarmi ancora un po' su cose serie che l'abastoriano ricercato sa apprezzare.
Di recente ho arricchito la mia collezione di visori stereoscopici di un paio di Tru-Vue, il primo, che potete ammirare nelle fotografie, è quello dotato di retro-illuminazione (come nei Model D, F e H del View-Master). Ora, se avete letto Abastor #35 saprete bene come il Tru-Vue fosse il diretto rivale del View-Master, nell'America belligerante degli anni '40: nato quasi una decina d'anni prima (siamo negli anni '30) del nostro visore preferito, il Tru-Vue adottò un sistema invero poco pratico e disastroso per la conservazione delle immagini: quello della pellicola 35mm.
Sì, proprio così: per vedere i vostri soggetti preferiti, dovevate inserire nel visore un rullino di diapositive 35mm in bianco e nero, facendo ben attenzione, oltre a centrare l'immagine (la cosa dev'essere stata ben poco pratica!), anche a non graffiare e non riempire di ditate il film... pensate un po' quando andava in mano ai più piccini! Un po' più tardi (verso il '49) la Tru-Vue si convertì alle schede rettangolari di cartone, formato che mantenne fino alla fine. Nel '51 venne acquisito dalla Sawyer's (la casa del View-Master) che ne fece un prodotto parallelo del suo visore stereo principale, proponendo, per entrambi, i medesimi soggetti, il medesimo numero di diapositive per scheda (7) e il medesimo numero di schede per storia (3, cioè 3x7=21 immagini).
Ora vi chiederete che senso avesse per la stessa casa mantenere due prodotti similari con due standard così diversi. È quello che ci chiediamo un po' tutti.
Rispetto al View-Master ho potuto notare le seguenti differenze: il Tru-Vue, inannzitutto propone immagini di dimensione maggiore, siamo circa sul doppio o triplo di superficie, rispetto ai dischetti VM; ciò consente, oltre a un'immagine più ingrandita, di inserire delle didascalie direttamente nelle diapositive, non sul cartoncino, favorendo la leggibilità della storia (con i VM, dobbiamo staccare lo sguardo dalla diapositiva per spostarlo sulla finestrella dove appare il testo stampato sul dischetto). E questo per quanto riguarda i vantaggi penso sia sufficiente. Purtroppo il sistema presenta anche degli svantaggi: come per le similari schede dei visori francesi (Lestrade, Bruguiere, Romo), la centratura delle immagini, soprattutto della prima coppia di diapositive, non risulta quasi mai perfetta, e perciò la scheda va "aggiustata" con le mani all'interno dell'alloggiamento; secondo svantaggio, la pellicola utilizzata dalla Tru-Vue non era la Kodak Ektachrome usata invece dal View-Master, il che comporta che la maggioranza delle schede Tru-Vue oggi reperibili nel mercato dell'usato siano ahimè irrimediabilmente virate magenta, dato che, una pellicola mediocre, col tempo, perde i suoi colori (peggio per voi, quindi, se avete scattato diapositive delle vostre vacanze al mare utilizzando un prodotto economico).
Il primo soggetto che ho recuperato per Tru-Vue è un episodio del telefilm Batman, per la precisione The Catwoman's Purrfect Crime (adoro i giochi di parole presenti nei titoli dei telefilm americani, che putroppo sono andati persi in tutte le traduzioni italiane, ma se andate a leggervi la lista di episodi di serie come Lonely Toons, Batman o anche il più recente Charmed - in italiano Streghe - potrete gustarvi non pochi doppi sensi), con la deliziosa, campy e sexy Julie Newmar nella parte della provocante Donna Gatto.
Certo, lo stesso episodio era già presente nella mia collezione nella versione per View-Master, ma un non so che di misterioso e affascinante ha in più la sua visione attraverso questo stereoscopio meno fortunato, che ha dovuto combattere per la sopravvivenza fino agli '70, perdendo alfine la sua tenace tenzone contro il colosso di Portland, ma acquisendo così, dalla sua, il fascino ambiguo e démodè che sanno avere soltanto gli sconfitti.
L'oggetto va così ad affiancare altri feticci batmaniaci che riempiono il mio tempietto votivo dedicato al tenebroso caped crusader, e nel quale fanno la loro degna figura tanto le automobili della Corgi, quanto il Batman Mego.
True-Vue: Stereo's missing link
VTCA Tru-Vue Index
Uh, fatevi un giro anche in questo sito: The Bat Pages, potrete entrare nella Bat-Cave soltanto se conoscete bene il telefilm, accedete poi alla sezione Multimedia e vi troverete tutte le diapositive del set per View-Master/Tru-Vue di cui stiamo parlando.
Di recente ho arricchito la mia collezione di visori stereoscopici di un paio di Tru-Vue, il primo, che potete ammirare nelle fotografie, è quello dotato di retro-illuminazione (come nei Model D, F e H del View-Master). Ora, se avete letto Abastor #35 saprete bene come il Tru-Vue fosse il diretto rivale del View-Master, nell'America belligerante degli anni '40: nato quasi una decina d'anni prima (siamo negli anni '30) del nostro visore preferito, il Tru-Vue adottò un sistema invero poco pratico e disastroso per la conservazione delle immagini: quello della pellicola 35mm.
Sì, proprio così: per vedere i vostri soggetti preferiti, dovevate inserire nel visore un rullino di diapositive 35mm in bianco e nero, facendo ben attenzione, oltre a centrare l'immagine (la cosa dev'essere stata ben poco pratica!), anche a non graffiare e non riempire di ditate il film... pensate un po' quando andava in mano ai più piccini! Un po' più tardi (verso il '49) la Tru-Vue si convertì alle schede rettangolari di cartone, formato che mantenne fino alla fine. Nel '51 venne acquisito dalla Sawyer's (la casa del View-Master) che ne fece un prodotto parallelo del suo visore stereo principale, proponendo, per entrambi, i medesimi soggetti, il medesimo numero di diapositive per scheda (7) e il medesimo numero di schede per storia (3, cioè 3x7=21 immagini).Ora vi chiederete che senso avesse per la stessa casa mantenere due prodotti similari con due standard così diversi. È quello che ci chiediamo un po' tutti.
Rispetto al View-Master ho potuto notare le seguenti differenze: il Tru-Vue, inannzitutto propone immagini di dimensione maggiore, siamo circa sul doppio o triplo di superficie, rispetto ai dischetti VM; ciò consente, oltre a un'immagine più ingrandita, di inserire delle didascalie direttamente nelle diapositive, non sul cartoncino, favorendo la leggibilità della storia (con i VM, dobbiamo staccare lo sguardo dalla diapositiva per spostarlo sulla finestrella dove appare il testo stampato sul dischetto). E questo per quanto riguarda i vantaggi penso sia sufficiente. Purtroppo il sistema presenta anche degli svantaggi: come per le similari schede dei visori francesi (Lestrade, Bruguiere, Romo), la centratura delle immagini, soprattutto della prima coppia di diapositive, non risulta quasi mai perfetta, e perciò la scheda va "aggiustata" con le mani all'interno dell'alloggiamento; secondo svantaggio, la pellicola utilizzata dalla Tru-Vue non era la Kodak Ektachrome usata invece dal View-Master, il che comporta che la maggioranza delle schede Tru-Vue oggi reperibili nel mercato dell'usato siano ahimè irrimediabilmente virate magenta, dato che, una pellicola mediocre, col tempo, perde i suoi colori (peggio per voi, quindi, se avete scattato diapositive delle vostre vacanze al mare utilizzando un prodotto economico).
Il primo soggetto che ho recuperato per Tru-Vue è un episodio del telefilm Batman, per la precisione The Catwoman's Purrfect Crime (adoro i giochi di parole presenti nei titoli dei telefilm americani, che putroppo sono andati persi in tutte le traduzioni italiane, ma se andate a leggervi la lista di episodi di serie come Lonely Toons, Batman o anche il più recente Charmed - in italiano Streghe - potrete gustarvi non pochi doppi sensi), con la deliziosa, campy e sexy Julie Newmar nella parte della provocante Donna Gatto.Certo, lo stesso episodio era già presente nella mia collezione nella versione per View-Master, ma un non so che di misterioso e affascinante ha in più la sua visione attraverso questo stereoscopio meno fortunato, che ha dovuto combattere per la sopravvivenza fino agli '70, perdendo alfine la sua tenace tenzone contro il colosso di Portland, ma acquisendo così, dalla sua, il fascino ambiguo e démodè che sanno avere soltanto gli sconfitti.
L'oggetto va così ad affiancare altri feticci batmaniaci che riempiono il mio tempietto votivo dedicato al tenebroso caped crusader, e nel quale fanno la loro degna figura tanto le automobili della Corgi, quanto il Batman Mego.
True-Vue: Stereo's missing link
VTCA Tru-Vue Index
Uh, fatevi un giro anche in questo sito: The Bat Pages, potrete entrare nella Bat-Cave soltanto se conoscete bene il telefilm, accedete poi alla sezione Multimedia e vi troverete tutte le diapositive del set per View-Master/Tru-Vue di cui stiamo parlando.
Lo so, lo so... è tanto tanto tempo che non scrivo sull'Abastor Daily. Nel frattempo, lo avrete notato, è cresciuta la moltitudine dei collaboratori di Abastor Daily, donandoci i loro preziosi contributi. Vi stavate domandando che fine avessi fatto? Vi stavate tormentando e struggendo dal dolore e dalla sofferenza? No, eh? Lo sapevo, non mi volete più bene.Eccomi tornato dopo oltre un mese e mezzo (sto studiando, ragazzi!!!) per parlarvi di un tema che ultimamente mi stuzzica parecchio e che input provenienti da varie parti provocano continui interrupt alla mia mente: Biancaneve e i sette nani.
Quale altra fiaba, coniuga in sé così tanto fascino camp (beh...) e così tanti sottintesi erotici? Personalmente, non riesco a pensare a Biancaneve senza che la mente non cavalchi verso turpi fantasie erotiche... vabbeh, magari poi io sono anche un caso patologico per quanto riguarda i doppi sensi, ma ogni riga di questa fiaba nasconde i sottintesi e le allusioni più licenziose... dai... davvero credete che Biancaneve non abbia dato niente in cambio al guardiacaccia per lasciarla andare? Ma dove vivete? E che dire di quel video dei Rammstein, Sonne, in cui una - ahhh!!! - conturbante Dita von Teese (la diva del Burlesque, tanto per riagganciarci a uno dei recenti post di Mercuzio) interpreta una sessuosissima Biancaneve tossicodipendente?
Serve poi ricordare quanto questa fiaba abbia ispirato tante versioni hard, di film, cartoni e fumetti? Vabbeh, ricordiamo qualche titolo rinvenuto in rete, poiché della serie temo di aver visto soltanto una favolosa versione a cartoni animati (qualcuno saprebbe ricordarmene il titolo?). Che ve ne pare allora di titoloni quali Biancaneve sotto i nani, Biancaneve e i cazzi nani, Biancaneve e i sette ani, Biancaneve e i sette cani, Biancaneve e i sette cazzi, Biancaneve e i sette metri, Biancaneve e i sette negri (titolo reso celebre da Nanni Moretti nel suo Caro Diario), Biancaneve e le tette nane, ecc.? Alta classe.
Riguardo al lato camp della cosa, come tantissime altre fiabe (Il mago di Oz in primis), rappresenta fonte di ispirazione e culto della cultura omosessuale fin dalla notte dei tempi... non sono assolute e inequivocabili icone gay le figure della matrigna e di Biancaneve, in cui ogni "amico di Dorothy" degno di tale nome vorrebbe immedesimarsi (nell'una o nell'altra o anche in entrambe allo stesso tempo). Dite di no? Ma come siete ingenui...Mi viene poi spontanea alla mente la storia di Alan Turing. Come chi è Alan Turing? Beh, se state leggendo questo blog, dovete sapere che quella che avete davanti agli occhi, o magari sotto il tavolo, è una Turing Machine, perché Turing, che decodificò il codice Enigma dei nazisti durante la II Guerra Mondiale, aveva ideato proprio il... computer. Certo, la sua era solo una macchina teorica, però ora i computer dovrebbero chiamarsi Turing Machine. Ebbene, Alan Turing era gay e per questo fu anche condannato dal sistema giudiziario anglosassone degli anni '40 ad una sorta di castrazione chimica, che probabilmente fu la causa prima del suo suicidio (o presunto tale, non è mai stato chiarito). Già, il suo suicidio: Turing morì mangiando una mela... avvelenata. E proprio perché appassionato della fiaba di cui stiamo parlando in questo post.
E proprio la mela di Turing pare sia stata la fonte d'ispirazione del logo Apple, la casa che ha inventato il Macintosh, i cui colori (vabbeh, adesso è bianca) parrebbero a loro volta ispirati all'arcobaleno del movimento gay americano (sì, proprio come quello dei pacifisti...). C'è ancora da chiedersi come mai il Mac sia il computer preferito dai grafici? Vabbeh, adesso la Apple dice che la mela deriva da Newton, ma quest'ultimo mica la morse... o almeno non lo sappiamo, sappiamo solo che gli finì sulla testa.
Ma, tornando alla fiaba, l'elemento che ha scaturito in me l'interesse per questa storia (non ne sono mai stato particolarmente attratto prima) è stato il set di dischetti per Talking View-Master Snowhite and the Seven Dwarfs di cui devo avervi già parlato... come?! Non l'ho fatto?! Ah!!! Ma allora dobbiamo rimediare subito! No, non la versione di Walt Disney - sulla quale anzi stenderei un pietoso velo, per aver rimosso con la solita "edulcorazione" disneyana tanti elementi erotici e morbosi presenti nella versione originale (come in tutte le fiabe: uè, sveglia, nelle fiabe si parla spesso e volentieri di SESSO!!!) - ma la versione antecedente, fatta dai laboratori della Sawyer's prima di produrre quella di Disney (per la ragione più ovvia: non avevano ancora i diritti d'autore, in possesso della allora rivale Tru-Vue).
Quanto più sexy non è questa Snowhite, rispetto a quella della disney, con quel suo abitino "gotico" bianco così attillato? Elegante e raffinato direi, persino darkeggiante (tra le goticone non è raro il look "sposa in bianco"), mica quell'orrendo blu e giallo della Biancaneve disneyana! E infatti sembra la versione in "positivo" di Morticia Addams, che, non so voi, ma per me è la definizione stessa di sexy. E poi quel visino tutt'altro che innocente e ingenuo... E la regina cattiva? Vabbeh, ne convengo, quell'altra è una dark lady intrigante anzichennò, ma anche questa biondona con quell'atteggiarsi a diva holliwoodiana non è mica male! Non parliamo dei nani, poi, che, al contrario dei dwarfs di fattura disneyana, sembrano sette satiri pronti a brandire il loro membro virile come una clava e avventarsi sulla deliziosa moretta capitata per caso nella loro casetta in mezzo al bosco. Il principe, così come tutte le altre figure maschili (il re, il guardiacaccia...), nani esclusi - che, comunque, rappresentano sempre qualcosa di "diverso", rispetto agli uomini "normali", immagine stessa della normalità, quitidianità, conformismo della società americana di allora -, è soltanto di contorno, quasi inutile.Realizzato in 3-D, con puppazzetti sagomati su diorami colorati, questo della View-Master è uno dei più affascinanti ed intriganti set già da solo, con l'aggiunta del suono raggiunge i vertici del capolavoro supremo! Possiamo così ascoltare il narratore guidarci nella visione delle immagini, la regina cattiva interrogare lo specchio: "Mirror mirror on the wall who is fairest of them all?", che le risponde prontamente (utilizzando per altro la decaduta forma del "tu" - lo sapevate che gl'inglesi si danno del "voi" anche tra amici, no?): "Thou queen, as thou stand, art the fairest in the land".
E poi, già una fiaba come questa è piena di sottintesi e allusioni, serviva anche scrivere nel libretto allegato ai dischetti che Biancaneve serviva ai sette nani la sua "hot apple pie"?!
Per completezza voglio mostrarvi, oltre alla confezione della versione per Talking View-Master della GAF degli anni '70, l'edizione originale "muta", che può essere visionata con qualsiasi visore standard, della Sawyer's degli anni '50.
Sapevamo che Gesù era capace di miracoli portentosi... ma quello di apparire in tre dimensioni dalle immagini di un dischetto View-Master ancora non lo conoscevamo! Un portento degno soltanto della casa di Portland (il gioco di parole era inevitabile).Non ci sono indicazioni degli autori del set, ma grazie al libro View-Master Memories sappiamo essere opera di Mary Lewis, ideatrice e realizzatrice anche del graziosissimo The Yellow Dinosaur.
Coloratissimo e ben realizzato (mi spiace dirlo, ma molto meglio del set The Bible Heroes), grazie soprattutto a come sono stati assemblati i personaggi: qui per esempio i vestiti sono di stoffa.
Il libretto allegato ci racconta in maniera dettagliata i fatti narrati dalle immagini.
Jesus Christ - His Youth, Disciples, Miracles
(GAF B82, 1967)

Premessa oziosa quanto inutile, per presentare questo poderoso set di dischetti per View-Master narranti le avventure di 4 eroi di Israele dalle quali sono stati tratti anche fortunati kolossal hollywoodiani.
Stiamo parlando delle storie di Sansone e Dalia, Davide e Golia e Daniele e la tana dei leoni. Tutte ovviamente realizzate attraverso pupazzetti e diorami, fotografate a colori in 3-D, per opera della Sawyer's di Portland, Oregon, e montate su View-Master reel.
Il libretto, indispensabile supporto narrativo e didattivo, ci informa tra le altre cose essere opera della prolifica Florence Thomas, la principale artista responsabile della creazione di fiabe e storie per diorami dagli anni '40 agli anni '70.
Ogni abastoriano retto e savio, saprà così come educare i propri figli alla parola del Signore, infondendo loro fede e misticismo.
Ma Sansone era un eroe della Marvel o della D.C. Comics? Mah...
Bible Heroes
(Sawyer's B 852, 1967)
Degustare un telefilm come Star Trek, illustre serie televisiva su cui si sono spese più parole che sulla Divina Commedia o sul Codice Da Vinci, potrebbe apparire esercizio ozioso non poco. Ma recensire il medesimo episodio sotto forma di dischetti 3D per View-Master, che avrete imparato Abastor ama quanto i dischi di vinile 7” (e potremmo perderci in elucubrazioni sulla forma circolare come fonte di piacere per gli abastoriani), è operazione feconda anzichennò.The Omega Glory (arrivato in Italia col titolo Le parole sacre), è l’episodio apparentemente più anticomunista e nazionalista della serie: il capitano Kirk e il suo equipaggio si trovano infatti confinati su di un pianeta sopravvissuto ad una tremenda catastrofe batteriologica in cui governano i “Kohm” (asiatici vestiti da sovietici e armati di katana); loro avversari, barbari armati di lance e con usi e costumi propri dei pellerossa americani, sono i “Merak” (“Yank” nell’edizione italiana). “Kohm” e “Merak” stanno rispettivamente per “comunisti” e “americani”: la guerra fredda, trasformatasi in guerra calda, è stata vinta dai “rossi” e ai patrioti statunitensi non è rimasto altro da fare che rifugiarsi sulle montagne portando con sé la propria costituzione, assurta a libro iniziatico riservato ai capi. La trama sarebbe già risibile di per sé se nel finale, il monologo di Kirk, diretto ad istruire i “Merak” sul vero significato della carta costituzionale, non si trasformasse in un aperto j’accuse nei confronti delle istituzioni statunitensi e su come sia stato stravolto e abusato tale documento.
«Le parole che voi pronunciate “Oi pop stili tip” non sono state scritte per i capi i re i guerrieri i ricchi o i potenti ma per tutto il popolo col passare dei secoli voi avete deformato il significato di queste parole… (…) Queste parole e le parole che seguono non sono state scritte solo per gli Yanks ma anche per i Kohms…».
Il monologo lascia pensare ad una deliberata presa di posizione da parte degli autori (se non di Gene Roddenberry stesso) che, utilizzando metafore fantascientifiche, trattavano temi altrimenti “proibiti” nella televisione americana, proponendo talvolta giudizi alternativi sulla società statunitense o su argomenti contemporanei: in questo caso i privilegi di corporazioni e ricchi e l’ossessione anti-comunista diffusa negli USA durante Guerra Fredda.
I dischetti per View-Master che ripropongono l’episodio in 3-D, sono stati realizzati direttamente sul set, durante le riprese del telefilm, con gli stessi attori, ma da angolazioni differenti rispetto alle riprese televisive, mostrandoci così delle prospettive inedite delle medesime scene.
Affascinante anche l’unica diapositiva che riproduce l’Enterprise nello spazio in compagnia dell’astronave Exeter (una citazione del film Cittadino dello spazio?) nei dintorni del pianeta Omega: la scena è stata realizzata con l’ausilio dei diorami (anche se viene il sospetto che i due modellini di astronave a curvatura utilizzati siano dei kit di montaggio per appassionati di modellismo) illuminati con luci colorate e posizionate sullo sfondo di un cielo stellato. Di minore impatto rispetto agli effetti speciali originali della serie, i quali probabilmente non erano disponibili per la realizzazione di questo set, ma tridimensionale.
Insomma, questi sono dischetti volanti (lo so è una cazzata, ma non sapevo come chiudere il post)!
Star Trek – The Omega Glory
(GAF B 499, 1968)
Ne ho già parlato in un vecchio post e in una degustazione su Abastor #34, ma torno volentieri su questa bellissima fiaba per View-Master su richiesta di Mercuzio.Di "Alice nel Paese delle Meraviglie", che io sappia, ne esiste una sola versione, prodotta dalla Sawyer's negli anni '50 e ristampata innumerevoli volte prima dalla casa di Portland originale, poi dalla General Aniline and Film Corporation (GAF), il che significa almeno fino a metà anni '70.
Personalmente possiedo una edizione GAF italiana degli anni '70, la cui bustina purtroppo è andata perduta, ma ne conservo il libretto (se fate una ricerca su Google Immagini per "View-Master Alice", posso dire con orgoglio che la mia è la prima a comparire!) e l'edizione americana in inglese per Talking View-Master (quest'ultima non splendida, tuttavia, quanto l'edizione di "Snow-White and the seven dwarfs"*).
Sempre agli anni '50 risale anche "Alice nello specchio", di cui non so se ne esista una edizione italiana, io ne possiedo soltanto una versione in inglese.
Questa splendida opera è dovuta a colei che ha reso i View-Master in diorami dei veri capolavori e che dai cultori del visore 3D è venerata per l'artista che era: Florence Thomas, autrice delle più belle storie per View-Master ottenute attraverso la tecnica dei diorami, tecnica che merita di essere considerata una vera e propria arte alla stregua del cinema di animazione o dei fumetti.
Siccome in questo momento sono pigro, e non ho voglia di tirare fuori tutti i miei View-Master che si trovano confinati vergognosamente dentro ad uno scatolone, dato che ho dovuto mettere tutto al riparo dalla polvere per lavori in casa, ho fatto una ricerca in rete e ve ne mostro alcune delle edizioni disponibili (cliccate sull'immagine per vederla ingrandita).
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* Per i più attenti, faccio notare che non si tratta di un errore grammaticale: il plurale di "dwarf" in inglese sarebbe "dwarves", ma gli americani scrivono proprio "dwarfs", e così sulle copertine di questa fiaba.
Pensavate di averla scampata così a buon mercato e che l'avessi finita di scrivere di 3-D e di View-Master? Poveri illusi! Ce ne sono ancora di reperti sfiziosi e intriganti da trattare! Ogni set di dischetti View-Master è una prelibatezza che merita una trattazione a sé!
Recentemente sono riuscito a venire in possesso, finalmente, del set contenente tre fiabe di Hans Christian Andersen. Purtroppo, risolvere un'intera fiaba in un solo reel, che equivale a dire sette diapositive stereoscopiche, significa sacrificare un po' la storia non trattandola con la dovuta completezza che essa merita: normalmente ad una fiaba occorre un intero set di tre reel per poter essere goduta appieno. Ma ci accontentiamo ugualmente, dato che le favole in diorami della casa di Portland sono sempre belle e appassionanti, a maggior ragione se sono frutto della penna di Hans Christian Andersen.
“Strappacore" in certi casi, come in quello della “Sirenetta”, qui nella sua originale, completa drammaticità, zuccherata (come consuetudine) nella versione a cartoni animati Disney. Ma del resto le fiabe di Andersen non presentano “Principi Azzurri” che arrivano su un cavallo bianco, o Cenerentole che si trasformano per incanto in principesse. Temi senz'altro camp , ma irreali. Quelle presentate da Andersen sono metafore della cruda realtà, dove il principe sogna un'altra donna e dove il sacrificio della povera Sirenetta rimarrà senza alcun altro premio che quello di venire assunta in cielo come una Madonna, trasformandosi in una nuvola.
Non ha un finale triste la rocambolesca avventura del “Soldatino di piombo”, tuttavia le peripezie che egli passa per amore, lasciano comunque intravedere un barlume di verosimiglianza con quello che ci tocca patire per poter assaporare il frutto dell'amore.
Di ben altro sapore la fiaba “I vestiti nuovi dell'Imperatore” che raggiungono le vette liriche della buona e vecchia satira: quella che in un paese democratico è libera di esprimersi, nei regimi, ahimè, no. Gli imbroglioni confezionano abiti con stoffe inesistenti, ma, facendo forza sulla stoltezza e la vanità altrui riescono a farla franca… per lo meno finché la voce dell'innocenza non grida a gran voce che il re è nudo.
Favole educative, che fanno riflettere e che risultano quanto mai attuali, quelle di Adersen. E la forma della favola è da sempre il mezzo migliore per trasmettere valori e insegnamenti non solo ai più piccoli… purché non vengano edulcorate e trasformate in confettoni sdolcinati che servono soltanto ad addormentare la mente, invece di risvegliarla, come accade nell'animazione hollywoodiana di sappiamo chi.
I diorami con i quali vengono rappresentate le storie, qui, non sono i migliori prodotti dalla casa di Portland, sono, cioè, uno scalino appena sotto sommi capolavori come “Alice nel Paese delle Meraviglie” o “Biancaneve e i sette nani”, tuttavia incantano e catturano, deliziando la nostra vista e trasportandoci in un mondo magico nel quale sembra basti allungare la mano per toccare i suoi protagonisti.
Hans Christian Andersen's Fairy Tales
(B-3051, B-3052, B-3053, Sawyer's 1958)
Incredibile a dirsi, Barbie ha vinto un viaggio intorno al mondo! Eh, sì, piove sempre sul bagnato...Così, in preda all'euforia, Barbie, Skipper e Midge (suppongo un'amica della Barbie anni '60, poi soppiantata dalle attuali zoccolette vestite alla moda), fanno incetta di vestiti e cosmetici da mettere in valigia. Ken, il solito bambascione che fa sempre tutto quello che gli dice la sua fidanzata (ci credo che poi è diventato gay...), naturalmente la segue appresso come un fedele cagnolino.
Così i quattro, a cui si aggrega anche il papà di Barbie, prendono l'areo e volano a Londra, da dove esploreranno il mondo!
In Francia, a Parigi, Barbie, ebbra di gioia, partecipa a una sfilata di moda, in Cornovaglia visitano i ruderi del castello di Tintagel, che si dice abbia dato i natali a Re Artù, poi ancora Germania, Austria, persino una gita in gondola a Venezia! E poi via verso l'oriente misterioso: India, Giappone, Australia, Oceania... per poi far ritorno negli Stati Uniti.
Mentre Barbie si porta appresso colori, pennelli e cavalletto (uè, questa è la Barbie anni sessanta, mica quella moderna che, a parte leggere riviste di moda e comprarsi vestiti, non sa fare un cazzo), per dipingere i panorami che visita, Ken si porta appresso una fotocamera stereofotografica e realizza un set per View-Master con immagini di tutto il mondo!
Ecco così riprodotta l'avventura vissuta da Barbie nel 1965 in questo set di dischetti per View-Master con tanto di libretto allegato scritto in forma di diario!
Spettacolare.
Barbies' around the world trip
(GAF B500, 1965)
Qualcuno sostiene che il sesso sia la più alta forma di piacere ricercata dall'uomo. Evidentemente costui non ha mai provato il View-Master!Il View-Master, o più per esteso il 3-D, è un piacere superiore che lascia completamente soddisfatti e appagati... senza contare che non sei costretto a dare reciprocamente piacere al View-Master, il View-Master non pretende di essere scarrozzato in giro il fine settimana, il View-Master non strilla per delle futilità, il View-Master non parla... no... a dire il vero, anche il View-Master può parlare: la GAF, nel 1970 sperimentò e commercializzò il Talking View-Master.
Il funzionamento si basa sui classici dischetti View-Master, ai quali è stato applicato anteriormente un disco microsolco in plastica trasparente. Il tutto viene attivato da un apparecchio dotato di puntina e altoparlante incorporato, che, ad immagine corrispondente, vi fa ascoltare il dialogo appositamente registrato.
Accidenti... e ora dovremmo sopportare le lamentele del View-Master che ci rimprovera che non parliamo mai abbastanza con lui e che da lui vogliamo sempre e soltanto una cosa?
Nella foto lo scrivente con il suo sfavillante Talking View-Master del 1970.






