Non me ne frega niente di fare la figura dello snob spocchioso, il mio amore per Carosello e ABBA, tra le altre cose, dovrebbe sapervi dimostrare il contrario, ma abitualmente non guardo la TV. Non quella attuale, intendo: non si può più dire neppure che la cosa migliore che si vede in televisione sia la pubblicità... No, davvero, le uniche cose che si possono guardare sono le riprogrammazioni di vecchie trasmissioni o di vecchi film. La Rai è allo sfascio, Mediaset raramente ha saputo soddisfatto il mio palato, a parte la Gialappa's nel momento di maggior splendore - ora in declino da anni, non fa che ripetere la stessa formula collaudata e ha cominciato a stancare -, credo che l'ultima trasmissione saporita sia stata Emilio (vi ricordate Emilio? E Lupo Solitario? E L'Araba Fenice? E Zanzibar? Eh, altri tempi...).
La7 ormai è l'ultima spiaggia in un panorama televisivo desolante (per chi, come me, non ha voglia di prendersi il digitale terrestre e il satellite, contano solo i canali tradizionali via etere), e su questa battigia è finalmente naufragato anche Daniele Luttazzi. A me Daniele Luttazzi piace. È l'unica forma di satira che riesce a divertirmi. Perché la satira di Luttazzi ha quelle qualità peculiari che a quasi tutti gli altri mancano: sa essere spietato, esplicito e avere quella punta di genio che gli consente di essere brillante, oltre che prendersela tanto con la destra quanto con la sinistra, pur parteggiando esplicitamente per quest'ultimo schieramento politico, e, non per ultimo, credo sia ormai l'unico, a parte Beppe Grillo e Sabina Guzzanti, a fare un po' di informazione nella disinformazione dominante. Le altre forme di satira, mancando di questi tre principi vedici fondamentali (spietatezza, esplicito e genialità) riescono soltanto ad annoiare e a risultare patetici. Senza la spietatezza, sopprattutto, si cade nel leccaculismo, e la satira diventa una riverenza nei confronti di chi si sfotte (Bagaglino, Striscia la Notizia, per esempio), o della sua parte contraria (Crozza), o si cade nel patetico tout court (Benigni).
Magari potreste pensare, viste le opinioni che ho manifestato riguardo altri fenomeni e visto il mio gusto snob retro e démodè, che a me l'esplicito non piaccia affatto. Au contraire, a me piace l'esplicito, se usato nel modo giusto e nel corretto contesto - non con ostentazione, intendo -, e lo preferisco alle cose dette a metà (il C***O usato al posto del CAZZO) che considero invece una forma di ipocrisia fintamente forbita: o si ha il coraggio di dire le cose per intero o non le si dice affatto, e neppure le si pensa, però: siamo troppo abituati a mascherarci dietro una facciata di perbenismo. La raffinatezza di linguaggio dev'essere accompagnata e preceduta da una raffinatezza di pensiero e di animo, altrimenti è solamente ipocrisia, ed è più ammirabile, piuttosto, l'onestà dell'essere esplicito, che non la mediocrità dell'ipocrisia.
Luttazzi a tal proposito ci fa brillantemente riflettere sulla differenza che c'è tra esplicito e volgarità. Arguta precisazione che riassume perfetamente il mio pensiero a proposito di questo e di altri argomenti. La sua comicità infatti non è volgare ma esplicita. Volgare, semmai, lo è una certa comicità grossolana, stupida (vabbeh, lo so, è come sparare sulla Croce Rossa, ma l'esempio che mi viene in mente sono i film dei Vanzina), che sa esserlo senza neppure il bisogno di essere esplicita. Anzi, la volgarità spesso non è esplicita perché propria del modo di essere, ampiamente diffuso nella nostra penisola, del parvenu, l'arricchito in fretta e senza cultura, che crede che l'evitare un linguaggio esplicito basti a far di sé una persona raffinata, rimanendo, invece, soltanto un gretto volgarotto ignorante che non ha neppure il pregio della franchezza data dall'essere esplicito. Volgari sono poi i giornalisti che fanno da lacché ai politici, volgari sono le celebrità che pur di attirare su di sé l'attenzione dei media rivelano particolari scabrosi della propria esistenza, volgare è la morbosità di giornali e telegiornali attorno a fatti di cronaca particolarmente truculenti, volgare è questa ipocrisia che continua a scandalizzarsi per pene esposto o per due capezzoli strizzati in un videoclip, anziché per disonestà, raggiri, corruzione... e bla, bla, bla, questo discorso è perfino troppo scontato, che ve lo faccio a fare?
Applicabile a questo postulato è anche la fotografia erotica. Una visione superficiale (e, detto francamente, anche noiosamente perbenista) tende a considerare sommariamente pornografico tutto quanto sia esplicito ed erotico tutto quanto sia, invece, suggerito, sfiorato, sussurrato, sottinteso. Errore enorme che si rifà alla stessa matrice approssimativa sopra esposta: la differenza tra pornografia ed erotismo non sta nell'essere o meno esplicita, ma nel gusto con la quale la si confeziona. La pornografia infatti non è solo esplicita, ma è anche volgare, ha intenti puramente commerciali e tende a soddisfare esigenze di utenti sostanzialmente di "bocca buona" (ma anche dire questo è piuttosto impreciso, poiché esistono molteplici livelli di pornografia e differenti modi di usufruirne da parte di utenti più o meno raffinati): in sintesi mostrare un bel po' di carnazza, senza andare troppo per il sottile, soddisfare in fretta ogni variante erotica nel modo più immediato e senza troppa attenzione a qualità e lato artistico dell'immagine proposta. In ogni caso non intendo esprimere una condanna - cosa troppo facile - nei confonti della pornografia, che rimane comunque una scelta migliore della vocazione religiosa!
Sull'altro versante, la fotografia erotica, può anche tranquillamente essere molto esplicita, senza per questo essere annoverabile tra la pornografia. Facciamo un esempio: Robert Mapplethorpe ha ritratto senza tante parafrasi dei cazzi in erezione: avreste il coraggio di definire la sua pornografia? No, infatti la sua è autentica arte e non vedo alcunché di volgare nelle sue rappresentazioni esplicite di organi genitali. E non è il solo. Negli ultimi anni, anche grazie a Internet, si è affacciata sulla scena tutta una pletora di nuovi fotografi, soprattutto fetish, in cui l'esplicito non corrisponde affatto a pornografia. Mi è capitato di imbattermi, con mio grande stupore, in un lapidario giudizio che definiva pornografica anche una immagine di June Palmer scattata dal grande Harrison Marks, semplicemente perché ne mostrava l'intero corpo nudo senza alcun velo. Ora, come si fa a considerare le immagini retro di Harrison Marks pornografia? Trovo un simile giudizio di un'ottusità impressionante.
Ora, l'ottusità spesso condanna anche Luttazzi bollandolo di volgarità, faziosità, e bla bla bla... Luttazzi invece conduce il suo programma con arguta genialità, con pungente sarcasmo, con linguaggio esplicito e diretto, cogliendo perfettamente il bersaglio: la sua trasmissione è una boccata di aria fresca in un panorama televisivo altrimenti asfittico, mortalmente noioso, che con la sua piattezza e ipocrisia condanna i telespettatori alla lobotomia (ho fatto pure la rima).
La 7 tutti i sabati alle 23.30. Guardatelo, vi farà bene.
Decameron di Daniele Luttazzi - Il programma di intrattenimento di La7

E come farlo se non riunendosi a celebrare assieme questo evento, questo culto religioso di cui ogni vero abastoriano iniziato e seguace è vero credente? Così in data segreta, in luogo segreto, alcuni abastoriani segreti si riuniranno e celebreranno questo rito orgiastico alietati da sigle e visioni occulte.
Fatevi un giro sul sito Il mondo di Carosello e scaricatevi caroselli e sigle.

Ci sono cose sulle quali anche un ignavo come il sottoscritto non può fare a meno di prendere una posizione.
Allora, io vi segnalo la petizione on line per chiudere Cinematografo, la trasmissione televisiva di Gigi Marzullo; voi, in base alla vostra coscienza, decidete il da farsi.
Nel marasma dei noiosissimi e interminabili spot di telefoni erotici (diciamoci la verità: che palle), un po' di fresco, euforico, autoironico umorismo erotico da parte di una show-woman come Maurizia Paradiso e la sua combriccola di pazze porcellone (immancabile, la Tecla), sa sollevarci il... morale, con una mitragliata di battute e bat-tette.
Scopriamo così, pure, che Maurizia ha messo su bottega e, seppur non si può dire che "di tutto la vendeva", si può sicuramente dire che ora cura una linea di occhiali... e vai col secondo spottone - ma per Maurizia, che seguiamo fin da Magic America, questo e altro -, si chiama PULP by Maurizia.
La redazione di Abastor intera si prostra davanti alla Dea e si ripromette di seguire "La Grande Fratella" tutte le sere dopo mezzanotte su Tele Campione 2.







